Patto per l'Autonomia | Pat pe Autonomie | Pakt Za Avtonomijo | Pakt für die Autonomie

Notizie

Cecotti sulla riforma degli enti locali. «Ha lacerato la coesione istituzionale della Regione».

Le prime misure: Uti facoltative, penalizzare le Uti che non fanno sistema, decentrare la Regione, poteri effettivi alle Comunità linguistiche

«La legge di riforma degli enti locali ha lacerato la coesione istituzionale e territoriale della nostra Regione. Come molte riforme “renziane”, si tratta di una riforma astratta che non tiene conto della realtà del Friuli-Venezia Giulia, composto da una pluralità di identità territoriali, linguistiche e storiche che non è lecito raggruppare “a caso” con scelte calate dall’alto – commenta il candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia, Sergio Cecotti –. Il percorso di ricostruzione regionale dovrà partire da un nuovo accordo, esplicito e trasparente, di interpretazione del ruolo della Regione e delle sue componenti territoriali e sociali che veda protagoniste le diverse Comunità, realtà locali e specificità linguistiche che vivono nell’intero Friuli-Venezia Giulia. Questo in una logica di rete e di riconoscimento delle specifiche funzioni e vocazioni, escludendo ogni prevaricazione gerarchica. L’unico aspetto positivo della riforma – continua Cecotti – è l’istituzione delle 3 Comunità linguistiche come organismi di rappresentanza delle minoranze friulana, slovena e tedesca, ma anche qui la soluzione trovata è molto debole. Io intendo conferire alle tre Comunità poteri reali. Penso al modello belga delle Comunità linguistiche come Istituzioni rappresentative delle nazionalità costitutive la Regione, dotate di propri poteri effettivi e forti (per esempio nell’istruzione e nella cultura). Questa soluzione ci permetterebbe di tenere assieme le diverse ragioni dei territori e delle identità che compongono la Regione».   Quali i primi provvedimenti da prendere? «Rendere facoltativa la partecipazione alle Uti; la possibilità di fusioni tra Uti; lasciare alla libera autodeterminazione dei Comuni l’individuazione delle aggregazioni; invertire il meccanismo di penalizzazione finanziaria, penalizzando le Uti che non riescono a fare sistema locale, non i Comuni che (legittimamente) ritengono di non aderirvi, poiché giudicano l’Uti non interessante per i propri cittadini. Ma il cuore del riassetto istituzionale del Friuli-Venezia Giulia – sottolinea Cecotti – consiste nella riforma della Regione stessa, che deve smetterla di essere una Regione “qualunque” e adempiere alla sua missione di Istituzione che costruisce il futuro in un’area europea ricca di storie, culture e vocazioni diverse. Eliminate le Province (effetto di un’altra legge “renzianissima”), la Regione deve decentrarsi e lavorare con il territorio e per il territorio».
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Cecotti a Sappada: «Un paradosso se, dopo anni di battaglie, finissimo tutti nella macroregione del Veneto, perdendo specialità e Regione!»

In visita a Sappada – il 29 aprile al voto, per la prima volta, per le elezioni del Friuli-Venezia Giulia dopo il passaggio dal Veneto –, Sergio Cecotti, candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione, ha incontrato i cittadini nel corso di una giornata densa di impegni nella montagna friulana. «Abbiamo discusso i problemi della transizione e toccato con mano il fatto che la burocrazia regionale in questi mesi non ha adempiuto al proprio dovere di facilitare il trasferimento delle varie funzioni dalla Regione Veneto alla Regione Friuli-Venezia Giulia. In particolare, i sappadini non hanno ancora la tessera sanitaria del servizio del Friuli-Venezia Giulia e questo la dice lunga sull’inefficienza della nostra sanità regionale». Il candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione si è espresso anche sulle altre comunità che aspirano a passare, come Sappada, al Friuli-Venezia Giulia, «alcune delle quali friulane da sempre, anche dal punto di vista linguistico come Cinto Caomaggiore». «Se lo desiderano – ha detto Cecotti –, noi del Patto, che sosteniamo il principio di autodeterminazione, siamo favorevoli, ma dobbiamo dare il benvenuto a questi Comuni creando condizioni positive: passare al Friuli­-Venezia Giulia deve essere effettivamente un vantaggio per loro e questo lo si ottiene rendendo l’autonomia speciale un valore, usandola per migliorare la qualità della vita dei cittadini». Nel giorno della firma dell’accordo tra gli esponenti di centrodestra del Nord Fedriga, Zaia, Fontana e Toti, «sarebbe un paradosso – ha concluso Cecotti, rivolgendosi agli amici sappadini – se, dopo anni e anni di battaglie per ritornare nella Regione di origine e appartenere così a una Regione a statuto speciale, venissimo tutti conglobati nella macroregione del Veneto e, voi con noi, perdessimo sia la specialità sia l’esistenza stessa della Regione».
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Cambio di passo per il rilancio della montagna. Legno, idroelettrico ed edilizia, le priorità.

«2000 posti di lavoro con investimenti adeguati». Il Patto per l’Autonomia incontra gli imprenditori della Delegazione di Tolmezzo di Confindustria

Se è vero che una “questione montagna” esiste, è altrettanto vero che essa va posta in maniera diversa dal passato: della montagna occorre occuparsi non per assisterla, ma per far sì che il suo valore, le sue specificità, i suoi tanti talenti siano valorizzati e messi in circuito, a beneficio della montagna stessa e della regione nel suo complesso. Agli imprenditori del territorio montano – guidati dal Coordinatore della Delegazione di Tolmezzo e Vice Presidente di Confindustria Udine Vittorio Di Marco –, che lo hanno incontrato giovedì 19 aprile, presso la Delegazione di Tolmezzo di Confindustria, il candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia, Sergio Cecotti, ha sottolineato l’urgenza di un cambio di passo, condivisa dai partecipanti all’incontro. Cecotti ha sottolineato la necessità di partire da un piano straordinario di investimenti «per ricostituire quel capitale territoriale che è stato disperso negli ultimi 10 anni. Si tratta di una azione massiccia per il risparmio energetico, per la sicurezza intrinseca del territorio (dalla antisismicità degli edifici agli interventi di cura rispetto alle acque ed alle questioni idrogeologiche), che deve contemporaneamente sapersi confrontare con il tema del consumo di suolo, del recupero del costruito e della definizione degli equilibri tra zone antropizzate e rurali o naturali». Viviamo un mutamento di paradigma che coinvolge l’economia di tutto il mondo occidentale; nel nuovo paradigma, territori svantaggiati nella precedente fase partono con un vantaggio che non va assolutamente disperso. Ecco allora l’importanza di sviluppare su basi nuove il turismo in montagna e di fare in modo che le risorse e i beni comuni che appartengono a tutti, come l’acqua, «vengano gestiti a beneficio delle comunità nelle quali le risorse si trovano». E a fronte di una «confusione normativa» tra le diverse normative di tutela, come il Piano delle acque, quello delle attività estrattive o quello paesaggistico, generata da una «Regione che non è stata capace di interpretare correttamente le esigenze del territorio», in caso di elezione, Cecotti si è impegnato ad intervenire per sanare la situazione. All’incontro a Tolmezzo è intervenuto anche Domenico Romano, presidente del Bim, il Bacino Imbrifero Montano, candidato al Consiglio regionale con il Patto per l’Autonomia nella circoscrizione di Tolmezzo (nella medesima si presentano per il Patto anche Olga Passera e Gianpietro Zanni). Romano ha condiviso la necessità espressa dagli imprenditori presenti di investire nella diffusione della banda ultra larga anche nei paesi di montagna. Nonostante gli impegni presi a livello istituzionale – è stato detto –, il sistema di connessione presenta evidenti disfunzioni e vi sono gravi ritardi nelle possibilità di accesso alla banda ultra larga. In materia di idroelettrico, «ci vuole una legge regionale per regolamentare il rilascio di nuove concessioni, per togliere le piccole derivazioni che stanno solo prosciugando fiumi, torrenti e ruscelli, e gestire direttamente le rimanenti derivazioni principali, per restituire le risorse ai territori, prevedendo – ha spiegato Romano – che per ogni kw prodotto, come fanno il Trentino e l’Alto Adige, possa essere messo a disposizione delle industrie, delle case di cura, delle case di riposo, degli hotel del territorio, un quantitativo energetico a costo zero. Una misura a ristoro dei danni subiti dal territorio». Nel settore legno, «oggi una buona parte della materia prima ricavata dai nostri boschi viene esportata, lavorata e commercializzata in Austria. Serve una legislazione che supporti e valorizzi la filiera foresta-legno locale, dal taglio alla lavorazione dei materiali con un alto valore aggiunto: avremo una potenzialità di mercato con un marchio nostro, che potrebbe creare, con un investimento adeguato, 2000 posti di lavoro in un anno». Infine, «si dovrà costruire una politica di sostegno alle attività edilizie, pesantemente compromesse dalla crisi economica, e, coordinandosi con le scuole e gli istituti professionali, formare il personale addetto garantendo manodopera a medio e lungo periodo, e sburocratizzare, rendendole più celeri, le gare d’appalto».
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Accordo tra governatori di centrodestra del Nord. Cecotti: «Una minestra riscaldata, un film già visto»

