Il 19/01/2018 è stato un giorno storico per il Patto per l’Autonomia, il movimento politico che ha l’ambizione di raccogliere le istanze autonomiste del Friuli – Venezia Giulia, perchè è stato depositato negli uffici del Ministero degli Interni a Roma il suo contrassegno in vista delle prossime elezioni politiche e regionali. Il deposito è avvenuto da parte del Presidente del Patto per l’Autonomia Markus Maurmair, sindaco di Valvasone Arzene, accompagnato dall’assessore di Carlino Miriam Causero in qualità di componente del direttivo. “Un altro passaggio fondamentale nella costituzione – sottolinea Markus Maurmair – del nostro movimento è fatto. Ora ci auguriamo che le procedure vadano a buon fine e nel frattempo iniziamo la raccolta delle firme. I cittadini del Friuli – Venezia Giulia troveranno il nostro simbolo per le competizioni elettorali politiche e regionali. Il nostro primo obiettivo è alzare ancor di più il livello di attenzione e di rivendicazione rispetto i tanti miliardi di euro che negli ultimi anni i nostri cittadini hanno versato, a seguito degli accordi Tondo – Tremonti e Serracchiani – Padoan, allo Stato per compartecipare alla riduzione dell’indebitamento nazionale. Miliardi di euro che dal nostro punto di vista non erano assolutamente dovuti e che riottenuti saranno la base per progetti di reale rilancio dell’economia della nostra Regione.” Nel simbolo, oltre al richiamo al nome del movimento politico “Patto per l’Autonomia”, è rappresentata la sovrapposizione di quattro rettandoli gialli, contornati di blu che richiamano le varie componenti che costituiscono il Friuli – Venezia Giulia, riunite dal nuovo movimento politico dedicato e incentrato per i cittadini della Regione che per gli ispiratori del Patto vengono prima di tutto. #PattoPerlAutonomia #MarkusMaurmair #IoSonoSpecialeVotoIlPatto

[gallery ids="789,790,791,793,794" type="rectangular" orderby="rand"] Prima uscita di presentazione dei candidati del Patto per l'Autonomia, in provincia di Pordenone. Martedì sera, di fronte a un pubblico di oltre 300 persone, è stata ufficializzata la candidatura alla Camera dei Deputati, di Markus Maurmair, sindaco di Valvasone Arzene, ed esponente del Patto per l’Autonomia. Il crescente interesse nei confronti del nostro progetto, dimostrato anche dall’imprenditore che ha messo a disposizione le strutture della sua azienda, ci da forza e convinzione. ...è per le aziende, il lavoro e la nostra gente che noi ci batteremo in Parlamento! #PattoPerLautonomia #MarcusMaurmair #SonoSpecialeVotoilPatto

Evidentemente il Partito Democratico è a corto di slogan, ma soprattutto di idee... Dopo che il candidato #Bolzonello - a corto di tempo per affrontare in modo serio il tema nei 5 anni in cui ha fatto il vicepresidente della Giunta Regionale - ha lanciato il "PATTO per il lavoro", ora la candidata (in fuga) #Serracchiani, dopo aver fatto per 5 anni la PresidenteSSA di una Regione che si trova al penultimo posto in Italia per crescita naturale della popolazione e ha un tasso di invecchiamento doppio rispetto alla media europea, lancia il "PATTO per la natalità". CHIEDIAMO IL COPYRIGHT E I DIRITTI D’AUTORE! Non a scopo di lucro ovviamente, ma perché considerando la pochezza di idee espresse dai dirigenti congedanti, siamo sicuri che pescheranno ancora nei nostri programmi e siccome la campagna elettorale ce la stiamo totalmente autofinanziando, magari con i diritti d’autore le nostre tasche respiranno un po’. Visto che siamo stati i primi, in tempi non sospetti, a dire che per ricostruire questa Regione serve un PATTO fra i territori del F-VG che si riconoscono nella sua specialità, ci sentiamo in dovere di proporre, al PD e alle altre forze politiche che si contendono il panorama italiano e regionale, una serie di altri patti che potrebbero fare al caso loro: - un Patto per la riabilitazione del Renzismo (necessario dopo le ultime batoste subite e soprattutto per quelle che arriveranno). - un Patto per la tutela della razza padana (necessario al varesotto Fontana e più che mai utile per aiutare i leghisti disorientati dalla svolta salviniana). - un Patto per la detassazione della chirurgia estetica (necessario dopo le recenti apparizioni televisive di Silvio e che devono essergli costate un patrimonio). - un Patto per il trasferimento online degli uffici di collocamento (necessario agli aspiranti candidati 5 stelle, alias grillini, per non fare confusione con gli sportelli). Massimo Moretuzzo #PattoPerLautonomia #MassimoMoretuzzo

