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Si riorganizzino le istituzioni locali

Il mondo post COVID-19 dovrà necessariamente essere diverso da quello di prima dell’emergenza. Questa considerazione vale sicuramente per le categorie e il modello di sviluppo economico, che ci auguriamo procedano a passo spedito verso una transizione ecologica non più rimandabile, ma deve valere anche per i diversi livelli istituzionali.

Non possiamo pensare che quelle strutture amministrative che già prima di questa crisi facevano fatica a dare risposte tempestive ed efficienti alle diverse domande di imprese e cittadini, possano affrontare i prossimi tempi, che si preannunciano dannatamente complicati, con lo stesso assetto. Il sistema Regione, con il suo insieme di direzioni, enti e società partecipate, dovrà avere la capacità di riorganizzarsi rapidamente, definendo procedure più snelle e semplificate per gestire le risorse disponibili e far sì che queste arrivino dove serve in tempo utile. Il mondo degli Enti locali, già drammaticamente impoverito di risorse e personale, non potrà tenere a lungo la posizione di “trincea” istituzionale se non saranno rapidamente ridefinite competenze e relative disponibilità in capo agli amministratori locali. Secondo i dati disponibili (DGR n. 341/2020) il numero totale di dipendenti regionali che nel triennio 2020-2021-2022 lasceranno il servizio è stimato in circa 488 unità, esclusi dirigenti e chi approfitterà di “quota 100”. Nel solo 2020 la Regione prevede di assumere oltre 200 unità. Credo che, in un quadro di riorganizzazione della macchina regionale che parta dal ribaltamento della logica perversa dei finanziamenti di settore e del circolo vizioso di bandi-domande-istruttorie-controlli-controlli dei controlli che questi prevedono, una parte consistente di queste assunzioni possa e debba essere spostata al sistema degli Enti locali. Ci sono almeno due settori in capo ai sindaci che nei prossimi mesi saranno chiamati a uno sforzo straordinario. Il primo sarà quello dei servizi socio assistenziali. Le conseguenze del lockdown e dell’isolamento sociale sulle categorie più deboli dal punto di vista psicologico hanno già iniziato a manifestarsi e sono destinate a diventare molto pesanti. Gli ambiti socio assistenziali, governati dalle assemblee dei sindaci, negli ultimi anni hanno subito tagli importanti di personale e strutture: avranno bisogno di nuove assunzioni e di risorse per rinforzare le attività ordinarie e per mettere in campo progetti innovativi di risposta alle nuove criticità sociali che si presenteranno, facendo rete con i sistemi sanitari e con il mondo del terzo settore, che ancora una volta sta dando prova di grande valore. Il secondo settore di intervento prioritario sarà quello dei lavori pubblici. Se già prima non era opportuno, non è ora accettabile che in una fase di drammatica recessione economica si tengano ferme centinaia di milioni di euro nelle casse dei singoli Comuni, vittime di procedure intricate e di uffici tecnici completamente sguarniti. Basta con i provvedimenti improvvisati e le soluzioni tampone: si mettano subito e in modo organico a disposizione dei Comuni dei tecnici che siano in grado di avviare i procedimenti e finalmente cantierare opere ferme da anni. Una spinta ulteriore e fondamentale potrebbe arrivare dalla Regione, qualora decidesse, finalmente, di rivendicare la competenza primaria sui lavori pubblici e facesse una legge regionale che velocizzi le procedure e tuteli le aziende locali. Il mondo sta cambiando rapidamente. È necessario che cambino velocemente anche le istituzioni e la loro capacità di dare risposte concrete, diversamente i tempi che ci aspettano rischiano di essere ancora più complicati.

Massimo Moretuzzo
segretario e capogruppo del Gruppo Consiliare del Patto per l’Autonomia

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