Non molto tempo fa potevamo leggere sulla stampa come una maestra avesse sostituito la parola Gesù con Perù in una canzone di Natale, oggi leggiamo che Salvini giura sul Vangelo. Due episodi apparentemente scollegati che in realtà appartengono allo stesso fenomeno generale. Nel primo caso si cambia la forma per paura di offendere qualcuno, nel secondo caso un eccesso di forma serve solamente a contrapporsi ai musulmani, in entrambi i casi si privano parole e simboli del loro contenuto originale, trasformandoli in vuoti slogan. Indipendentemente dalla spiritualità del singolo, usare libri e simboli come armi di convenienza per attaccare o non essere attaccati è una sconfitta culturale. Così una maestra che dovrebbe stimolare i suoi studenti a ragionare e confrontarsi sceglie la via più semplice, e la meno elegante; mentre Salvini (che evidentemente non sa che si giura sulla Bibbia non sui Vangeli, ma forse i vangeli adoperati sono quelli apocrifi) sfoggia ancora una volta un inqualificabile opportunismo. Forse non molti ricordano i passati rituali al “Dio Po” che è già una mezza bestemmia , o gli ordini del giorno nei comuni per rimuovere i crocifissi dai luoghi pubblici, ma d’altronde cavalcare l’onda del momento è un mestiere difficile, ma per farlo basta una faccia di bronzo e la speranza che nessuno ricordi cosa hai detto e fatto ieri. Togliere il nome Nord dal simbolo non è sufficiente per far dimenticare il passato, così come il bacio di Di Maio all’ampolla di San Gennaro non può nascondere la palese incoerenza del suo movimento. L'Insonne

I nostri candidati sono: Markus Maurmair Sindaco dal 2009, con la mia amministrazione, ho realizzato uno dei pochi progetti di fusione amministrativa andato a buon fine in Friuli-Venezia Giulia, dando vita nel 2015 al Comune di Valvasone Arzene. Oltre ad aver portato a termine in pochi anni numerose opere pubbliche ed essermi occupato del rilancio commerciale del Borgo Antico di Valvasone (uno dei Borghi più belli d’Italia), cercando di valorizzare anche Provincia e Regione, in chiave turistica, facendole conoscere a livello nazionale. Rossella Malisan 42 anni vivo a Bertiolo. Sposata e mamma di un bimbo e una bimba. Lavoro da un anno e mezzo presso la direzione Cultura della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Laureata in lingue e letterature straniere all’Università degli Studi di Udine con una tesi sullo stato di vitalità della lingua friulana nel Medio Friuli, ho lavorato, fino al trasferimento avvenuto per legge, presso la Provincia di Udine, dove mi occupavo di musei, biblioteche e progetti sulla Grande Guerra sia regionali che europei. Nel tempo ho collaborato con una agenzia che sviluppa siti internet, per creare e tradurre le pagine dei siti web in friulano. Federico Monti Nato 50 anni fa, padre di tre figli, appassionato di cultura e tradizioni locali, divido le mie origini tra Trieste e il Friuli, ove ora abito, a Campolongo al Torre. Sono responsabile del settore salute, sicurezza e ambiente, nonché dei servizi generali, di una azienda con 400 addetti facente parte di un gruppo leader a livello mondiale nel campo della cantieristica nautica. A fianco dell'impegno lavorativo coltivo fin da piccolo l'amore per la musica classica, terminando prima gli studi iniziati alla Glasbena Matica (scuola di musica slovena) di Trieste, poi impegnandomi nelle attività artistiche di una delle più importanti compagini corali nazionali, di cui sono da oltre dieci anni vicepresidente. Erika Furlani Nata il 1° maggio 1972, sposata, un figlio. Laureata in Ingegneria Gestionale e abilitata alla professione di Ingegnere, in seguito ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Tecnologie Chimiche ed Energetiche. Dal 2006 svolge, presso l’Università di Udine, attività di ricerca nel settore della Scienza dei Materiali occupandosi principalmente di riciclo di rifiuti. Dal 2016 è consigliere comunale nel Comune di Campoformido. I suoi interessi personali sono la lettura, i viaggi e lo sport.