Duro il giudizio del candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia, Sergio Cecotti, sull’annunciato asse tra governatori di centrodestra del Nord. Sabato 21 aprile, a Trieste, la firma dell’accordo tra Massimiliano Fedriga, Luca Zaia, Attilio Fontana e Giovanni Toti. «È una minestra riscaldata – commenta Cecotti –, un film già visto. Si tratta di una manfrina elettorale che il centrodestra ripete a ogni elezione regionale come il “contratto con gli italiani” di Berlusconi da Vespa. Il 16 febbraio 2013 l’allora presidente del Friuli-Venezia Giulia Renzo Tondo firmò un identico patto con Zaia, Maroni e Cota, che fu presentato dai firmatari come “patto per la macroregione del nord”. Sappiamo tutti che i patti firmati da Tondo sono stati una autentica tragedia per questa Regione. Evidentemente il centrodestra non impara nulla dai propri errori, e torna a ripeterli sempre uguali. Si dice che la storia si ripete sempre due volte: la prima volta in forma di tragedia, la seconda in forma di farsa. Tondo è stata la tragedia…»
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Giù le mani dalle Camere di Commercio. Cecotti alla Cciaa di Udine: «La politica non imponga riforme dall’alto»

Giù le mani dalle Camere di Commercio. Siano esse a decidere del loro destino, come essere organizzate e chi le rappresenta, la politica non si intrometta. Così Sergio Cecotti, il candidato alla Presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia, oggi, lunedì 16 aprile, nel corso del primo di quattro incontri con gli aspiranti governatori del Friuli-Venezia Giulia organizzati dalla Camera di Commercio di Udine nella sede dell’ente camerale. «Le Camere di Commercio sono un ente di autonomia funzionale e rappresentano l’autonomia del sistema imprenditoriale e del sistema economico e anche un organo di rappresentanza collettiva del sistema economico e delle varie categorie nei confronti degli altri soggetti e della politica in primo luogo – ha spiegato Cecotti –. Da questo punto di vista, l’elemento centrale dell’ordinamento delle Camere di Commercio dovrebbe essere l’autodeterminazione del sistema imprenditoriale. Non deve essere la politica, il governo, Renzi o la Madia a definire l’ordinamento, se non i principi generali e astratti, ma deve essere la base del sistema imprenditoriale». Rispetto alla riforma della legge Madia, che ha fissato i criteri per il riordino delle Camere di Commercio, «sono molto perplesso, per non dire contrariato, per il fatto che si è voluto imporre una riforma dall’alto. Nel momento in cui viene meno o si comprime l’autonomia del sistema imprenditoriale, alle Camere di Commercio restano funzioni amministrative, di coordinamento, che sono importanti, ma perdono quella primaria: essere la rappresentanza del sistema economico ai tavoli dove si decide il modello complessivo di sviluppo di un territorio. E un organo di rappresentanza è tanto più valido quanto più si sentono effettivamente rappresentati coloro che devono essere rappresentati, in questo caso le imprese del territorio su cui le Cciaa hanno competenza. Mi pare ci siano parecchi dubbi che la riforma Madia vada in questa direzione: è la tipica riforma renziana, ne abbiamo viste molte, nessuna delle quali ha prodotto – a mio giudizio – risultati positivi ed è consistita sempre in una semplificazione concettualmente burocratica, è la burocrazia la stella polare del Pd. La realtà non è una burocrazia, ma le persone, le imprese che lavorano sul territorio, che producono, che costruiscono ricchezza per il territorio, le relazioni, i commerci, tutte cose che sono estranee alle corde di questa riforma», ha aggiunto Cecotti. Nella logica della necessaria autorganizzazione va collocato anche il tema dell’accorpamento delle Camere di Commercio. «Non sono né contrario né favorevole in linea di principio, sono per il fatto che sia la base, siano le imprese a decidere se, per esse, per la loro efficienza, sia più utile una conformazione o un’altra, non deve essere la politica a imporla dall’alto», ha chiarito il candidato presidente del Patto per l’Autonomia alla platea formata dai rappresentanti camerali e delle categorie economiche, guidata dal presidente dell’ente camerale, Giovanni Da Pozzo. Tanti i temi toccati nel corso dell’incontro, moderato dal direttore del Messaggero Veneto Omar Monestier: dalla sanità regionale («Tre anni fa era la seconda in Italia per qualità ed efficienzaadesso è al ventesimo posto su 21, dobbiamo riportarla ai livelli di eccellenza del passato») alla richiesta allo Stato di competenze nuove per la Regione, dalla necessità di aumentare i centri di ricerca e i parchi tecnologici («Altro che doppioni! Ce ne sono troppo pochi, dobbiamo fare massa critica») alle carenze di Insiel (che Cecotti ha definito «l’agenzia di ritardo tecnologico del Friuli-Venezia Giulia»). In caso di elezione, ha assicurato infine Cecotti, «sicuramente faremo tutto quello che serve per accompagnare lo sviluppo del territorio e per programmarlo, tenendo presente che quello sviluppo significa coinvolgere le forze vive della società e dell’economia, senza chiedere permesso al potente di turno».
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Identità, territorio e cultura: elementi fondativi del progetto Politico del Patto per l'Autonomia

Il Patto per l'Autonomia è un progetto politico giovane, ma con radici solide. Di identità, cultura e territorio ci parla in questo video Angelo Floramo che abbiamo incontrato nella sua San Daniele. Floramo: "l'identità non è un reperto, una sorta di cianfrusaglia da tenere in un museo, ma deve essere un principio dinamico speso sul territorio e inclusivo. [...] Viviamo in una terra che da sempre mastica molte lingue [...] ed è anche capace di trasformare la cultura del Mediterraneo in maniera incredibilmente innovativa. Chi nasce qui e condivide il senso di questa identità non può che essere una persona di mentalità aperta e di grandi prospettive" Cecotti: "la cultura è elemento di verità. La verità è rivoluzionaria ed è sempre progressista, nel senso che è l'unico modo in cui puoi costruire il tuo futuro e il futuro collettivo."
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Energia e ambiente sono priorità del Patto per l'Autonomia

