La replica alle dichiarazioni del rettore De Toni e del giudice emerito Cassese all’apertura dell’anno accademico

«All’apertura dell’anno accademico dell’Università di Udine e soprattutto nelle interviste a margine della stessa sono state dette cose che lasciano perplessi, se non preoccupati, relativamente al rilancio della Fondazione interuniversitaria regionale, da parte del rettore in carica Alberto Felice De Toni, e sulla sostanziale inutilità delle Regioni a Statuto Speciale, da parte del prof. Sabino Cassese», afferma il capogruppo del Patto per l’Autonomia in Consiglio regionale Massimo Moretuzzo.

«Sul primo punto, premesso che una forte cooperazione tra università regionali è del tutto auspicabile (peraltro esistono già dei protocolli in merito), non si capisce perché sia il rettore dell’Università di Udine a spingere per una soluzione organizzativa (la Fondazione unica) che non risolve il problema del sottofinanziamento dell’Ateneo di Udine (l’assessore Alessia Rosolen ha detto che le Università regionali funzionano bene così come sono e che il problema è solo di maggiore coesione). Fondazione che, peraltro, non si sa a cosa debba servire, chi e come debba finanziarla, che obiettivi debba perseguire. Infine, strano che, dopo averlo gridato negli ultimi mesi a destra e a manca, il problema del sottofinanziamento non sia mai stato citato durante il discorso di apertura del ettore. Il tema della regionalizzazione, fortemente sollecitato dal Patto per l’Autonomia, rappresenta una proposta per affrontare in maniera definitiva una criticità, il sottofinanziamento, che sta penalizzando oltremodo l’Università di Udine. Non si tratta di decidere come impiegare le risorse che devono essere recuperate dallo Stato, se pagando di più i docenti o alzando il livello dell’offerta formativa e della ricerca, si tratta di mettere l’Ateneo nelle condizioni di esercitare la funzione per la quale è stato creato: contribuire al progresso civile, sociale, economico del Friuli, mantenendo un legame permanente con il territorio e le comunità».

Quanto alle dichiarazioni del prof. Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale, riportate dalla stampa, «lasciano francamente basiti, soprattutto dopo l’esito del referendum sulla “riforma costituzionale” del 2016 – continua Moretuzzo –. Mettere in discussione la Specialità di alcune Regioni era stato il mantra degli antiregionalisti ed anti Titolo V della Costituzione che poi sono stati ampiamente sconfitti nel referendum. Certo, il prof. Cassese porta tante buone ragioni per dire che la Specialità non serve più soprattutto nel momento in cui altre Regioni la stanno reclamando, ma questo sarebbe vero se fossimo in presenza di un processo di riforma fortemente federale dello Stato, in cui a ogni Regione fossero riconosciute competenze e relativi poteri finanziari. La storia del Friuli-Venezia Giulia degli ultimi 10 anni ci ha dimostrato il contrario: ci sono state sottratte competenze (nella misura in cui non abbiamo esercitato appieno la nostra Specialità) e soprattutto ci sono state sottratte risorse, quantificabili nei 10 miliardi di spesa pubblica che mancano all’appello dell’economia regionale, le cui conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, cittadini e imprese».

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