Newsletter del Patto per l'Autonomia

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Tesseramento 2022

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Il Patto in azione

Le aree montane e interne come luogo di sperimentazione

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La montagna e le aree interne come luogo di sperimentazione e laboratorio di futuro. È quanto emerso dall’incontro “Comunità, terre alte, economie innovative”, organizzato dal Patto per l’Autonomia, che si è svolto ieri (venerdì 21 ottobre, ndr) a Gemona.

Davanti a un pubblico numeroso e partecipe, i tre relatori – Angelo Floramo, scrittore, insegnante e operatore culturale, Stefania Marcoccio, presidente della Cooperativa Cramars, e Stefania Ursella, titolare di microimpresa, moderati con brio dal consigliere regionale del Patto per l’Autonomia Giampaolo Bidoli – hanno condiviso, ciascuno dal suo punto di vista e con la sua competenza, la visione di una montagna come luogo di innovazione che rovescia l’immagine idealizzata legata soprattutto al suo valore estetico e ludico/ricreativo. Ci sono tanti esempi di comunità e di imprenditori capaci di “stare sul mercato” con esperienze che tengono insieme valore economico, cittadinanza attiva e territorio. Da lì, dalle aree montane e interne – che, è stato detto, vivono in anticipo le problematiche che interesseranno il resto dei territori – possono arrivare utili indicazioni ed esempi per costruire lo sviluppo locale su basi nuove, estranee a logiche del passato, in grado di valorizzare il capitale territoriale e di non essere in balia delle dinamiche della globalizzazione neoliberista.

In questo senso, Marcoccio ha ricordato le numerose esperienze di innovazione sociale nelle aree interne a supporto di un diverso rapporto tra economia-società-ambiente, radicate nel territorio e sostenibili da un punto di vista sociale e ambientale, che, però, «vanno sostenute con risorse adeguate». Ursella ha raccontato il suo percorso personale fino all’avvio di una microimpresa, divenuta in un solo anno, da quando è stata aperta, presidio sociale, «utile servizio di prossimità per la comunità di Buja». Floramo, con il suo brillante excursus storico dai Sanniti ai giorni nostri, ha tracciato l’immagine di una montagna friulana resistente, innovativa, non confine, ma crocevia di popoli e comunità.

A chiusura dell’incontro, Massimo Moretuzzo, segretario e capogruppo in Consiglio regionale del Patto per l’Autonomia, ha evidenziato la necessità di «nuove politiche per la montagna, che devono passare per l’ascolto delle comunità e che obbligano a riscoprire il senso del limite, a ritrovare un equilibrio fra uomo e ambiente che può diventare la chiave di volta di un nuovo modello economico e sociale in un’epoca di grandi sfide come quella che stiamo vivendo. Nei residui elementi di coesione sociale che ancora abitano le aree interne/montane/marginali, vanno colti i presupposti per percorsi economici innovativi e coraggiosi, legati alle dinamiche dell’economia solidale, da trasferire anche agli altri territori».


Moretuzzo: «Lingue minoritarie fondamentali per la specialità regionale»

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Nel giorno della Tavola rotonda per la promozione e valorizzazione delle minoranze linguistiche del Friuli-Venezia Giulia (21 ottobre, ndr), il Gruppo Consiliare del Patto per l’Autonomia evidenzia come ci sia ancora molto lavoro da fare per promuovere l’uso della lingua friulana nei vari ambiti della vita sociale ed istituzionale, e per lo sviluppo delle competenze nella stessa lingua. Sono diversi gli ambiti nei quali la minoranza linguistica friulana, nonostante l’esistenza di apposite norme statali e regionali e lo preveda la Costituzione, non è ancora adeguatamente tutelata. Tra questi c’è il settore dei media, dove rimane aperta la questione della presenza e utilizzo della lingua friulana nella programmazione radio e tv della concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo. «A pochi giorni dalla scadenza della convenzione tra Presidenza del Consiglio e Rai – ricorda il capogruppo del Patto per l’Autonomia Massimo Moretuzzo, intervenuto nel corso della tavola rotonda – ci chiediamo perché non sia stata ancora creata una struttura autonoma dedicata alla radio e alla televisione in lingua friulana a Udine, formata da personale competente a garanzia della qualità del servizio offerto, e come siano stati spesi i fondi pubblici – aumentati rispetto alle precedenti convenzioni – per la programmazione radiotelevisiva della concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo nella quale ancora non sono contemplati gli attesi notiziari informativi radiofonici e televisivi in lingua friulana».