"Il patto per l'ambiente parte dal riconoscimento che i beni comuni come acqua, energia e paesaggio non possano essere gestiti a beneficio di pochi, ma devono essere gestiti a beneficio delle comunità e dei territori. Questo per noi è un punto irrinunciabile. Da qui passa la nostra visione di Autonomia. Autonomia significa che le risorse e i beni comuni che appartengono a tutti devono essere gestiti a beneficio delle comunità nelle quali le risorse si trovano. Noi proponiamo la società pubblica regionale in cui comuni e comunità possano dire la loro per gestire la produzione di energia. Proponiamo una moratoria sulla costruzione indiscriminata delle centraline, perchè il tema della tutela ambientale è irrinunciabile." Questa la sintesi di Massimo Moretuzzo nel video registrato sulle rive del Lago di Cavazzo con il candidato del Patto Domenico Romano (presidente del BIM) e Franceschino Barazzutti, storico sindaco di Cavazzo e attivista per le battaglie sulla tutela del territorio e dell'ambiente.
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Sergio Cecotti alla Fieste de Patrie dal Friûl a Valvasone Arzene: Dobbiamo riprendere il coraggio di costruire un futuro per il Friuli

«La coscienza di avere una grande storia è uno stimolo per costruire un futuro degno di quella storia. La nostra generazione deve consegnare alle generazioni future un Friuli ricco di valori come quello che è stato consegnato a noi e invece negli ultimi dieci anni abbiamo avuto la sensazione che questa continuità di sviluppo storico e di crescita culturale, sociale ed economica si sia smorzata. Dobbiamo riprendere il senso e il coraggio di costruire un futuro per il Friuli». Così Sergio Cecotti, candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia, a margine delle celebrazioni ufficiali per la Fieste de Patrie dal Friûl, che si sono svolte domenica 8 aprile, a Valvasone Arzene, a 941 anni dalla nascita dello Stato patriarcale friulano. Una festa – questo il concetto ribadito nei discorsi ufficiali –, con cui si vuole riconoscere e diffondere il messaggio che l’identità e la cultura friulane appartengono alla regione intera, nel suo complesso e con le sue diversità. Una festa che è un’importante occasione di riflessione, di conoscenza e di condivisione per ragionare del Friuli di oggi e di domani, della sua pluralità linguistica e culturale, della sua tradizione di autogoverno, della sua vocazione a mettersi in relazione con il resto dell’Europa e del mondo. Un patrimonio da trasmettere ai più giovani. È quello che hanno fatto i Comuni di Valvasone Arzene, Casarsa della Delizia e San Giorgio della Richinvelda che, come primo atto delle celebrazioni della Fieste, hanno consegnato le bandiere del Friuli alle classi delle terze medie dei tre comuni. «È stato un modo per far conoscere la storia del Friuli ai ragazzi, perché un popolo che dimentica la sua storia e la sua lingua è destinato a scomparire – afferma Markus Maurmair, sindaco di Valvasone Arzene e presidente del Patto per l’Autonomia –. In un mondo sempre più liquido, avere una identità aiuta a essere persone che hanno un futuro, è una possibilità in più per i nostri giovani. Partiamo dal passato per guardare al domani». Prima di partecipare alla Fieste de Patrie dal Friûl a Valvasone Arzene, Sergio Cecotti è intervenuto, presso le carceri di via Spalato a Udine, alla cerimonia in memoria della strage compiuta dalle SS di Hitler che nell’aprile del 1945 massacrarono 29 partigiani garibaldini e osovani.
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Successo a Udine per il flash mob di sostegno al popolo catalano e per i diritti di tutti i popoli minorizzati d’Europa.

Sergio Cecotti (Patto per l’Autonomia):  «Siamo solidali con i fratelli catalani che ai friulani hanno insegnato molto» Autonomisti friulani e triestini, insieme in piazza, in difesa dei diritti dei popoli d’Europa. C’era chi indossava una maglietta gialla, chi, sulla giacca, aveva appuntato un nastro della stessa tinta e chi aveva portato un fiore del colore simbolo della solidarietà con i catalani e i leader indipendentisti arrestati. Tutti stringevano tra le mani un foglio con la scritta “L’Europa dei popoli solidali”, che hanno sventolato al cielo assieme alle tante bandiere del Friuli e della Catalogna, e non solo, che, nella mattinata di sabato 7 aprile, hanno colorato piazza San Giacomo a Udine dove un centinaio di persone si è riunito per un flash mob a sostegno delle libertà civili e dei diritti democratici del popolo catalano e di tutti i popoli minorizzati d’Europa. L’iniziativa – che è stata organizzata dai Manovali per l’Autonomia, alla quale ha aderito Patrie Furlane e che ha visto la partecipazione di una delegazione di autonomisti triestini – ha tratto motivo dall’arresto, in Germania, del leader catalano Carles Puigdemont, rimesso in libertà su cauzione in attesa della decisione della Procura tedesca sulla sua estradizione in Spagna. «Una vicenda che segna un drammatico scollamento tra la volontà popolare dei catalani, chiaramente espressa anche nelle recenti elezioni, e le ragioni rigide e formali delle istituzioni – ha sottolineato Rosario Di Maggio, portavoce dei Manovali per l’Autonomia assieme a Luca Paviotti –. Le regole istituzionali sono al servizio del popolo o sono dei totem indiscutibili che, paradossalmente, in nome di un concetto astratto di democrazia finiscono per tacitare la volontà popolare? Quale democrazia vogliamo costruire per il futuro dell’Europa? Il flash mob è stata l’occasione per porre e ragionare su queste questioni, che interessano tutti i cittadini europei. È stata un’iniziativa in difesa delle istituzioni nella loro capacità di essere democratiche e contro le istituzioni nella loro tendenza a essere oppressive, limitative della nostra libertà». Al flash mob è intervenuto anche Sergio Cecotti, il candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia. «I friulani come popolo libero sono solidali con i fratelli catalani con cui abbiamo condiviso molte battaglie, molte esperienze – ha affermato Cecotti –. Per noi autonomisti friulani loro sono sempre stati come dei fratelli maggiori. Ci hanno insegnato molto e hanno indicato la strada, e oggi che sono sotto attacco in forma molto pesante da parte dello stato centralista spagnolo, che ne ha arrestati tanti e ne ha messo sotto processo tantissimi, vogliamo esprimere loro la nostra solidarietà e l’augurio che possano raggiungere gli obiettivi che si sono prefissati».
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Raccolta firme, dove siamo oggi, venerdì 23 marzo

Oggi, venerdì 23 marzo, saremo presso il punto vendita "La Zebretta" a MARTIGNACCO, dalle 17:00 alle 18:00 circa, per la raccolta delle firme a sostegno di Patto per l'autonomia, oltre che a TRIESTE, presso la Libreria Giuffrè e il Caffè San Marco (dalle 17.30 alle 19.30).
Prosegue anche la raccolta firme nei mercati: oggi ci troverete a CORMONS, dalle 9.30 alle 12.30.
#raccoltafirme #elezioniregionali2018 #fvg
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Stasera Sergio Cecotti su Telequattro a RING

Sergio Cecotti, candidato alla presidenza della Regione con il Patto per l'Autonomia, questa sera sarà ospite del talk show in diretta su Telequattro: RING (Alta Tensione | ore 21:00 | Ch 10). In trasmissione sarà presentato il candidato presidente dei 5 Stelle e verranno ripresi alcuni spunti del programma annunciati ieri da Massimiliano Fedriga. In studio, ospiti di Ferdinando Avarino: Sergio Cecotti - Patto per l’Autonomia Danilo Slokar - Lega Nord Marcelo Medau - Fratelli d’Italia Silvia Caruso - Pd Giulio Bonivento - Cittadini per Bolzonello
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Sergio Cecotti a Trieste oggi...

