«Si istituisca una commissione d’inchiesta

sui rapporti finanziari Stato-Regione»

Primo atto dei consiglieri regionali del Patto per l’Autonomia Massimo Moretuzzo e Giampaolo Bidoli, che hanno proposto l’istituzione di una Commissione d’inchiesta, in seno al Consiglio regionale, sui rapporti finanziari intercorsi tra Stato e Regione nelle legislature Tondo e Serracchiani. È la richiesta espressa nella prima mozione depositata dal gruppo consiliare del Patto per l’Autonomia nel giorno di insediamento del nuovo Consiglio regionale, il 22 maggio scorso, e presentata alla stampa lunedì 28 maggio nella sala Kugy della sede della Regione a Udine. I due proponenti ne hanno evidenziato il carattere di necessità considerato che i noti Patti Tondo-Tremonti e Serracchiani-Padoan – che hanno inciso, e incideranno, pesantemente sulla capacità di spesa della Regione – non sono stati preceduti da una adeguata discussione in Consiglio regionale, che ne valutasse preventivamente le ricadute e dettasse a Giunta regionale e Commissione paritetica i criteri fondamentali ai quali attenersi nella trattativa con lo Stato.

Nel dettaglio, la Commissione d’inchiesta – si legge nel testo della mozione – “concluderà i propri lavori entro il 30 giugno 2019 presentando all’Assemblea una relazione finale nella quale si ricostruisca in modo chiaro e trasparente la storia dei rapporti finanziari tra lo Stato e la Regione nella loro evoluzione monetaria e normativa, anche alla luce del criterio costituzionale dell’integrale finanziamento delle funzioni trasferite alla Regione; si propongano alla deliberazione dell’Aula i principi fondamentali a cui deve attenersi la Giunta regionale nella rinegoziazione del Patto col Governo, nonché le direttive per la componente regionale della Commissione paritetica in materia finanziaria, anche con riferimento alla copertura delle spese per nuove e maggiori competenze da riconoscersi alla Regione Autonoma; si impegni la Giunta regionale ad avviare i contenziosi davanti la Corte costituzionale che venissero ritenuti opportuni a difesa dell’Autonomia regionale; si effettui un primo monitoraggio degli effetti del nuovo testo dell’articolo 49 dello Statuto, anche ai fini di un corretto e tempestivo conguaglio da parte dello Stato di un eventuale sottofinanziamento della Regione”.

In sintesi, l’emendamento Morando alla legge di stabilità finanziaria dello Stato per il 2018 ha riscritto i rapporti finanziari tra lo Stato stesso e la Regione Friuli-Venezia Giulia, creando illusioni e strumentalizzazioni. Grazie all’art. 63 dello Statuto di Autonomia che permette di modificare con legge ordinaria, sentita la Regione, le aliquote di compartecipazione ai tributi erariali da cui derivano le entrate della Regione in base all’art. 49 dello Statuto di Autonomia, queste sono state modificate in maniera sostanziale e complessiva rispetto quanto finora previsto, riducendo la misura di alcune quote e ampliando la platea dei tributi ai quali attingere. Era previsto che i criteri di gestione della nuova normativa fossero specificati nell’ambito di decreti attuativi da convenire tra Stato e Regione secondo le procedure previste dallo Statuto. Il Decreto attuativo con valore di norma di attuazione dello Statuto è stato pubblicato il 26 marzo 2018 con il n. 45, ma alcuni criteri applicativi sono stati rimandati a un ulteriore Decreto Legislativo del Governo da emanarsi previa intesa con la Regione. Nel frattempo, in data 31 gennaio 2018, un nuovo Patto Serracchiani-Padoan ha rinnovato il precedente accordo del 2014 sostanzialmente prorogandone alcuni effetti economici al 2018 e 2019.

Formalmente oggi sono quindi in vigore le entrate di compartecipazione erariale destinate alla Regione Friuli-Venezia Giulia secondo la nuova stesura dell’art. 49, che dovrebbero avere un effetto di neutralità finanziaria sia per lo Stato che per la Regione, con meccanismi di verifica da attuarsi entro il 2023, sulla base di una cifra di riferimento di 4.445 milioni di euro annuali. A cui vanno sottratte le donazioni relative ai noti Patti firmati da Tondo e Serracchiani che partono da una cifra di riferimento di 370 milioni di euro all’anno. Gli effetti di questi Patti non riguardano solo aspetti finanziari, ma anche modalità di rapporti in campo normativo (per esempio, nel 2014, la rinuncia ai contenziosi aperti davanti alla Corte Costituzionale per violazione, da parte dello Stato, delle prerogative costituzionali del Friuli-Venezia Giulia in materia finanziaria, i cui effetti non sono mai stati pienamente valutati).

I rapporti finanziari tra Stato italiano e Regione Friuli-Venezia Giulia sono stati ulteriormente appesantiti da una serie di normative a partire dal 2011 che hanno inciso fortemente sulla capacità di spesa della Regione e del sistema di enti locali a essa collegati. Si è trattato di ulteriori prelievi destinati all’abbattimento del debito pubblico e di limitazioni di spesa (Patto di stabilità prima ed equilibrio di bilancio poi), che hanno determinato un crollo delle disponibilità del bilancio regionale.

Nel complesso, le valutazioni della Corte dei Conti in sede di “parificazione” dei bilanci consuntivi del 2015 e 2016 indicano rispettivamente nelle due cifre di 1.198 milioni per il 2015 e 1.112 milioni per il 2016 la riduzione delle risorse disponibili al bilancio regionale rispetto alle sue reali entrate di competenza.

«È necessario ricostruire la storia di questo decennio per quanto riguarda i rapporti finanziari tra Stato e Regione Friuli-Venezia Giulia affinché il Consiglio e la Giunta regionali appena insediati possano affrontare una situazione che di fatto è sfuggita di mano o comunque non è mai stata descritta e percepita in tutte le sue specifiche componenti – hanno evidenziato i consiglieri Moretuzzo e Bidoli –. Ricordiamo poi che il “contratto” alla base del Governo italiano Lega-Movimento 5 Stelle (stoppato ieri dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella) prevedeva un cambiamento radicale del sistema fiscale, al cui centro stava una riduzione sostanziale delle aliquote Irpef, voce principale delle compartecipazioni erariali del Friuli-Venezia Giulia. E sulla base di prime valutazioni contabili, ciò teoricamente avrebbe potuto risolversi in una mancata entrata per il bilancio della Regione di circa 800 milioni. Non sappiamo cosa deciderà di fare in merito Carlo Cottarelli, al quale è stato affidato l’incarico di formare il nuovo Governo, è però certo che debba aprirsi una nuova stagione di contrattualità tra Stato italiano e Regione Friuli-Venezia Giulia nell’ambito del mantenimento della sua specialità (e possibilmente del suo ampliamento) e che ciò debba basarsi su una conoscenza dettagliata da parte del Consiglio regionale di tutti gli aspetti che oggi la stanno determinando, a partire da quelli finanziari».

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