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Recovery Plan

Le proposte del Patto per l'Autonomia

    1 PROGRAMMARE LA TRANSIZIONE ENERGETICA


    L’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050, che per il Friuli-Venezia Giulia dovrebbe essere anticipato al 2045 in quanto candidata a regione pilota per il Green Deal europeo, è tanto ambizioso quanto necessario per tentare di contrastare i cambiamenti climatici. Se nel medio periodo speriamo di poter contare sull’idrogeno “verde”, anche per la riconversione della centrale di Monfalcone, da subito vanno adottate misure per un immediato cambio di passo verso economie sostenibili attraverso l’uso di energie rinnovabili, l'adozione di tecniche di risparmio energetico e di sviluppo sostenibile: un piano regionale per l’individuazione delle aree più idonee all’installazione di pannelli e parchi fotovoltaici, limitando drasticamente il consumo di suolo agricolo e massimizzando la possibilità di utilizzo di superfici industriali o simili; un sistema di incentivi, con detrazione di imposta sul modello dei contributi statali sull’industria 4.0, alle aziende che investono nell’installazione di sistemi fotovoltaici o altre forme di produzione di energia; un sostegno all’istituzione di Comunità energetiche per la condivisione della produzione e distribuzione dell’energia, sull’esempio di esperienze cooperative virtuose in regione; una gestione razionale e sostenibile della produzione di energia idroelettrica con il contrasto alle speculazioni in corso sui torrenti naturali montani e la costituzione della Società elettrica regionale.


    2 CURA DEL TERRITORIO E AGRICOLTURA SOSTENIBILE


    La cura del territorio passa attraverso una nuova visione del settore primario, snodo attraverso cui far passare una saggia e lungimirante transizione ecologica. Riteniamo necessario fare nostri gli obiettivi comunitari più ambiziosi: la destinazione di 25% dei terreni agricoli all’agricoltura biologica e il raggiungimento della quota di almeno il 30% delle aree rurali e marine europee protette, garantendo al contempo una protezione rigorosa delle aree particolarmente ricche di biodiversità e ad altissimo valore climatico, nonché la trasformazione del 10% delle superfici agricole in aree ad alta biodiversità. 
    In questo orizzonte strategico, gli stessi investimenti sul settore irriguo devono avere come obiettivo non solo la diminuzione del consumo di acqua, ma anche l’individuazione di ambiti agricoli finalizzati a una produzione sostenibile e capace di trattenere il valore aggiunto sul territorio regionale.
    Vanno messe in campo strategie per contrastare i fenomeni di abbandono dei terreni e delle produzioni e favorire il ricambio generazionale in agricoltura, in particolare nelle aree interne, e sviluppate idee e proposte come quelle della Banca della Terra, per l’assegnazione di terreni incolti o abbandonati attraverso varie forme contrattuali.


    3 SVILUPPO INTEGRATO IN UNA MACROREGIONE EUROPEA


    Tutte le questioni strategiche di un territorio come il Friuli-Venezia Giulia, compreso tra Alpi e Mare Adriatico, possono essere affrontate solo in maniera congiunta con le aree-regioni confinanti. Questo vale anche per il peso territoriale ed ambientale delle infrastrutture della logistica e dei trasporti. Un approccio transnazionale agli investimenti e alla progettazione può creare percorsi virtuosi anche in relazione ad altre problematiche, come quelle sociali, sanitarie, culturali e ambientali. Un esempio, in questo senso, è la necessità di una gestione di bacino del fiume Isonzo tra Friuli-Venezia Giulia e Slovenia, che potrebbe discendere dalla costituzione di un “contratto di fiume” transfrontaliero e da un’unica autorità di bacino. 
    Il tema del plurilinguismo che caratterizza il nostro territorio è in questa prospettiva un elemento di straordinario valore aggiunto a sostegno di politiche integrate. 
    Un approccio razionale alle infrastrutture e alla logistica impone l’attuazione di una piena integrazione del sistema ferroviario italiano, sloveno e austriaco e in relazione, in un’ottica intermodale, con il sistema delle reti ciclabili internazionali che interessano il territorio del Friuli-Venezia Giulia. Questo obiettivo richiede un investimento per il completamento di tracciati e connessioni, con importanti riflessi sul piano turistico transfrontaliero e sul modello di mobilità interna.


    4 UNA NUOVA STRATEGIA PER LA MONTAGNA E LE AREE INTERNE


    Immaginare nuove politiche per la montagna ci obbliga a riscoprire il senso del limite, a ritrovare un equilibrio fra uomo e ambiente che può diventare la chiave di volta di un nuovo modello economico e sociale. Le politiche di investimento sulle aree montane devono quindi necessariamente tenere conto di alcuni aspetti non sufficientemente considerati come le conseguenze dei cambiamenti climatici sul turismo invernale e in particolare sugli impianti sciistici, in buona parte dei quali, in pochi anni, non sarà più possibile sciare per effetto della diminuzione delle precipitazioni nevose e dell’aumento delle temperature. 
    Un altro ambito nel quale è urgente una sperimentazione ampia è quello delle imprese/cooperative di comunità. Nei paesi di montagna, ma sempre più spesso anche nella pianura friulana o in alcuni quartieri delle nostre città, la gestione tradizionale dei piccoli esercizi commerciali non è più sostenibile economicamente. C’è uno spazio di azione che supera le categorie della gestione pubblica e del mercato e vede nella comunità locale un soggetto che può tenere assieme le dimensioni sociale ed economica. Serve subito un piano di azione che sappia cogliere nei residui elementi di coesione sociale che ancora abitano le aree interne/montane/marginali, i presupposti per percorsi economici innovativi e coraggiosi, legati alle dinamiche dell’economia solidale.


    5 SANITÁ TERRITORIALE E WELFARE DI COMUNITÁ


    Nel quadro del Sistema sanitario regionale messo in grandissima difficoltà dalla pandemia e dalle scelte gestionali sbagliate degli ultimi anni, è prioritario intervenire su due ambiti strategici che potrebbero essere oggetto di finanziamenti specifici. 

    Il primo è quello della sanità territoriale, tanto citata nelle diverse norme di riforma del sistema quanto disattesa nei dispositivi individuati come funzionali alla sua applicazione. Si proceda con la realizzazione delle diverse strutture destinate alla gestione delle pratiche di sanità territoriale, a partire dall’allestimento dei C.A.P. – Centri di Assistenza Primaria e dalla riorganizzazione delle procedure e gestione del personale sanitario che a questo ambito deve essere destinato, definendo una programmazione economica e finanziaria nel tempo. 
    Il secondo ambito di azione è quello della residenzialità per anziani, che in particolare nella prima fase della pandemia ha evidenziato ampie criticità. L’invecchiamento della popolazione determinerà una domanda di servizi crescente. Risposte migliori e meno costose si potranno dare passando dalle grandi strutture a una rete di piccole strutture di accoglienza dislocate sui territori, inserite nelle dinamiche delle singole comunità e con il forte coinvolgimento del privato sociale e del Terzo settore, senza dimenticare la necessaria valorizzazione del ruolo dei caregiver familiari. Proponiamo di coinvolgere il mondo delle ATER con il loro patrimonio immobiliare, che potrebbe essere implementato con il recupero di edifici esistenti da destinare a questa particolare finalità.


    Intervento in aula del capogruppo Massimo Moretuzzo


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