Facciamo in modo che gli elettori possano ancora scegliere, e scegliere bene. Oggi, dalle 10.30 alle 12.30 presso la Libreria Giuffré in Foro Ulpiano 5 a Trieste e dalle 17.30 all'Antico Caffé San Marco con la presenza del candidato Prof. Sergio Cecotti, raccoglieremo le firme necessarie alla presentazione della nostra lista nel collegio della nostra città. Vi aspettiamo. Ponudimo vsem volilcem možnost demokratične, svobodne izbire! Danes, med 10.30 in 12.30, v knjigarni Giuffré, ul. Foro Ulpiano 5 v Trstu in 17.30 in 19.30 v Antico Caffé San Marco, zbiramo potrebne podpise za predstavitev naših volilnih kandidatur v tržaškem okrožju na prihodnjih deželnih volitvah. Pričakujemo vas! Сделаем так, чтобы избиратели могли всё ещё выбирать. Сегодня с 10.30 до 12.30 в Libreria Giuffré в Триесте на Foro Ulpiano, 5 и 17.30 до 19.30 в Antico Caffé San Marco, мы собираем необходимые подписи для представления нашего списка на региональных выборах от нашего города. Мы ждем вас! #pattoperlautonomia #trieste #iosonospecialevotoilpatto
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In quali comuni in cui trovate i nostri moduli di raccolta firme?

In quali Comuni sono presenti i nostri moduli di raccolta firme? Eccoli: Tricesimo Grado Gorizia Carlino S. Lorenzo Isontino Mossa Farra D’Isonzo Romans D’Isonzo Ronchi Arta Terme Cercivento Comeglians Forni Avoltri Ovaro Paluzza Prato Carnico Ravascletto Rigolato Sappada Socchieve Sutrio (Lu Ma Gi 8.00 - 13.00 e 14.30 - 17.30 / Me Ve Sa continuato 8.00 - 16.00)             Udine Tolmezzo Villa Santina Zuglio Gemona Osoppo Artegna Buja Bordano Moggio Resiutta Resia Chiusaforte Dogna Pontebba Malborghetto-Valbruna Tarvisio
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Dove firmare? Anche qui...

I moduli per la raccolta firme sono a disposizione anche nei municipi di Gorizia, S.Lorenzo Isontino, Moraro, Mossa, Farra d'Isonzo, Romans d'Isonzo, Ronchi. Per chi volesse firmare presso i banchetti del Patto per l'autonomia ci troverete: Lunedì 19 dalle 10 alle 12.30 al mercato di SAGRADO, martedì 20 dalle 9.30 alle 12.30 al Mercato di GRADISCA, mercoledì 21 dalle 10 alle 13 al Mercato di MONFALCONE, giovedì 22 dalle 10 alle 12.30 al mercato di GORIZIA.
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DOVE CI TROVATE PER LA RACCOLTA FIRME?

Abbiamo bisogno di 5000 firme entro venerdì 23 marzo per poter candidare alla presidenza della regione Sergio Cecotti con il Patto per l'Autonomia. Ecco dove potete firmare: TRIESTE Antico Caffè San Marco Trieste Domenica 18/03 dalle 17.30 alle 19.30 Martedì 20/03 dalle 17.30 alle 19.30 Mercoledì 21/03 dalle 17.30 alle 19.30 Libreria Giuffré, Foro Ulpiano 5 Lunedì dalle 10.30 alle 12.30 Martedì dalle 10.30 alle 12.30
TOLMEZZO è possibile firmare per il Patto all'ufficio anagrafe-elettorale: da lunedì a venerdì 10.30 - 13.00 sabato 10.00 - 12.00 lunedì e giovedì 17.00 - 18.00 inoltre, settimana dal 19 al 25 marzo: si aggiungono all'orario normale: mercoledì e venerdì 14.00 - 17.00 sabato orario continuato 08.00 - 16.00 domenica 08.00 - 12.00 oppure: Lunedì 19 Marzo 9-12, mercato VILLA SANTINA è possibile firmare per il Patto all'ufficio anagrafe-elettorale: da lunedì a venerdì 10.30 - 12.30 sabato 10.30 - 12.00 pomeriggio: lunedì e giovedì 17.00 - 18.00 inoltre, settimana dal 19 al 25 marzo: si aggiungono all'orario normale: venerdì 14.00 - 17.00 sabato 09.00 - 12.00 e 14.00 - 17.00 domenica 09.00 - 12.00 TOLMEZZO lunedì 19 mattina, dalle 09.30 alle 12.30, Federico Simeoni e Domenico Romano saranno in piazza XX settembre a Tolmezzo, in occasione del mercato settimanale, per raccogliere firme. MONFALCONE sabato 17 dalle 9 alle 12.30 in piazza Falcone Borsellino in occasione del Mercatino dell’usato UDINE È possibile firmare presso l' ufficio elettorale del Comune di Udine oppure: Sabato 17 Marzo 9-12, Viale Vat (Patto per l' Autonomia + Patto per Udine) Sabato 17 Marzo 16-19, Via Canciani (Patto per l' Autonomia + Patto per Udine) Domenica 18 Marzo 10-12, Via Savorgnana (Patto per l' Autonomia + Patto per Udine) Venerdì 23 Marzo 9-12, Via Canciani (Patto per l' Autonomia + Patto per Udine) Venerdì 23 Marzo 16-19, Largo dei Pecile (Patto per l' Autonomia + Patto per Udine) GORIZIA circoscrizione. Si può sottoscrivere la lista del Patto per l'Autonomia con Sergio Cecotti presidente negli uffici elettorali dei Comuni di : Gorizia San Lorenzo Isontino Mossa Moraro Farra d'Isonzo Capriva del Friuli Medea A DOLEGNA DEL COLLIO dal Consigliere comunale Fabrizio Mascarin GORIZIA Sabato 17 pomeriggio in Corso Italia, dalle 15 alle 18 Gradisca Domenica 18 marzo alla mattina nel mercatino MEDEA Domenica 18, a, Corso Friuli davanti a Bar Alterego, dalle 9 alle 12 ci sarà il banchetto di raccolta firme
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Grazie

Nei vari incontri, molti ci hanno chiesto che cosa rappresenta il simbolo del Patto per l’Autonomia. La prossima sfida delle elezioni regionali ci da l’occasione per spiegarlo: sono 4 mattoni (uno per ognuna delle ex province del Friuli-Venezia Giulia) impilati e pronti per "iniziare la ricostruzione". Il voto di domenica, leggendo solamente i numeri, dice che siamo piccoli. La gratitudine che abbiamo nei confronti di coloro che con il voto e il loro impegno ci hanno sostenuto, dice che abbiamo un grande debito di riconoscenza. Dunque ci rimbocchiamo le maniche e partiamo per la sfida delle regionali sapendo che c’è molto da fare.
Partecipare alle elezioni politiche è stata una scelta non facile, ma obbligatoria e fondamentale per far conoscere il Patto e la nostra linea politica (siamo nati il 29 dicembre 2017). L'esito lo avevamo previsto, anche se speravamo di ottenere di più, ma considerato che, laddove siamo riusciti a presentare il nostro progetto, i frutti sono arrivati, abbiamo capito che la strada è quella giusta. Il nostro è l’inizio di un programma più ampio, alternativo alla politica nazionale, che ovviamente catalizzando tutto l’interesse dei media nazionali, ha lasciato al Patto solo poche briciole di visibilità. La nostra pagina continua a crescere e continuano ad arrivare messaggi di supporto e di partecipazione attiva. A noi non serve altro. Ringraziamo le migliaia di persone che ci hanno votato e lo facciamo alla nostra maniera: GRAZIE, GRACIIS, HVALA, DANKE. CHE NESSUNO DISPONGA DI NOI, SENZA DI NOI. #PattoPerlAutonomia #IoSonoSpecialeVotoIlPatto #Grazie #Graciis #Hvala #Danke
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Serata di chiusura della campagna elettorale del PATTO PER L'AUTONOMIA

