UN PROGRAMMA PER LA SOSTENIBILITÁ.  ALCUNE LINEE GUIDA PER AFFRONTARE LE QUESTIONI AMBIENTALI DEL F-VG

 

Non è di utilità pratica l’elencazione delle questioni ambientali che coinvolgono il F-VG: esse sono sufficientemente note, da quelle di carattere globale (ad es. il clima) a quelle di rilievo territoriale (ad es. aree protette e biodiversità, paesaggio). L’ambiente ed i suoi temi non sono un problema in sé ma vivono di un intreccio profondo con l’insieme delle prospettive politiche che si vogliono perseguire.

Il territorio del Friuli-Venezia Giulia è uno scrigno di diversità ambientali determinato dalla sua posizione geografica: non solo di natura si tratta e di specie che in essa trovano la loro collocazione, ma riguarda anche ambiti quali la geologia, la meteorologia e la stessa antropologia. Le minacce che attualmente vengono portate dalle conseguenze del cambiamento climatico ai servizi ecosistemici che l’ambiente fornisce all’uomo sono ancora valutate in maniera insufficiente. Ed a questo bisogna saper rispondere.

Di fatto ogni scelta politica incide su elementi di maggiore o minore sostenibilità ambientale, e spesso l’azione di chi è sensibile e competente nei confronti di questi temi è costretto, di fronte a scelte specifiche, ad azioni di contrapposizione a danni evidenti. Si tratta di punti di vista necessari che la storia di questi anni ha continuamente evidenziato. Citiamo solo alcuni casi esemplari, Gassificatore di Zaule, Elettrodotto Redipuglia-Udine, autostrada Cimpello-Gemona, Centrale a carbone di Monfalcone, Ferriera di Servola; ma non bastano queste battaglie per determinare un salto di qualità nel rapporto territorio ambiente.

La partita ambientale oltreché nell’impedire distruzioni o effetti inaccettabili, oggi si gioca sul piano delle azioni positive su terreni quali quello energetico, della mobilità, del consumo di risorse non rinnovabili, ma anche su quello del riconoscimento dei valori identitari materiali, geografici ed antropologici del territorio, della loro salvaguardia e valorizzazione. Ed è quindi evidente che ogni azione rivolta a consegnare alle future generazioni un pianeta “integro” (ed i singoli territori che lo costituiscono) è contemporaneamente un percorso verso la sicurezza ed una economia utili anche a chi oggi nel territorio vive.

Le azioni positive possono riguardare percorsi di educazione, formazione e ricerca, ma devono soprattutto tendere a promuovere il protagonismo delle comunità, dei cittadini e delle imprese nel produrre iniziative e comportamenti “tecnicamente e scientificamente” corretti e “condivisi”.

Questi sono gli assi su cui l’impegno del Patto diventa prioritario con l’obiettivo di lavorare per una sostenibilità ambientale, sociale ed economica del F-VG:

  1. la struttura portante è il piano straordinario per l’economia e il lavoro. Si tratta di una azione massiccia per il risparmio energetico, per la sicurezza intrinseca del territorio (dalla antisismicità degli edifici agli interventi di cura rispetto alle acque ed alle questioni idrogeologiche), che deve contemporaneamente sapersi confrontare con il tema del consumo di suolo, del recupero del costruito e della definizione degli equilibri tra zone antropizzate e rurali o naturali, nonché con la decisiva questione della mobilità.
  2. l’altra struttura portante è l’attenzione fondamentale che deve essere posta alle economie del territorio. Oggi queste economie possono essere inquadrate in più schemi, sia in relazione alla appetibilità delle produzioni alimentari caratteristiche ed alle potenzialità turistiche, sia nelle economie di comunità che vivono nel territorio e che possono avere logiche diverse. Si tratta di attività produttive a km 0., di recupero di proprietà collettive, di azioni di solidarietà, di ritorno all’uso di terre “marginali”, di fornitura solidale di servizi sociali e culturali. Nell’insieme queste attività costituiscono una rete di protezione anche dai cicli economici e permettono la presenza di “più economie” rispondenti ai bisogni dell’uomo e non solo di attività legate ai volumi globali di Accanto a ciò si deve dare per scontata, accompagnandola con opportune misure, la capacità del sistema produttivo legato al mercato globale di orientarsi sempre più, proprio nell’ambito della prospettiva 4.0, alla cosiddetta “green economy” ed alla “economia circolare” condizioni essenziali di competitività nello stesso mercato. A questa prospettiva deve mirare anche il Piano Straordinario per l’economia ed il lavoro di cui si è detto al precedente punto 1.
  3. fortemente legata al punto precedente è l’attenzione posta alle politiche insediative. Si tratta di un valore che spesso viene dimenticato. ma che ancora in Regione F-VG esiste: quello della esistenza di una struttura diffusa legata alla tradizione storica. Va salvaguardata la presenza di piccole e medie comunità in grado di trovare proprio nella loro dimensione una risposta ai problemi dell’oggi limitando i processi di concentrazione e alienazione urbana. Questa è una battaglia ambientale decisiva che si gioca su terreni diversi quali l’organizzazione dei servizi ai cittadini e la semplificazione amministrativa per le attività economiche e sociali.
  4. la transfrontalierità di molte politiche (ad es. quelle rivolte alle Alpi ed al nord Adriatico) deve determinare la disponibilità in capo alla Regione F-VG di poteri e competenze che permettano di incidere su queste politiche, spesso direttamente connesse alla legislazione europea. In termini di conoscenze ed esperienze non si parte da zero ma servono strumenti reali per potervi incidere. Dentro questo quadro di trans statualità vi sta anche il tema decisivo, nei suoi aspetti ambientali, della organizzazione della logistica delle merci (oltreché delle persone) nelle sue continue proposte e potenzialità di modifica e riorganizzazione.
  5. tutto ciò presuppone un sistema istituzionale territoriale regionale e comunale che funziona, nei rapporti tra soggetti profondamente diversi, e nell’accesso alle competenze spesso non elementari che connotano la dimensione ambientale dei problemi. La logica non può essere quella della catena di comando, ma quella del continuo scambio di processi di partecipazione tra comunità ed istituzioni. Di fondo quindi compete ad un nuovo modello organizzativo delle istituzioni territoriali guidare la ricerca di condivisione di obiettivi da parte del sistema politico, sociale ed economico produttivo verso una sostenibilità complessa.

