«Inapplicabile, dal punto di vista economico e logistico, e incostituzionale».

Definisce così la proposta di legge nazionale per il ripristino dell’obbligatorietà del servizio civile o militare, oggi all’esame del Consiglio regionale, il capogruppo del Patto per l’Autonomia Massimo Moretuzzo.

«È anacronistico pensare a un servizio militare obbligatorio quando l’Italia, come tutti gli altri paesi Nato, è chiamata ad impieghi sul territorio statale ed internazionale con capacità di impiego di alta professionalità. La Turchia – ricorda Moretuzzo – è l’unico grande Paese Nato a presentare ancora un servizio militare obbligatorio e la leva è mantenuta solo in 5 dei 28 Paesi dell’Unione Europea (Austria, Cipro, Grecia, Danimarca e Finlandia), con numeri contenuti e per motivi di economicità. Pensare di far risorgere e affiancare al già costosissimo strumento di difesa professionale anche una struttura di leva militare obbligatoria, con tutte le problematiche sociali, giuridiche, gestionali ed economiche che comporta, è davvero una idea difficile da perseguire in un contesto sociale dove lo Stato ha fortissime difficoltà a reperire fondi già solo per mettere a norma le caserme in disuso che versano in condizioni penose. Basterebbe interpellare un qualsiasi ufficiale del genio militare per farsi raccontare con quali difficoltà si riesce, a malapena, a tenere aperte le caserme che ospitano i reparti della Difesa. Peraltro, lo stesso presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Alpini Sebastiano Favero – nelle sue dichiarazioni riportate ampiamente dalla stampa – non chiede la riattivazione del servizio militare obbligatorio, ma del solo servizio civile». Inoltre, aggiunge Moretuzzo, «non è possibile realizzare un servizio di leva su base regionale, come dice la proposta di legge, perché è incostituzionale. È per questa ragione che la Regione Veneto ha fatto dietrofront sull’organizzazione su base regionale del servizio militare e civile, proposta inizialmente». 

A fronte di questi limiti evidenti della proposta di legge, il Gruppo consiliare del Patto per l’Autonomia, formato da Moretuzzo e da Giampaolo Bidoli, invita a «lavorare seriamente all’istituzione di un servizio civile regionale, previsto dalla legge statale 64/2001, ma mai realizzato in Friuli-Venezia Giulia, se non in forma limitata per i ragazzi dai 16 ai 18 anni non compiuti. Il decreto legislativo del 2007 che riforma la legge, definisce dei buoni propositi, ma accentra ogni decisione sul servizio civile a Roma. Diversamente, le Province autonome di Trento e Bolzano si sono dotate nel tempo di reciproci strumenti legislativi che hanno consentito di istituire servizi civili provinciali realmente rispondenti alle necessità del territorio e soprattutto di poter sviluppare a favore dei giovani una formazione individuale mensile generale e specifica. Tant’è che in quelle due Province sono stati finora di gran lunga più richiesti e partecipati i servizi civili provinciali. Anche in questo ambito – sottolinea Moretuzzo –, dovremmo esercitare nella maniera più ampia possibile la nostra autonomia, offriamo ai nostri giovani la possibilità di vivere un’esperienza di impegno per gli altri, di partecipare pienamente alla vita sociale e politica e di farlo nelle comunità alle quali appartengono, scegliendo il servizio civile, che in Friuli-Venezia Giulia potrebbe essere svolto anche in collaborazione con la Protezione civile regionale e l’Ana».

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