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Riforma della sanità regionale: nessuna risposta alle criticità del sistema nella legge. Ampliare il ricorso al privato non è la soluzione

Troppi interrogativi aperti, troppo poche le soluzioni prospettate per i problemi che toccano i cittadini, a partire dalla gestione del sistema delle emergenze, e un’apertura eccessiva al privato visto come soluzione dei mali della sanità regionale: tutti elementi che hanno determinato un parere negativo del Gruppo Consiliare del Patto per l’Autonomia sul ddl 70 di riorganizzazione del sistema sanitario regionale.

«Abbiamo provato a contribuire al miglioramento della riforma, con un approccio laico e collaborativo – dichiara il capogruppo del Patto per l’Autonomia, Massimo Moretuzzo –, purtroppo, però, su alcune questioni fondamentali su cui si gioca il futuro della sanità regionale non c’è stato margine di discussione e le nostre proposte sono state bocciate. Ad esempio è particolarmente grave il fatto che, con un emendamento dall’assessore Riccardi, presentato dopo la conclusione della discussione generale, è stata approvata la scelta di aumentare le risorse da destinare al settore privato fino al 6% della spesa complessiva».

«Fra gli aspetti positivi del dibattito – aggiunge il consigliere Giampaolo Bidoli, che sulla legge è stato relatore di minoranza – c’è stata l’approvazione di un emendamento con cui si consente agli enti locali di bypassare il sistema delle gare centralizzate per l’appalto di servizi socio-sanitari alla persona qualora vengano impiegati lavoratori socialmente svantaggiati, un fattivo tentativo di eliminare una delle tante storture che ha portato la CUC regionale. Ci auguriamo che lo stesso principio si tenga presente anche la prossima settimana nella discussione sulla legge di stabilità».

Dopo l’approvazione della norma rimangono sul tavolo alcune questioni che il Gruppo Consiliare del Patto per l’Autonomia ha posto all’interno del dibattito in aula, a partire da due temi che Moretuzzo e Bidoli hanno sottolineato in modo forte: le nomine dei futuri direttori generali, chiave di volta per far recuperare efficienza ed efficacia ad un sistema a lungo di eccellenza, e la negoziazione con lo Stato di un nuovo automatismo nella definizione delle compartecipazioni che tenga conto dei maggiori costi che fisiologicamente il sistema sanitario regionale dovrà sostenere, al pari delle Regioni ordinarie.

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