Qualche anno fa ho sostenuto che le Unioni Territoriali Intercomunali (le famose UTI), per come erano nate e per come erano configurate, non costituivano un nuovo e utile livello di governo del territorio. Il recente piano di investimenti triennale (cfr. MV del 9 gennaio 2018) mi conferma tale ipotesi. L’Intesa di qualche giorno fa, tra Regione e UTI, per 147 milioni di euro in tre anni, permette infatti di fare una prima valutazione dell’utilità delle UTI dal punto di vista programmatico. Si tratta di ben 265 interventi per una media di 120 euro/abitante, 550mila euro a intervento (costo, per capirsi, di una rotatoria stradale), 680mila euro per Comune (costo di una rotatoria un po’ più grande), 8ml per ciascuna UTI. Le dotazioni medie unitarie non sono quindi significative ma potevano comunque innescare una riqualificazione della spesa regionale sul territorio. Se si guarda al tipo di interventi ed alla loro dimensione reale, si scopre, invece, che si tratta di interventi -tutti magari utili-, ma che potevano essere realizzati benissimo dai Comuni (con gli opportuni supporti di personale tecnico, eventualmente). Gli interventi previsti sono, infatti, più numerosi dei Comuni e, per la gran parte, puntiformi: rotatorie e incroci sulla viabilità ordinaria; manutenzioni straordinarie, ristrutturazioni di edifici comunali, riqualificazioni di impianti sportivi, sempre comunali; piccoli percorsi ciclopedonali; recuperi di singoli edifici storici. All’apparenza, nulla di negativo, certo. Ma dov’è l’area vasta? Solo nel “Friuli centrale”, in quella della Carnia e in quella delle Dolomiti friulane, si nota qualche timida intenzionalità di intervento più ampio e sistematico. Per il resto le proposte sono tutte di scala esclusivamente comunale. Le poste più consistenti si trovano naturalmente nelle opere viarie (rotatorie e incroci) e su alcuni interventi di sistemazione idrogeologica (5ml a per un tratto di costa a Muggia) o sugli impianti sportivi (4ml per un intervento nella “Bassa friulana”). Ma si tratta sempre di opere di interesse strettamente comunale. Dunque, qual è la ratio di questo piano di investimenti triennali di “area vasta” visto che si tratta di opere al 90% minuscole e di interesse comunale? Dove sono, per esempio, l’autosufficienza energetica, la gestione dell’acqua a fini idroelettrici, la mobilità sostenibile ed il trasferimento modale dall’auto al trasporto pubblico, i servizi alle famiglie e soprattutto alla residenzialità di anziani e giovani, la riqualificazione delle aree degradate o abbandonate, gli interventi per la sicurezza idrogeologica e l’adattamento al cambiamento climatico, e, perché no, le nuove opportunità di lavoro e occupazione che ne possono derivare? Mi si dirà: “ma i 265 interventi comporteranno anche numerosi cantieri”. Certo! Ma sono cantieri che potevano essere aperti anche dai Comuni (assicurando, ai più piccoli, le strutture tecniche per poterlo fare). Quindi, dov’è la riforma delle UTI se i Comuni sono stati espropriati di proprie “naturali” competenze che potevano esercitare da soli? La conclusione che si potrebbe trarre da questa prima analisi è che, in questa programmazione, non si vede alcuna riforma della spesa pubblica regionale sul territorio e non si vede neppure un “progetto di territorio” da parte della Regione. Come sostenevo qualche anno fa : ”Le 18 UTI della legge regionale 26/2014 non sono né aggregazioni dal basso (anche se la maggioranza dei Comuni vi ha aderito senza particolari resistenze) né aree vaste strutturate per politiche di sviluppo territoriale” perché sono troppe e perché “alcune Unioni includono comuni “esterni” al sistema locale e altre escludono comuni da sempre “interni” al sistema locale. I Comuni si sentono inoltre “espropriati” di loro competenze, a vantaggio delle Unioni, mentre la Regione, di suo, ci ha messo molto poco. L’idea di territorio che emerge da queste UTI è, quindi, quella di un territorio fatto di comunità locali un po’ artificiali, destinate a gestire servizi comunali in riduzione e senza alcuna capacità di incidere sul futuro dei territori” (MV del 21/12/2015). L’analisi fatta in precedenza conferma questa posizione espressa in tempi non sospetti. Per la prossima legislatura bisognerà pensare ad una drastica revisione delle UTI. È oggetto di discussione se rendere facoltativa l’adesione. Ma, in ogni caso, bisognerà ridurle di numero, modificarne, dove non funziona, la composizione e soprattutto rivederne a fondo la missione, nella direzione, in primis, di restituzione di funzioni (e adeguate capacità operative) ai Comuni e di forte trasferimento, alle UTI, di poteri e competenze oggi accentrati nella Regione. Sandro Fabbro http://webgis.simfvg.it/maps/consultazione_web_dati_uti #PattoPerLautonomia #utifvg #SandroFabbro