Moretuzzo invita a «mettere in campo misure incisive e coerenti di pianificazione linguistica, che necessitano di risorse finanziarie, materiali, organizzative e competenze adeguate. A fronte della previsione della scomparsa di 100 mila parlanti regolari il friulano entro il 2050 – quasi un quarto degli attuali –, contenuta nel Piano generale di politica linguistica per la lingua friulana 2021-25, proposto dall’Arlef, l’Agjenzie regjonâl pe lenghe furlane, rimaniamo dubbiosi sull’effettiva realizzabilità dello stesso Piano, che delega all’Arlef le competenze per concretizzare il notevole lavoro proposto senza, però, dotarla del personale necessario rischiando così di compromettere la fattibilità concreta di molte delle azioni contenute del Piano». 

Cruciale il tema della scuola per la trasmissione della lingua friulana alle nuove generazioni. Moretuzzo ha sottolineato il nodo della formazione degli insegnanti, rispetto al quale «l’avviato percorso di certificazione delle competenze in lingua friulana risulta fondamentale. Altrettanto importante poi è la necessità di avviare un’azione di monitoraggio e valutazione delle attività di insegnamento della lingua friulana».

Il capogruppo del Patto per l’Autonomia ha ricordato la «crucialità della maggior tutela possibile per la lingua friulana, e della diversità linguistica in genere, per la crescita sociale, civile ed economica del Friuli-Venezia Giulia, la cui autonomia e specialità trovano fondamento proprio nella presenza delle minoranze linguistiche e nella loro tutela». In questo senso, «positive sono le azioni di sostegno alle attività commerciali che promuovono la loro attività in lingua friulana grazie alle misure previste dalla legge regionale SviluppoImpresa, e anzi andrebbero ulteriormente incentivate». Così come andrebbe rafforzato il ruolo dell’Aclif, l’Assemblea della comunità linguistica friulana, le cui «enormi potenzialità rispetto alla promozione e valorizzazione della coesione della comunità friulana vanno riconosciute, individuando le migliori modalità per rafforzarle». 

Infine, un auspicio. Quello di vedere presto sul campo di gioco la Nazionale di calcio friulana, un sicuro veicolo di identità e appartenenza, come dimostra l’ottimo esempio della squadra slovena.


“Comunità, terre alte, economie innovative”.

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Al via un ciclo di appuntamenti sul territorio organizzato dal Patto per l’Autonomia. Moretuzzo: «Riapriamo spazi di dibattito e ascolto»

In questi anni tante comunità, imprese e startup, amministrazioni locali e singoli cittadini, attraverso progetti innovativi orientati alla transizione ecologica e attenti alle realtà locali, hanno deciso di valorizzare le terre alte nel rispetto dell’ambiente costruendo lo sviluppo locale su basi nuove, estranee a logiche del passato, in grado di valorizzare il capitale territoriale e di non essere in balia delle dinamiche della globalizzazione neoliberista. Se ne parlerà nel corso dell’incontro dal titolo “Comunità, terre alte, economie innovative”, organizzato dal Patto per l’Autonomia, in programma venerdì 21 ottobre, alle 20.45, nella Sala della Comunità di montagna a Gemona.

All’iniziativa, introdotta e moderata da Giampaolo Bidoli, consigliere regionale del Patto per l’Autonomia, interverranno Angelo Floramo, scrittore, insegnante e operatore culturale; Stefania Marcoccio, presidente della Cooperativa Cramars; Stefania Ursella, titolare di microimpresa. Trarrà le conclusioni Massimo Moretuzzo, segretario e capogruppo in Consiglio regionale del Patto per l’Autonomia. L’ingresso è libero e gratuito.