CODROIPO › 2 marzo 2018 › ore 20.30 Auditorium comunale, via 4 novembre, 17 Saranno presenti tutti i candidati delle liste regionali e interverranno:
  • Massimo Moretuzzo, candidato alla Camera dei Deputati
  • Tullio Avoledo, candidato al Senato
  • Sergio Cecotti, candidato alla presidenza della Regione
Scegli persone che ti rappresentano CHE NESSUNO DISPONGA DI NOI, SENZA DI NOI Layout 1
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Prezzo esposto: 100.000 euro

28471492_1422318317879154_1985904833797679095_nLa politica commerciale dei prezzi esposti è sicuramente a favore dei consumatori, ma di certo non dei cittadini che votano. Che i parlamentari possano essere corrotti o comprati è storia e attualità verificata, ma da questa tornata elettorale portano anche il prezzo stampato in fronte.
I grillini, per poter essere candidati, firmano un contratto che prevede il versamento di 100.000 euro in caso di dissenso rispetto agli ordini dei capi Casaleggio-Grillo (...chi non ci crede veda il loro sito). Tale somma andrà versata ad una società privata gestita dai titolari dell’azienda-partito sopra citata. In un paese normale si sarebbe gridato allo scandalo, in italia viene citato come garanzia di fedeltà al progetto. La domanda che tutti noi dovremo farci è molto semplice: in caso di ordini centrali che contrastino con gli interessi del territorio che li ha eletti come reagiranno i nostri eroi onesti per definizione? Si comporteranno come Tondo e la Serrachiani che hanno supinamente eseguito ordini romani o pagheranno i centomila euro come prezzo da pagare per la loro libertà e fedeltà agli elettori del loro territorio. La costituzione recita “senza vincolo di mandato” e centomila euro sono un bel vincolo; dover pagare per avere un diritto costituzionalmente garantito è semplicemente inaccettabile. Unica cosa certa è che il prezzo base è fissato (non solo per i 5S) e a questi prezzi 100 parlamentari costano 10 milioni di euro, un prezzo tutto sommato spendibile considerando gli importi di certi appalti, e poca cosa per i futuri padroni della nostra decadente democrazia. L'Insonne #PattoPerlAutonomia #linsonne #IoSonoSpecialeVotoIlPatto
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Ecco gli incontri di questa settimana

27867905_10213804364977099_6234882889547958560_n - 26 febbraio 2018 - ore 20.30 - CIMOLAIS, Sala polifunzionale (ex Asilo), candidati presenti : Markus Maurmair - 26 febbraio 2018 - ore 20.30 - PRECENICCO, Centro civico, via Cavalieri Teutonici 25, candidato presente: Diego Navarria
- 26 febbraio 2018 - ore 20.30 - VILLA SANTINA, Sala Sergio Giatti, via Pal Piccolo - 27 febbraio 2018 - ore 18.00 - FONTANAFREDDA, Sala comunale "Ca' Anselmi" in viale Grigoletti 11. Candidato presente: Markus Maurmair - 27 febbraio 2018 - ore 20.30 - REANA DEL ROJALE, Osteria da Fratin, Qualso, via G. Valente 12. Candidati presenti: Federico Simeoni, Miriam Causero - 27 febbraio 2018 - ore 20.30 - CASARSA, Ex latteria, via Segluzza 28. - 27 febbraio 2018 - ore 20.30 - TALMASSONS, Sala Polifunzionale. Candidati presenti: Diego Navarria e Massimo Moretuzzo, Rossella Malisan - 28 febbraio 2018 - mattina- mercato di MORTEGLIANO - 28 febbraio 2018 - ore 18.00 - ROMANS D'ISONZO, Sala Consiliare, Municipio di Romans d’Isonzo. candidati presenti: Elisabetta Basso, Federico Simeoni, Massimo Moretuzzo, Lucia Pertoldi - 28 marzo 2018 - ore 18.00 - VILLANOVA di San Daniele, Osteria Villanova, via Nazionale 37 - 28 febbraio 2018 - ore 20.00 - TARCENTO, caffè Fant, piazza libertà 14, candidati presenti: Walter Tomada, Federico Simeoni, Miriam Causero, Tullio Avoledo, Massimo Moretuzzo e Sergio Cecotti - 1 marzo 2018 - ore 20.30 - POVOLETTO, Agriturismo Cjasal Fornasate, Ravosa, via Rio Major 6, candidati presenti: Federico Simeoni, Elisabetta Basso, Miriam Causero - 1 marzo 2018 - ore 20.30 - TAVAGNACCO, Sede ORO Caffè - 2 marzo 2018 - mattina - Mercato di TARCENTO - 2 marzo 2018 - ore 20.30 - CODROIPO, Auditorium
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Due facce della stessa medaglia

Non molto tempo fa potevamo leggere sulla stampa come una maestra avesse sostituito la parola Gesù con Perù in una canzone di Natale, oggi leggiamo che Salvini giura sul Vangelo. Due episodi apparentemente scollegati che in realtà appartengono allo stesso fenomeno generale. Nel primo caso si cambia la forma per paura di offendere qualcuno, nel secondo caso un eccesso di forma serve solamente a contrapporsi ai musulmani, in entrambi i casi si privano parole e simboli del loro contenuto originale, trasformandoli in vuoti slogan. Indipendentemente dalla spiritualità del singolo, usare libri e simboli come armi di convenienza per attaccare o non essere attaccati è una sconfitta culturale. Così una maestra che dovrebbe stimolare i suoi studenti a ragionare e confrontarsi sceglie la via più semplice, e la meno elegante; mentre Salvini (che evidentemente non sa che si giura sulla Bibbia non sui Vangeli, ma forse i vangeli adoperati sono quelli apocrifi) sfoggia ancora una volta un inqualificabile opportunismo. Forse non molti ricordano i passati rituali al “Dio Po” che è già una mezza bestemmia , o gli ordini del giorno nei comuni per rimuovere i crocifissi dai luoghi pubblici, ma d’altronde cavalcare l’onda del momento è un mestiere difficile, ma per farlo basta una faccia di bronzo e la speranza che nessuno ricordi cosa hai detto e fatto ieri. Togliere il nome Nord dal simbolo non è sufficiente per far dimenticare il passato, così come il bacio di Di Maio all’ampolla di San Gennaro non può nascondere la palese incoerenza del suo movimento.

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I candidati nella lista plurinominale alla Camera del PATTO PER L'AUTONOMIA

I nostri candidati sono:

Markus Maurmair

Maurmair Markus

Sindaco dal 2009, con la mia amministrazione, ho realizzato uno dei pochi progetti di fusione amministrativa andato a buon fine in Friuli-Venezia Giulia, dando vita nel 2015 al Comune di Valvasone Arzene. Oltre ad aver portato a termine in pochi anni numerose opere pubbliche ed essermi occupato del rilancio commerciale del Borgo Antico di Valvasone (uno dei Borghi più belli d’Italia), cercando di valorizzare anche Provincia e Regione, in chiave turistica, facendole conoscere a livello nazionale.

Rossella Malisan

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42 anni vivo a Bertiolo. Sposata e mamma di un bimbo e una bimba. Lavoro da un anno e mezzo presso la direzione Cultura della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Laureata in lingue e letterature straniere all’Università degli Studi di Udine con una tesi sullo stato di vitalità della lingua friulana nel Medio Friuli, ho lavorato, fino al trasferimento avvenuto per legge, presso la Provincia di Udine, dove mi occupavo di musei, biblioteche e progetti sulla Grande Guerra sia regionali che europei. Nel tempo ho collaborato con una agenzia che sviluppa siti internet, per creare e tradurre le pagine dei siti web in friulano.