Camera, collegio di Trieste: Erika Furlani Nata il 1° maggio 1972, sposata, un figlio. Laureata in Ingegneria Gestionale e abilitata alla professione di Ingegnere, in seguito ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Tecnologie Chimiche ed Energetiche. Dal 2006 svolge, presso l’Università di Udine, attività di ricerca nel settore della Scienza dei Materiali occupandosi principalmente di riciclo di rifiuti. Dal 2016 è consigliere comunale nel Comune di Campoformido. I suoi interessi personali sono la lettura, i viaggi e lo sport. Camera, collegio di Gorizia: Lucia Pertoldi Sposata, di anni 64, è nata e vive nelle Valli del Natisone. Diplomata, ha lavorato in Regione prima a Trieste e poi negli uffici di Udine, durante la ricostruzione post terremoto. Ora in pensione, si dedica alle sue grandi passioni: la cucina e le erbe. E' Maestra di cucina, sommelier AIS, scrive per riviste di enogastronomia, tiene lezioni e laboratori per Enti ed Associazioni pubbliche e private. Da quattro anni cura per la RAI la rubrica “Ricetta” nella trasmissione radiofonica “Vita nei campi”. E' stata insignita del Premio Carati d’Autore 2010, promosso dalle Associazioni DONNE DEL VINO, ARGA FVG e ASSOENOLOGI. Camera, collegio di Udine: Diego Navarria Spostato, ho quattro figli e 61 anni dedicati a Carlino, il mio paese, e al Friuli che amo profondamente e sul quale ho pubblicato diversi libri di storia, lingua e cultura. Sindaco di Carlino da 9 anni, con liste civiche e senza apparentamenti con partiti politici, dal 2015, eletto all'unanimità, presiedo l'Assemblea della Comunità Linguistica Friulana, unico organismo istituzionale del Friuli, al quale aderiscono 115 Comuni. Camera, collegio di Codroipo: Massimo Moretuzzo 42 anni,  sposato e padre di 2 figli, di professione imprenditore, Sindaco del Comune di Mereto di Tomba dal 2014. Laureato con lode in Scienze dell’educazione all’Università di Padova, dopo aver frequentato il Liceo scientifico Copernico di Udine, sono impegnato da sempre nei settori del volontariato, dell’ambiente e dello sviluppo locale. Camera, collegio di Pordenone: Markus Maurmair Sindaco dal 2009, con la mia amministrazione, ho realizzato uno dei pochi progetti di fusione amministrativa andato a buon fine in Friuli-Venezia Giulia, dando vita nel 2015 al Comune di Valvasone Arzene. Oltre ad aver portato a termine in pochi anni numerose opere pubbliche ed essermi occupato del rilancio commerciale del Borgo Antico di Valvasone (uno dei Borghi più belli d’Italia), cercando di valorizzare anche Provincia e Regione, in chiave turistica, facendole conoscere a livello nazionale.

I nostri candidati nella lista plurinominale al Senato sono: Federico Simeoni                                   Federico Simeoni, 45 anni, nato a Udine e residente a Povoletto (UD), geometra libero professionista, già consigliere e assessore del Comune di Povoletto, già assessore della Comunità Montana delle Valli del Torre, già consigliere di Autovie Venete SpA. Attualmente è capogruppo della Provincia di Udine e segretario del movimento autonomista Patrie Furlane Miriam Causero Nata a Cividale del Friuli 42 anni fa e cresciuta a Moimacco, dopo la maturità artistica ha proseguito gli studi a Venezia conseguendo il diploma in restauro e la laurea magistrale in Architettura. Dal 2005 svolge la professione di designer d’interni. Consigliera comunale dal 2006 al 2011 a Moimacco, nel 2014 è stata eletta nel Comune di Carlino dove ricopre la carica di assessore con deleghe a Lavori pubblici, Istruzione, Cultura e Innovazione. Andrea Venier Nato a Tolmezzo il 15 giugno 1967, dal 1999 lavora al Corriere della Sera. Diplomato in illustrazione all’Istituto Europeo di Design di Milano, ha realizzato parecchi fumetti in friulano, fra i quali “Capitan Cjargne” e “I Gnognosaurs”. Giornalista professionista dal 2003, è stato due volte direttore dello storico mensile in lingua friulana “La Patrie dal Friûl”: dal 2007 al 2010 raccogliendo il testimone di pre Toni Beline, e dal 2015 al 2017. Tiziana Tellini Tiziana Tellini, due figli, nata il 20/01/1963 a Palmanova, residente a San Vito al Torre (UD). Infermiera, laurea specialistica in Scienze Infermieristiche ed Ostetriche presso l’Università di Trieste, referente infermieristica del Dipartimento di Emergenza dell’Ospedale di Palmanova-Latisana. Volontaria della Croce Rossa Italiana con incarico di Referente Regionale per l’Area 1 “Tutela e Protezione della Salute e della Vita” e membro della commissione nazionale per la formazione dei soccorritori. Presidente dei Revisori dei Conti del Collegio IPASVI di Udine, in precedenza Tesoriere dello stesso ente. Consigliere comunale a San Vito al Torre, eletta con una lista civica alle ultime elezioni amministrative.  

