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I rapporti fra Stato e regioni

Replica all’articolo di Paolo Ermano

L’articolo odierno di Paolo Ermano sul Messaggero Veneto offre ai lettori una chiave di lettura, a mio avviso, distorta dei rapporti finanziari fra lo Stato e la Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia. Cercherò di argomentare questa valutazione seguendo il ragionamento dell’articolo citato.

Si sostiene che l’ordine del giorno votato pressoché all’unanimità dal Consiglio regionale chiede più soldi allo Stato. Questo non è vero. Si chiede di rivedere il versamento di 726 milioni di euro che l’accordo Fedriga/Tria prevede come contributo della Regione per il 2020 alla riduzione del debito pubblico. Quindi parliamo di denari del Friuli-Venezia Giulia, che lo Stato ci ha chiesto per abbattere il suo debito. Non c’entrano nulla con i servizi pagati dallo Stato come la scuola e la polizia. Peraltro in un contesto di emergenza globale che ha fatto saltare i vincoli europei del rapporto deficit/PIL e che vede il governo italiano “libero” di indebitarsi ad libitum per finanziare la spesa corrente statale, diversamente dalle Regioni. Faccio notare che, mentre in seguito agli accordi siglati nelle ultime due legislature, dal 2011 al 2018 abbiamo versato a Roma 7 miliardi di euro, cioè circa il 20% del nostro bilancio, prima per il federalismo fiscale (mai visto) e poi per il risanamento dello Stato (amara ironia), il debito pubblico italiano è aumentato di oltre 480 miliardi di euro. In secondo luogo si mette in discussione la capacità della Regione di spendere bene le proprie risorse. Su questo sono abbastanza d’accordo, c’è molto da migliorare. Personalmente ho votato contro i bilanci di previsione degli ultimi due anni e contro la riforma sanitaria targata Riccardi, e sono convinto che il sistema Regione/Autonomie Locali debba essere profondamente riformato. Ciò nonostante, sono altrettanto convinto che il nostro livello di efficienza sia straordinariamente superiore a quello dello Stato e che l’utilizzo delle nostre risorse avvenga con un’attenzione assolutamente maggiore di quella dei vari ministeri romani. Potremmo citare migliaia di esempi. Mi limito ad una evidenza: la spesa militare nel 2020 è aumentata del 6,4% e si prevede di superare i 26 miliardi di euro annui, con un aumento del 40% degli investimenti per armi. Al cospetto di un tanto, le velleità securitarie di Fedriga, fatte di droni e forestali sui confini, sono decisamente innocue. Un altro elemento che viene inserito nel ragionamento di Ermano è la presunta posizione di vantaggio del Friuli-Venezia Giulia rispetto al residuo fiscale. Si sostiene cioè che prendiamo dallo Stato più di quanto versiamo. Anche su questo c’è molto di cui discutere e, come sempre, dipende da quali dati vogliamo guardare. Secondo i dati pubblicati il 20 aprile scorso da Eupolis (istituto di ricerca della Regione Lombardia), nel 2016 il residuo fiscale della nostra Regione è stato positivo per 526 milioni di euro. La stessa banca dati dei Conti Pubblici Territoriali va valutata con attenzione. Nei dati citati da Ermano, ad esempio, si considerano “spesa pubblica” in Friuli-Venezia Giulia anche gli “oneri non ripartibili”, per lo più interessi pagati dallo Stato ad Assicurazioni Generali con sede a Trieste per i pacchetti di debito pubblico detenuto. Solo nel 2014 erano 2,5 miliardi. Una cosa è certa: è indispensabile costituire anche sul nostro territorio, come in Lombardia o nelle Province Autonome di Trento e Bolzano, un ente di ricerca che sia in grado di fornire a istituzioni e cittadini i dati corretti e aggiornati rispetto ai rapporti finanziari con lo Stato, e non solo. Diversamente saremo in balia di letture superficiali e di trattative gestite con scarsa consapevolezza delle relative conseguenze. Concludo con una domanda, che mi permetto di formulare più come imprenditore avvezzo a chiusure più o meno rozze del conto economico che come consigliere regionale: considerato che nel 2020 utilizzeremo i 4,4 miliardi di entrate per compartecipazioni spendendo 2,9 miliardi per la sanità, 550 milioni per gli enti locali, 190 milioni per il trasporto pubblico locale, 726 milioni (salvo rinegoziazioni) per il contributo al risanamento del debito pubblico e considerato che alle entrate per tributi propri, previste per 1,2 miliardi, dovremo togliere 700 milioni per il calo del PIL, con che risorse finanzieremo il bilancio del Friuli-Venezia Giulia?

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