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CONFERME INCORAGGIANTI E NUMERI IMPORTANTI…

Seconda uscita di presentazione dei candidati del Patto per l’Autonomia, questa volta in provincia di Udine a San Marco di Mereto di Tomba.

Di fronte a un pubblico di quasi 300 persone e alla presenza di Tullio Avoledo, Angelo Floramo e Sergio Cecotti è stata ufficializzata la candidatura alla Camera dei Deputati, di Massimo Moretuzzo, sindaco di Mereto di Tomba, ed esponente del Patto per l’Autonomia. Pur avendo mandato solamente qualche e-mail e un po’ di messaggi, senza allargare troppo gli inviti, il risultato è andato ben oltre ogni aspettativa.
Sala strapiena, persone entusiaste, interessate, emozionate, pronte a mettersi in gioco con il Patto per l’Autonomia. Ringraziamo davvero tutti e ci scusiamo con chi non è riuscito ad entrare o avrebbe voluto esserci.

È stato il secondo di una lunga serie di incontri che ci porterà prima alla tornata del 4 marzo e poi a quella del 29 aprile.
Noi ci siamo. Perché nessuno disponga di noi senza di noi.

#PattoPerLautonomia #MassimoMoretuzzo #SonoSpecialeVotoilPatto
#AngeloFloramo #TullioAvoledo #SergioCecotti

IL GRANDE DEMOLITORE

Ieri sulla stampa è stato dato risalto, ad un elenco di importanti aziende della nostra Regione, in cui risulta subito evidente una mancanza: quella della più grande impresa di demolizioni.

Con sede e quartier generale a Martignacco, in quella ex provincia di Udine che continua ad esistere solo per la retribuzione del suo presidente, l’impresa in oggetto, viene ingiustamente snobbata.
Il suo titolare, conosciuto come il “grande demolitore”, coordina con impegno e passione un evidente tentativo di “suicidio politico”. Capacità ed esperienza non contano, l’obiettivo è individuare candidati incapaci di autonomia decisionale e condizionabili dalla fortuna di aver vinto la lotteria del “totocandidati”.
FS (che non significa Ferrovie dello Stato), il “grande demolitore”, ancora una volta scompagina un’alleanza tenuta insieme da convenienze di gestione del potere e non certamente da un programma comune e condiviso.

Il Friuli-Venezia Giulia ancora una volta diventa terra di opportunismo, terreno di scontro e di spartizione territoriale, con candidati inseriti e tolti dagli elenchi, non in base alle loro competenze o alle loro capacità di rappresentare il territorio, ma semplicemente perché meno pericolosi per i grandi manovratori occulti e lontanissimi da noi.

Il cosiddetto centrosinistra ha manovratori romani che nei 5 anni appena passati hanno devastato la Regione.
I grillini (o dimaini, o pentastellati o chissà cos’altro) hanno manovratori genovesi che fortunatamente possono devastare poco, perché poco hanno prodotto.
Il centrodestra invece, ha manovratori milanesi, che passano i comandi al delegato locale alla devastazione.

Esempi fin troppo evidenti di come praticano l’autonomia i partiti centralisti romani, genovesi e milanesi.

L’insonne

#PattoPerlAutonomia #linsonne #LaRubricaDellInsonne #IlGrandeDemolitore #IoSonoSpecialeVotoIlPatto

CHI BEN COMINCIA…

Prima uscita di presentazione dei candidati del Patto per l’Autonomia, in provincia di Pordenone.
Martedì sera, di fronte a un pubblico di oltre 300 persone, è stata ufficializzata la candidatura alla Camera dei Deputati, di Markus Maurmair, sindaco di Valvasone Arzene, ed esponente del Patto per l’Autonomia.
Il crescente interesse nei confronti del nostro progetto, dimostrato anche dall’imprenditore che ha messo a disposizione le strutture della sua azienda, ci da forza e convinzione.
…è per le aziende, il lavoro e la nostra gente che noi ci batteremo in Parlamento!

CHIEDIAMO IL COPYRIGHT!

Evidentemente il Partito Democratico è a corto di slogan, ma soprattutto di idee…
Dopo che il candidato #Bolzonello – a corto di tempo per affrontare in modo serio il tema nei 5 anni in cui ha fatto il vicepresidente della Giunta Regionale – ha lanciato il “PATTO per il lavoro”, ora la candidata (in fuga) #Serracchiani, dopo aver fatto per 5 anni la PresidenteSSA di una Regione che si trova al penultimo posto in Italia per crescita naturale della popolazione e ha un tasso di invecchiamento doppio rispetto alla media europea, lancia il “PATTO per la natalità”.

