«La proposta del Presidente del Consiglio regionale Piero Mauro Zanin sulla costituzione della Provincia del Friuli capace di riunire i territori di Gorizia, Pordenone e Udine ha aperto un dibattito interessante. Come Patto per l’Autonomia – afferma il capogruppo in Consiglio regionale, Massimo Moretuzzo – ci dichiariamo disponibili fin da subito, su questa proposta, a partecipare a una discussione vera, a un ragionamento che superi le battute e i tatticismi per arrivare a una soluzione capace di guardare davvero al futuro di questa terra nella quale da secoli convivono naturalmente, in relazione tra loro, comunità con anime e identità diverse.

Iniziamo ponendo alcune questioni che ci sembrano dirimenti e che non possono essere liquidate in modo superficiale. La prima questione – in attesa di sapere, al di là dei proclami o dei desiderata dei singoli, quale architettura istituzionale e territoriale abbia in mente la maggioranza consiliare e con quali strumenti amministrativi intenda rispondere alle necessità dei cittadini e imprese – riguarda il ruolo di Monfalcone, che sia Zanin che il friulanissimo sindaco di Udine Pietro Fontanini danno ormai per de-friulanizzato e consegnano sic et simpliciter a Trieste. Sarebbe interessante capire cosa ne pensano i cittadini monfalconesi, tutti, se sono d’accordo e se condividono senza eccezioni questa scelta; capire se i legami del Friuli orientale e di Gorizia con Monfalcone sono così labili da poter essere recisi senza colpo ferire.

Così come sarebbe interessante capire cosa ne pensano i territori del Friuli occidentale, in particolare quelli la cui identità friulana non è così forte e sentita come in altre zone. Sarebbe utile sapere se i distinguo manifestati immediatamente dalla consigliera Mara Piccin rispetto alle dichiarazioni del suo collega di partito interpretano il sentire di una parte importante della popolazione e di quel mondo delle imprese che guarda più spesso al Veneto che al Friuli.
Altra questione è il rapporto fra Friuli e Trieste, sempre più avviata al suo destino di città o area metropolitana. Zanin sostiene che il Friuli è sempre più “retroporto naturale dell’area metropolitana giuliana”, cosa significa?

Lungi da noi evocare campanilismi e contrapposizioni che non ci appartengono e che è bene lasciare alle battute da osteria (con tutto il rispetto per le osterie, ci mancherebbe!), ma dobbiamo essere consapevoli del fatto che ci deve essere un equilibrio fra i territori; una cosa è parlare dell’intera regione capace di cogliere la sfida colossale, in termini di logistica, di infrastrutture, di sistemi produttivi, determinata dallo sviluppo del porto di Trieste, altra cosa è parlare di Friuli come retroporto di Trieste, escluso dalle decisioni strategiche e dagli utili che ne derivano, capace solo di fornire manodopera o servitù di passaggio a favore del capoluogo regionale.

Serve, anche a questo proposito, un ragionamento complessivo in grado di trovare un equilibrio che ora non c’è più (se mai ci fosse stato), che deve tenere in considerazione tutte le variabili, compresa l’individuazione della città che, in un contesto completamente diverso da quello del 1964, deve avere il ruolo di capoluogo della Regione. Bene ragionare di Trieste città/area metropolitana, meglio ancora se con connotati transnazionali, ma necessario capire fino in fondo quali saranno le condizioni e il ruolo del Friuli.

Sullo sfondo del dibattito rimangono i Comuni, che dovrebbero essere il perno di questi ragionamenti e che invece sono abbandonati al loro presente fatto di tagli, di organici scoperti, di burocrazia soffocante. Nessun segnale di cambiamento da parte di chi si è proclamato paladino dei municipi di fronte allo scempio delle UTI.

Se c’è, da parte della maggioranza, la volontà di affrontare seriamente questi nodi, noi siamo disponibilissimi al confronto e alla collaborazione. Se invece, come sta accadendo, intendono procedere a colpi di slogan e tatticismi interni alla coalizione di governo, noi non ci stiamo. Il Friuli ha già dato, troppo».

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