Dopo quanto accaduto ieri a Pordenone, nell’esprimere la massima solidarietà agli operatori sanitari traumatizzati dalla violenza che si è scatenata sul loro mezzo, ci inseriamo in un dibattito che sta assumendo toni fuori luogo. Lo facciamo innanzitutto per stigmatizzare il turpe sfruttamento bipartisan a fini elettorali della questione degli immigrati. Partendo dai drammatici fatti di cronaca, da destra si soffia pericolosamente sulle braci della crescente insofferenza popolare; dalla parte opposta si levano affermazioni scandalose come quella fatta dal segretario del PD, “noi investiamo su carabinieri e polizia”, quando è vero esattamente il contrario. Che in Italia ci sia un problema legato all’immigrazione è innegabile. Ma altrettanto innegabile è che altri paesi europei, con flussi migratori anche più ingenti del nostro, hanno saputo farvi fronte con competente efficienza. Il nostro paese sconta invece le scelte sbagliate a suo tempo fatte da governi di centrodestra, come la legge Bossi-Fini le cui lungaggini burocratiche, ibridandosi con la goffa gestione e coi tagli di risorse dei recenti governi di centrosinistra, hanno prodotto una situazione indegna di una comunità civile, un autentico cocktail esplosivo, per cui non devono sorprendere episodi intollerabili come quelli di Macerata: cercare il capro espiatorio è un comodo alibi per nascondere le proprie colpe, e per fare sporchissima raccolta di consensi elettorali. Che un problema di grave impatto sociale esista è innegabile, e il nostro territorio lo sta provando sulla propria pelle. Il punto è che lo Stato non fa nulla per regolare e controllare i flussi dell’immigrazione clandestina: come per tutte le problematiche che è incapace a gestire, le scarica sulle comunità locali e, tramite il sistema prefettizio, impone le presenze straniere sul territorio, finanziandole e quindi, di fatto, incentivandole. Nel contempo si tagliano le forze di sicurezza e si impedisce ai Comuni di dotarsi di idonei strumenti di controllo e di prevenzione. Sul caos che si è così generato s’innestano anche gli interessi equivoci di chi sfrutta l’accoglienza e di chi ne ha fatto un business, suscitando il legittimo sdegno di una popolazione stremata da una grave crisi economica e morale. Come Patto per l’Autonomia crediamo che i partiti tradizionali, così come i governi da loro espressi, non siano la cura, bensì la causa del male. In un saggio del 1930 il sociologo tedesco Siegfried Kracauer descrisse una società molto simile alla nostra, una società di persone “spiritualmente senza tetto”, e quella società era la Repubblica di Weimar, era la società che incubava l’uovo di serpente del nazismo. Le forze politiche avrebbero il dovere morale, oltre che il compito istituzionale, di cercare una soluzione concordata e di buon senso a un problema assolutamente gestibile a patto che lo si voglia affrontare con la forza della ragione e non di un’emotività strumentalmente pilotata. Sempre Kracauer scrisse che “l’intelletto non è altro che lo strumento di distruzione di tutti i residui mitici che sono in noi e fuori di noi”. Residui mitici come il razzismo, nel nostro caso, o l’idea che tutti i mali del mondo vengano da fuori. Purtroppo risolvere i problemi sembra ormai un obiettivo fuori portata per i politici nazionali e per le loro marionette locali, che si limitano a sparate propagandistiche, infischiandosene del fatto che quelle sparate possano portare - come hanno già portato - a gesti estremi, a spari veri. Le leggi razziali e i campi di sterminio nacquero così, dal consenso o dall’acquiescenza al mito della “minaccia giudaica”. Non possiamo permettere che questo si ripeta. È intollerabile rinunciare all’uso della ragione, com’è altrettanto intollerabile accettare lezioni o prendere consigli da chi - a destra come a sinistra - ha dimostrato di aver perso il contatto con la realtà e di voler fare campagna elettorale sulla sofferenza e sulla paura, come certi biechi programmi televisivi. Come Patto per l’Autonomia crediamo nella concretezza e nella comunità. Così come nelle ormai quotidiane sciagure della montagna