Con l’appuntamento gemonese, il Patto per l’Autonomia inaugura una serie di incontri su tutto il territorio regionale. «Riapriamo spazi di dibattito e di ascolto rispondendo alla voglia di partecipazione e di impegno per il futuro delle nostre comunità che osserviamo quotidianamente – spiega Moretuzzo –. È fondamentale restituire ai territori e alle comunità locali la possibilità di discutere e confrontarsi sulle questioni che decideranno del loro avvenire». 


Manovra spot, centinaia di milioni al buio.

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«Come è possibile portare in commissione un emendamento del valore di 100 milioni per istituire un fondo per l’efficientamento energetico del quale non si sa nulla se non il titolo?», questa la domanda che si pone il capogruppo del Patto per l’Autonomia, Massimo Moretuzzo, a conclusione della odierna (14 ottobre, ndr) seduta della I Commissione consiliare, nel corso della quale è stato approvato il disegno di legge n. 178, una legge multisettoriale che, a tutti gli effetti, può essere definita un assestamento bis e che, tra gli altri provvedimenti, contiene anche il cosiddetto “bonus energetico”, già oggetto di annunci a mezzo stampa. 

 «Al netto del fatto che, per l’ennesima volta il Consiglio regionale, sia nella componente di maggioranza che di minoranza, viene totalmente bypassato dalle scelte della Giunta – prosegue il consigliere Moretuzzo –, per cui in commissione arriva una manovra che puntualmente viene stravolta dopo il passaggio nelle commissioni di merito e prima di arrivare in aula, togliendo di fatto ai commissari la possibilità di un reale approfondimento e confronto con la Giunta, è l’ennesima dimostrazione che l’amministrazione regionale sta procedendo a colpi di centinaia di milioni senza un preciso disegno su come utilizzare le risorse. Ovviamente come sempre sono arrivati prima i comunicati stampa, che hanno creato altissime aspettative da parte dei cittadini e delle famiglie. Ad oggi però non c’è alcuna risposta se non una generica promessa di copertura quasi totale dei costi per l’acquisto di pannelli fotovoltaici che rischia di alimentare un’ulteriore spirale speculativa».

 Moretuzzo prosegue ricordando che il tema dei contributi sui pannelli fotovoltaici, soprattutto per le imprese e da installare sopra i capannoni industriali, era già stato posto all’attenzione dell’esecutivo dal gruppo consiliare Patto per l’Autonomia in più occasioni fin dall’inizio della legislatura e, pertanto, dichiara il consigliere «siamo ben felici che finalmente si mettano su questo tema risorse importanti. Sarebbe bene però che risorse così cospicue fossero impiegate in modo sensato e coordinato con le altre norme. Che fine ha fatto FVGreen dell’assessore Scoccimarro? Quale sarà il destino della proposta della Lega sulle comunità energetiche? Avremo un’Agenzia per l’Energia come richiesto nella proposta di legge presentata dal Gruppo della Lega e poi subito ritirata su richiesta della Giunta?».

«Non vorremmo essere di fronte all’ennesimo spot e utilizzo poco efficace di risorse pubbliche – conclude Moretuzzo –, più idoneo alla visibilità del Presidente Fedriga che alla reale soluzione di una crisi energetica senza precedenti, che rischia di mettere in ginocchio famiglie e imprese del Friuli-Venezia Giulia». 


Autonomia, decentramento, Europa, al centro del partecipato incontro a Udine.