I nostri candidati all'uninominale sono: Senato collegio Trieste: Elisabetta Basso Senato collegio Udine: Tullio Avoledo Chi sono? ELISABETTA BASSO 48 anni cividalese di adozione, mamma di Francesco 12 anni, avvocato cassazionista. Diploma liceo classico “Paolo Diacono “ a Cividale del Friuli, laurea in giurisprudenza a Padova. Consigliere provinciale di parità della provincia di Udine, ora Consigliere comunale a Premariacco. Da sempre impegnata con le associazioni di promozione della cultura e lingua friulana e attiva  nel volontariato, presidente pro loco di IPPLIS e poi di Cividale del Friuli e consigliere regionale dell’UNPLI FVG. Accettare la candidatura è stato il miglior modo per dare corpo e sostanza a tanti anni di lavoro svolto assieme ai sognatori con cui ho costituito il Patto per l’Autonomia. Studio, incontri, discussioni, idee, confronti, anche vivaci, con le persone sul territorio. Sopra tutto e prima di tutto, il desiderio di ricostruire, la necessità di tornare davvero ad essere speciali, con la volontà di esercitare le nostre competenze e di pretenderne di altre... Un sogno diventa realtà, se a crederci siamo in tanti!   TULLIO AVOLEDO Nato a Valvasone (“tal mieç da l’aghe”, come dice lui) il 1° giugno 1957, laureato in legge, master in gestione aziendale, vive tra Maniago e Pordenone, dove lavora come quadro direttivo in un istituto di credito. Stando alla Filologica Friulana il cognome Avoledo deriva dal latino opuletum, bosco di faggi. Un borgo chiamato Avoledo appare sulle antiche mappe del Friuli sino al XVI° secolo. Sposato, due figli, Tullio Avoledo ha sempre avuto la passione della lettura e della scrittura. Dall’esordio nel 2003 ha pubblicato 12 romanzi con editori nazionali come Einaudi e Marsilio. Tradotti in inglese, russo, tedesco, spagnolo, polacco e ungherese, i suoi libri gli hanno fatto vincere numerosi premi, fra cui il Montblanc e il SuperGrinzane. Nei suoi romanzi Avoledo ha spesso affrontato temi politici e sociali. L’ultimo giorno felice (pubblicato da Legambiente nel 2008), parla di ecomafie e dell’estrazione di ghiaia (il cosiddetto “oro grigio”) dall’alveo del Tagliamento. Detesta i manager incompetenti, la disonestà e la falsità. Aderisce al progetto del Patto dell’Autonomia perché lo ritiene un atto di legittima difesa. Si candida al Senato per portare a Roma la voce dei suoi elettori friulani e per tutelare i loro legittimi diritti e interessi.  

