Patto per l'Autonomia | Pat pe Autonomie | Pakt Za Avtonomijo | Pakt für die Autonomie

Dopo il coronavirus serve un cambio di passo. Anticipiamo la rivoluzione del Green New Deal partendo dalla sostenibilità.

Moretuzzo:  serve un cambio di paradigma.

Da più parti arrivano voci giustamente allarmate rispetto all’impatto che questa situazione di crisi avrà sul sistema economico del Friuli-Venezia Giulia e diverse richieste di azione urgente da parte delle istituzioni pubbliche di vario grado a sostegno dei comparti economici più colpiti. Considerazioni generalmente condivisibili e giustamente all’ordine del giorno dell’agenda politica. Credo ci sia, però, un aspetto che, in molte di queste riflessioni, non viene considerato ed è quello del modello di “ripresa economica” che abbiamo in mente. Agli occhi di un osservatore attento non può sfuggire il fatto che, dalla crisi economico/finanziaria del 2008 alle crisi ambientali come quella della tempesta Vaia del 2018 o ancora all’attuale crisi sanitaria determinata dal Covid19, stiamo passando da una crisi all’altra, in maniera sempre più frequente e con conseguenze sempre più imprevedibili. Il rischio è che, come in passato, anche in questa occasione tutti gli sforzi per superare la crisi siano orientati a far sì che tutto torni come prima. A riproporre i medesimi meccanismi di produzione e di consumo, magari un po’ più performanti e a costi minori per rilanciare la competitività dei vari sistemi locali. E magari con meno vincoli ambientali, perché “l’economia dovrà pur riprendere a crescere!”. Ritengo che sarebbe un errore imperdonabile e che questa situazione rappresenti invece una delle ultime chiamate per immaginare un processo di cambiamento vero, un cambio di paradigma che permetta di recuperare terreno rispetto alla batosta economica che, in particolare il Friuli, ha subito negli ultimi dieci anni e imboccare in modo coraggioso la strada della sostenibilità.

Fra le azioni che in questo senso si possono mettere in campo, ce ne sono alcune che credo dovrebbero essere ritenute prioritarie per l’impatto che potrebbero avere nel processo di cambiamento. La prima è la mobilitazione degli investimenti privati. Non è pensabile affrontare questa situazione con i soli investimenti pubblici, che certamente rimangono determinanti e che devono essere utilizzati come leva. In questa direzione è evidente – come ha sottolineato più volte il Cantiere Friuli dell’Università di Udine – che il settore che ha maggiore capacità di mobilitare il risparmio privato è la filiera dell’edilizia, che può arrivare a mettere in circolo risorse pari a 3 o 4 volte la cifra stanziata dalla parte pubblica. Si faccia partire allora subito un piano straordinario a sostegno della riqualificazione del patrimonio urbanistico, con contributi in conto capitale finalizzati all’efficientamento energetico degli edifici e all’azzeramento del consumo di suolo. In questa legislatura si sono colpevolmente lasciate scadere graduatorie sulla riqualificazione dei centri storici che avevano richieste per 56 milioni di euro, che avrebbero messo in circolo fino a 200 milioni per un settore che la crisi del 2008 ha decimato per numero di imprese e addetti.

La seconda è la tutela della produzione agricola, che risentirà in modo forte di questa crisi, ma che è minacciata ancor di più dai cambiamenti climatici già in essere e che alcuni sembrano non considerare. È fondamentale strutturare e dare consistenza a filiere locali, sostenibili, solidali. La Regione e gli enti pubblici in questo senso possono avere un ruolo fondamentale, non solo attraverso una gestione innovativa e attenta dei fondi comunitari del prossimo PSR – Programma di Sviluppo Rurale. Possono, ad esempio, diventare i primi consumatori critici e consapevoli. Immaginiamo l’impulso al rafforzamento delle nostre filiere agricole che potrebbe avere la scelta di imporre nelle nostre scuole, nei nostri ospedali, nelle nostre mense pubbliche dei prodotti locali e, magari, biologici. E così potrebbe essere per le mense delle aziende private, se adeguatamente incentivate dalla parte pubblica. Potrebbe essere l’occasione per ri-convertire finalmente una parte della nostra produzione agricola verso i beni alimentari, piuttosto che lasciarla in pasto alle comodities e alle leggi del mercato globale. A queste misure si devono aggiungere ovviamente tutte le forme di sostegno possibili e necessarie al sistema della manifattura regionale. Con una variabile, però: che si anticipi nei tempi e nelle modalità la rivoluzione, per ora solo annunciata, del Green New Deal europeo. Gli incentivi economici alle imprese del futuro, o sono sostenibili, o non hanno senso di essere.

Massimo Moretuzzo, segretario del Patto per l’Autonomia

L'intervento di Massimo Moretuzzo è stato pubblicato oggi integralmente dal Messaggero Veneto.

MessaggeroVeneto25032020InterventoMoretuzzo


Prossimi appuntamenti

Non ci sono eventi futuri

Volantini

                       
Dimensione: 410.05 kb
Lunedì 4 novembre 2019 - ore 20:30. Palazzo Colossis - via del Municipio 20, Meduno
Dimensione: 339.66 kb
Lunedì 4 novembre 2019 - ore 20:30. Palazzo Colossis - via del Municipio 20, Meduno.
Dimensione: 421.57 kb

Logo Patto per l'Autonomia

Via Alessandro Manzoni, 21
33032 Pozzecco di Bertiolo (UD)

Tel: +39 342 163 3878
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Ufficio stampa: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Newsletter