Federico Monti

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Nato 50 anni fa, padre di tre figli, appassionato di cultura e tradizioni locali, divido le mie origini tra Trieste e il Friuli, ove ora abito, a Campolongo al Torre. Sono responsabile del settore salute, sicurezza e ambiente, nonché dei servizi generali, di una azienda con 400 addetti facente parte di un gruppo leader a livello mondiale nel campo della cantieristica nautica. A fianco dell'impegno lavorativo coltivo fin da piccolo l'amore per la musica classica, terminando prima gli studi iniziati alla Glasbena Matica (scuola di musica slovena) di Trieste, poi impegnandomi nelle attività artistiche di una delle più importanti compagini corali nazionali, di cui sono da oltre dieci anni vicepresidente.

Erika Furlani

Furlani Erika

Nata il 1° maggio 1972, sposata, un figlio. Laureata in Ingegneria Gestionale e abilitata alla professione di Ingegnere, in seguito ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Tecnologie Chimiche ed Energetiche. Dal 2006 svolge, presso l’Università di Udine, attività di ricerca nel settore della Scienza dei Materiali occupandosi principalmente di riciclo di rifiuti. Dal 2016 è consigliere comunale nel Comune di Campoformido. I suoi interessi personali sono la lettura, i viaggi e lo sport.

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Ecco i nostri candidati all’uninominale per la Camera

Camera, collegio di Trieste: Erika Furlani

Furlani Erika

Nata il 1° maggio 1972, sposata, un figlio. Laureata in Ingegneria Gestionale e abilitata alla professione di Ingegnere, in seguito ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Tecnologie Chimiche ed Energetiche. Dal 2006 svolge, presso l’Università di Udine, attività di ricerca nel settore della Scienza dei Materiali occupandosi principalmente di riciclo di rifiuti. Dal 2016 è consigliere comunale nel Comune di Campoformido. I suoi interessi personali sono la lettura, i viaggi e lo sport.

Camera, collegio di Gorizia: Lucia Pertoldi

Pertoldi Lucia

Sposata, di anni 64, è nata e vive nelle Valli del Natisone. Diplomata, ha lavorato in Regione prima a Trieste e poi negli uffici di Udine, durante la ricostruzione post terremoto. Ora in pensione, si dedica alle sue grandi passioni: la cucina e le erbe. E' Maestra di cucina, sommelier AIS, scrive per riviste di enogastronomia, tiene lezioni e laboratori per Enti ed Associazioni pubbliche e private. Da quattro anni cura per la RAI la rubrica “Ricetta” nella trasmissione radiofonica “Vita nei campi”. E' stata insignita del Premio Carati d’Autore 2010, promosso dalle Associazioni DONNE DEL VINO, ARGA FVG e ASSOENOLOGI.

Camera, collegio di Udine: Diego Navarria

Navarria Diego

Spostato, ho quattro figli e 61 anni dedicati a Carlino, il mio paese, e al Friuli che amo profondamente e sul quale ho pubblicato diversi libri di storia, lingua e cultura. Sindaco di Carlino da 9 anni, con liste civiche e senza apparentamenti con partiti politici, dal 2015, eletto all'unanimità, presiedo l'Assemblea della Comunità Linguistica Friulana, unico organismo istituzionale del Friuli, al quale aderiscono 115 Comuni.

Camera, collegio di Codroipo: Massimo Moretuzzo

Moretuzzo Massimo

42 anni,  sposato e padre di 2 figli, di professione imprenditore, Sindaco del Comune di Mereto di Tomba dal 2014. Laureato con lode in Scienze dell’educazione all’Università di Padova, dopo aver frequentato il Liceo scientifico Copernico di Udine, sono impegnato da sempre nei settori del volontariato, dell’ambiente e dello sviluppo locale.

Camera, collegio di Pordenone: Markus Maurmair

Maurmair Markus

Sindaco dal 2009, con la mia amministrazione, ho realizzato uno dei pochi progetti di fusione amministrativa andato a buon fine in Friuli-Venezia Giulia, dando vita nel 2015 al Comune di Valvasone Arzene. Oltre ad aver portato a termine in pochi anni numerose opere pubbliche ed essermi occupato del rilancio commerciale del Borgo Antico di Valvasone (uno dei Borghi più belli d’Italia), cercando di valorizzare anche Provincia e Regione, in chiave turistica, facendole conoscere a livello nazionale.

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Lista dei candidati plurinominale al Senato

I nostri candidati nella lista plurinominale al Senato sono: Federico Simeoni OLYMPUS DIGITAL CAMERA                                  Federico Simeoni, 45 anni, nato a Udine e residente a Povoletto (UD), geometra libero professionista, già consigliere e assessore del Comune di Povoletto, già assessore della Comunità Montana delle Valli del Torre, già consigliere di Autovie Venete SpA. Attualmente è capogruppo della Provincia di Udine e segretario del movimento autonomista Patrie Furlane Miriam Causero IMG_20180127_183305 (1)Nata a Cividale del Friuli 42 anni fa e cresciuta a Moimacco, dopo la maturità artistica ha proseguito gli studi a Venezia conseguendo il diploma in restauro e la laurea magistrale in Architettura. Dal 2005 svolge la professione di designer d’interni. Consigliera comunale dal 2006 al 2011 a Moimacco, nel 2014 è stata eletta nel Comune di Carlino dove ricopre la carica di assessore con deleghe a Lavori pubblici, Istruzione, Cultura e Innovazione.
Andrea Venier DreeQDR.jpgNato a Tolmezzo il 15 giugno 1967, dal 1999 lavora al Corriere della Sera. Diplomato in illustrazione all’Istituto Europeo di Design di Milano, ha realizzato parecchi fumetti in friulano, fra i quali “Capitan Cjargne” e “I Gnognosaurs”. Giornalista professionista dal 2003, è stato due volte direttore dello storico mensile in lingua friulana “La Patrie dal Friûl”: dal 2007 al 2010 raccogliendo il testimone di pre Toni Beline, e dal 2015 al 2017. Tiziana Tellini TizianaTiziana Tellini, due figli, nata il 20/01/1963 a Palmanova, residente a San Vito al Torre (UD). Infermiera, laurea specialistica in Scienze Infermieristiche ed Ostetriche presso l’Università di Trieste, referente infermieristica del Dipartimento di Emergenza dell’Ospedale di Palmanova-Latisana. Volontaria della Croce Rossa Italiana con incarico di Referente Regionale per l’Area 1 “Tutela e Protezione della Salute e della Vita” e membro della commissione nazionale per la formazione dei soccorritori. Presidente dei Revisori dei Conti del Collegio IPASVI di Udine, in precedenza Tesoriere dello stesso ente. Consigliere comunale a San Vito al Torre, eletta con una lista civica alle ultime elezioni amministrative.  
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Chi sono i nostri candidati uninominali al Senato?

CANDIDATI UNINOMINALI SENATOI nostri candidati all'uninominale sono:
  • Senato collegio Trieste: Elisabetta Basso
  • Senato collegio Udine: Tullio Avoledo
Chi sono? ELISABETTA BASSO
elisabetta48 anni cividalese di adozione, mamma di Francesco 12 anni, avvocato cassazionista.
Diploma liceo classico “Paolo Diacono “ a Cividale del Friuli, laurea in giurisprudenza a Padova. Consigliere provinciale di parità della provincia di Udine, ora Consigliere comunale a Premariacco. Da sempre impegnata con le associazioni di promozione della cultura e lingua friulana e attiva  nel volontariato, presidente pro loco di IPPLIS e poi di Cividale del Friuli e consigliere regionale dell’UNPLI FVG.