22 febbraio 2018 - ore 18.00 - Valvasone Arzene, sala Roma 22 febbraio 2018 - ore 20.45 - Zoppola   23 febbraio 2018 - mattina - mercato di Tarcento 23 febbraio 2018 - ore 20.30 - Faedis, Ristorante Scozzir, via Cividale 22, saranno presenti i candidati: Simeoni, Basso e Pertoldi 23 febbraio 2018 - ore 20.45 - Maniago, Euro Hotel. Saranno presenti: Tullio Avoledo, Markus Maurmair, Sergio Cecotti.   24 febbraio 2018 - ore 17.30 - Udine presso Libreria Friuli in Largo dei Pecili Candidati presenti: Massimo Moretuzzo   26 febbraio 2018 - mattina - presenza del candidato Diego Navarria al mercato di Rivignano 26 febbraio 2018 - ore 18.00 - Montereale Valcellina Fr. Grizzo presso Sala Giacomello in Via Mazzini  Candidati presenti: Markus Maurmair 26 febbraio 2018 - ore 20.30 - Villa Santina presso Sala Sergio Giatti in Via Pal Piccolo  Candidati presenti: Massimo Moretuzzo, Tullio Avoledo e Andrea Venier Sarà presente Sergio Cecotti 26 febbraio 2018 - ore 20.45 - Cimolais presso sala polifunzionale (ex asilo) in Via Roma (capienza 40 posti) Candidati presenti: Markus Maurmair 26 febbraio 2018 - ore 20.30 - Precenicco presso Centro Civico in Via Cavalieri Teutonici 25 Candidati presenti: Diego Navarria   27 febbraio 2018 - ore 20.30 - Reana del Rojale Fr. Qualso presso Osteria da Fratin  via G. Valente 12 (capienza 40 posti) Candidati presenti: Federico Simeoni, Miriam Causero, Rosella Malisan 27 febbraio 2018 - ore 20.30 - Talmassons, Sala Polifunzionale Candidati presenti: Massimo Moretuzzo e Diego Navarria 27 febbraio 2018 - ore 20.45 - Casarsa presso ex latteria di San Giovanni di Casarsa in Via Segluzza, 28 Candidati presenti: Markus Maurmair e Tullio Avoledo   28 febbraio 2018 - mattina - presenza del candidato Diego Navarria al mercato di Mortegliano 28 febbraio 2018 - ore 18.00 - Porcia presso pizzeria Al Castello in Via Antonio de Pellegrini 1  Candidati presenti: Markus Maurmair 28 febbraio 2018 - ore 20.00 - Tarcento presso caffè Fant in Piazza Libertà 14 (capienza 40 posti) Candidati presenti: Federico Simeoni, Miriam Causero, Tullio Avoledo e Massimo Moretuzzo Sarà presente Sergio Cecotti 28 febbraio 2018 - 20.45 - Prata di Pordenone presso Bar Trattoria Prissinotti in Piazza Risorgimento 14 Candidati presenti: Markus Maurmair   1 marzo 2018 - ore 20.30 - Lignano 1 marzo 2018 - ore 18.00 - Polcenigo presso La Loggia Piazza Madonna 10.  Candidati presenti: Markus Maurmair 1 marzo 2018 - ore 18.00 - Villanova di San Daniele, Osteria Villanova, via nazionale 37 1 marzo 2018 - ore 20.30 - Povoletto, Agriturismo Cjasal Fornasate,  Ravosa, via Rio Major 6, candidati presenti: Simeoni, Basso, Causero 1 marzo 2018 - ore 20.30 - Tavagnacco, Sede ORO Caffè 1 marzo 2018 - ore 20.45 - Cordenons presso centro culturale Aldo Moro in Via Traversagna, 4.  Candidati presenti: Markus Maurmair   2 marzo 2018 - mattina - mercato di Tarcento 2 marzo 2018 - ore 20.30 - Codroipo, Auditorium