la colpa non è attribuibile alla neve ma all’imprudenza e all’incoscienza di certi sciatori, allo stesso modo le colpe di un’immigrazione fuori controllo ricadono sull’incapacità di un establishment politico tutto da rottamare, che non sa più gestire nemmeno il quotidiano, figuriamoci le emergenze. Come Patto per l’Autonomia condanniamo fermamente razzismo e intolleranza, così come qualsiasi uso della violenza, fisica come verbale. Ma condanniamo, nel contempo, anche l’incapacità degli ultimi governi di affrontare un problema concreto in modo degno di un Paese europeo. Ai cittadini chiediamo di non farsi guidare dall’emotività e di fidarsi della capacità progettuale e operativa di chi sempre più s’identifica nel Patto per l’Autonomia: in primo luogo gli amministratori locali, sui quali la gestione degli immigrati è stata di fatto scaricata e che l’affrontano ogni giorno in prima linea, con concretezza e impegno, ma soprattutto i cittadini – e sono tanti – che non hanno rinunciato a pensare e ad agire da esseri civili e responsabili. Come Patto per l’Autonomia vogliamo essere in Parlamento per portare la voce delle nostre comunità sulle quali sono state scaricate le conseguenze delle incapacità dei partiti italiani (di tutti i partiti italiani!), perché le scelte non passino ancora una volta sulle nostre teste e i problemi trovino finalmente la loro soluzione.   Tullio Avoledo e Markus Maurmair

Dopo la Corte Costituzionale, ora è la Corte dei Conti a mettere in discussione l’operato della Regione Friuli Venezia Giulia, osservando che “sia l’area della prevenzione che quella dell’appropriatezza e complessità dell’attività ospedaliera vedono il sistema sanitario regionale perdere posizioni, scendendo ancora nella graduatoria delle Regioni nelle specifiche classifiche nazionali”. La relazione della Corte dei Conti ha suscitato l’ira della governatrice uscente, che l’ha definita “generica, basata su dati incompleti e senza riferimenti precisi agli studi che dimostrerebbero performance negative, quando tutti i dati dicono che il Fvg ha una sanità in miglioramento”, aggiungendo che “la magistratura contabile esprime al meglio le sue competenze quando si muove sul terreno che le è proprio, ossia quando esamina conti e bilanci. Ci sono ambiti, come la salute, che richiedono specializzazioni diverse o ulteriori”. Drastico il suo giudizio finale: “La magistratura non deve fare politica” e “quanto accaduto è al limite dell’eversivo”. La prossima volta che il partito della governatrice uscente (o quello che ne resterà) dovesse aver di nuovo l’uzzolo di manomettere la Costituzione, si ricordi di abrogare o modificare anche l’art. 103, che stabilisce che la Corte dei Conti è giudice competente a valutare le responsabilità di chi ha la gestione del pubblico denaro. La Corte dei Conti ha essenzialmente lo scopo di responsabilizzare l’attività dei pubblici dipendenti nei confronti dei cittadini non solo e non tanto a fini ripristinatori di equilibri patrimoniali pubblici, ma soprattutto per scopi dissuasivi e a fini emendativi del cattivo esercizio del potere delle amministrazioni. Quindi, ad avviso del Patto per l’Autonomia, la competenza della Corte dei Conti in  questo caso non può assolutamente essere messa in discussione, soprattutto da chi è soggetto alla sua censura. Quanto alle “specializzazioni diverse o ulteriori” che stando alla governatrice sarebbero richieste per ambiti come la salute, non ci risulta che quelle dell’assessore uscente alla Salute Maria Sandra Telesca riguardino la sanità bensì, salvo errore, l’amministrazione e la gestione del personale. Nonostante i supposti “dati” genericamente evocati dalla governatrice uscente, la percezione che la sanità regionale sia in miglioramento non sembra condivisa né dagli utenti né da chi negli ospedali lavora e combatte ogni giorno contro le crescenti drammatiche carenze di mezzi e di organico. Bastano le cronache, anche di questi giorni, per smentire le buone condizioni di salute del servizio sanitario regionale vantate dalla signora Serracchiani: quando si rischia di morire su una barella per gli