CHIEDIAMO IL COPYRIGHT E I DIRITTI D’AUTORE! Non a scopo di lucro ovviamente, ma perché considerando la pochezza di idee espresse dai dirigenti congedanti, siamo sicuri che pescheranno ancora nei nostri programmi e siccome la campagna elettorale ce la stiamo totalmente autofinanziando, magari con i diritti d’autore le nostre tasche respiranno un po’.

Visto che siamo stati i primi, in tempi non sospetti, a dire che per ricostruire questa Regione serve un PATTO fra i territori del F-VG che si riconoscono nella sua specialità, ci sentiamo in dovere di proporre, al PD e alle altre forze politiche che si contendono il panorama italiano e regionale, una serie di altri patti che potrebbero fare al caso loro:
– un Patto per la riabilitazione del Renzismo (necessario dopo le ultime batoste subite e soprattutto per quelle che arriveranno).
– un Patto per la tutela della razza padana (necessario al varesotto Fontana e più che mai utile per aiutare i leghisti disorientati dalla svolta salviniana).
– un Patto per la detassazione della chirurgia estetica (necessario dopo le recenti apparizioni televisive di Silvio e che devono essergli costate un patrimonio).
– un Patto per il trasferimento online degli uffici di collocamento (necessario agli aspiranti candidati 5 stelle, alias grillini, per non fare confusione con gli sportelli).

Massimo Moretuzzo

#PattoPerLautonomia #MassimoMoretuzzo

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

NOI NON VOGLIAMO LA MACROREGIONE CON VENETO E TRENTINO ALTO ADIGE!

26730816_1380804132030573_2074324507405674320_nLo diciamo forte, così che capiscano tutti.
Lo diciamo il giorno dopo che l’on. Roberto Morassut del PD ribadisce che il suo partito vuole le macroregioni.
Lo diciamo rileggendo la proposta di legge 862 del Gruppo Parlamentare di Forza Italia.
Lo diciamo ricordando le ondivaghe dichiarazioni di Salvini e dei Grillini (alias 5 stelle) su questo tema.
L’autonomia, vera, speciale, del F
riuli – Venezia Giulia è il presupposto indispensabile per immaginare un futuro migliore per le nostre Comunità, per ricostruire spazi di autogoverno, per riportare l’economia al servizio delle persone e non della finanza globale.
Lo dice la nostra Storia, lo dicono le lingue che si parlano nei nostri territori, lo dicono i risultati straordinari che abbiamo ottenuto, ad esempio, nella gestione della Sanità e della Protezione civile; poi è arrivato il doppio renzismo di Tondo (Renzo) e di Serracchiani (vice Renzi) e rischiamo di mettere tutto in discussione.
C’è un’unica strada per difendere con certezza la nostra Specialità e si chiama Patto per l’Autonomia.
Tutto il resto è noia.

IL NUOVO ART. 49 DELLO STATUTO REGIONALE E LA “VARIAZIONE DI BILANCIO ELETTORALE” DI DEBORA SERRACCHIANI.

L’approvazione del Bilancio dello Stato con la Legge 205/2017 ha di fatto chiuso la partita finanziaria attuale con la Regione autonoma F-VG modificando l’art.49 dello Statuto di autonomia e mantenendo in piedi tutta la normativa che impone alla regione contribuzioni per il risanamento dei conti pubblici e per la riduzione del debito pubblico superiori al miliardo di euro.
L’attenzione della pubblica opinione regionale è attualmente rivolta alla interpretazione del significato dei commi dal 817 al 827 dell’art.1 della Legge 205/2017 che stabiliscono la nuova platea di partecipazione regionale alle entrate erariali, il cambiamento della modalità di riscossione su IRPEF, IVA e IRES passando dal riscosso al “maturato” nel territorio regionale, nonché l’abrogazione di alcune leggi di contribuzione dello Stato a Regione ed Enti Locali a compensazione del maggior prevedibile introito della Regione sulla base del “maturato”. Qualche forte dubbio rimane sull’effetto futuro delle nuove aliquote di compartecipazione e dell’universo delle tasse contemplate. In un momento dove tutti parlano di ridurre il peso fiscale generale e in previsione di una crescita economica ridurre l’entrata regionale IVA (che è quindi l’unica gettito che dovrebbe aumentare) dal 91% al 59% non sembra il massimo della vita.