BUGATTO GIUSEPPE (1873 - 1948) politico Figlio di Angelo, originario di Aiello del Friuli, e di Luigia Adelaide Jastremsky, nata a Stagno in Dalmazia, Giuseppe Bugatto nacque a Zara l’11 settembre 1873. Nel marzo del 1874 la famiglia si trasferì ad Arbe per motivi di lavoro del padre, ma dopo soli otto mesi, avendo contratto la malaria, si spostarono a Gradisca, dove il padre ottenne un impiego all’ufficio delle imposte. Giuseppe crebbe dunque a Gradisca; tra il 1883 e il 1891 frequentò il ginnasio tedesco a Gorizia, vivendo in città come convittore al Seminario Werdenbergico, e dal 1891 al 1895 la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Graz. Alle elezioni del 14 maggio 1907, le prime a suffragio universale, venne eletto Deputato al Parlamento di Vienna per il Partito Cattolico Popolare Friulano, per il quale si era presentato nel collegio di Cervignano-Monfalcone. Conservò tale carica fino alla caduta dell'Impero nel 1918. Nell'ottobre del 1918, poche settimane prima del termine della Grande guerra e della resa austriaca, chiese il diritto di autodeterminazione per il Friuli con la frase: CHE NESSUNO DISPONGA DI NOI, SENZA DI NOI. Al parlamento di Vienna, Giuseppe Bugatto si impegnò per l’attuazione del programma economico del suo partito, specialmente per la realizzazione delle bonifiche nel basso Friuli e per il miglioramento dei contratti colonici nella contea di Gorizia. Conoscendo molto bene la condizione della minoranza italiana in Dalmazia, collaborò intensamente con i dalmati che volevano impedire la croatizzazione della minoranza italiana. Dedicò uno sforzo continuo e sistematico per ottenere dal governo di Vienna l’istituzione dell’Università italiana a Trieste o in un’altra località dell’Impero d’Austria. Questo suo impegno per l’Università italiana iniziò nel 1907 e continuò anche dopo lo scoppio della guerra austro-serba nel 1914, ma non conseguì alcun risultato pratico. Ogni tentativo in tal senso fu perfino impensabile dopo lo scoppio della guerra tra Austria e Italia, durante la quale il compito più urgente e prioritario dei deputati del Friuli austriaco fu l’assistenza ai profughi provenienti dalle zone della contea di Gorizia evacuate per motivi bellici. Alla dieta di Gorizia, che aveva anche poteri legislativi nel campo dell’istruzione e dell’agricoltura, Bugatto diede un importante contributo allo sviluppo della scuola italiana ma il risultato più importante della sua azione politica fu l’approvazione della legge provinciale sul colonato del 24 maggio 1914, detta legge Bugatto, che avrebbe migliorato le condizioni dei contadini. Dopo la fine della guerra Bugatto, fedele all’Austria fino all’ultimo come il suo leader Luigi Faidutti, non poté ritornare a Gorizia, in quanto fu minacciato di morte dai fascisti. Per questo rimase a Vienna fino al 1922, dove nel 1919 pubblicò insieme al Faidutti, il libro di autodifesa L’attività del partito cattolico popolare friulano negli ultimi venticinque anni (1894-1918). Nel 1922 si trasferì a Roma, dove rimase, come impiegato del Vaticano, fino al 1939. Il 10 luglio 1939 ritornò a Zara e vi rimase fino al gennaio del 1944, quando la sua casa fu distrutta dai bombardamenti ed egli decise di rifugiarsi a Grado, dove morì il 24 febbraio 1948, dopo avere partecipato alla fondazione della Democrazia cristiana locale e all’attività del consiglio di zona di Trieste quale delegato del comune di Grado.