eccessivi tempi di attesa al pronto soccorso, la soluzione al problema non può essere la “stretta sulla qualità dei servizi” introdotta dalla delibera approvata ieri dalla Giunta regionale su proposta dell’assessore uscente Telesca, improntata essenzialmente - ancora una volta! - al risparmio di risorse. Anche su questa delibera sarebbe il caso che la signora Serracchiani aprisse da subito un capitolo di discussione con la Corte dei Conti, per evitare altre bacchettate in futuro: bacchettate che cadrebbero su mani diverse dalle sue. Imbarazzante, comunque, il fatto che a contrastare la relazione della Corte dei Conti venga prodotta una replica firmata dai direttori generali  delle aziende sanitarie regionali che mette in discussione le valutazioni negative sul servizio. Imbarazzante ma coerente: in effetti l'ultimo rapporto CREA che ha certificato il drammatico calo della nostra sanità nella classifica nazionale avrebbe visto il Friuli Venezia Giulia all’ultimo posto, nella percezione degli utenti e degli operatori sanitari. A tirarla su fino al penultimo è stato l’unico indicatore strapositivo: l’autovalutazione dei direttori generali sul proprio operato… D’altra parte il proverbio c’insegna che è inutile chiedere all’oste se il suo vino è buono. L’orchestrina del Titanic continuò diligentemente a fare il suo lavoro mentre la nave affondava, e probabilmente ritenne di aver fatto un buon lavoro, così come il capitano e gli ufficiali di bordo. Un po’ diversa, possiamo immaginare, sarà stata la percezione dei passeggeri e dei marinai. Come Patto per l’Autonomia riteniamo che la tutela della salute dei cittadini della nostra regione debba essere obiettivo prioritario, e che i costi per una sanità efficiente ed esemplare siano del tutto sostenibili, purché cessi una volta per tutte l’insensato drenaggio di risorse locali ad asserito sostegno di un  “risanamento del debito pubblico nazionale” di cui, ad onta di tutti i sacrifici impostici ben oltre il dovuto, sinora non s’è vista traccia. La tutela della salute è un diritto essenziale dei cittadini, rispetto alla quale i tagli e i risparmi fatti sulla nostra pelle sono un lusso che non possiamo permetterci: è questione, letteralmente, di vita o di morte. In un momento in cui i partiti tradizionali non fanno nulla per contrastare lo stato di degrado della sanità regionale, come Patto per l’Autonomia ringraziamo, a nome di tutti gli abitanti della nostra regione, la Corte dei Conti per una critica costruttiva da cui partiremo per ripensare la sanità regionale, una volta liquidata l’attuale infelice parentesi governativa, misericordiosamente giunta al termine. Tullio Avoledo  - candidato al Senato per il Patto per l’Autonomia #TullioAvoledo #PattoPerlAutonomia #IoSonoSpecialeVotoIlPatto

In un articolo di qualche giorno fa ci ha incuriosito la frase: “Non solo Cerno, altri due giornalisti in gara”. Approfittiamo della svista per segnalare che in “gara” nelle file del movimento Patto per l'Autonomia ci sarà anche il direttore de "La Patrie dal Friûl”, lo storico mensile in lingua friulana fondato nel 1946, Andrea “Dree” Venier, che ha lasciato il ruolo a fine 2017. Una adesione importante al nostro progetto che ci sentiamo di evidenziare presentandovi il nostro candidato!   Andrea Venier, nato a Tolmezzo il 15 giugno 1967, dal 1999 lavora al Corriere della Sera a capo del “back office” infografica, che si occupa delle infografiche che escono quotidianamente sul Corriere. Giornalista professionista dal 2003, è stato due volte direttore dello storico mensile in lingua friulana “La Patrie dal Friûl”, dal 2007 al 2010 alla morte di Pre Toni Beline (personaggio assai importante per i friulani) e dal 2015 al 2017. Diplomato in illustrazione all’Istituto Europeo di Design di Milano, ha realizzato parecchi fumetti in friulano, fra i quali “Capitan Cjargne” e “I Gnognosaurs”. Per chi li volesse leggere in italiano, i Gnognosaurs escono ogni lunedì sulle pagine de “L’Economia”, il supplemento economico gratuito del Corriere della Sera. Vi allego l’ultima striscia uscita questo lunedì e una foto di Andrea Venier.