Lo diciamo forte, così che capiscano tutti. Lo diciamo il giorno dopo che l’on. Roberto Morassut del PD ribadisce che il suo partito vuole le macroregioni. Lo diciamo rileggendo la proposta di legge 862 del Gruppo Parlamentare di Forza Italia. Lo diciamo ricordando le ondivaghe dichiarazioni di Salvini e dei Grillini (alias 5 stelle) su questo tema. L’autonomia, vera, speciale, del Friuli – Venezia Giulia è il presupposto indispensabile per immaginare un futuro migliore per le nostre Comunità, per ricostruire spazi di autogoverno, per riportare l’economia al servizio delle persone e non della finanza globale. Lo dice la nostra Storia, lo dicono le lingue che si parlano nei nostri territori, lo dicono i risultati straordinari che abbiamo ottenuto, ad esempio, nella gestione della Sanità e della Protezione civile; poi è arrivato il doppio renzismo di Tondo (Renzo) e di Serracchiani (vice Renzi) e rischiamo di mettere tutto in discussione. C’è un’unica strada per difendere con certezza la nostra Specialità e si chiama Patto per l’Autonomia. Tutto il resto è noia. Massimo Moretuzzo #PatttoPerLautonomia #SonoSpecialeVotoilPatto #MassimoMoretuzzo #MacroRegione

L’approvazione del Bilancio dello Stato con la Legge 205/2017 ha di fatto chiuso la partita finanziaria attuale con la Regione autonoma F-VG modificando l’art.49 dello Statuto di autonomia e mantenendo in piedi tutta la normativa che impone alla regione contribuzioni per il risanamento dei conti pubblici e per la riduzione del debito pubblico superiori al miliardo di euro. L’attenzione della pubblica opinione regionale è attualmente rivolta alla interpretazione del significato dei commi dal 817 al 827 dell’art.1 della Legge 205/2017 che stabiliscono la nuova platea di partecipazione regionale alle entrate erariali, il cambiamento della modalità di riscossione su IRPEF, IVA e IRES passando dal riscosso al “maturato” nel territorio regionale, nonché l’abrogazione di alcune leggi di contribuzione dello Stato a Regione ed Enti Locali a compensazione del maggior prevedibile introito della Regione sulla base del “maturato”. Qualche forte dubbio rimane sull’effetto futuro delle nuove aliquote di compartecipazione e dell’universo delle tasse contemplate. In un momento dove tutti parlano di ridurre il peso fiscale generale e in previsione di una crescita economica ridurre l’entrata regionale IVA (che è quindi l’unica gettito che dovrebbe aumentare) dal 91% al 59% non sembra il massimo della vita. Comunque per ora cambia tutto ma i totali per il 2018 dovrebbero essere invariati. A questo si aggiunge un “dono” apparente di 120 milioni di euro quale sconto dei versamenti regionali per il 2018 e 2019 sul Patto Tremonti-Tondo poi Padoan-Serracchiani originariamente di 370 milioni, poi diventati 250-270 negli anni 2015-2017 e ritornati 370 nel 2018 per mancanza di trattativa di rinnovo dello sconto. Il giro sembra vorticoso ma parliamo sempre della stessa cifra. Tra i commi citati c’è però un elemento turbativo. Per poter applicare i nuovi parametri di partecipazione erariale e la nuova serie di entrate fiscali è necessaria la predisposizione da parte del Governo di un Decreto Legislativo delegato (ai sensi dell’art.65 dello statuto regionale) che definisca i criteri con cui si valuta il “maturato” al posto del riscosso per alcune tasse già citate. Questa norma di attuazione è necessaria per i nuovi calcoli che comportano un esubero di esborso dello stato rispetto al modello di calcolo in vigore fino al 2017 (la cifra indicata è di 88,3 milioni di euro). La legge 205/ 2017 prevede che questa norma di attuazione debba entrare in vigore entro il 2018. E’ evidente quindi che la definitiva legge di Bilancio per il 2018 della Regione F-VG si potrà fare solo a norma di attuazione entrata in vigore. Nel frattempo si potrebbe comunque fare una variazione di Bilancio per utilizzare i 120 milioni dello sconto ma non si potrebbe dimenticare di inserire anche le minori entrate di almeno 88,3 milioni di euro determinata dalle norme statali di perequazione rispetto alla previsione del maturato e già entrate in vigore anch’esse a seguito della L. 205/2017. Se vuol fare una bella variante elettorale di spesa Debora Serracchiani deve perciò rapidamente far approvare da un Governo in ordinaria amministrazione il Decreto Legislativo della norma di attuazione relativa ai criteri di calcolo del “maturato” ed è evidente che, se per caso ci fosse qualche elemento utile più alla regione che allo Stato, meglio subire e portare a casa il tutto che regalare la variante al futuri “padroni” della Regione. La frittata per questo anno è fatta e mangiarla calda o fredda non cambierà molto. Ma non sarebbe male evitare di farci abbindolare dallo specchietto per le allodole dei 120 milioni e far capire a Roma che il clima dei rapporti tra Stato e Regione non potrà in futuro avere il senso di sudditanza distruttiva di questo decennio. Giorgio Cavallo, gennaio 2018

