Di fronte alla “decrescita infelice della Regione”

«serve un rilancio della specialità»

Mancano 3 miliardi di euro di Pil, 5 mila imprese rispetto al 2007; 80 mila sono i lavoratori a casa (tra disoccupati e scoraggiati) e 5 mila giovani ogni anno se ne vanno all’estero. «La crisi in Friuli-Venezia Giulia ha picchiato più duro che altrove in Italia», ha osservato Massimo Moretuzzo, capogruppo del Patto per l’Autonomia in Consiglio regionale, di fronte ai dati allarmanti presentati ieri, lunedì 4 giugno, all’Università di Udine, dall’economista Fulvio Mattioni (a partire dalla presentazione del suo libro “RilanciaFriuli”) nel corso del primo appuntamento di “Cantiere in corso d’opera”, ciclo di incontri di approfondimento ideato e organizzato nell’ambito del progetto “Cantiere Friuli” dell’Ateneo friulano.

«Preso atto della critica situazione economica del Friuli-Venezia Giulia (Mattioni parla di “decrescita infelice”, ndr), con l’area udinese colpita particolarmente, diventa necessario, come è stato sottolineato anche nel corso dei lavori del “Cantiere Friuli”, un piano straordinario di investimenti, finanziato attraverso il recupero di una parte dei 7 miliardi di euro sottratti alla Regione dallo Stato con gli accordi Tondo-Tremonti e Serracchiani-Padoan». E proprio sulla rinegoziazione dei Patti finanziari Stato-Regione – sollecitata anche da Mattioni e che ora è invocata da molte forze politiche, di maggioranza e opposizione, in Consiglio regionale – si è concentrata l’attenzione del Gruppo consiliare del Patto per l’Autonomia formato da Moretuzzo e Giampaolo Bidoli, che, nel giorno di insediamento del nuovo Consiglio regionale, il 22 maggio scorso, ha depositato una mozione per chiedere l’istituzione di una Commissione d’inchiesta, in seno all’assise regionale, sui rapporti finanziari intercorsi tra Stato e Regione nelle legislature Tondo e Serracchiani per fare chiarezza su cifre ed effetti degli stessi, che, ha ricordato Moretuzzo, hanno inciso pesantemente sulla capacità di spesa della Regione. Eccolo, dunque, uno dei fattori che ha certamente influito sulla pesante situazione regionale fotografata da Mattioni. Come uscirne? Impossibile prescindere dal «rilancio della nostra specialità, che passa anche attraverso un’idea di economia e di lavoro che fa leva su nuovi modelli di sviluppo», ha concluso Moretuzzo.

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