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Comunque per ora cambia tutto ma i totali per il 2018 dovrebbero essere invariati. A questo si aggiunge un “dono” apparente di 120 milioni di euro quale sconto dei versamenti regionali per il 2018 e 2019 sul Patto Tremonti-Tondo poi Padoan-Serracchiani originariamente di 370 milioni, poi diventati 250-270 negli anni 2015-2017 e ritornati 370 nel 2018 per mancanza di trattativa di rinnovo dello sconto. Il giro sembra vorticoso ma parliamo sempre della stessa cifra.
Tra i commi citati c’è però un elemento turbativo. Per poter applicare i nuovi parametri di partecipazione erariale e la nuova serie di entrate fiscali è necessaria la predisposizione da parte del Governo di un Decreto Legislativo delegato (ai sensi dell’art.65 dello statuto regionale) che definisca i criteri con cui si valuta il “maturato” al posto del riscosso per alcune tasse già citate. Questa norma di attuazione è necessaria per i nuovi calcoli che comportano un esubero di esborso dello stato rispetto al modello di calcolo in vigore fino al 2017 (la cifra indicata è di 88,3 milioni di euro). La legge 205/ 2017 prevede che questa norma di attuazione debba entrare in vigore entro il 2018.
E’ evidente quindi che la definitiva legge di Bilancio per il 2018 della Regione F-VG si potrà fare solo a norma di attuazione entrata in vigore. Nel frattempo si potrebbe comunque fare una variazione di Bilancio per utilizzare i 120 milioni dello sconto ma non si potrebbe dimenticare di inserire anche le minori entrate di almeno 88,3 milioni di euro determinata dalle norme statali di perequazione rispetto alla previsione del maturato e già entrate in vigore anch’esse a seguito della L. 205/2017.
Se vuol fare una bella variante elettorale di spesa Debora Serracchiani deve perciò rapidamente far approvare da un Governo in ordinaria amministrazione il Decreto Legislativo della norma di attuazione relativa ai criteri di calcolo del “maturato” ed è evidente che, se per caso ci fosse qualche elemento utile più alla regione che allo Stato, meglio subire e portare a casa il tutto che regalare la variante al futuri “padroni” della Regione.
La frittata per questo anno è fatta e mangiarla calda o fredda non cambierà molto. Ma non sarebbe male evitare di farci abbindolare dallo specchietto per le allodole dei 120 milioni e far capire a Roma che il clima dei rapporti tra Stato e Regione non potrà in futuro avere il senso di sudditanza distruttiva di questo decennio.

Giorgio Cavallo, gennaio 2018

Il “PATTO PER IL LAVORO”, perché Bolzonello non l’ha lanciato prima?

Sergio Bolzonello, vicepresidente della Giunta Serracchiani e candidato del PD alle prossime elezioni regionali, lancia, in extremis, un “Patto per il Lavoro”.
Bella scoperta! Noi del Patto per l’Autonomia lo diciamo da tempo che la prossima Giunta regionale dovrà necessariamente lanciare un grande piano di investimenti e mettere al centro del suo programma il lavoro, con un’attenzione particolare per i giovani. Ma non si capisce perché Bolzonello dica questo, dopo aver sostenuto che “le politiche economiche della sua giunta hanno prodotto un aumento del PIL e dell’occupazione, dati questi che nessuno può smontare» (Comunicato stampa del 7 ottobre dell’assessore Peroni) e che, quindi, dopo questi straordinari risultati si può, secondo lui, finalmente guardare radiosamente al futuro.

