«Amazon sbarca a Fiume Veneto, occupando una superficie di 4 mila 500 metri quadrati e annunciando un centinaio di assunzioni.

Esulta il sindaco Jessica Canton, esprimendo l’orgoglio di rappresentare il Comune che è stato selezionato dalla multinazionale americana. Esulta l’assessore regionale alle Attività produttive Sergio Bini, sostenendo che è “impossibile non leggere la notizia da un punto di vista positivo”. Non si preoccupano più di tanto i big della grande distribuzione e dei centri commerciali, che anzi colgono l’occasione per rilanciare a gran voce la richiesta di liberalizzare le aperture domenicali e festive. Noi invece siamo preoccupati, molto preoccupati – afferma il segretario del Patto per l’Autonomia, Massimo Moretuzzo –. Non è questo il modello di società che abbiamo in mente, non è questo il tipo di sviluppo che vogliamo per il Friuli-Venezia Giulia».

Moretuzzo chiarisce: «Non siamo d’accordo con chi, come il guru del liberismo spinto Milton Friedman, sosteneva e sostiene che “nel grande supermercato globale non occorre conoscersi, né tantomeno essersi simpatici”, e che quindi spinge verso una società sempre più individualista, dove l’importante è consumare e perseguire il mantra della crescita quantitativa, non importa se nel chiuso delle proprie abitazioni e interfacciandosi solo con un monitor. I rischi economici, sociali e culturali di questa deriva sono ormai evidenti, per chi ha l’onestà intellettuale di prenderne atto. Lo ha fatto perfino il World Economic Forum nel suo Global Risk Report 2019, che colloca la questione della “sostenibilità umana” tra i principali rischi a cui sono esposte le società contemporanee, affermando che i sintomi della crescente “fatica di vivere” sono ormai numerosi e provengono da fonti molto diverse. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente rilevato che, a livello globale, tra il 1990 e il 2015, la depressione e i disordini dell’ansia sono aumentati rispettivamente del 54% e del 42%. Le cause sono facilmente riscontrabili in una società in cui prima vengono i consumatori e poi i cittadini, in cui la famiglia troppo spesso non è più quella palestra dove si impara a stare con gli altri, ma un elemento di insicurezza esistenziale. Una società dove i social network costruiscono comunità omogenee e chiuse, con la conseguenza di aumentare l’intolleranza verso chi è “diverso” o la pensa in modo diverso, generando ampi spazi per l’azione degli imprenditori della paura, di chi è pronto a indirizzare cinicamente la violenza latente di chi è solo e arrabbiato verso il nemico di turno».

Il Patto per l’Autonomia pensa che sia indispensabile un cambio di rotta. «Riteniamo sia prioritario mettere al centro il tema della coesione sociale, della ricostruzione dei legami di comunità, del senso di appartenenza dei cittadini, vecchi e nuovi, al territorio che abitano, ai luoghi in cui le relazioni umane possono trovare nuovi significati – conclude Moretuzzo –. Amazon e le aperture domenicali sono un’altra storia, che non appartiene alla nostra terra».

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