Quest’anno con la nuova legge elettorale, in ogni collegio, sia alla CAMERA che al SENATO, votate la persona attraverso il voto uninominale. Senza doppio turno, viene eletto IL PRIMO IN CLASSIFICA, anche se rispetto agli altri HA PRESO UN SOLO VOTO IN PIÚ. Con il vostro voto potete mandare in Parlamento PER LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA e DIRETTAMENTE, il rappresentante di un movimento che fa davvero gli interessi del territorio: il Patto per l’Autonomia. Votare il Patto è semplice: con una croce nel nostro simbolo, votate SIA per il nostro candidato presente nel collegio, SIA per la quota proporzionale. Per quanto riguarda il proporzionale c’è una cosa che non vi dicono chiaramente: per accedere alla quota NON SI DEVE AVERE IL 3% in tutta Italia. Questa regola vale solamente per chi si presenta dappertutto. Se votate i NOSTRI CANDIDATI all’uninominale, accedervi sarà la logica conseguenza. Quindi dipende solo da voi sfidare i partiti di Roma, Milano e Genova! Che nessuno disponga di noi, senza di noi. #PattoPerlAutonomia #IoSonoSpecialeVotoIlPatto

Sono passati dieci anni dal fatidico anno di avvio di una crisi lunga e severa. La nostra regione ed il Friuli in particolare, l’hanno subita duramente. Ma ne stiamo uscendo? E se sì, ne stiamo uscendo bene? Importanti soggetti pubblici e privati diffondono messaggi molto rassicuranti: “Il Friuli corre più del Veneto”, titolava il 24 gennaio il MV a presentazione di un rapporto, corredato anche da commenti entusiastici di alcuni analisti economici di area PD, sulla buona performance delle 500 imprese regionali più grandi. Un altro rapporto, quello della Regione sul mercato del lavoro 2017, segnala che, non solo siamo tornati al tasso di occupati del pre-crisi (non importa se con lavori più precari e saltuari e con un monte ore lavorate del tutto inferiore), ma, addirittura, che le imprese stanno cercando lavoratori e non li trovano (per ben 20mila posti di lavoro sembra). Ma agli analisti economici, alla stampa e, soprattutto, alla Regione non dovrebbe sfuggire che la “ripresa” del FVG, se c’è, vale per una parte minima del territorio e delle imprese regionali (prevalentemente imprese esportatrici) ma non per tutto il tessuto produttivo (91mila imprese attive nel 2016) né per tutto il sistema sociale e territoriale regionale che continua, invece, a registrare una “contrazione” strutturale nel suo complesso e, in alcune sue parti, anche molto severa. Il dato vero, cioè, è che, se la crisi si sta ritirando, ciò avviene, in FVG, troppo in ritardo, più lentamente della media nazionale e lasciando indietro parti importanti di società, di territorio e di economie locali. Il Pil regionale, dopo anni di valori negativi e peggiori della media nazionale (-8,2% in FVG, dal 2008 al 2016, a fronte del -6,8% in Italia, ma dove il Trentino Alto Adige è invece cresciuto di quasi il 3%), si è portato, negli ultimi anni, sopra lo zero ma, nel 2016, è cresciuto appena dello 0,5% a fronte di un Pil nazionale cresciuto dello 0,9%. L’occupazione, a partire dal 2014, anno del picco negativo, ha cominciato a riprendersi ma con una velocità inferiore a quella nazionale (al 17° posto, tra le regioni italiane). Dopo i numeri negativi degli anni prima, nel 2016 abbiamo perso ancora, a saldo, altre 642 imprese! Ma ciò che deve preoccupare di più chi guarda alla tenuta complessiva del sistema FVG, è l’emergenza demografica determinata dai quattro flagelli biblici che operano ormai congiuntamente: denatalità, invecchiamento, spopolamento e nuova migrazione. C’erano anche prima della crisi, certo. Ma l’esodo di persone verso l’estero, in particolare di giovani, in percentuale pari al doppio di quella italiana (rapporto Italiani nel Mondo, 2016) e indici di vecchiaia ormai tra i più alti d’Europa, sono decisamente peggiorati a seguito della crisi. I “danni” di dieci anni di crisi, stanno, quindi, diventando “cronici” e di “sistema” e stanno assumendo un carattere permanente e pervasivo. L’impoverimento economico si sta trasformando, cioè, in degrado del “capitale territoriale” complessivo (umano, ambientale, insediativo) e ciò rende, quei danni, più difficilmente rimovibili. La prima cosa da non fare è, quindi, esaltarsi al primo indicatore positivo né tantomeno sparare proposte a casaccio ma capire bene le ragioni di questo stato di cose. Prima di tutto, bisogna capire perché il FVG sia andato peggio della media italiana e ne stia uscendo più lentamente. Non credo, come si è sostenuto per anni, che il sistema produttivo regionale abbia particolari colpe. O almeno non ne ha in misura superiore ad altre aree e regioni. Guardiamo invece cosa ha fatto la Regione. In questi dieci anni di crisi, le politiche regionali sono rimaste pressoché quelle storiche ma con meno risorse e con