Accettare la candidatura è stato il miglior modo per dare corpo e sostanza a tanti anni di lavoro svolto assieme ai sognatori con cui ho costituito il Patto per l’Autonomia. Studio, incontri, discussioni, idee, confronti, anche vivaci, con le persone sul territorio. Sopra tutto e prima di tutto, il desiderio di ricostruire, la necessità di tornare davvero ad essere speciali, con la volontà di esercitare le nostre competenze e di pretenderne di altre... Un sogno diventa realtà, se a crederci siamo in tanti!

  TULLIO AVOLEDO Patto-candidati-Avoledo-Tullio.Thumb_HighlightCenter176258Nato a Valvasone (“tal mieç da l’aghe”, come dice lui) il 1° giugno 1957, laureato in legge, master in gestione aziendale, vive tra Maniago e Pordenone, dove lavora come quadro direttivo in un istituto di credito. Stando alla Filologica Friulana il cognome Avoledo deriva dal latino opuletum, bosco di faggi. Un borgo chiamato Avoledo appare sulle antiche mappe del Friuli sino al XVI° secolo. Sposato, due figli, Tullio Avoledo ha sempre avuto la passione della lettura e della scrittura. Dall’esordio nel 2003 ha pubblicato 12 romanzi con editori nazionali come Einaudi e Marsilio. Tradotti in inglese, russo, tedesco, spagnolo, polacco e ungherese, i suoi libri gli hanno fatto vincere numerosi premi, fra cui il Montblanc e il SuperGrinzane. Nei suoi romanzi Avoledo ha spesso affrontato temi politici e sociali. L’ultimo giorno felice (pubblicato da Legambiente nel 2008), parla di ecomafie e dell’estrazione di ghiaia (il cosiddetto “oro grigio”) dall’alveo del Tagliamento. Detesta i manager incompetenti, la disonestà e la falsità. Aderisce al progetto del Patto dell’Autonomia perché lo ritiene un atto di legittima difesa. Si candida al Senato per portare a Roma la voce dei suoi elettori friulani e per tutelare i loro legittimi diritti e interessi.  
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I prossimi incontri pubblici

  • 22 febbraio 2018 - ore 18.00 - Valvasone Arzene, sala Roma
  • 22 febbraio 2018 - ore 20.45 - Zoppola
 
  • 23 febbraio 2018 - mattina - mercato di Tarcento
  • 23 febbraio 2018 - ore 20.30 - Faedis, Ristorante Scozzir, via Cividale 22, saranno presenti i candidati: Simeoni, Basso e Pertoldi
  • 23 febbraio 2018 - ore 20.45 - Maniago, Euro Hotel. Saranno presenti: Tullio Avoledo, Markus Maurmair, Sergio Cecotti.
 
  • 24 febbraio 2018 - ore 17.30 - Udine presso Libreria Friuli in Largo dei Pecili Candidati presenti: Massimo Moretuzzo
 
  • 26 febbraio 2018 - mattina - presenza del candidato Diego Navarria al mercato di Rivignano
  • 26 febbraio 2018 - ore 18.00 - Montereale Valcellina Fr. Grizzo presso Sala Giacomello in Via Mazzini  Candidati presenti: Markus Maurmair
  • 26 febbraio 2018 - ore 20.30 - Villa Santina presso Sala Sergio Giatti in Via Pal Piccolo  Candidati presenti: Massimo Moretuzzo, Tullio Avoledo e Andrea Venier Sarà presente Sergio Cecotti
  • 26 febbraio 2018 - ore 20.45 - Cimolais presso sala polifunzionale (ex asilo) in Via Roma (capienza 40 posti) Candidati presenti: Markus Maurmair
  • 26 febbraio 2018 - ore 20.30 - Precenicco presso Centro Civico in Via Cavalieri Teutonici 25 Candidati presenti: Diego Navarria
 
  • 27 febbraio 2018 - ore 20.30 - Reana del Rojale Fr. Qualso presso Osteria da Fratin  via G. Valente 12 (capienza 40 posti) Candidati presenti: Federico Simeoni, Miriam Causero, Rosella Malisan
  • 27 febbraio 2018 - ore 20.30 - Talmassons, Sala Polifunzionale Candidati presenti: Massimo Moretuzzo e Diego Navarria
  • 27 febbraio 2018 - ore 20.45 - Casarsa presso ex latteria di San Giovanni di Casarsa in Via Segluzza, 28 Candidati presenti: Markus Maurmair e Tullio Avoledo
 
  • 28 febbraio 2018 - mattina - presenza del candidato Diego Navarria al mercato di Mortegliano
  • 28 febbraio 2018 - ore 18.00 - Porcia presso pizzeria Al Castello in Via Antonio de Pellegrini 1  Candidati presenti: Markus Maurmair
  • 28 febbraio 2018 - ore 20.00 - Tarcento presso caffè Fant in Piazza Libertà 14 (capienza 40 posti) Candidati presenti: Federico Simeoni, Miriam Causero, Tullio Avoledo e Massimo Moretuzzo Sarà presente Sergio Cecotti
  • 28 febbraio 2018 - 20.45 - Prata di Pordenone presso Bar Trattoria Prissinotti in Piazza Risorgimento 14 Candidati presenti: Markus Maurmair
 
  • 1 marzo 2018 - ore 20.30 - Lignano
  • 1 marzo 2018 - ore 18.00 - Polcenigo presso La Loggia Piazza Madonna 10.  Candidati presenti: Markus Maurmair
  • 1 marzo 2018 - ore 18.00 - Villanova di San Daniele, Osteria Villanova, via nazionale 37
  • 1 marzo 2018 - ore 20.30 - Povoletto, Agriturismo Cjasal Fornasate,  Ravosa, via Rio Major 6, candidati presenti: Simeoni, Basso, Causero
  • 1 marzo 2018 - ore 20.30 - Tavagnacco, Sede ORO Caffè
  • 1 marzo 2018 - ore 20.45 - Cordenons presso centro culturale Aldo Moro in Via Traversagna, 4.  Candidati presenti: Markus Maurmair
 
  • 2 marzo 2018 - mattina - mercato di Tarcento
  • 2 marzo 2018 - ore 20.30 - Codroipo, Auditorium
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Chi è Giuseppe Bugatto?

BUGATTO GIUSEPPE (1873 - 1948)

politico

Figlio di Angelo, originario di Aiello del Friuli, e di Luigia Adelaide Jastremsky, nata a Stagno in Dalmazia, Giuseppe Bugatto nacque a Zara l’11 settembre 1873. Nel marzo del 1874 la famiglia si trasferì ad Arbe per motivi di lavoro del padre, ma dopo soli otto mesi, avendo contratto la malaria, si spostarono a Gradisca, dove il padre ottenne un impiego all’ufficio delle imposte. Giuseppe crebbe dunque a Gradisca; tra il 1883 e il 1891 frequentò il ginnasio tedesco a Gorizia, vivendo in città come convittore al Seminario Werdenbergico, e dal 1891 al 1895 la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Graz.

Alle elezioni del 14 maggio 1907, le prime a suffragio universale, venne eletto Deputato al Parlamento di Vienna per il Partito Cattolico Popolare Friulano, per il quale si era presentato nel collegio di Cervignano-Monfalcone. Conservò tale carica fino alla caduta dell'Impero nel 1918. Nell'ottobre del 1918, poche settimane prima del termine della Grande guerra e della resa austriaca, chiese il diritto di autodeterminazione per il Friuli con la frase: CHE NESSUNO DISPONGA DI NOI, SENZA DI NOI.