Se, ora invece, Bolzonello ha un’altra opinione rispetto a quella della sua Giunta, e riconosce che al F-VG serve una terapia da cavallo che lui con una parola, che chissà dove ha preso, chiama “Patto per il lavoro”, significa che condivide con noi un’analisi e una diagnosi non proprio giulive della regione che si appresta a lasciare. Ma se è così, dobbiamo chiedergli anche cosa ha fatto lui, da vicepresidente, per contrastare in tempo lo stato negativo dell’economia regionale.
Per esempio, gli chiediamo cos’ha fatto per:
– Evitare di veder partire i giovani talenti all’estero (la nuova emigrazione AIRE – Anagrafe Italiana Residenti Estero – in FVG è pari al doppio della media italiana)?
– Evitare di continuare a essere la regione del nord Italia che perde più PIL dal 2008 (-8,2% in FVG a fronte di -6,8% in Italia, fatta eccezione per il Trentino Alto Adige che è cresciuto invece di quasi del 3%)?
– Evitare di continuare a bruciare (anche durante il suo mandato) centinaia di imprese ogni anno (e non si dica, con spocchia salottiera, che erano tutte impresa da buttare)?
– Evitare di veder crollare gli investimenti pubblici sul territorio (dal 2005 al 2015 la riduzione è stata del 51%, a fronte di una media nazionale del 23%)? Un crollo quantificato in 1 miliardo di euro (come certifica la CGIA di Mestre) che avrebbero potuto attivare altri 2 o 3 miliardi di investimenti privati?

Da ultimo il lavoro. Bolzonello dice che dal 2013 i posti di lavoro in FVG sono aumentati passando da 495.000 a 510.00. Vero, ma dimentica dettagli fondamentali. A parte la questione della qualità del lavoro e del monte ore lavorate, entrambe in costante diminuzione, non dice che la ripresa dell’occupazione è, in FVG, più lenta che nel resto d’Italia. Com’è stata utilizzata, allora, la Specialità regionale?
Con gli strumenti dell’Autonomia avremmo potuto recuperare più in fretta, invece siamo finiti peggio della media nazionale e stiamo risalendo anche più lentamente.
Perché tutto ciò?
Forse era distratto e allora glielo spieghiamo noi.
Nel periodo 2011-2017, vi è stata una contrazione della spesa pubblica di tutti gli enti locali del F-VG (Regione compresa) pari a, mediamente oltre 1,4 miliardi l’anno! Soldi, in un modo o nell’altro, trattenuti o trasferiti allo Stato per risanare il debito pubblico, ma trattenuti in misura doppia rispetto a quanto dovuto in base alla nostra dimensione demografica!
È una spesa pubblica sottratta al territorio e al rilancio dell’economia regionale pari a circa 10 miliardi di euro, che avrebbero potuto mobilitarne altrettanti di privati.
Lo sa Bolzonello?
Se non lo sa, ci chiediamo cosa stava a fare in Giunta. E se lo sa ci chiediamo perché non ha denunciato per tempo questo stato di cose, quando cioè si potevano ancora tentare operazioni di contrasto alla crisi.
Lui, quindi, l’occasione per lanciare un “Patto per il lavoro”, con gli strumenti dell’autonomia, l’ha già avuta e l’ha sprecata. Ora lasci spazio ad altri.

Federico Simeoni

#PattoPerLautonomia #FedericoSimeoni #UnPattoPerIlLavoro

Cecotti sulla riforma degli enti locali. «Ha lacerato la coesione istituzionale della Regione».

Le prime misure: Uti facoltative, penalizzare le Uti che non fanno sistema, decentrare la Regione, poteri effettivi alle Comunità linguistiche

«La legge di riforma degli enti locali ha lacerato la coesione istituzionale e territoriale della nostra Regione. Come molte riforme “renziane”, si tratta di una riforma astratta che non tiene conto della realtà del Friuli-Venezia Giulia, composto da una pluralità di identità territoriali, linguistiche e storiche che non è lecito raggruppare “a caso” con scelte calate dall’alto – commenta il candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia, Sergio Cecotti –. Il percorso di ricostruzione regionale dovrà partire da un nuovo accordo, esplicito e trasparente, di interpretazione del ruolo della Regione e delle sue componenti territoriali e sociali che veda protagoniste le diverse Comunità, realtà locali e specificità linguistiche che vivono nell’intero Friuli-Venezia Giulia. Questo in una logica di rete e di riconoscimento delle specifiche funzioni e vocazioni, escludendo ogni prevaricazione gerarchica. L’unico aspetto positivo della riforma – continua Cecotti – è l’istituzione delle 3 Comunità linguistiche come organismi di rappresentanza delle minoranze friulana, slovena e tedesca, ma anche qui la soluzione trovata è molto debole. Io intendo conferire alle tre Comunità poteri reali. Penso al modello belga delle Comunità linguistiche come Istituzioni rappresentative delle nazionalità costitutive la Regione, dotate di propri poteri effettivi e forti (per esempio nell’istruzione e nella cultura). Questa soluzione ci permetterebbe di tenere assieme le diverse ragioni dei territori e delle identità che compongono la Regione».