[gallery ids="765,766,767" type="rectangular"] Sergio Bolzonello, vicepresidente della Giunta Serracchiani e candidato del PD alle prossime elezioni regionali, lancia, in extremis, un “Patto per il Lavoro”. Bella scoperta! Noi del Patto per l’Autonomia lo diciamo da tempo che la prossima Giunta regionale dovrà necessariamente lanciare un grande piano di investimenti e mettere al centro del suo programma il lavoro, con un’attenzione particolare per i giovani. Ma non si capisce perché Bolzonello dica questo, dopo aver sostenuto che “le politiche economiche della sua giunta hanno prodotto un aumento del PIL e dell'occupazione, dati questi che nessuno può smontare» (Comunicato stampa del 7 ottobre dell’assessore Peroni) e che, quindi, dopo questi straordinari risultati si può, secondo lui, finalmente guardare radiosamente al futuro. Se, ora invece, Bolzonello ha un’altra opinione rispetto a quella della sua Giunta, e riconosce che al F-VG serve una terapia da cavallo che lui con una parola, che chissà dove ha preso, chiama “Patto per il lavoro”, significa che condivide con noi un’analisi e una diagnosi non proprio giulive della regione che si appresta a lasciare. Ma se è così, dobbiamo chiedergli anche cosa ha fatto lui, da vicepresidente, per contrastare in tempo lo stato negativo dell’economia regionale. Per esempio, gli chiediamo cos’ha fatto per: - Evitare di veder partire i giovani talenti all’estero (la nuova emigrazione AIRE - Anagrafe Italiana Residenti Estero - in FVG è pari al doppio della media italiana)? - Evitare di continuare a essere la regione del nord Italia che perde più PIL dal 2008 (-8,2% in FVG a fronte di -6,8% in Italia, fatta eccezione per il Trentino Alto Adige che è cresciuto invece di quasi del 3%)? - Evitare di continuare a bruciare (anche durante il suo mandato) centinaia di imprese ogni anno (e non si dica, con spocchia salottiera, che erano tutte impresa da buttare)? - Evitare di veder crollare gli investimenti pubblici sul territorio (dal 2005 al 2015 la riduzione è stata del 51%, a fronte di una media nazionale del 23%)? Un crollo quantificato in 1 miliardo di euro (come certifica la CGIA di Mestre) che avrebbero potuto attivare altri 2 o 3 miliardi di investimenti privati? Da ultimo il lavoro. Bolzonello dice che dal 2013 i posti di lavoro in FVG sono aumentati passando da 495.000 a 510.00. Vero, ma dimentica dettagli fondamentali. A parte la questione della qualità del lavoro e del monte ore lavorate, entrambe in costante diminuzione, non dice che la ripresa dell’occupazione è, in FVG, più lenta che nel resto d’Italia. Com’è stata utilizzata, allora, la Specialità regionale? Con gli strumenti dell’Autonomia avremmo potuto recuperare più in fretta, invece siamo finiti peggio della media nazionale e stiamo risalendo anche più lentamente. Perché tutto ciò? Forse era distratto e allora glielo spieghiamo noi. Nel periodo 2011-2017, vi è stata una contrazione della spesa pubblica di tutti gli enti locali del F-VG (Regione compresa) pari a, mediamente oltre 1,4 miliardi l’anno! Soldi, in un modo o nell’altro, trattenuti o trasferiti allo Stato per risanare il debito pubblico, ma trattenuti in misura doppia rispetto a quanto dovuto in base alla nostra dimensione demografica! È una spesa pubblica sottratta al territorio e al rilancio dell’economia regionale pari a circa 10 miliardi di euro, che avrebbero potuto mobilitarne altrettanti di privati. Lo sa Bolzonello? Se non lo sa, ci chiediamo cosa stava a fare in Giunta. E se lo sa ci chiediamo perché non ha denunciato per tempo questo stato di cose, quando cioè si potevano ancora tentare operazioni di contrasto alla crisi. Lui, quindi, l’occasione per lanciare un “Patto per il lavoro”, con gli strumenti dell’autonomia, l’ha già avuta e l’ha sprecata. Ora lasci spazio ad altri. Federico Simeoni #PattoPerLautonomia #FedericoSimeoni #UnPattoPerIlLavoro

Il dado è tratto. Il Patto per l’Autonomia si è costituito in Movimento Politico e parteciperà alle prossime competizioni elettorali. E' una scelta sicuramente azzardata, in tanti penseranno che siamo dei pazzi e che la sfida sia troppo difficile da vincere. Siamo convinti però che ci siano dei momenti nella vita in cui il cuore deve essere gettato oltre l'ostacolo, in cui dobbiamo rivendicare con forza il diritto di sognare. Il nostro sogno è quello di un Friuli capace di diventare un luogo in cui l'economia e il lavoro tornino al servizio delle persone e non della finanza internazionale, in cui i beni comuni siano gestiti dalle comunità e non privatizzati, in cui la nostra Storia fatta di tante diversità che convivono da secoli sia una traccia per l'Europa dei popoli che non può più aspettare. In cui la scuola insegni storia, geografia, valori e lingue del mondo ma anche della nostra terra: e i nostri giovani riscoprano la bellezza e l’orgoglio di vivere qui. Aiutarli a costruire il proprio futuro è un imperativo per chi come noi si è fatto le ossa nei municipi conoscendo ed affrontando giornalmente le emergenze, le sfide e i problemi che la crisi ci ha posto davanti. Una crisi che in Friuli - Venezia Giulia ha picchiato più duro, perché negli ultimi anni lo Stato centrale ha operato prelievi straordinari per un totale di 7 miliardi di euro, sotto forma di contributi per un federalismo fiscale che non si è mai realizzato e per l’abbattimento del debito pubblico che a Roma invece è continuato a crescere. Sono i patti Tondo-Tremonti e Padoan-Serracchiani, due accordi suicidi