28471492_1422318317879154_1985904833797679095_nLa politica commerciale dei prezzi esposti è sicuramente a favore dei consumatori, ma di certo non dei cittadini che votano.
Che i parlamentari possano essere corrotti o comprati è storia e attualità verificata, ma da questa tornata elettorale portano anche il prezzo stampato in fronte.

I grillini, per poter essere candidati, firmano un contratto che prevede il versamento di 100.000 euro in caso di dissenso rispetto agli ordini dei capi Casaleggio-Grillo (…chi non ci crede veda il loro sito).
Tale somma andrà versata ad una società privata gestita dai titolari dell’azienda-partito sopra citata. In un paese normale si sarebbe gridato allo scandalo, in italia viene citato come garanzia di fedeltà al progetto.

La domanda che tutti noi dovremo farci è molto semplice: in caso di ordini centrali che contrastino con gli interessi del territorio che li ha eletti come reagiranno i nostri eroi onesti per definizione?
Si comporteranno come Tondo e la Serrachiani che hanno supinamente eseguito ordini romani o pagheranno i centomila euro come prezzo da pagare per la loro libertà e fedeltà agli elettori del loro territorio.

La costituzione recita “senza vincolo di mandato” e centomila euro sono un bel vincolo; dover pagare per avere un diritto costituzionalmente garantito è semplicemente inaccettabile.
Unica cosa certa è che il prezzo base è fissato (non solo per i 5S) e a questi prezzi 100 parlamentari costano 10 milioni di euro, un prezzo tutto sommato spendibile considerando gli importi di certi appalti, e poca cosa per i futuri padroni della nostra decadente democrazia.

L’Insonne

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