Un organismo pagatore autonomo nuovo, più vicino al territorio e alle imprese. E ancora, studiare l’operato di altre Regioni che si sono dimostrate più efficienti ed efficaci nell’attivazione e gestione dei fondi PSR, Piano di sviluppo rurale, per dare a questo potente strumento la possibilità di sostenere realmente lo sviluppo del territorio; valorizzare le eccellenze regionali e creare una sottozona del Montasio Dop Friuli (il Montasio è l’unico prodotto Dop che valga sul mercato meno dei prodotti non Dop). Sono alcune delle linee di lavoro del Patto per l’Autonomia, in tema di agricoltura, espresse dal suo candidato alla presidenza della Regione, Sergio Cecotti, che oggi, giovedì 26 aprile, ha incontrato i vertici di Coldiretti Friuli-Venezia Giulia nella sede regionale della Federazione a Udine. Cecotti ha firmato il documento-proposta di Coldiretti Fvg in vista delle elezioni regionali. Il candidato del Patto per l’Autonomia si è impegnato a sostenere le istanze della Federazione che, con il presidente Dario Ermacora, ha ribadito, tra l’altro, l’urgenza di un cambio di rotta in tema di consumo del suolo, la valorizzazione della risorsa acqua, l’assessorato unico per le politiche del cibo e la ristrutturazione della cooperazione, la prevenzione rispetto ai danni da selvaggina. Il Patto per l’Autonomia lamenta l’assenza di una vera politica agricola regionale, sostituita dal tentativo, più o meno riuscito, di spendere i fondi europei, senza avere una strategia di lungo periodo, imprescindibile in agricoltura e nella gestione delle risorse naturali. Nel suo programma, il Patto propone anche il rafforzamento delle filiere locali per l’imbottigliamento delle uve prodotte in Friuli-Venezia Giulia (Pinot grigio, Prosecco, Glera, Ribolla gialla) che oggi vengono prevalentemente valorizzate fuori Regione; l’attivazione di altri Distretti Agroalimentari oltre al Parco alimentare di San Daniele poiché è indispensabile attirare risorse per le zone di eccellenza, quale San Giorgio della Richinvelda per il vino ed il vivaismo viticolo, oppure Pedemontana per la frutticoltura di qualità in forte ripresa o per valorizzare le straordinarie qualità del Collio; il sostegno al credito agevolato e a lungo termine per gli investimenti agricoli in alternativa agli interventi a fondo perduto e il supporto all’agricoltura biologica, usata per qualificare prodotti, territori e competenze. Non ultimo, è importante attivare iniziative di reale ri-qualificazione del legname del Friuli–Venezia Giulia: oggi una buona parte del legno ricavato dai nostri boschi viene esportato, lavorato e commercializzato in Austria. Si tratta di strutturare una vera filiera locale, capace di trovare i volumi sufficienti per le necessarie economie di scala e per trattenere sul territorio il valore che viene prodotto.  