via Invece andrò a votare Dal blog Timmy the Red… my way qui si dovrebbe parlare di moto, motociclisti e viaggi in moto, ma non solo…

La sottoscrizione in piena campagna elettorale e a fine mandato vincola il bilancio della Regione fino al 2019 e temiamo impegni la futura amministrazione a non poter ricorrere contro eventuali provvedimenti discriminatori in materia di trasferimenti a danno dei nostri interessi: non proprio un gran affare se non forse per Serracchiani che pensa di aver costruito un percorso a spot dall’evidente finalità di propaganda elettorale per la sua fuga dalla nostra Regione. Di fatto, le rinnovate concessioni ottenute con il cappello in mano, altro che “risultato strategico e Autonomia premiata”, lasciano nel bilancio regionale le cifre inalterate, come anticipato alcune settimane fa dallo stesso assessore regionale Peroni, poiché i famosi 120 milioni di euro in più non sono altro che una ripetizione dello sconto, di circa il 10 percento, che ci è stato elargito a partire dal 2014 con il primo accordo Padoan – Serracchiani, a fronte di una compartecipazione di oltre 1,2 miliardi di euro all’indebitamento nazionale. La conferma nei dati della Corte dei Conti. Infatti nella sua relazione sullo stato del bilancio regionale 2016, si veda l’allegata tabella, si evince che la nostra Regione, al netto dello sconto praticato, versa annualmente allo Stato centrale 1,1 miliardi di euro per compartecipare alla riduzione del debito nazionale che, paradossalmente, continua a crescere, anche perché la sensazione che abbiamo è che i nostri soldi servano a ben altro. Pertanto, se nel bilancio regionale sono previste uscite di compartecipazione per 370 milioni, fissi e immutati, la riduzione per due anni dovrebbe portare giovamento ma è da comprendere fino a che punto. Il primo dubbio sorge rispetto all’opportunità del passaggio al “maturato”, in sostituzione del “riscosso”, con la riduzione delle aliquote di compartecipazione, ad esempio, su un tributo solido e certo come l’IVA, passando dal 91 al 59 percento, in cambio dell’estensione della compartecipazione a un maggior numero di tassazioni cui attingere. Ne vale la pena soprattutto quando sono sempre incombenti gli effetti delle clausole di salvaguardia con i probabili aumenti delle aliquote dell’IVA? Secondariamente, la soluzione del “maturato” dovrebbe avvantaggiare la Regione ma si omette il fatto che nella stessa finanziaria dello Stato sono state introdotte l’eliminazione di alcune leggi esistenti di contribuzione dello Stato verso enti regionali onde preservare questa parità: è il caso della legge che prevedeva il rimborso dello Stato per l’IMU sulla prima casa abrogata. E naturalmente l’incubo dei 370 milioni incombe sempre dal 2020 all’eternità ed è questo il motivo per cui continuiamo ad avanzare la nostra proposta di partito territoriale. Il Patto per l’Autonomia nasce per valorizzare la nostra Regione a statuto speciale e per difendere i suoi cittadini dall’ingiustizia di continuare a contribuire al risanamento dello Stato in maniera più che proporzionale rispetto la sua popolazione che rappresenta il 2 percento del totale nazionale a fronte di un esborso di 1,1 miliardi pari a un 4,4 percento del totale di contribuzione richiesto alle regioni per la riduzione dell’indebitamento di 25 miliardi di euro l’anno. Markus Maurmair #MarkusMaurmair #PattoPerlAutonomia #IoSonoSpecialeVotoIlPatto

MARKUS MAURMAIR - PATTO PER L’AUTONOMIA SENZA COLORI Maurmair: "Patto per l’Autonomia si presenterà sia alle elezioni nazionali, sia per entrare nel consiglio regionale. Principalmente vorrebbero diventare strategici nei confronti dei partiti nazionali, per fare in modo che quello che fino a oggi ci è stato “scippato”, sia restituito al Friuli Venezia Giulia: per la Corte dei Conti dal 2008 in poi la Regione ha iniziato a versare, per ridurre il debito nazionale, delle cifre che sono cresciute, passando dai cento milioni al miliardo e duecento milioni del 2015. Soldi che lo stato ci ha dato è che noi abbiamo dovuto restituire allo stesso per l’abbattimento del debito Nazionale. Il problema è che se facessimo un confronto in termini di popolazione, quello che diamo corrisponde a quasi il 5%, mentre la popolazione del Friuli Venezia Giulia è poco più del 2%. Diamo il doppio di quello che dovremmo e mai nessuno ci ha tutelato rispetto a questa richiesta. Noi dovremmo avere circa mezzo miliardo di euro l’anno e con quei soldi in più nel nostro bilancio regionale, forse qualche servizio migliore per i nostri cittadini e qualche opera significativa avremmo potuto realizzarla."