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Autonomia, decentramento, sussidiarietà e partecipazione in una prospettiva europea. Sono i temi toccati nel corso dell’incontro, organizzato dal Patto per l’Autonomia, che si è svolto ieri, mercoledì 12 ottobre, nel Centro culturale delle Grazie a Udine, davanti a un numeroso pubblico – presenti molti consiglieri regionali, comunali, amministratori locali – intervenuto per ascoltare Lorena López de Lacalle, presidente di EFA/ALE – European Free Alliance/Alleanza Libera Europea, il gruppo politico che riunisce nel Parlamento europeo esponenti di regioni e territori che si battono contro i governi centrali per garantire il riconoscimento dei loro diritti, primo tra tutti quello per l’autodeterminazione; Alberto Felice De Toni, docente di ingegneria economico gestionale, già rettore dell’Università di Udine; Giacomo Petrucco, dottorando all’Università di Pisa, sollecitati da Rossano Cattivello, direttore de “Il Friuli”, che ha moderato e animato l’incontro. 

Nel suo intervento Lorena López de Lacalle ha parlato della «necessità di lavorare per istituzioni che sappiano ascoltare i cittadini e di portare avanti una politica di prossimità per il benessere di tutti con uno spirito di apertura e inclusività, uno spirito cooperativo che favorisca la partecipazione». In questo senso, «c’è bisogno di soggetti territoriali e partiti autonomisti in grado di costruire alleanze per combattere nazionalismi e sovranismi che rischiano di mettere in discussione una visione di reale integrazione europea a tutela dei diritti di territori, minoranze, diversità».

«Per affrontare la sfida della complessità (del governo della società, dell’economia, dell’ambiente…) serve un decentramento a più livelli – ha affermato Alberto Felice De Toni –. La vicinanza alle comunità, ai territori, ai loro problemi è fondamentale per rispondere in modo più efficace alle loro esigenze, alle loro aspettative. La risposta non può essere centrale e standardizzata. Complementare al decentramento è l’autonomia, che deve coniugarsi con la cooperazione, con il fare squadra. In questo modo si creano sinergie a tutto vantaggio dei territori».

Giacomo Petrucco, dottorando all’Università di Pisa, con un percorso di studi internazionale alle spalle, ha portato l’attenzione sul ruolo delle comunità sul sistema istituzionale ed economico, citando il movimento politico fondato da Adriano Olivetti per promuovere una riforma dello Stato e della società in senso comunitario. «La comunità è nucleo pulsante, concetto vivo della società, interrelazione tra lavoro, cultura e democrazia. A livello statale, sono sempre meno i temi ai quali si danno risposte efficaci. È fondamentale avanzare nel livello di cooperazione e integrazione sovranazionale e creare strumenti comuni europei per la gestione delle sfide cruciali del nostro tempo; parallelamente vanno responsabilizzate e attivate persone e comunità intere, perché sono le relazioni tra persone e comunità a tenere vivo lo sviluppo sociale ed economico di un luogo, a governare la qualità di vita, e questo ha profondamente a che fare con i temi dell’autonomia e dell’autonomismo».

A trarre le conclusioni è stato il segretario e capogruppo in Consiglio regionale del Patto per l’Autonomia Massimo Moretuzzo che ha ribadito come si debba «dare realmente ai cittadini la possibilità di incidere nelle scelte che riguardano il futuro delle loro comunità, utilizzare in modo dinamico la specialità regionale, che è uno strumento formidabile per agire prima e meglio dello Stato sui temi fondamentali dell’energia, delle filiere economiche, dell’adattamento ai cambiamenti climatici, della cooperazione transfrontaliera. La particolarità della nostra terra è legata inequivocabilmente a una vocazione europea, alle tante diversità che compongono i nostri territori. Diversità che devono essere valorizzate con percorsi di apertura e di dialogo, in contrapposizione ai nuovi nazionalismi che vivono della paura verso l’alterità e la fomentano». 


 

@PattoMatto

La pagina satirica
dei fan del Patto per l’Autonomia

 

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CHE NISSUN DISPONI DI NÔ, SENSA DI NÔ

CHE NESSUNO DISPONGA DI NOI,
SENZA DI NOI
Giuseppe Bugatto
Deputato friulano al Parlamento di Vienna
25 ottobre 1918 

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