investimenti sul territorio ridotti della metà (in FVG, ben un miliardo di investimenti pubblici in meno, stima la CGIA di Mestre) che, messi nei settori giusti, ne potevano attivare altri due o tre di privati. La Regione, cioè, prima non ha “visto” la crisi e poi, quando l’ha vista, non l’ha contrastata. In una prima fase cioè, diciamo fino al 2011, l’ha rimossa (l’obiettivo principale era ridurre il debito regionale e non tanto rilanciare l’economia). Poi, dal 2011, ha accettato, senza fiatare, le pesanti contribuzioni che i governi nazionali, a vario titolo, le hanno imposto e che ne hanno decurtato, di diversi miliardi, la capacità di spesa (si vedano i dati presentati, nel convegno AFE del 3 marzo 2017, dall’ex consigliere regionale G. Cavallo e disponibili in rete, ma anche quanto sostiene, nel suo sito web, G. Moretton, già vicepresidente della Regione FVG nella Giunta Illy). La Regione, cioè, pur sapendo che la crisi imperversava, non l’ha contrastata! E non l’ha fatto perché ha “dovuto” contribuire (sembra in misura doppia rispetto a quanto le sarebbe spettato di dare), al risanamento del debito pubblico nazionale. Doveva farlo? E proprio in quella misura? E contro gli interessi della regione? Una risposta ora non risolverà i danni prodotti negli anni ma almeno chiarirà che, dietro i nostri problemi di oggi, non c’è un destino cinico e baro ma ci sono colpe politiche e personali ben precise che potevano essere assolutamente evitate. La conclusione è che, quel differenziale di emergenza demografica e socioeconomica e di ritardo nell’uscita dalla crisi di cui si è detto sopra, sono dovuti ad una mancata risposta, alla crisi, nei tempi e nei modi dovuti, da parte di chi ha governato la Regione Autonoma FVG. Con che diritto, quindi, le maggioranze di centro-destra e di centro-sinistra, responsabili di questo “decennio perduto”, parlano di Autonomia, se non l’hanno usata per contrastare la crisi in atto? Con che diritto propongono nuove politiche di sviluppo (da “fabbrica 4.0”, alla salvifica “nuova via della seta”; dal rilancio della filiera turistica a quella agroalimentare ecc.) se, prima di tutto, non si chiedono perché siamo andati peggio della media nazionale e perché stiamo uscendo tardi e male dalla crisi? Senza risposta a queste domande ogni proposta pre-elettorale sulle nuove politiche socioeconomiche regionali va rigettata perché evasiva o salottiera. Poniamo, invece, noi queste domande ai prossimi candidati alla presidenza della Regione e imponiamo noi una nostra agenda politico-economica credibile. L’unico serio programma di fuoriuscita dalla crisi è quello che: a. prima di tutto ristabilisce la verità delle cose e chiarisce perché oggi il FVG non può vantare performance simili a quelle del Trentino AA; b. si pone seriamente il problema di ripristinare in pochi anni (per evitare la cronicizzazione dei problemi) le necessarie condizioni di base –in primis demografiche e di coesione sociale e territoriale- per ripartire. A tal fine, un massiccio e tempestivo piano straordinario di investimenti (da finanziare fermando l’emorragia finanziaria verso lo stato, richiedendo indietro almeno parte del maltolto e attivando tutte le risorse pubbliche e private che si possono attivare) destinato a rendere più sicuro, efficiente e attrattivo, il nostro territorio, può generare migliaia di nuovi posti di lavoro per giovani, donne e disoccupati. E’ una proposta, per la prossima legislatura regionale, concreta e fattibile e che solo il Patto può credibilmente fare. prof. Sandro Fabbro

Quest’anno con la legge elettorale in ogni collegio, sia alla CAMERA che al SENATO, voti la PERSONA attraverso il voto uninominale: come accade per i sindaci dei comuni sotto i 15.000 abitanti. Senza doppio turno, è eletto il primo in classifica, anche se rispetto agli altri ha preso un solo voto in più. Con il tuo voto puoi mandare in Parlamento PER LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA e DIRETTAMENTE un rappresentante del tuo territorio, di un movimento che farà gli interessi del territorio: il Patto per l’Autonomia. I voti vengono poi distribuiti nella quota proporzionale a seconda del simbolo che traccerai sotto il nome del candidato uninominale*. E per quanto riguarda il proporzionale c’è una cosa che non vi dicono chiaramente: per accedere alla quota non si deve avere il 3% in tutta Italia. Quello vale per chi si presenta dappertutto. E se votate le NOSTRE PERSONE all’uninominale, accedervi sarà la logica conseguenza. Quindi dipende solo da te sfidare i partiti di Milano e Roma! *Il voto per il Patto, che non fa alleanze con altri partiti, è ancora più semplice: con una croce nel nostro simbolo, voti sia il nostro candidato presente nel collegio, sia per la quota proporzionale. “X” SUL PATTO e via: curtis e che si tocjin.  

