«La Regione Friuli-Venezia Giulia

si schieri contro il CETA»

La Regione Friuli-Venezia Giulia si schieri contro il CETA. Lo chiedono Massimo Moretuzzo e Giampaolo Bidoli del Gruppo Consiliare del Patto per l’Autonomia, a commento delle notizie apparse sulla stampa in questi giorni sull’accordo di libero scambio fra Europa e Canada entrato in vigore in modo provvisorio il 21 settembre 2017 e ora in fase di ratifica da parte dei Paesi membri Ue. Moretuzzo e Bidoli sollecitano una presa di posizione responsabile della Regione su quale tipo di commercio sia il più adatto a difendere i diritti e la salute dei cittadini, ad accogliere le esigenze dell’ambiente e delle comunità locali.

«In Italia – dichiara il capogruppo Massimo Moretuzzo –, 13 Regioni hanno preso formalmente posizione contro il CETA, e ben 141 Comuni del Friuli-Venezia Giulia hanno deliberato un Ordine del giorno contrario all’adesione dell’Italia a questo accordo di libero scambio. Visto che l’attuale Governo statale si è schierato in questo senso, ci aspettiamo che la Giunta regionale esca dall’ambiguità ed esprima il suo dissenso a un accordo che penalizzerebbe fortemente le nostre aziende e la salute dei nostri cittadini. Il “no” al CETA – prosegue Moretuzzo – è un passo fondamentale verso la difesa di un modello agricolo che deve necessariamente difendere le produzioni locali, in un’ottica di sostenibilità ambientale, di salubrità dei cibi e di valorizzazione delle eccellenze del nostro territorio».

L’impianto del trattato – contro il quale si è sollevato un coro di contrarietà – è favorevole soprattutto ai grossi gruppi commerciali, andando a colpire le piccole aziende locali, a rischio chiusura. In tal modo, a fronte di un guadagno di breve periodo concentrato solo in alcuni settori e sulle imprese più grandi, si rischierebbe di favorire in maggior parte le importazioni di prodotti canadesi, penalizzando il Made in Italy, le produzioni locali. Il tutto in una cornice di scarsi standard qualitativi e di sicurezza, della mancanza di un sistema di regole che tuteli i consumatori e che assicuri evidenza e trasparenza sull’origine delle materie prime.

Dati Eurostat mostrano inoltre come l’export italiano in Canada non abbia subito sostanziali variazioni a seguito dell’approvazione del CETA da parte del Parlamento europeo. E se qualche settore ha guadagnato dall’entrata in vigore del trattato, si sono registrati, però, danni all’export di grana e parmigiano, segnalati da Coldiretti.

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