che i governi regionali hanno firmato per compiacere i leader romani dei partiti che sostengono. Tutelare i cittadini di questa regione è un’altra cosa, e per farlo ci vuole un’altra forza politica indipendente da coloro che hanno deluso negli ultimi dieci anni le aspettative dei loro elettori: non basta starsene a casa a protestare magari dietro a una tastiera. Serve tornare protagonisti: e potete cominciare con un piccolo ma importante gesto, con una firma che ci permetterà di essere presenti alle elezioni politiche del prossimo 4 marzo per rappresentare gli interessi della nostra gente. I vostri interessi. A giorni inizieremo la raccolta delle firme per presentarci sia in tutti i collegi del Friuli - Venezia Giulia. Avremo solo un mese di tempo poi per farci conoscere sui territori e vi chiediamo di aiutarci a diffondere i nostri messaggi e organizzare incontri nei vostri paesi. Siamo abituati ad ascoltare i nostri concittadini, e la campagna per le politiche servirà anche come sollecitazione e prova generale per la madre di tutte le sfide: le elezioni regionali. Questa Regione non può permettersi un’altra legislatura come le due precedenti: e per cambiarla abbiamo bisogno dell’aiuto di persone come voi! Noi ci crediamo, se ci crediamo in tanti la sfida si può vincere! Massimo Moretuzzo

Come Patto per l’Autonomia denunciamo l’assenza di qualsiasi forma di trasparenza poiché a, verosimilmente 10 giorni dal deposito dei simboli dei partiti che concorreranno alle prossime elezioni politiche (e il condizionale sui termini è d’obbligo), il Ministero dell’Interno non ha ancora reso noto le procedure per predisporre le istanze di candidatura a coloro che vogliono partecipare alla tornata elettorale. È del tutto evidente che non si intende dare spazio a nuove democratiche forme di partecipazione popolare. “Come Patto per l’Autonomia ringraziamo i funzionari locali delle Prefetture che, su nostra sollecitazione, si sono prodigati (anche nei giorni di festa) nel cercare di darci delle risposte. L’amara constatazione a poco più di una settimana dal deposito obbligatorio dei simboli elettorali e a meno di 30 giorni dalla presentazione delle liste con le firme da raccogliere, la realtà è che non si sa come preparare la documentazione. I partiti che hanno esponenti in Parlamento dormono sonni tranquilli. Le nuove formazioni politiche rischiano invece di essere escluse per l’inadempienza a una legge che non è ancora stata dettagliata dal Ministero degli Interni. È un fatto di inaudita gravità che dimostra ancora una volta come si voglia allontanare i cittadini dalla politica riservando il potere nelle mani di una oligarchia incarnata dalle segreterie di partito. Tutto ciò ci spinge ancor di più a impegnarci per fare in modo che il Patto per l’Autonomia, slegato da lacci e ricatti delle segreterie di partito, diventi il primo e unico baluardo a difesa degli interessi dei cittadini del Friuli Venezia Giulia. Clicca sul video qui sotto e diffondete il video, condividetelo e aiutateci a fare pressione sul Ministero.

Pubblichiamo nel nostro blog un'interessante nota di Rosario Di Maggio sul tema delle politiche per la famiglia, il lavoro e il bonus bebè. Anche recentemente il Presidente della nostra Regione, Debora Serracchiani, è intervenuta nel dibattito sulla difesa demografica dei nostri territori. In campagna elettorale, quasi sempre, sia per lei che per gli altri contendenti, questo significa, in soldoni, lanciare la promessa di qualche bonus economico, pensando che questo possa essere risolutivo. E, specialmente, sufficientemente appetibile a recuperare consensi. Ma come stanno veramente le cose in Italia, ce lo spiega l'Ispettorato Nazionale del Lavoro, nel suo annuale report. Le dimissioni volontarie per genitori con figli fino a 3 anni d’età sono state 37.738, di cui 29.879 donne. Di queste quasi 30.000 lavoratrici, appena 5.261 sono passate ad altra azienda, mentre tutte le altre (24.618) hanno specificato motivazioni legate alla difficoltà di assistere il bambino, per i costi elevati e mancanza di nidi, e/o alla difficoltà di conciliare lavoro e famiglia. Per inciso, per gli uomini la situazione è capovolta: su 7.859 papà che hanno lasciato il lavoro, 5.609 sono passaggi ad altra azienda e solo gli altri hanno deciso di farlo per difficoltà familiari. I dati, lo ripetiamo, si riferiscono al 2016, i più recenti a disposizione per redigere il rapporto. A titolo esemplificativo, in Lombardia, tra le donne dimesse dal lavoro (6.767 in tutto), quasi la metà si sono licenziate per mancato accoglimento al nido, per mancanza di parenti di supporto e per l'elevata incidenza dei costi di assistenza. Analizzando la qualifica delle donne che lasciano l'impiego, le statistiche indicano chiaramente come esista una relazione diretta tra bassi salari e dimissioni. Tra operaie e impiegate si arriva a 28.102 licenziamenti, mentre dirigenti e quadri ammontano a sole 680 unità. Se si assume infatti, come ipotesi, un tipico stipendio da bassa qualifica (attorno ai 1.000 Euro), sottraendo in media 500 euro per baby sitter e asilo, dai 500 euro rimanenti è necessario comunque scomputare anche i costi base (ad esempio i pannolini). Resta talmente tanto poco da indurre alla scelta di restare a casa per dedicarsi solo ai figli. Peraltro, peggiorando la situazione, perché le dimissioni comportano l'automatica esclusione di altri piccoli benefici, come il Bonus baby sitter. Questa è la fotografia reale della situazione. Altro che bonus bebè elettorale. #quicedalavorare Rosario Di Maggio | Clicca qui per scaricare il rapporto integrale