La cartina sopra riportata rende l’idea di come la nostra montagna si stia progressivamente spopolando. Si capisce anche che questo non è un destino inevitabile, perché in altre zone alpine questo problema non è così grave o addirittura non c’è. Con le persone che in montagna vivono e lavorano, con le associazioni e le imprese, con gli amministratori e gli operatori sociali dobbiamo darci da fare per dare un futuro alle Comunità della Carnia, della Val Canale e di tutto il territorio montano. Dobbiamo recuperare le risorse che ci spettano e costruire assieme un Piano Straordinario per il Lavoro, facendo gli investimenti nella manutenzione idrogeologica, nel recupero dei centri storici, nelle infrastrutture a basso impatto ambientale necessarie per lo sviluppo di filiere locali di qualità. Dobbiamo dire con forza che l’acqua e l’energia idroelettrica della nostra montagna non possono essere sfruttate a dismisura per portare i profitti nelle casse di imprese private che nulla hanno a che fare con il Friuli-Venezia Giulia, con la complicità dei “sorestants” che finora ci hanno governati. È una delle priorità del Patto per l’Autonomia. Per questo abbiamo bisogno dell’aiuto di quanti credono in un futuro migliore per la nostra montagna e per tutto il Friuli – Venezia Giulia. Massimo Moretuzzo #PattoPerlAutonomia #MassimoMoretuzzo #IoSonoSpecialeVotoIlPatto #UnPattoPerLaMontagna

Apprendiamo oggi dalla stampa una notizia che era nell’aria da tempo: le insegne della Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia saranno ammainate e lasceranno il posto a un marchio unico del Gruppo Intesa. Assistiamo quindi ad un’altra scontata tappa del processo di impoverimento del panorama del credito regionale, alla certificazione, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che la direzione dei grandi gruppi bancari va in direzione contraria al riconoscimento delle nostre specificità locali. Sparisce così un altro pezzo di biodiversità bancaria, per volontà e mandato di un sistema finanziario globale che risponde agli interessi di pochi a danno dei diritti di molti. E chi osa resistere, magari in nome di un credito davvero legato ai territori, alle loro imprese e a loro cittadini, viene quasi deriso. Per non parlare di quei “giurassici” che addirittura si intestardiscono a difendere i sistemi cooperativi e la tradizione – vera, nei fatti – delle Casse Rurali e Artigiane che hanno fatto la Storia del Friuli. A questi novelli Don Chisciotte i burocrati della BCE al soldo del finanzcapitalismo globale e i Draghi italici loro compari hanno rifilato una serie di imposizioni camuffate da autoriforme. Se poi la difesa di un sistema di credito locale, come quello della grande maggioranza delle nostre BCC, decide che la nostra linea del Piave ci porta a Trento, dove la rete della Casse rurali ha una forza che ci potrebbe permettere di resistere all’onda d’urto della centralizzazione bancaria, ci pensa la Giunta regionale a correggere la rotta. E lo fa in modo esplicito, cedendo le quote di quel che rimane di Mediocredito a ICCREA, la rete di Bcc che fa capo a Roma e che i nostri renziani hanno deciso di sostenere a spada tratta. Con buona pace di chi ancora crede che la finanza deve ritornare al servizio dei territori e delle comunità, che la nostra economia non può essere solo quella del villaggio globale, che il credito sia una cosa e la speculazione un’altra. A questi signori diciamo che questa stagione si sta chiudendo. E’ tempo che la buona politica riprenda il suo posto e consegni al passato i misfatti compiuti.  Massimo Moretuzzo - candidato alla Camera per il Patto per l’Autonomia