 

Quali i primi provvedimenti da prendere? «Rendere facoltativa la partecipazione alle Uti; la possibilità di fusioni tra Uti; lasciare alla libera autodeterminazione dei Comuni l’individuazione delle aggregazioni; invertire il meccanismo di penalizzazione finanziaria, penalizzando le Uti che non riescono a fare sistema locale, non i Comuni che (legittimamente) ritengono di non aderirvi, poiché giudicano l’Uti non interessante per i propri cittadini. Ma il cuore del riassetto istituzionale del Friuli-Venezia Giulia – sottolinea Cecotti – consiste nella riforma della Regione stessa, che deve smetterla di essere una Regione “qualunque” e adempiere alla sua missione di Istituzione che costruisce il futuro in un’area europea ricca di storie, culture e vocazioni diverse. Eliminate le Province (effetto di un’altra legge “renzianissima”), la Regione deve decentrarsi e lavorare con il territorio e per il territorio».

Cecotti a Sappada: «Un paradosso se, dopo anni di battaglie, finissimo tutti nella macroregione del Veneto, perdendo specialità e Regione!»

In visita a Sappada – il 29 aprile al voto, per la prima volta, per le elezioni del Friuli-Venezia Giulia dopo il passaggio dal Veneto –, Sergio Cecotti, candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione, ha incontrato i cittadini nel corso di una giornata densa di impegni nella montagna friulana. «Abbiamo discusso i problemi della transizione e toccato con mano il fatto che la burocrazia regionale in questi mesi non ha adempiuto al proprio dovere di facilitare il trasferimento delle varie funzioni dalla Regione Veneto alla Regione Friuli-Venezia Giulia. In particolare, i sappadini non hanno ancora la tessera sanitaria del servizio del Friuli-Venezia Giulia e questo la dice lunga sull’inefficienza della nostra sanità regionale».

Il candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione si è espresso anche sulle altre comunità che aspirano a passare, come Sappada, al Friuli-Venezia Giulia, «alcune delle quali friulane da sempre, anche dal punto di vista linguistico come Cinto Caomaggiore». «Se lo desiderano – ha detto Cecotti –, noi del Patto, che sosteniamo il principio di autodeterminazione, siamo favorevoli, ma dobbiamo dare il benvenuto a questi Comuni creando condizioni positive: passare al Friuli­-Venezia Giulia deve essere effettivamente un vantaggio per loro e questo lo si ottiene rendendo l’autonomia speciale un valore, usandola per migliorare la qualità della vita dei cittadini».

Nel giorno della firma dell’accordo tra gli esponenti di centrodestra del Nord Fedriga, Zaia, Fontana e Toti, «sarebbe un paradosso – ha concluso Cecotti, rivolgendosi agli amici sappadini – se, dopo anni e anni di battaglie per ritornare nella Regione di origine e appartenere così a una Regione a statuto speciale, venissimo tutti conglobati nella macroregione del Veneto e, voi con noi, perdessimo sia la specialità sia l’esistenza stessa della Regione».

Cambio di passo per il rilancio della montagna. Legno, idroelettrico ed edilizia, le priorità.

«2000 posti di lavoro con investimenti adeguati». Il Patto per l’Autonomia incontra gli imprenditori della Delegazione di Tolmezzo di Confindustria

Se è vero che una “questione montagna” esiste, è altrettanto vero che essa va posta in maniera diversa dal passato: della montagna occorre occuparsi non per assisterla, ma per far sì che il suo valore, le sue specificità, i suoi tanti talenti siano valorizzati e messi in circuito, a beneficio della montagna stessa e della regione nel suo complesso. Agli imprenditori del territorio montano – guidati dal Coordinatore della Delegazione di Tolmezzo e Vice Presidente di Confindustria Udine Vittorio Di Marco –, che lo hanno incontrato giovedì 19 aprile, presso la Delegazione di Tolmezzo di Confindustria, il candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia, Sergio Cecotti, ha sottolineato l’urgenza di un cambio di passo, condivisa dai partecipanti all’incontro.