Avoledo contro l'accordo finanziario Stato-Regione "Quello della Serracchiani è una resa condizionata a un patto scellerato" Una dura presa di posizione contro il rinnovo del Patto finanziario Stato-Regione, sottoscritto ieri dalla presidente uscente Debora Serracchiani e il Ministro Pier Carlo Padoan, è quella del Patto per l'Autonomia, che interviene attraverso il candidato al Senato Tullio Avoledo (nella foto), che cita la nota ufficiale della stessa Serracchiani: “Abbiamo conseguito, sul finire della legislatura, un risultato di grande importanza per il futuro, che testimonia il riconoscimento della nostra autonomia regionale da parte del Governo nazionale e l’autorevolezza di questa Giunta regionale nell’interlocuzione con Roma”. "Un tono - ribatte Avoledo - al cui confronto il Bollettino della Vittoria del generale Diaz sembra una sobria comunicazione dovuta. Par di sentire il rombo dei tamburi… Peccato che la nota sia un capolavoro di bis-pensiero, che Orwell avrebbe potuto tranquillamente usare nel suo '1984', a cominciare da quando chiama in causa l’accordo Tremonti-Tondo dimenticando che quello in vigore, a danno della Regione, è l’accordo Serracchiani-Padoan del 2014. Le bugie, per fortuna, hanno le gambe corte. Perché la verità è ben diversa. Altro che “riconoscimento della nostra autonomia regionale”! E dov’è la vostra “autorevolezza”, se vi ritrovate a mendicare qualcosa che è nostro di diritto? Dov’è, questa “autorevolezza”, quando rinunciate per il futuro a tutelarci verso il governo nazionale, firmando una condizione capestro come quella con cui avete rinunciato, per ora e per sempre, a impugnare?" "Gentile Debora, governatrice agli sgoccioli - conclude Avoledo -, la sua non è affatto una vittoria. E’ tutt’al più una resa condizionata a un patto scellerato che da anni strangola la nostra Regione e ha portato, per fare un solo esempio, la nostra Sanità a precipitare in tre anni dal 2° al 20° posto nella classifica nazionale. Quel patto scellerato, oltretutto, è lei ad averlo firmato, sulla pelle di tutti gli abitanti della Regione: quello che ha ottenuto due giorni fa a Roma è un semplice sconto sulla pena, di cui non c’è da essere orgogliosi, visto che è stata lei a farci condannare".

Nei commenti entusiastici all’accordo siglato con il governo, la presidente Serracchiani dimentica di citare il “suo” capolavoro dell'ottobre 2014 e cioè il suo patto con il ministro Padoan dove, il contributo di 370 milioni annui previsto dal precedente Patto Tondo-Tremonti per il federalismo, diventa “concorso al risanamento del debito pubblico” accettando altresì di rinunciare a tutte le cause della Regione davanti la Corte Costituzionale che, se vinte, avrebbero potuto ridurre l'entità delle precedenti “espropriazioni”. In altre parole, la Serracchaini, con il suo patto, confermava e stabilizzava il salasso dello stato nei confronti della Regione rinunciando anche a contestarlo giuridicamente (e naturalmente anche politicamente) nel tempo. E’ sul riconoscimento e stabilizzazione di quell’espropriazione che oggi viene concesso (e sottoscritto come fosse chissà quale risultato) lo sconticino di 120 milioni! In altre parole, la Serracchiani sventola, quando è in regione, l’assegno di 120 milioni (per due anni) ma dimentica il salasso di miliardi che lei, confermandolo e stabilizzandolo, ha portato trionfalmente a Roma dopo averlo tolto alle tasche dei cittadini del FVG. Dov’è dunque il vantaggio?

