Alle elezioni europee del 26 maggio il Patto per l’Autonomia appoggia chi sostiene diritti delle minoranze, istanze dei territori, difesa dell’ambiente e dei beni comuni.

«Il risultato delle elezioni in Spagna è una buona occasione per una riflessione sulle prossime elezioni europee. A chi, come noi, interessa il tema della tutela delle Autonomie e delle diversità culturali e linguistiche come paradigma per la costruzione di un nuovo modello europeo – afferma il segretario del Patto per l’Autonomia, Massimo Moretuzzo –, non può sfuggire l’ottimo risultato raggiunto dai partiti autonomisti e indipendentisti in Catalogna, Navarra e Paesi Baschi, in particolare con il successo dell’Esquerra Republicana de Catalunya – ERC, che passa da 9 a 15 seggi nel Parlamento spagnolo. Non sfugge però neanche il risultato, seppur al di sotto delle migliori (o peggiori, a seconda del punto di vista) aspettative, di Vox, il partito di estrema destra che chiede, tra le altre cose, di rendere illegali i partiti indipendentisti, di sospendere l’autonomia catalana, il ripristino del castigliano come unica lingua ufficiale nel paese, la soppressione dei corpi di polizia catalano e basco e l’abrogazione immediata della legge sulla Memoria storica, che stabilisce misure per il pieno riconoscimento dei diritti di tutte le persone che, direttamente o indirettamente, sono state vittime della dittatura franchista. Vox è uno dei “fratelli europei” della Lega (ex nord). Quella stessa Lega che un tempo era votata al federalismo e all’autodeterminazione dei popoli, oggi svela il suo ultimo e vero volto alleandosi con i peggiori esponenti del neonazionalismo europeo, per il quale il “recupero di sovranità degli Stati nazionali” è il nuovo mantra, ripetuto in maniera ossessiva».

Questi due elementi di valutazione dei risultati elettorali spagnoli rappresentano, continua Moretuzzo, «un buon punto di partenza per capire come orientare il nostro voto in occasione delle prossime elezioni europee, posto che come Patto per l’Autonomia non siamo riusciti ancora, poiché ci siamo costituiti soltanto da poco più di un anno, a strutturare una collaborazione con gli altri movimenti autonomisti italiani ed europei in vista di questa scadenza, anche per superare le condizioni vessatorie imposte dal meccanismo elettorale per le elezioni europee. Qualche settimana fa avevamo fatto un appello agli schieramenti in campo, affinché prendessero una posizione netta rispetto alla questione catalana, candidando Lluís Puig i Gordi, già ministro della cultura della Catalogna e oggi esule perseguitato dal regime neocentralista spagnolo. Lo avevamo fatto convinti che “il dott. Puig incarna un ideale di Europa che può dimostrarsi una alternativa vincente a ogni neonazionalismo autoritario e alle degenerazioni tecnocratiche. Egli rappresenta i valori che sono al centro del nostro impegno politico quotidiano nei territori: la pace e la nonviolenza, l’anticolonialismo, l’impegno per l’ambiente e la conversione ecologica dell’economia, i beni comuni e i servizi pubblici universali (gestiti localmente da forti istituzioni democratiche locali), la solidarietà sociale e interterritoriale, la tutela dei beni culturali e di tutte le nostre tradizioni, lingue, identità e spiritualità originali”. Nessuno ha raccolto la proposta e quindi ora dobbiamo scegliere, nostro malgrado, tra le opzioni elettorali che altri hanno determinato. Se consideriamo il tema della difesa delle minoranze e della tutela delle istanze dei territori, una preferenza che ci sentiamo di indicare è quella per la Südtiroler Volkspartei (SVP), in particolare per Herbert Dorfmann, attuale europarlamentare con cui abbiamo avuto modo di collaborare in più occasioni, e per Martina Valentincic, esponente degli amici sloveni della Slovenska Skupnost. Fra i candidati alle elezioni europee che sono stati vicini al Patto per l’Autonomia, fin dalla sua costituzione, ci sono anche Tiziana Cimolino e Giuseppe Prasel, candidati nella lista dei Verdi, che nell’attuale Parlamento europeo fanno parte del gruppo dell’EFA (European Free Alliance) – GREENS, che riunisce, fra gli altri, i parlamentari catalani e scozzesi. Considerata l’attenzione ai temi dell’ambiente e dei beni comuni, e il ruolo importante svolto dai movimenti ambientalisti in diversi paesi europei, questa ci sembra un’altra opzione di voto interessante».

Di certo, conclude Moretuzzo, «il 26 maggio lo scontro sarà tra due scenari principali: un ritorno all’Europa degli Stati, dei confini e dei nazionalismi, pronti a proclamare la difesa dei diversi interessi locali, e allo stesso tempo proni e funzionali alle logiche del neoliberismo spinto e dei suoi manovratori che questi interessi hanno distrutto, oppure un avanzamento verso un’Europa più forte, in cui popoli, territori, culture e lingue diverse trovino spazi veri di rappresentanza, in cui l’azione politica metta davvero ai primi posti i temi del lavoro, della sostenibilità, dei beni comuni, e abbia il coraggio di creare i presupposti per una vera e propria Repubblica Europea. Il Patto per l’Autonomia lavora per questo secondo scenario, senza se e senza ma».

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