Cecotti ha sottolineato la necessità di partire da un piano straordinario di investimenti «per ricostituire quel capitale territoriale che è stato disperso negli ultimi 10 anni. Si tratta di una azione massiccia per il risparmio energetico, per la sicurezza intrinseca del territorio (dalla antisismicità degli edifici agli interventi di cura rispetto alle acque ed alle questioni idrogeologiche), che deve contemporaneamente sapersi confrontare con il tema del consumo di suolo, del recupero del costruito e della definizione degli equilibri tra zone antropizzate e rurali o naturali». Viviamo un mutamento di paradigma che coinvolge l’economia di tutto il mondo occidentale; nel nuovo paradigma, territori svantaggiati nella precedente fase partono con un vantaggio che non va assolutamente disperso. Ecco allora l’importanza di sviluppare su basi nuove il turismo in montagna e di fare in modo che le risorse e i beni comuni che appartengono a tutti, come l’acqua, «vengano gestiti a beneficio delle comunità nelle quali le risorse si trovano». E a fronte di una «confusione normativa» tra le diverse normative di tutela, come il Piano delle acque, quello delle attività estrattive o quello paesaggistico, generata da una «Regione che non è stata capace di interpretare correttamente le esigenze del territorio», in caso di elezione, Cecotti si è impegnato ad intervenire per sanare la situazione.

All’incontro a Tolmezzo è intervenuto anche Domenico Romano, presidente del Bim, il Bacino Imbrifero Montano, candidato al Consiglio regionale con il Patto per l’Autonomia nella circoscrizione di Tolmezzo (nella medesima si presentano per il Patto anche Olga Passera e Gianpietro Zanni). Romano ha condiviso la necessità espressa dagli imprenditori presenti di investire nella diffusione della banda ultra larga anche nei paesi di montagna. Nonostante gli impegni presi a livello istituzionale – è stato detto –, il sistema di connessione presenta evidenti disfunzioni e vi sono gravi ritardi nelle possibilità di accesso alla banda ultra larga. In materia di idroelettrico, «ci vuole una legge regionale per regolamentare il rilascio di nuove concessioni, per togliere le piccole derivazioni che stanno solo prosciugando fiumi, torrenti e ruscelli, e gestire direttamente le rimanenti derivazioni principali, per restituire le risorse ai territori, prevedendo – ha spiegato Romano – che per ogni kw prodotto, come fanno il Trentino e l’Alto Adige, possa essere messo a disposizione delle industrie, delle case di cura, delle case di riposo, degli hotel del territorio, un quantitativo energetico a costo zero. Una misura a ristoro dei danni subiti dal territorio». Nel settore legno, «oggi una buona parte della materia prima ricavata dai nostri boschi viene esportata, lavorata e commercializzata in Austria. Serve una legislazione che supporti e valorizzi la filiera foresta-legno locale, dal taglio alla lavorazione dei materiali con un alto valore aggiunto: avremo una potenzialità di mercato con un marchio nostro, che potrebbe creare, con un investimento adeguato, 2000 posti di lavoro in un anno». Infine, «si dovrà costruire una politica di sostegno alle attività edilizie, pesantemente compromesse dalla crisi economica, e, coordinandosi con le scuole e gli istituti professionali, formare il personale addetto garantendo manodopera a medio e lungo periodo, e sburocratizzare, rendendole più celeri, le gare d’appalto».

Accordo tra governatori di centrodestra del Nord. Cecotti: «Una minestra riscaldata, un film già visto»

Duro il giudizio del candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia, Sergio Cecotti, sull’annunciato asse tra governatori di centrodestra del Nord. Sabato 21 aprile, a Trieste, la firma dell’accordo tra Massimiliano Fedriga, Luca Zaia, Attilio Fontana e Giovanni Toti. «È una minestra riscaldata – commenta Cecotti –, un film già visto. Si tratta di una manfrina elettorale che il centrodestra ripete a ogni elezione regionale come il “contratto con gli italiani” di Berlusconi da Vespa. Il 16 febbraio 2013 l’allora presidente del Friuli-Venezia Giulia Renzo Tondo firmò un identico patto con Zaia, Maroni e Cota, che fu presentato dai firmatari come “patto per la macroregione del nord”. Sappiamo tutti che i patti firmati da Tondo sono stati una autentica tragedia per questa Regione. Evidentemente il centrodestra non impara nulla dai propri errori, e torna a ripeterli sempre uguali. Si dice che la storia si ripete sempre due volte: la prima volta in forma di tragedia, la seconda in forma di farsa. Tondo è stata la tragedia…»

Giù le mani dalle Camere di Commercio. Cecotti alla Cciaa di Udine: «La politica non imponga riforme dall’alto»

Giù le mani dalle Camere di Commercio. Siano esse a decidere del loro destino, come essere organizzate e chi le rappresenta, la politica non si intrometta. Così Sergio Cecotti, il candidato alla Presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia, oggi, lunedì 16 aprile, nel corso del primo di quattro incontri con gli aspiranti governatori del Friuli-Venezia Giulia organizzati dalla Camera di Commercio di Udine nella sede dell’ente camerale.