Si chiuderà venerdì 27 aprile, a Udine, la campagna elettorale per le Regionali e Comunali 2018 del Patto per l’Autonomia. Sarà Piazza XX Settembre, alle 18, ad ospitare la festa organizzata dall’unica formazione in campo autonoma anche nei fatti, poiché slegata da qualsiasi forma di condizionamento dei partiti nazionali italiani. A stringersi attorno ai candidati al Consiglio regionale e al Consiglio comunale di Udine, guidati da Sergio Cecotti – candidato alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia – e Andrea Valcic – candidato a sindaco di Udine – ci saranno alcuni amici: rappresentanti del mondo della cultura, della musica e del teatro friulani che sostengono il progetto del Patto per l’Autonomia, alcuni di loro fin dall’inizio. Al microfono si succederanno i cantautori Lino Straulino e Silvia Michelotti, Leo Virgili, polistrumentista eclettico e direttore artistico del festival “SunsEurope”, e il Teatro Incerto. Interverrà anche il professor Angelo Floramo, insegnante, scrittore, consulente culturale e scientifico della Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli. «Ci siamo presentati alle Politiche e ora stiamo correndo per le Regionali. Siamo all’inizio di un percorso che parte dal basso, dall’iniziativa di un gruppo di cittadini e amministratori locali convinti della necessità di un impegno diretto in favore del territorio e delle comunità nell’effettivo esercizio e rivendicazione di autonomia, di autogoverno delle comunità del Friuli-Venezia Giulia – spiega il segretario del Patto per l’Autonomia, Massimo Moretuzzo –. Siamo partiti da Pordenone con la presentazione dei nostri candidati alle Regionali e ora chiudiamo la campagna a Udine, dopo aver attraversato tutta la regione, incontrando e ascoltando le istanze dei cittadini e presentando loro il nostro progetto, perché il Patto per l’Autonomia è un movimento che vuole ricostruire un patto tra i territori di questa regione che si compone di tante anime, tante identità, tante appartenenze, tante differenze linguistiche e culturali, valore aggiunto della nostra terra. Chiudiamo una campagna elettorale di 4 mesi assieme a musicisti, artisti e intellettuali, che stimiamo e la cui presenza è per noi motivo di orgoglio. E lo facciamo a Udine, città che è stata governata per due mandati dal nostro candidato presidente Sergio Cecotti–quintessenza del buongoverno –, rivendicando la competenza amministrativa di Cecotti e di tutto il gruppo del Patto per l’Autonomia».

I Verdi del Friuli-Venezia Giulia, che non saranno presenti alle prossime elezioni regionali con il loro simbolo, attraverso un comunicato sottoscritto dai commissari regionali Rossano Bibalo e Antonio Cattarini, suggeriscono agli elettori di votare il Patto per l’Autonomia. «Nella candidatura del Patto per l’Autonomia, più indirizzata sulla partecipazione locale, sulla multiculturalità e sulla valorizzazione delle peculiarità del territorio senza imposizioni verticistiche, ci riconosciamo meglio – si legge nella nota diffusa –. Per questo motivo, suggeriamo il voto al candidato prof. Cecotti e ai candidati della lista del Patto per l’Autonomia. Un voto idealista e di testimonianza forse, ma sicuramente pulito e senza compromessi per il nostro futuro». Analoga posizione è stata espressa in occasione della serata di presentazione della lista del Patto a Gorizia da parte di Renato Fiorelli, presidente dei Verdi a Gorizia.

Cecotti al Comitato 482: «Friulano in Rai, governo inadempiente, una Regione seria l’avrebbe portato in tribunale. Sì a una struttura autonoma a Udine» «Le minoranze linguistiche sono il primo motivo per cui la nostra Regione è autonoma e speciale e la natura propria del Friuli-Venezia Giulia è quella di essere quadrilingue», afferma il candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia Sergio Cecotti. In tutte le situazioni dove è stata avviata una seria e democratica politica linguistica, questa ha messo all’opera saperi, competenze e processi di innovazione che hanno migliorato la situazione economica nel suo complesso. Ne è profondamente convinto Cecotti, che ha accolto l’invito del Comitato 482 (che aggrega oltre una ventina di realtà espressione delle comunità friulana, slovena e germanica della regione) a rispondere a una serie di quesiti elaborati a partire dalle conclusioni e dalle richieste scaturite a dicembre dalla Conferenza regionale di verifica e proposta sulla lingua friulana riguardo alla presenza del friulano nella scuola, nei media, nella pubblica amministrazione e nella pianificazione linguistica. Unico a non esprimersi – i quesiti erano rivolti agli aspiranti governatori del Friuli-Venezia Giulia – è stato il candidato della coalizione di centrodestra, il leghista Massimiliano Fedriga, che si è sottratto spesso al confronto in questa campagna elettorale per le Regionali 2018. Cecotti – condividendo una posizione comune a tutto il Patto per l’Autonomia – si è espresso chiaramente a favore del rafforzamento delle competenze regionali in materia di tutela delle minoranze e di promozione delle loro lingue, della certificazione e valorizzazione delle competenze dei docenti di friulano, della formazione nelle lingue minoritarie per i dipendenti della pubblica amministrazione e della competenza linguistica in friulano, sloveno e tedesco almeno come requisito accessorio per l’accesso al pubblico impiego. Sì alla carta di identità bilingue anche in friulano, a riconoscimento del fatto che le comunità del territorio sono plurilingui. Imprescindibile per il candidato del Patto per l’Autonomia è l’attribuzione alla Regione della competenza primaria, e conseguenti risorse, nel campo dell’istruzione (uno dei punti principali del programma del Patto per l’Autonomia). «Una volta ottenute dallo Stato, la Regione dovrebbe trasferire le competenze sull’istruzione, per gli aspetti legati all’”immersione linguistica”, alle Comunità linguistiche che devono diventare le istituzioni rappresentative delle identità del territorio». In merito alla programmazione Rai in friulano, Cecotti condivide concretamente la proposta formulata nel documento del Comitato 482 di una struttura autonoma stabile con sede a Udine, sottolineando le inadempienze del governo statale in questo ambito: «Una Regione seria – scrive – lo avrebbe già portato in tribunale».