Università e Regione nascondono la vera essenza di un momento cardine della nostra storia: la sua custodia andrebbe eretta ad esempio nazionale, per far capire il valore del decentramento e della sussidiarietà. Inascoltati gli appelli dei sindaci e dei consiglieri protagonisti della ricostruzione. La “lingua batte dove il dente duole”. Non c’è espressione più appropriata per spiegare le giravolte di Regione e Università di Udine sui temi, ancora scottanti, della ricostruzione post-terremoto e del “Modello Friuli”. Le due istituzioni, che dovrebbero esser aliene da logiche gerarchiche, autoritarie ed accentratrici nei confronti delle tematiche territoriali cercano ora, “in zona Cesarini” rispetto alle prossime scadenze elettorali, di recuperare il terreno perduto lisciando il pelo al territorio friulano con una “gestione della memoria” rielaborata ad hoc. La Regione, dopo aver mortificato la rappresentatività del territorio friulano, scopre, in campagna pre-elettorale, gli infiniti pregi del “Modello Friuli” e lancia, con una delibera del 14 dicembre 2017, la realizzazione di un “Archivio storico” per il recupero, studio, archiviazione, conservazione e valorizzazione della documentazione della ricostruzione. Benissimo! Ma perché lo fa in periodo pre-elettorale? E perché lo fa in questo modo? Con una Convenzione, cioè, che mette tutto in mano ad un singolo docente del Dipartimento Politecnico dell’Università di Udine, disattendendo così le richieste delle Associazioni dei sindaci e dei consiglieri regionali della ricostruzione che ancora più di un anno fa chiedevano la gestione dell’Archivio da parte di un Comitato scientifico autonomo e allargato? Nulla, ovviamente, contro il singolo docente. Ma la “ricostruzione della memoria” di un simile evento è questione troppo delicata per essere lasciata nelle mani di una singola persona! L’Università, dopo almeno due anni che se ne parla, lancia invece, sempre in questi giorni, non si capisce bene se un “centro” o una “rete di centri”, per lo studio di varie tematiche legate ai terremoti. Anche qui, benissimo! Ma perché promettere un centro (o rete di centri), che dovrà peraltro confluire nel famoso Cantiere Friuli lanciato dal Rettore, proprio sotto elezioni? E perché eliminare -con la chiusura, nel 2016, del Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura-, una struttura permanente che istituzionalmente avrebbe già dovuto fare quelle cose, per sostituirla con qualcosa che ancora non c’è e non si sa bene cosa sarà? Ma ciò che disturba di più -soprattutto perché abbiamo a che fare con la Regione, che è tra gli artefici della ricostruzione, e con l’Università di Udine -che è stata istituita con la legge di ricostruzione-, è il pressapochismo rispetto a una vicenda cardine della nostra storia. Il “Modello Friuli” è un modello di ricostruzione endogeno ed altamente partecipato che nasce da una rottura profonda con i modelli precedenti dove lo Stato si era esercitato in sperimentazioni, spesso anche devastanti, sulla pelle dei sinistrati. Più recentemente, con la Protezione Civile nazionale nel ruolo di pianificatore e gestore della ricostruzione dopo il terremoto dell’Aquila e con l’istituzione di un Commissario alla Ricostruzione dopo i terremoti in Centro Italia, si sta purtroppo tornando a quel modello del tutto esogeno, autoritario e gerarchico di ricostruzione. Se si fa confusione su questo punto non si capisce il Modello Friuli e lo si annacqua! Non risulta, però, che la presidente Serracchiani, né nel corso del 2016, anno del quarantesimo del terremoto, né del 2017, anno della legge nazionale di ricostruzione (che attribuisce alla Regione la delega in materia di ricostruzione) abbia levato un monito, verso il Governo italiano, dicendo che i Commissari alla Ricostruzione, dopo il Modello Friuli, non possono più esistere! Nella proposta dell’Università, si fa invece fatica a districarsi tra tante materie eterogenee, che vanno dalla sismica, alla prevenzione e gestione delle emergenze, all’ingegneria delle costruzioni, alla gestione sociale dei disastri e, financo alla “progettazione di altre rinascite”, da attribuire ad un unico centro studi. Mentre emergenze e normative antisismiche e per la sicurezza è giusto che siano materie prevalentemente