«Le Camere di Commercio sono un ente di autonomia funzionale e rappresentano l’autonomia del sistema imprenditoriale e del sistema economico e anche un organo di rappresentanza collettiva del sistema economico e delle varie categorie nei confronti degli altri soggetti e della politica in primo luogo – ha spiegato Cecotti –. Da questo punto di vista, l’elemento centrale dell’ordinamento delle Camere di Commercio dovrebbe essere l’autodeterminazione del sistema imprenditoriale. Non deve essere la politica, il governo, Renzi o la Madia a definire l’ordinamento, se non i principi generali e astratti, ma deve essere la base del sistema imprenditoriale». Rispetto alla riforma della legge Madia, che ha fissato i criteri per il riordino delle Camere di Commercio, «sono molto perplesso, per non dire contrariato, per il fatto che si è voluto imporre una riforma dall’alto. Nel momento in cui viene meno o si comprime l’autonomia del sistema imprenditoriale, alle Camere di Commercio restano funzioni amministrative, di coordinamento, che sono importanti, ma perdono quella primaria: essere la rappresentanza del sistema economico ai tavoli dove si decide il modello complessivo di sviluppo di un territorio. E un organo di rappresentanza è tanto più valido quanto più si sentono effettivamente rappresentati coloro che devono essere rappresentati, in questo caso le imprese del territorio su cui le Cciaa hanno competenza. Mi pare ci siano parecchi dubbi che la riforma Madia vada in questa direzione: è la tipica riforma renziana, ne abbiamo viste molte, nessuna delle quali ha prodotto – a mio giudizio – risultati positivi ed è consistita sempre in una semplificazione concettualmente burocratica, è la burocrazia la stella polare del Pd. La realtà non è una burocrazia, ma le persone, le imprese che lavorano sul territorio, che producono, che costruiscono ricchezza per il territorio, le relazioni, i commerci, tutte cose che sono estranee alle corde di questa riforma», ha aggiunto Cecotti.

Nella logica della necessaria autorganizzazione va collocato anche il tema dell’accorpamento delle Camere di Commercio. «Non sono né contrario né favorevole in linea di principio, sono per il fatto che sia la base, siano le imprese a decidere se, per esse, per la loro efficienza, sia più utile una conformazione o un’altra, non deve essere la politica a imporla dall’alto», ha chiarito il candidato presidente del Patto per l’Autonomia alla platea formata dai rappresentanti camerali e delle categorie economiche, guidata dal presidente dell’ente camerale, Giovanni Da Pozzo.

Tanti i temi toccati nel corso dell’incontro, moderato dal direttore del Messaggero Veneto Omar Monestier: dalla sanità regionale («Tre anni fa era la seconda in Italia per qualità ed efficienzaadesso è al ventesimo posto su 21, dobbiamo riportarla ai livelli di eccellenza del passato») alla richiesta allo Stato di competenze nuove per la Regione, dalla necessità di aumentare i centri di ricerca e i parchi tecnologici («Altro che doppioni! Ce ne sono troppo pochi, dobbiamo fare massa critica») alle carenze di Insiel (che Cecotti ha definito «l’agenzia di ritardo tecnologico del Friuli-Venezia Giulia»).

In caso di elezione, ha assicurato infine Cecotti, «sicuramente faremo tutto quello che serve per accompagnare lo sviluppo del territorio e per programmarlo, tenendo presente che quello sviluppo significa coinvolgere le forze vive della società e dell’economia, senza chiedere permesso al potente di turno».

Identità, territorio e cultura: elementi fondativi del progetto Politico del Patto per l’Autonomia

Il Patto per l’Autonomia è un progetto politico giovane, ma con radici solide. Di identità, cultura e territorio ci parla in questo video Angelo Floramo che abbiamo incontrato nella sua San Daniele.