Sergio Cecotti ha incontrato in Alto Friuli un gruppo di agricoltori e allevatori montani, organizzatosi attorno alla figura di Renato Gonano, che ha voluto ospitare il professore presso una stalla in Comune di Enemonzo. La struttura si è resa testimone del grande disagio vissuto oggi dalla categoria, che si descrive sospesa tra le fatiche di sempre - distribuite tra i giorni di un calendario che non conosce riposo - e l’insostenibile sistema delle incombenze burocratico-amministrative di oggi, in balia di ostacoli e ritardi che minano seriamente la tenuta di un presidio fondamentale per i territori marginali. Gli agricoltori montani di vecchie e nuove generazioni, in una Carnia in continuo spopolamento, segnata da fatti come l’esito drammatico della crisi Coopca, confidano si possa ripartire dal recupero reale dell’autonomia speciale di questa Regione, garantendo semplificazioni e defiscalizzazioni che consentano di mettere in sicurezza e rafforzare le aziende del settore primario. Chiedono di essere ascoltati e non abbandonati, di avere interlocutori autorevoli che possano favorire buone pratiche, semplici e ben definite; certezza di reddito a fronte di un lavoro che va ben oltre la mera produttività, consapevoli che la cura dell’ambiente montano è un patrimonio di cui può beneficiare l’intera comunità regionale, riconoscendo ad agricoltori e allevatori il ruolo di sentinelle e manutentori del territorio.

Creare le condizioni, gli strumenti per far lavorare le imprese del territorio. Lo hanno chiesto a gran voce al candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia Sergio Cecotti, i vertici dell’Ance, Associazione nazionale costruttori edili del Friuli-Venezia Giulia, incontrati oggi, martedì 24 aprile, nella sede di Ance Udine. E Cecotti non si è sottratto alla domanda, portando l’esempio da seguire. «La Regione Autonoma Trentino-Alto Adige ha ottenuto recentemente una norma di attuazione dello Statuto speciale che le consente di scrivere, con legge regionale, il suo codice di appalti, in difformità da quello che è il codice degli appalti generale, che vale su tutto il territorio dello Stato. Il Friuli-Venezia Giulia può fare altrettanto – ha spiegato Cecotti –, ottenendo che una quota significativa delle opere venga affidata alle imprese della regione che pagano le tasse qui e permettono di far riaffluire una parte delle risorse spese nel bilancio regionale. Le Giunte che si sono susseguite in questi anni non hanno attuato questa possibilità, ma per noi autonomisti è la strada da percorrere». Altra priorità: disincagliare i molti fondi bloccati dalla burocrazia regionale o locale, «perché seppur scarse, le risorse ci sono e potrebbero consentire un buon rilancio del settore se solo non venissero frenate in modo scandaloso». All’incontro erano presenti Andrea Comar, presidente di Ance Friuli-Venezia Giulia; l’ex presidente Valerio Pontarolo; Roberto Contessi, presidente di Ance Udine; Fabio Millevoi e Massimo Del Mistro, rispettivamente direttore e revisore dei conti di Ance Friuli-Venezia Giulia; Aurelio Di Giovanna, segretario di Ance Udine.