Seconda uscita di presentazione dei candidati del Patto per l'Autonomia, questa volta in provincia di Udine a San Marco di Mereto di Tomba. Di fronte a un pubblico di quasi 300 persone e alla presenza di Tullio Avoledo, Angelo Floramo e Sergio Cecotti è stata ufficializzata la candidatura alla Camera dei Deputati, di Massimo Moretuzzo, sindaco di Mereto di Tomba, ed esponente del Patto per l’Autonomia. Pur avendo mandato solamente qualche e-mail e un po’ di messaggi, senza allargare troppo gli inviti, il risultato è andato ben oltre ogni aspettativa. Sala strapiena, persone entusiaste, interessate, emozionate, pronte a mettersi in gioco con il Patto per l’Autonomia. Ringraziamo davvero tutti e ci scusiamo con chi non è riuscito ad entrare o avrebbe voluto esserci. È stato il secondo di una lunga serie di incontri che ci porterà prima alla tornata del 4 marzo e poi a quella del 29 aprile. Noi ci siamo. Perché nessuno disponga di noi senza di noi. #PattoPerLautonomia #MassimoMoretuzzo #SonoSpecialeVotoilPatto #AngeloFloramo #TullioAvoledo #SergioCecotti [gallery ids="848,849,850,851,852,853,854,855,856" type="rectangular"]

Consegnate le firme raccolte, il nuovo partito competerà in tutti i collegi. PATTO PER L’AUTONOMIA in lizza per le politiche Dopo tanti anni i cittadini del Friuli Venezia Giulia avranno l’occasione per dare il loro consenso a un movimento che ha l’ambizione di rappresentare i loro interessi, e non quelli di partiti che sono legati mani e piedi a Roma e non si fanno scrupolo a catapultare “visitors” umiliando i loro stessi rappresentanti sul territorio. Alle elezioni politiche del 4 marzo sarà infatti presente anche il Patto per l’Autonomia, una forza trasversale nata dall’iniziativa di sindaci ed amministratori e apertasi poi a molti esponenti della società civile, che vuol difendere e rilanciare la specialità del Friuli Venezia Giulia rispondendo alle esigenze di autogoverno delle comunità regionali. Stamani il presidente del Patto, il sindaco di Valvasone Arzene Markus Maurmair, ha depositato in Corte d’Appello a Trieste le firme raccolte per la presentazione delle liste che correranno in tutti i collegi della regione. “Crediamo – sostiene Maurmair - che i cittadini non si lasceranno sfuggire l’occasione di scegliere persone competenti che sono espressione della loro terra e della loro gente. Candidati al di fuori dei giochi di quei partiti che, con il marasma di questi ultimi giorni, fatto di nomi depennati o imposti da Roma o Milano, hanno dimostrato tangibilmente che a comandare in Friuli Venezia Giulia non sono coloro che sono stati eletti, ma le segrete segreterie a cui rispondono”. “Se vogliamo cambiare realmente le cose deve nascere anche in Friuli Venezia Giulia un partito territoriale radicato con testa e cuore in regione, che vada a rinegoziare i patti con lo Stato che stanno di fatto svuotando finanziariamente la nostra autonomia”. Per questo molti cittadini hanno ritenuto di dover dare il proprio sostegno a un nuovo soggetto politico come il Patto, che vuole interpretare questo ruolo come “una proposta seria e alternativa che già sta facendo presa, specie tra chi è stufo di una politica che non lo rappresenta più”. I nostri candidati all'UNINOMINALE: - Camera collegio di Trieste ERIKA FURLANI - Camera collegio di Gorizia LUCIA PERTOLDI - Camera collegio di Udine DIEGO NAVARRIA - Camera collegio di Codroipo MASSIMO MORETUZZO - Camera collegio di Pordenone MARKUS MAURMAIR - Senato collegio di Trieste ELISABETTA BASSO - Senato collegio di Udine TULLIO AVOLEDO Liste del PLURINOMINALE - Camera MARKUS MAURMAIR ROSSELLA MALISAN FEDERICO MONTI ERIKA FURLANI - Senato FEDERICO SIMEONI MIRIAM CAUSERO ANDREA VENIER TIZIANA TELLINI #PattoPerlAutonomia #SonoSpecialeVotoIlPatto #Grazie  