statali -e che ci si augura che lo stato svolga bene e fino in fondo-, le ricostruzioni -ed il Modello Friuli, lo insegna-, vanno decise e gestite dai territori interessati! Se non è l’Università di Udine a tracciare questa chiara linea di demarcazione chi lo fa? E a non farlo si fa confusione storica, si confondono politiche di prevenzione, politiche di emergenza e politiche di ricostruzione e, forse non si aiuta neppure l’avanzamento scientifico in materia. Basta, dunque, strumentalizzare il Modello Friuli e la sua memoria! Si faccia l’Archivio ma la Regione ascolti le Associazioni dei Sindaci e dei Consiglieri regionali della ricostruzione quando chiedono di porlo sotto l’egida di un Comitato scientifico autonomo. L’Università, da parte sua, crei una struttura multidisciplinare e di rilievo internazionale, su prevenzione e ricostruzioni, con un suo proprio Dipartimento ad hoc e lo chiami “Modello Friuli”. Questo ci convincerà che non si tratta di operazioni episodiche e un po’ propagandistiche, ma invece di un progetto istituzionalmente inscritto nell’art. 26 della L. 546/1977 che è quella che ha istituito l’Università di Udine. Federico Simeoni

Un contributo di Tullio Avoledo sul Gazzettino di oggi: una riflessione sulla modernità e sull'attualità dell'autonomismo. Caro anno ti scrivo... È l’ora di svegliarci dal torpore: «Cari lettori, a 60 anni ho capito che i desideri non si realizzano da soli ma bisogna darsi da fare perché diventino realtà» «Ogni singolo individuo può partecipare al cambiamento: una moltitudine di gocce d’acqua unita dà vita all’oceano» Caro 2018, non ti scrivo un bel niente. Perché sei solo una misura del tempo, uno di quei trucchi che noi umani ci inventiamo per misurare la realtà. Mica si scrive ai metri, o ai litri. Perché, allora, dovrei scrivere a un anno? Scrivo invece ai lettori di questo giornale. Scrivo per raccontarvi il mio sogno per l’anno che verrà. A 60 anni ho ormai imparato che i desideri non si realizzano da soli. Che devi darti da fare, se vuoi che diventino realtà. Il mio desiderio per il 2018 è che gli uomini e le donne di buona volontà si sveglino dal torpore e decidano di riprendere in mano il loro destino. Si sente spesso dire «cosa può fare un individuo solo? Come può pensare di cambiare le cose? È come lottare contro i mulini a vento». A queste obiezioni rispondo con due battute di dialogo dal libro di David Mitchell, Cloud Atlas. «Qualsiasi vostra azione – dice un personaggio, per convincere un altro a desistere dal battersi contro la tratta degli schiavi – non sarà che una singola goccia in un oceano sconfinato». Ma l’altro risponde, sereno: «E che cos’è l’oceano, se non una moltitudine di gocce?». In un mondo come il nostro, ognuno di noi può sentirsi così, un’insignificante goccia tra miliardi di gocce. Può provare un senso d’impotenza, di sconforto. Ma l’oceano è fatto di gocce. Ogni nostra azione ha riflessi sulle vite di altre persone, ogni nostro pensiero pronunciato ad alta voce innesca un processo di comunicazione che può portare a grandi cambiamenti. E il cambiamento che mi auguro per il 2018 è che il nostro Paese – e il Friuli per primo – ritrovino dignità e onestà. A chi rimpiange il mondo del passato, un mondo povero di beni materiali ma ricco di dignità e di interazioni personali, faccio presente che la dignità non ti viene da fuori, dagli altri. La dignità - quella vera - nasce dentro di noi. Si può essere poveri, infermi, maltrattati dalla vita, ma essere grandi nella dignità. Un esempio nobile e commovente ce l’ha dato il poeta Pierluigi Cappello, la cui vita è stata una parabola luminosa di come l’anima possa superare ogni difficoltà terrena. Ma Pierluigi era un santo. Noi siamo uomini normali. La nostra forza viene dall'unione con gli altri. Il mondo d’oggi, il neofeudalesimo imposto da chi ci comanda, non a caso tende a favorire il nostro isolamento. Magari abbiamo (o crediamo di avere…) centinaia di “amici” su Facebook ma non sappiamo chi viva nell'appartamento accanto al nostro. Trascuriamo la politica, perché “tanto non si può cambiare niente”. Pensiamo, ben che vada, al nostro lavoro, alla famiglia, alla nostra casa, e intanto lasciamo che il mondo intorno si deteriori e s’incanaglisca. Abbiamo ormai delegato tutto ai manager, di ogni tipo. Se potessimo, la nostra pigrizia affiderebbe a loro anche il compito di pensare per noi. I manager amministrano le imprese, le banche, la politica. Non hanno timore di farlo, perché non fanno parte della comunità su cui le loro decisioni impattano. Non sono guidati dalla ricerca del benessere sociale o della giustizia, ma solo dall'ingordigia, loro e delle entità che rappresentano, siano esse una multinazionale o un governo. Quando li vediamo, quando li sentiamo parlare, risultano spesso evidenti la loro incompetenza e la loro disonestà, eppure deleghiamo a loro le scelte che decidono delle nostre vite, del nostro futuro. Io mi