Moratoria sulla realizzazione di nuove centraline idroelettriche e costituzione di una società pubblica regionale per la produzione di energia, competenza piena per il governo del territorio Autonomia significa che le risorse e i beni comuni, come acqua, energia e paesaggio, che appartengono a tutti, devono essere gestiti a beneficio delle comunità e dei territori nelle quali quelle risorse si trovano. A partire da questo presupposto, il Patto per l’Autonomia, per bocca del suo segretario Massimo Moretuzzo, rivendica una moratoria sulla realizzazione di nuove centraline idroelettriche, che «rischiano di impoverire il paesaggio e di produrre scarsi benefici a fronte di impatti ambientali importanti» e pensa alla costituzione di una società pubblica regionale per la produzione dell’energia elettrica, «per far sì che i profitti generati dalla produzione di energia rimangono sul territorio e non finiscano ad arricchire società extraregionali». «La Regione non è stata in grado di modernizzare la strumentazione di governo del territorio, si è trovata a sovraordinare livelli di pianificazione senza una logica attendibile (e di fatto senza risultati) con piani di settore tra loro non coordinati, e nell’insieme ha accumulato ritardi incomprensibili, come nel caso del Piano di tutela delle acque – afferma il candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia Sergio Cecotti –. E va segnalato anche il fallimento nell’uso di strumenti di valutazione ambientale, quali la VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) e la VAS (Valutazione Ambientale Strategica), non più momenti partecipativi e pratiche efficaci su base scientifica, bensì ridotti a inutili passaggi burocratici. L’assenza di strumenti credibili di politica ambientale ha prodotto situazioni assurde come l’elettrodotto aereo Redipuglia-Udine Ovest». Lo stato di fatto si traduce per il Patto per l’Autonomia in una scelta coraggiosa e di responsabilità: quella di richiedere per la Regione Friuli-Venezia Giulia la competenza legislativa ed amministrativa piena nelle materie di governo del territorio, ambiente e paesaggio. «Solo una accresciuta coscienza ambientale dei cittadini e delle comunità accompagnata dalla diffusione di conoscenza può permettere l’attivazione di un percorso virtuoso – spiega Cecotti –. Ed è questo che la Regione Friuli-Venezia Giulia ed il sistema delle autonomie locali, ricostruiti nelle loro plurime identità e funzioni, devono saper garantire».  

Come si sostiene il tessuto imprenditoriale, come si crea occupazione? Per il candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia Sergio Cecotti «l’asse strategico è implementare un modello di sviluppo che interpreti i nuovi paradigmi (impresa 4.0, green economy, economia circolare) alla luce dei punti di forza competitivi che questa Regione può mettere in gioco, a partire dal nostro sistema della ricerca. Ma bisogna cambiare passo: da un territorio in cui hanno sede alcune istituzioni scientifiche d’eccellenza dobbiamo diventare un “ecosistema favorevole all’innovazione”. Le risorse di base le possediamo, ma manca una cultura di sistema e serve un “movimento di liberazione” dalle logiche burocratiche». E ancora, Cecotti pensa a un piano straordinario di investimenti pubblici per recuperare il gap di capitale territoriale prodotto dalla contrazione degli ultimi anni e finanziato attraverso il recupero di una parte dei 7 miliardi di euro sottratti alla Regione dallo Stato con gli accordi Tondo-Tremonti e Serracchiani-Padoan. E tra le azioni prioritarie, il candidato presidente del Patto per l’Autonomia propone  di «trasformare Friulia in un vero “fondo sovrano” regionale che entri nel capitale di rischio apportando all’impresa la filosofia del mondo 4.0; per aumentare la massa di risorse a sua disposizione, la nuova Friulia deve assorbire il Frie (Fondo di rotazione per le iniziative economiche del Friuli-Venezia Giulia). L’occupazione cresce creando imprese: la mia priorità è instaurare un sistema strutturato per la nascita di nuova impresa; i meccanismi tecnici per favorire la nascita di imprese esistono e funzionano, ma finora sono stati implementati su numeri irrisori: occorre un salto di scala».