Floramo: “l’identità non è un reperto, una sorta di cianfrusaglia da tenere in un museo, ma deve essere un principio dinamico speso sul territorio e inclusivo. […] Viviamo in una terra che da sempre mastica molte lingue […] ed è anche capace di trasformare la cultura del Mediterraneo in maniera incredibilmente innovativa. Chi nasce qui e condivide il senso di questa identità non può che essere una persona di mentalità aperta e di grandi prospettive”

Cecotti: “la cultura è elemento di verità. La verità è rivoluzionaria ed è sempre progressista, nel senso che è l’unico modo in cui puoi costruire il tuo futuro e il futuro collettivo.”

Energia e ambiente sono priorità del Patto per l’Autonomia

“Il patto per l’ambiente parte dal riconoscimento che i beni comuni come acqua, energia e paesaggio non possano essere gestiti a beneficio di pochi, ma devono essere gestiti a beneficio delle comunità e dei territori. Questo per noi è un punto irrinunciabile. Da qui passa la nostra visione di Autonomia. Autonomia significa che le risorse e i beni comuni che appartengono a tutti devono essere gestiti a beneficio delle comunità nelle quali le risorse si trovano. Noi proponiamo la società pubblica regionale in cui comuni e comunità possano dire la loro per gestire la produzione di energia. Proponiamo una moratoria sulla costruzione indiscriminata delle centraline, perchè il tema della tutela ambientale è irrinunciabile.” Questa la sintesi di Massimo Moretuzzo nel video registrato sulle rive del Lago di Cavazzo con il candidato del Patto Domenico Romano (presidente del BIM) e Franceschino Barazzutti, storico sindaco di Cavazzo e attivista per le battaglie sulla tutela del territorio e dell’ambiente.

Sergio Cecotti alla Fieste de Patrie dal Friûl a Valvasone Arzene: Dobbiamo riprendere il coraggio di costruire un futuro per il Friuli

«La coscienza di avere una grande storia è uno stimolo per costruire un futuro degno di quella storia. La nostra generazione deve consegnare alle generazioni future un Friuli ricco di valori come quello che è stato consegnato a noi e invece negli ultimi dieci anni abbiamo avuto la sensazione che questa continuità di sviluppo storico e di crescita culturale, sociale ed economica si sia smorzata. Dobbiamo riprendere il senso e il coraggio di costruire un futuro per il Friuli». Così Sergio Cecotti, candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia, a margine delle celebrazioni ufficiali per la Fieste de Patrie dal Friûl, che si sono svolte domenica 8 aprile, a Valvasone Arzene, a 941 anni dalla nascita dello Stato patriarcale friulano. Continua a leggere “Sergio Cecotti alla Fieste de Patrie dal Friûl a Valvasone Arzene: Dobbiamo riprendere il coraggio di costruire un futuro per il Friuli”

Successo a Udine per il flash mob di sostegno al popolo catalano e per i diritti di tutti i popoli minorizzati d’Europa.

Sergio Cecotti (Patto per l’Autonomia):  «Siamo solidali con i fratelli catalani che ai friulani hanno insegnato molto»

Autonomisti friulani e triestini, insieme in piazza, in difesa dei diritti dei popoli d’Europa. C’era chi indossava una maglietta gialla, chi, sulla giacca, aveva appuntato un nastro della stessa tinta e chi aveva portato un fiore del colore simbolo della solidarietà con i catalani e i leader indipendentisti arrestati. Tutti stringevano tra le mani un foglio con la scritta “L’Europa dei popoli solidali”, che hanno sventolato al cielo assieme alle tante bandiere del Friuli e della Catalogna, e non solo, che, nella mattinata di sabato 7 aprile, hanno colorato piazza San Giacomo a Udine dove un centinaio di persone si è riunito per un flash mob a sostegno delle libertà civili e dei diritti democratici del popolo catalano e di tutti i popoli minorizzati d’Europa. Continua a leggere “Successo a Udine per il flash mob di sostegno al popolo catalano e per i diritti di tutti i popoli minorizzati d’Europa.”

Raccolta firme, dove siamo oggi, venerdì 23 marzo

Oggi, venerdì 23 marzo, saremo presso il punto vendita “La Zebretta” a MARTIGNACCO, dalle 17:00 alle 18:00 circa, per la raccolta delle firme a sostegno di Patto per l’autonomia, oltre che a TRIESTE, presso la Libreria Giuffrè e il Caffè San Marco (dalle 17.30 alle 19.30).
Prosegue anche la raccolta firme nei mercati: oggi ci troverete a CORMONS, dalle 9.30 alle 12.30.
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