Mozione del Gruppo Consiliare del Patto per l’Autonomia chiede misure puntuali e sostegno agli studenti che si stanno mobilitando

Una mozione che impegna la Regione a un cambio di passo per contrastare i cambiamenti climatici. Ne è promotore il Gruppo Consiliare del Patto per l’Autonomia.
La Regione Friuli-Venezia Giulia ha avviato un percorso verso una strategia regionale di adattamento ai cambiamenti climatici, che si è tradotto finora in uno studio conoscitivo, condotto da Arpa-Osmer Fvg, delle mutazioni in corso e dei loro impatti più significativi per il Friuli-Venezia Giulia, anche per orientare le successive politiche climatiche. Il report dello studio, pubblicato e presentato nel mese di marzo 2018, non può, però, essere considerato un atto di politica programmatoria, ma occorre procedere a un percorso in cui si definiscano misure puntuali. Pertanto, con la mozione del Gruppo Consiliare del Patto per l’Autonomia, il Consiglio regionale impegna la Giunta “a giungere in tempi rapidi a una elaborazione dei dati contenuti nello studio conoscitivo attraverso la redazione di Piano regionale di adattamento ai cambiamenti climatici, strutturato in azioni da attuare sia a livello regionale che a livello locale e in strumenti di monitoraggio e valutazione dei correttivi posti in essere, nonché di azioni di coordinamento con le iniziative locali relativamente ai Piani d’azione per l’energia sostenibile e il clima del Patto dei sindaci”.
La mozione invita inoltre la Giunta regionale a incontrare, assieme ai consiglieri regionali, una delegazione di giovani studenti attivi in regione per l’iniziativa “Fridays for future” e a valutare la possibilità di definire una campagna divulgativa a costo zero – attraverso i canali ufficiali a disposizione dell’amministrazione regionale (sito web e profili social) – delle manifestazioni promosse sul territorio regionale per chiedere ai governi del mondo di dare prova del loro impegno per la giustizia sociale e climatica. In particolare, il movimento apartitico e globale, che vede la partecipazione attiva di molti studenti e adulti anche in regione, sta per organizzare per venerdì 15 marzo il primo sciopero globale per il clima.
«Il movimento dei “Frydays for future” nasce dalla consapevolezza di 25 anni di fallimenti di politiche pubbliche, dalla incapacità di rallentare il fenomeno fino alla insufficienza delle politiche di mitigazione. Oggi solo una spinta che riesca a far piazza pulita delle resistenze nazionali-statali può costruire quelle condizioni che permettano una azione comune dell’umanità, in grado anche di trovare margini di giustizia tra le esigenze delle economie industriali avanzate e quelle dei Paesi cosiddetti in ritardo – affermano i consiglieri del Patto per l’Autonomia Massimo Moretuzzo e Giampaolo Bidoli –. E non si dimentichi che i cambiamenti climatici hanno già portato via il futuro a centinaia di milioni di persone. Sarebbe bene sapere anche quanti profughi e immigrati sono tali a causa del cambiamento climatico».

Commenti (1)

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Queste sono solo chiacchiere.
Un partito che prenda sul serio la questione climatica e ambientale dovrebbe avere il coraggio di proporre e spiegare ai cittadini misure impopolari, come l'abolizione della benzina agevolata, il ridimensionamento...

Queste sono solo chiacchiere.
Un partito che prenda sul serio la questione climatica e ambientale dovrebbe avere il coraggio di proporre e spiegare ai cittadini misure impopolari, come l'abolizione della benzina agevolata, il ridimensionamento dell'industria cementizia (uno dei più grandi inquinatori a livello globale) con annesso indotto, l'abolizione dei sussidi all'agricoltura industriale e all'allevamento (e lo dico da persona che alleva!), e quelli al consumo di elettricità, legna e riscaldamento; un ripensamento delle infrastrutture, consumatrici di suolo ed energia. Per evitare che queste misure colpiscano solo i ceti medi e bassi, causando proteste come quella dei gilet gialli, bisogna attuare politiche di redistribuzione e partire da chi più consuma e quindi più inquina, offrendo al tempo stesso servizi alternativi quali il trasporto pubblico.
E per quanto riguarda l'adattamento, finché si continua a permettere agli agricoltori di prendere tutta l'acqua che vogliono per irrigare coltivazioni non adatte al clima che cambia, non si concluderà nulla. Finché industriali, agricoltori, consumatori, riceveranno così tanti sussidi in varie forme non avranno l'incentivo a cambiare stili di vita e di produzione. Non serve “procedere a un percorso in cui si definiscano misure puntuali” (classico politichese per prendere tempo), le misure sono già ovvie, ma chi ha il coraggio di attuarle?

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