E' in distribuzione nel numero di Aprile di "Il Paîs" con uno speciale dedicato alle elezioni regionali. Pubblichiamo uno stralcio dell'intervista a Sergio Cecotti. Un ritorno in campo in difesa degli interessi del territorio. Per questo motivo, Sergio Cecotti, quello che ancora per molti oggi è il sindic, ha deciso di candidarsi. “Questo è il senso della mia candidatura, con l’aggiunta di una sottolineatura: negli ultimi dieci anni gli interessi del territorio sono stati traditi e venduti da Tondo e Serracchiani per “farsi belli” agli occhi dei rispettivi capi-partito romani e fare carriera a spese dei cittadini del Friuli Venezia Giulia. Penso, in particolare, ai Patti Tondo-Tremonti e Serracchiani-Padoan che hanno sottratto dalle tasche dei friulani qualcosa come sette miliardi di euro”. Secondo lei quali sono stati i peggiori difetti dell’amministrazione Serracchiani? “L’autoreferenzialità, l’arroganza, il capriccio, la poca conoscenza del territorio, e la saccenza che le hanno impedito di confrontarsi con gli interlocutori per sbagliare un po’ di meno. Il risultato sono state due de-forme, quella della sanità e quella delle UTI, che hanno prodotto danni pesantissimi. La situazione della sanità, in particolare, è drammatica. Secondo lo studio CREA, la sanità del FVG, che tre anni fa era la seconda in Italia per performance, adesso è al 20-esimo posto su 21, molto indietro rispetto a Regioni come la Calabria o la Basilicata”. Uno dei temi cardine del vostro programma è l’autonomia e la difesa della specialità della regione. Secondo lei che ruolo si merita il Fvg in futuro? “Cominciamo da quello che iil FVG non si merita. Non si merita di avere la peggiore sanità d’Italia, non si merita di essere classificata dalla UE come Regione “in contrazione” dove calano reddito, capitale umano e capitale territoriale. I cittadini di questa Regione si meritano di ritrovare quell’orgoglio che abbiamo sentito negli anni della ricostruzione: essere  cittadini di una delle Regioni più dinamiche d’Europa, una Regione che produce qualità di vita per i suoi abitanti”. Per leggere l'intervista completa scarica il PDF: [download id="1244"]  

Le prime misure: Uti facoltative, penalizzare le Uti che non fanno sistema, decentrare la Regione, poteri effettivi alle Comunità linguistiche «La legge di riforma degli enti locali ha lacerato la coesione istituzionale e territoriale della nostra Regione. Come molte riforme “renziane”, si tratta di una riforma astratta che non tiene conto della realtà del Friuli-Venezia Giulia, composto da una pluralità di identità territoriali, linguistiche e storiche che non è lecito raggruppare “a caso” con scelte calate dall’alto – commenta il candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia, Sergio Cecotti –. Il percorso di ricostruzione regionale dovrà partire da un nuovo accordo, esplicito e trasparente, di interpretazione del ruolo della Regione e delle sue componenti territoriali e sociali che veda protagoniste le diverse Comunità, realtà locali e specificità linguistiche che vivono nell’intero Friuli-Venezia Giulia. Questo in una logica di rete e di riconoscimento delle specifiche funzioni e vocazioni, escludendo ogni prevaricazione gerarchica. L’unico aspetto positivo della riforma – continua Cecotti – è l’istituzione delle 3 Comunità linguistiche come organismi di rappresentanza delle minoranze friulana, slovena e tedesca, ma anche qui la soluzione trovata è molto debole. Io intendo conferire alle tre Comunità poteri reali. Penso al modello belga delle Comunità linguistiche come Istituzioni rappresentative delle nazionalità costitutive la Regione, dotate di propri poteri effettivi e forti (per esempio nell’istruzione e nella cultura). Questa soluzione ci permetterebbe di tenere assieme le diverse ragioni dei territori e delle identità che compongono la Regione».   Quali i primi provvedimenti da prendere? «Rendere facoltativa la partecipazione alle Uti; la possibilità di fusioni tra Uti; lasciare alla libera autodeterminazione dei Comuni l’individuazione delle aggregazioni; invertire il meccanismo di penalizzazione finanziaria, penalizzando le Uti che non riescono a fare sistema locale, non i Comuni che (legittimamente) ritengono di non aderirvi, poiché giudicano l’Uti non interessante per i propri cittadini. Ma il cuore del riassetto istituzionale del Friuli-Venezia Giulia – sottolinea Cecotti – consiste nella riforma della Regione stessa, che deve smetterla di essere una Regione “qualunque” e adempiere alla sua missione di Istituzione che costruisce il futuro in un’area europea ricca di storie, culture e vocazioni diverse. Eliminate le Province (effetto di un’altra legge “renzianissima”), la Regione deve decentrarsi e lavorare con il territorio e per il territorio».