Con quali strumenti legislativi ed amministrativi la Regione F-VG potrà affrontare le questioni elencate? Gli ultimi 20-25 anni di vita della Regione hanno dimostrato il sostanziale fallimento di politiche guidate da atti generali di pianificazione e da programmi attuativi degli stessi. A ciò hanno contribuito diversi fattori quali l’instabilità politica pur in un quadro di totale governabilità, la mancanza degli strumenti finanziari necessari ad attuare le pianificazioni, la genericità dei documenti stessi ed i tempi di elaborazione con mutamento degli scenari di riferimento, la incapacità di gestire adeguatamente gli strumenti di valutazione ambientale..

La Regione non è stata in grado di modernizzare la strumentazione di governo del territorio, si è trovata a sovraordinare livelli di pianificazione senza una logica attendibile (e di fatto senza risultati) con piani di settore tra loro non coordinati, e nell’insieme ha accumulato ritardi incomprensibili. Un esempio per tutti: il “Piano di tutela delle acque” nato da una direttiva europea del 2000 e che avrebbe dovuto conseguire i risultati positivi sui corsi d’acqua (da attuazione di opere ed interventi) entro il 2015, è solo attualmente in fase di definitiva approvazione. Alla fine, per quasi tutti i settori soggetti a pianificazione, si è imposta la logica della approvazione degli interventi caso per caso, con in molte situazioni la prevalenza di interessi segmentati rispetto ad una visione generale.

E va segnalato anche il fallimento nell’uso di strumenti di valutazione ambientale, quali la VIA e la VAS, e magari pure strumenti più specifici quali la Valutazione di Incidenza e l’AIA (autorizzione integrata ambientale), diventati alla fine momenti burocratici distorti dai fini per i quali erano state istituiti.

Si tratta quindi di mettere mano, in particolare per quanto riguarda gli interventi di trasformazione del territorio, a percorsi amministrativi diversi rispetto a quelli attualmente in vigore, dove alle perverse catene burocratiche della perfezione formale possibilmente a prova di TAR, si possa sostituire la sostanzialità degli obiettivi da perseguire attraverso atti cogenti di indirizzo ed una professionalità complessiva di una “burocrazia” in grado di esprimere autorevolezza. Ma soprattutto attraverso una integrazione continua dei percorsi amministrativi del l’intero sistema delle autonomie locali.

La Regione, intesa come macchina che produce atti pubblici, può diventare più leggera solo se saprà introdurre più intelligenza e più collaborazione con i territori e le macchine delle istituzioni che lo amministrano. Ma non è pensabile un Piano Straordinario per l’economia ed il lavoro con una Regione che funzioni ancora per assessorati e direzioni chiusi e separati e soffocata troppo spesso da regole e atteggiamenti eccessivamente burocratici. Bisognerà attivare uno strumento capace di dare una direzione unitaria ed efficace all’intero Piano. Si deve pensare a qualcosa di simile a quella Segreteria Generale Straordinaria che ha coordinato la ricostruzione del Friuli, ovviamente, adattata alle condizioni attuali.

Tutto questo si traduce per il Patto per l’Autonomia in una scelta coraggiosa e di responsabilità. Quella di richiedere per la Regione Friuli-Venezia Giulia la competenza legislativa ed amministrativa piena nelle materie di governo del territorio, ambiente e paesaggio: Non è una banalità. E sono forti i rischi di una prevalenza di interessi parziali rispetto ad una logica di ricerca continua delle qualità e risorse che questo specifico territorio ci chiede di conservare e migliorare per il futuro. Ma la struttura e le dinamiche attuali dello Stato nulla ci garantiscono al di là della casualità. Solo una accresciuta coscienza ambientale dei cittadini e delle comunità accompagnata dalla diffusione di conoscenza può permettere l’attivazione di un percorso virtuoso. Ed è questo che una Regione Friuli-Venezia Giulia ed il sistema delle autonomie locali ricostruiti nelle loro plurime identità e funzioni, devono saper garantire.