Casaleggio padre riuniva in sè la parte visionaria e sognante di un progetto nuovo di democrazia e la parte commerciale ovvero la capacità di tradurre le visioni in prodotti politici vendibili anche se molte volte incomprensibili agli elettori. In sintesi vendeva la protesta. La trasmissione dinastica del potere ha portato Casaleggio figlio a dirigere la sezione vendite, che tramite di Maio commercializza la proposta di un partito sempre più simile a coloro che voleva sostituire. Togliere, togliere, abolire e ancora abolire senza indicare minimamente come e neppure con che scopo finale. Tra le promesse manca solamente la lotteria fra i votanti per vincere una batteria di pentole, in gara continua con il più grande venditore di aspirapolvere conosciuto ovvero Silvio. La parte visionaria è rimasta a Grillo che per quanti sforzi faccia non riesce ad andare oltre una satira sempre più scadente. Nemmeno un lontano ricordo delle lucide elucubrazioni di Casaleggio padre. Indipendentemente dai voti che avranno, i 5S di oggi sono altra cosa del movimento originario, sono un partito che in fretta sta imparando e assimilando il peggio della politica e dei politicanti che voleva sostituire. Come disse Andreotti riferendosi ai leghisti “ lasciateli venire a Roma vedrete che i palazzi e i tappeti delle Camere li ammorbidiranno presto". L'Insonne LASZLO MOHOLY NAGY, IL VISIONARIO

Pregiatissimi, oltre 10 anni or sono, quando ancora lavoravo e avevo un po' più a mano gli strumenti di Office, avevo predisposto un foglio Excel per verificare la distribuzione di allora di certi fondi regionali, per la cultura in generale, per il teatro, ecc.; pochi giorni fa è stata riportata sul MV la distribuzione 2018 dei fondi per la cultura “Alle realtà più rilevanti e strutturate”. In pratica a soggetti tipo Cinemazero, Cec, Cappella Underground; Teatro Verdi Ts, Teatro Verdi PN, Giovanni da udine; Mittelfest, Nico Pepe, Folkest, ecc.  La tavola pubblicata completa degli importi,  il commento e il titolo stesso, fanno intendere che “more solito” “L’infornata da 13 milioni premia Trieste”.  Ma non evidenziano la sproporzione intollerabile che invece balza agli occhi da una opportuna aggregazione e comparazione dei dati e, soprattutto, dal grafico, generato automaticamente, dal foglio Excel.  Avendo rintracciato quello di allora ho aggiornato i dati e ne deriva quanto vedete nel grafico. Io proprio non comprendo come si possa tollerare una cosa del genere ovvero che rispetto al totale regioanle: Al territorio di Trieste venga assegnato il 45,85 del fondo a fronte di una popolazione residente del 19,24% e una produzione di valore aggiunto (da cui le imposte raccolte) del 20,88%; All’Udinese il 29,06% di fondi a fronte di una popolazione del 43,67% e valore aggiunto del 42,61%; Al Friuli occidentale il 12,72% per una popolazione del 25,66% e un valore aggiunto del 25,99%; Ragionevole la sola Gorizia: 12,37% fondi, 11,43 popolazione, 10,86 valore aggiunto. Buone riflessioni! Ubaldo Muzzatti

Ieri sulla stampa è stato dato risalto, ad un elenco di importanti aziende della nostra Regione, in cui risulta subito evidente una mancanza: quella della più grande impresa di demolizioni. Con sede e quartier generale a Martignacco, in quella ex provincia di Udine che continua ad esistere solo per la retribuzione del suo presidente, l'impresa in oggetto, viene ingiustamente snobbata. Il suo titolare, conosciuto come il “grande demolitore”, coordina con impegno e passione un evidente tentativo di “suicidio politico”. Capacità ed esperienza non contano, l'obiettivo è individuare candidati incapaci di autonomia decisionale e condizionabili dalla fortuna di aver vinto la lotteria del “totocandidati”. FS (che non significa Ferrovie dello Stato), il “grande demolitore”, ancora una volta scompagina un'alleanza tenuta insieme da convenienze di gestione del potere e non certamente da un programma comune e condiviso. Il Friuli-Venezia Giulia ancora una volta diventa terra di opportunismo, terreno di scontro e di spartizione territoriale, con candidati inseriti e tolti dagli elenchi, non in base alle loro competenze o alle loro capacità di rappresentare il territorio, ma semplicemente perché meno pericolosi per i grandi manovratori occulti e lontanissimi da noi. Il cosiddetto centrosinistra ha manovratori romani che nei 5 anni appena passati hanno devastato la Regione. I grillini (o dimaini, o pentastellati o chissà cos'altro) hanno manovratori genovesi che fortunatamente possono devastare poco, perché poco hanno prodotto. Il centrodestra invece, ha manovratori milanesi, che passano i comandi al delegato locale alla devastazione. Esempi fin troppo evidenti di come praticano l’autonomia i partiti centralisti romani, genovesi e milanesi. L'insonne #PattoPerlAutonomia #linsonne #LaRubricaDellInsonne #IlGrandeDemolitore #IoSonoSpecialeVotoIlPatto