In visita a Sappada – il 29 aprile al voto, per la prima volta, per le elezioni del Friuli-Venezia Giulia dopo il passaggio dal Veneto –, Sergio Cecotti, candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione, ha incontrato i cittadini nel corso di una giornata densa di impegni nella montagna friulana. «Abbiamo discusso i problemi della transizione e toccato con mano il fatto che la burocrazia regionale in questi mesi non ha adempiuto al proprio dovere di facilitare il trasferimento delle varie funzioni dalla Regione Veneto alla Regione Friuli-Venezia Giulia. In particolare, i sappadini non hanno ancora la tessera sanitaria del servizio del Friuli-Venezia Giulia e questo la dice lunga sull’inefficienza della nostra sanità regionale». Il candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione si è espresso anche sulle altre comunità che aspirano a passare, come Sappada, al Friuli-Venezia Giulia, «alcune delle quali friulane da sempre, anche dal punto di vista linguistico come Cinto Caomaggiore». «Se lo desiderano – ha detto Cecotti –, noi del Patto, che sosteniamo il principio di autodeterminazione, siamo favorevoli, ma dobbiamo dare il benvenuto a questi Comuni creando condizioni positive: passare al Friuli­-Venezia Giulia deve essere effettivamente un vantaggio per loro e questo lo si ottiene rendendo l’autonomia speciale un valore, usandola per migliorare la qualità della vita dei cittadini». Nel giorno della firma dell’accordo tra gli esponenti di centrodestra del Nord Fedriga, Zaia, Fontana e Toti, «sarebbe un paradosso – ha concluso Cecotti, rivolgendosi agli amici sappadini – se, dopo anni e anni di battaglie per ritornare nella Regione di origine e appartenere così a una Regione a statuto speciale, venissimo tutti conglobati nella macroregione del Veneto e, voi con noi, perdessimo sia la specialità sia l’esistenza stessa della Regione».