auguro che il 2018 faccia piazza pulita di tutto questo. Chiedo a chi mi sta leggendo di convincersi che noi, e solo noi, possiamo cambiare il mondo. Per la nostra Regione, le prossime elezioni non sono un’occasione qualunque: rappresentano l’ultima possibilità di cambiare le cose, di fermare il degrado prima che si trasformi in collasso. È l’ultima chiamata per tutti gli uomini e le donne di buona volontà perché escano dal guscio del privato e s’impegnino in politica. Anni di governi “tecnici” hanno distrutto il Paese. Le fabbriche chiudono, i pezzi più pregiati della nostra realtà produttiva sono stati svenduti a multinazionali straniere. La ripresa di cui si riempiono tanto la bocca non c’è o, se c’è, non è certo per tutti. Il degrado dell’ambiente e della convivenza sociale si respirano, si toccano. Aria e acqua sono contaminati, il suolo viene sprecato. Il divario tra chi ha e chi non ha diventa di giorno in giorno più grande. Per la prima volta dagli anni ‘70 la nostra regione è tornata, tristemente, a essere terra di emigrazione. A livello nazionale non sembriamo più in grado di fare nulla: né di realizzare infrastrutture decenti, né di ricostruire i paesi devastati dalle calamità naturali e nemmeno di accogliere in modo civile i profughi che lasciamo entrare e vagare per il Paese. È tempo di dire basta. Di gridare un sonoro NO in faccia a chi, come avrebbe detto Gaber, ha come slogan “far finta di essere sani”. Ecco, vorrei che il 2018 fosse un anno di impegno politico. Per me lo sarà. Bisogna sconfiggere i manager di un sistema fallimentare e bugiardo e al tempo stesso evitare che un voto di pura protesta ci consegni nelle mani di incapaci come quelli che pullulano in certi movimenti populisti. Dobbiamo votare non con la pancia, ma con la mente e col cuore, eleggendo donne e uomini onesti e capaci. Ma soprattutto dobbiamo ricordarci che le pulizie cominciano in casa propria. Che quello che sarebbe difficile, se non impossibile, realizzare subito a livello nazionale, possiamo farlo qui, ora, in Friuli. Bisogna ridare alla Regione un governo di persone libere, oneste e capaci, che sappia usare al meglio quel meraviglioso documento che è il nostro Statuto di regione autonoma. Leggetelo e vi stupirete per le possibilità che offre. Senza bisogno di fare rivoluzioni, semplicemente applicando lo Statuto, che gli ultimi governi hanno calpestato e ignorato ma fortunatamente non ancora abolito, saremmo in grado di rendere la nostra Regione autonoma di fatto nelle scelte fondamentali: il controllo del demanio pubblico e delle acque, le politiche industriali, la sanità, la scuola. Potremmo rovesciare le scelte fatte da manager pubblici idioti, quelle che stanno affossando il nostro sistema sanitario e attuando riforme territoriali costose, inutili e inconcludenti. Uomini e donne di buona volontà lottano ogni giorno nelle fabbriche, nelle aule scolastiche, nelle corsie degli ospedali, per lenire, con il loro impegno quotidiano, i guasti provocati da scelte sbagliate imposte dall’alto. Le elezioni del 2018 rappresentano la linea del Piave. È tempo di reagire, di battersi per quello che è giusto. Per usare le parole di Primo Levi: “Se non ora, quando?”. Il Friuli può decidere - ma deve farlo adesso, prima che sia troppo tardi - di riprendere nelle proprie mani il suo destino, diventando un esempio virtuoso per tutto il Paese. Insieme possiamo farcela. E’ tempo che il buon senso torni a guidare le nostre azioni e le nostre scelte. E’ tempo di costruire, di progettare il futuro, con amore e con gioia, con fiducia e senso di responsabilità. E’ tempo di curare le ferite della nostra terra, di ridare speranza ai nostri giovani. Il 2018 sarà l’anno in cui il voto di ognuno di noi avrà un peso formidabile, se dato con intelligenza e non sprecato. Possiamo realizzare un’autonomia virtuosa, un progetto inclusivo che ridia dignità e un futuro migliore a ogni abitante della nostra regione. Ecco, io ho solo questo desiderio, per l’anno che verrà. Ma è un desiderio grande come il mondo. Mi impegnerò, non da solo, perché possa realizzarsi, e spero - è questo il mio augurio - che molti altri si uniscano a noi. Perché cos’è un oceano, se non una moltitudine di gocce? Tullio Avoledo | Il Gazzettino

Domani, Sabato 30 dicembre alle ore 11.30 al Caffè Caucigh in Via Gemona a Udine, si svolgerà una conferenza stampa in cui il Patto Per l'Autonomia renderà note le proprie determinazioni a proposito delle future consultazioni elettorali, dalle elezioni politiche a quelle regionali. Per approfondire questi nuovi scenari prenderanno parte all’incontro: Massimo Moretuzzo, sindaco di Mereto di Tomba - Patto per l’Autonomia  Federico Simeoni, consigliere provinciale di Udine e segretario di Patrie Furlane Rosario Di Maggio, portavoce dei Manovali per l'Autonomia Markus Maurmair, sindaco di Valvasone Arzene - Patto per l’Autonomia.

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