«2000 posti di lavoro con investimenti adeguati». Il Patto per l’Autonomia incontra gli imprenditori della Delegazione di Tolmezzo di Confindustria Se è vero che una “questione montagna” esiste, è altrettanto vero che essa va posta in maniera diversa dal passato: della montagna occorre occuparsi non per assisterla, ma per far sì che il suo valore, le sue specificità, i suoi tanti talenti siano valorizzati e messi in circuito, a beneficio della montagna stessa e della regione nel suo complesso. Agli imprenditori del territorio montano – guidati dal Coordinatore della Delegazione di Tolmezzo e Vice Presidente di Confindustria Udine Vittorio Di Marco –, che lo hanno incontrato giovedì 19 aprile, presso la Delegazione di Tolmezzo di Confindustria, il candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia, Sergio Cecotti, ha sottolineato l’urgenza di un cambio di passo, condivisa dai partecipanti all’incontro. Cecotti ha sottolineato la necessità di partire da un piano straordinario di investimenti «per ricostituire quel capitale territoriale che è stato disperso negli ultimi 10 anni. Si tratta di una azione massiccia per il risparmio energetico, per la sicurezza intrinseca del territorio (dalla antisismicità degli edifici agli interventi di cura rispetto alle acque ed alle questioni idrogeologiche), che deve contemporaneamente sapersi confrontare con il tema del consumo di suolo, del recupero del costruito e della definizione degli equilibri tra zone antropizzate e rurali o naturali». Viviamo un mutamento di paradigma che coinvolge l’economia di tutto il mondo occidentale; nel nuovo paradigma, territori svantaggiati nella precedente fase partono con un vantaggio che non va assolutamente disperso. Ecco allora l’importanza di sviluppare su basi nuove il turismo in montagna e di fare in modo che le risorse e i beni comuni che appartengono a tutti, come l’acqua, «vengano gestiti a beneficio delle comunità nelle quali le risorse si trovano». E a fronte di una «confusione normativa» tra le diverse normative di tutela, come il Piano delle acque, quello delle attività estrattive o quello paesaggistico, generata da una «Regione che non è stata capace di interpretare correttamente le esigenze del territorio», in caso di elezione, Cecotti si è impegnato ad intervenire per sanare la situazione. All’incontro a Tolmezzo è intervenuto anche Domenico Romano, presidente del Bim, il Bacino Imbrifero Montano, candidato al Consiglio regionale con il Patto per l’Autonomia nella circoscrizione di Tolmezzo (nella medesima si presentano per il Patto anche Olga Passera e Gianpietro Zanni). Romano ha condiviso la necessità espressa dagli imprenditori presenti di investire nella diffusione della banda ultra larga anche nei paesi di montagna. Nonostante gli impegni presi a livello istituzionale – è stato detto –, il sistema di connessione presenta evidenti disfunzioni e vi sono gravi ritardi nelle possibilità di accesso alla banda ultra larga. In materia di idroelettrico, «ci vuole una legge regionale per regolamentare il rilascio di nuove concessioni, per togliere le piccole derivazioni che stanno solo prosciugando fiumi, torrenti e ruscelli, e gestire direttamente le rimanenti derivazioni principali, per restituire le risorse ai territori, prevedendo – ha spiegato Romano – che per ogni kw prodotto, come fanno il Trentino e l’Alto Adige, possa essere messo a disposizione delle industrie, delle case di cura, delle case di riposo, degli hotel del territorio, un quantitativo energetico a costo zero. Una misura a ristoro dei danni subiti dal territorio». Nel settore legno, «oggi una buona parte della materia prima ricavata dai nostri boschi viene esportata, lavorata e commercializzata in Austria. Serve una legislazione che supporti e valorizzi la filiera foresta-legno locale, dal taglio alla lavorazione dei materiali con un alto valore aggiunto: avremo una potenzialità di mercato con un marchio nostro, che potrebbe creare, con un investimento adeguato, 2000 posti di lavoro in un anno». Infine, «si dovrà costruire una politica di sostegno alle attività edilizie, pesantemente compromesse dalla crisi economica, e, coordinandosi con le scuole e gli istituti professionali, formare il personale addetto garantendo manodopera a medio e lungo periodo, e sburocratizzare, rendendole più celeri, le gare d’appalto».

Duro il giudizio del candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia, Sergio Cecotti, sull’annunciato asse tra governatori di centrodestra del Nord. Sabato 21 aprile, a Trieste, la firma dell’accordo tra Massimiliano Fedriga, Luca Zaia, Attilio Fontana e Giovanni Toti. «È una minestra riscaldata – commenta Cecotti –, un film già visto. Si tratta di una manfrina elettorale che il centrodestra ripete a ogni elezione regionale come il “contratto con gli italiani” di Berlusconi da Vespa. Il 16 febbraio 2013 l’allora presidente del Friuli-Venezia Giulia Renzo Tondo firmò un identico patto con Zaia, Maroni e Cota, che fu presentato dai firmatari come “patto per la macroregione del nord”. Sappiamo tutti che i patti firmati da Tondo sono stati una autentica tragedia per questa Regione. Evidentemente il centrodestra non impara nulla dai propri errori, e torna a ripeterli sempre uguali. Si dice che la storia si ripete sempre due volte: la prima volta in forma di tragedia, la seconda in forma di farsa. Tondo è stata la tragedia…»

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