Al parlamento di Vienna, Giuseppe Bugatto si impegnò per l’attuazione del programma economico del suo partito, specialmente per la realizzazione delle bonifiche nel basso Friuli e per il miglioramento dei contratti colonici nella contea di Gorizia. Conoscendo molto bene la condizione della minoranza italiana in Dalmazia, collaborò intensamente con i dalmati che volevano impedire la croatizzazione della minoranza italiana. Dedicò uno sforzo continuo e sistematico per ottenere dal governo di Vienna l’istituzione dell’Università italiana a Trieste o in un’altra località dell’Impero d’Austria. Questo suo impegno per l’Università italiana iniziò nel 1907 e continuò anche dopo lo scoppio della guerra austro-serba nel 1914, ma non conseguì alcun risultato pratico. Ogni tentativo in tal senso fu perfino impensabile dopo lo scoppio della guerra tra Austria e Italia, durante la quale il compito più urgente e prioritario dei deputati del Friuli austriaco fu l’assistenza ai profughi provenienti dalle zone della contea di Gorizia evacuate per motivi bellici.

Alla dieta di Gorizia, che aveva anche poteri legislativi nel campo dell’istruzione e dell’agricoltura, Bugatto diede un importante contributo allo sviluppo della scuola italiana ma il risultato più importante della sua azione politica fu l’approvazione della legge provinciale sul colonato del 24 maggio 1914, detta legge Bugatto, che avrebbe migliorato le condizioni dei contadini.

Dopo la fine della guerra Bugatto, fedele all’Austria fino all’ultimo come il suo leader Luigi Faidutti, non poté ritornare a Gorizia, in quanto fu minacciato di morte dai fascisti. Per questo rimase a Vienna fino al 1922, dove nel 1919 pubblicò insieme al Faidutti, il libro di autodifesa L’attività del partito cattolico popolare friulano negli ultimi venticinque anni (1894-1918). Nel 1922 si trasferì a Roma, dove rimase, come impiegato del Vaticano, fino al 1939.

Il 10 luglio 1939 ritornò a Zara e vi rimase fino al gennaio del 1944, quando la sua casa fu distrutta dai bombardamenti ed egli decise di rifugiarsi a Grado, dove morì il 24 febbraio 1948, dopo avere partecipato alla fondazione della Democrazia cristiana locale e all’attività del consiglio di zona di Trieste quale delegato del comune di Grado.

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Come si vota?

Quest’anno con la nuova legge elettorale, in ogni collegio, sia alla CAMERA che al SENATO, votate la persona attraverso il voto uninominale. Senza doppio turno, viene eletto IL PRIMO IN CLASSIFICA, anche se rispetto agli altri HA PRESO UN SOLO VOTO IN PIÚ. Con il vostro voto potete mandare in Parlamento PER LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA e DIRETTAMENTE, il rappresentante di un movimento che fa davvero gli interessi del territorio: il Patto per l’Autonomia. Votare il Patto è semplice: con una croce nel nostro simbolo, votate SIA per il nostro candidato presente nel collegio, SIA per la quota proporzionale. Per quanto riguarda il proporzionale c’è una cosa che non vi dicono chiaramente: per accedere alla quota NON SI DEVE AVERE IL 3% in tutta Italia. Questa regola vale solamente per chi si presenta dappertutto. Se votate i NOSTRI CANDIDATI all’uninominale, accedervi sarà la logica conseguenza. Quindi dipende solo da voi sfidare i partiti di Roma, Milano e Genova! Che nessuno disponga di noi, senza di noi. #PattoPerlAutonomia #IoSonoSpecialeVotoIlPatto
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2008-2018: fine della crisi o fine di un territorio? Una via credibile per uscire da una situazione disastrosa

Sono passati dieci anni dal fatidico anno di avvio di una crisi lunga e severa. La nostra regione ed il Friuli in particolare, l’hanno subita duramente. Ma ne stiamo uscendo? E se sì, ne stiamo uscendo bene? Importanti soggetti pubblici e privati diffondono messaggi molto rassicuranti: “Il Friuli corre più del Veneto”, titolava il 24 gennaio il MV a presentazione di un rapporto, corredato anche da commenti entusiastici di alcuni analisti economici di area PD, sulla buona performance delle 500 imprese regionali più grandi. Un altro rapporto, quello della Regione sul mercato del lavoro 2017, segnala che, non solo siamo tornati al tasso di occupati del pre-crisi (non importa se con lavori più precari e saltuari e con un monte ore lavorate del tutto inferiore), ma, addirittura, che le imprese stanno cercando lavoratori e non li trovano (per ben 20mila posti di lavoro sembra). Ma agli analisti economici, alla stampa e, soprattutto, alla Regione non dovrebbe sfuggire che la “ripresa” del FVG, se c’è, vale per una parte minima del territorio e delle imprese regionali (prevalentemente imprese esportatrici) ma non per tutto il tessuto produttivo (91mila imprese attive nel 2016) né per tutto il sistema sociale e territoriale regionale che continua, invece, a registrare una “contrazione” strutturale nel suo complesso e, in alcune sue parti, anche molto severa. Il dato vero, cioè, è che, se la crisi si sta ritirando, ciò avviene, in FVG, troppo in ritardo, più lentamente della media nazionale e lasciando indietro parti importanti di società, di territorio e di economie locali. Il Pil regionale, dopo anni di valori negativi e peggiori della media nazionale (-8,2% in FVG, dal 2008 al 2016, a fronte del -6,8% in Italia, ma dove il Trentino Alto Adige è invece cresciuto di quasi il 3%), si è portato, negli ultimi anni, sopra lo zero ma, nel 2016, è cresciuto appena dello 0,5% a fronte di un Pil nazionale cresciuto dello 0,9%. L’occupazione, a partire dal 2014, anno del picco negativo, ha cominciato a riprendersi ma con una velocità inferiore a quella nazionale (al 17° posto, tra le regioni italiane). Dopo i numeri negativi degli anni prima, nel 2016 abbiamo perso ancora, a saldo, altre 642 imprese! Ma ciò che deve preoccupare di più chi guarda alla tenuta complessiva del sistema FVG, è l’emergenza demografica determinata dai quattro flagelli biblici che operano ormai congiuntamente: denatalità, invecchiamento, spopolamento e nuova migrazione. C’erano anche prima della crisi, certo. Ma l’esodo di persone verso l’estero, in particolare di giovani, in percentuale pari al doppio di quella italiana (rapporto Italiani nel Mondo, 2016) e indici di vecchiaia ormai tra i più alti d’Europa, sono decisamente peggiorati a seguito della crisi. I “danni” di dieci anni di crisi, stanno, quindi, diventando “cronici” e di “sistema” e stanno assumendo un carattere permanente e pervasivo. L’impoverimento economico si sta trasformando, cioè, in degrado del “capitale territoriale” complessivo (umano, ambientale, insediativo) e ciò rende, quei danni, più difficilmente rimovibili. La prima cosa da non fare è, quindi, esaltarsi al primo indicatore positivo né tantomeno sparare proposte a casaccio ma capire bene le ragioni di questo stato di cose. Prima di tutto, bisogna capire perché il FVG sia andato peggio della media italiana e ne stia uscendo più lentamente. Non credo, come si è sostenuto per anni, che il sistema produttivo regionale abbia particolari colpe. O almeno non ne ha in misura superiore ad altre aree e regioni. Guardiamo invece cosa ha fatto la Regione. In questi dieci anni di crisi, le politiche regionali sono rimaste pressoché quelle storiche ma con meno risorse e con investimenti sul territorio ridotti della metà (in FVG, ben un miliardo di investimenti pubblici in meno, stima la CGIA di Mestre) che, messi nei settori giusti, ne potevano attivare altri due o tre di privati. La Regione, cioè, prima non ha “visto” la crisi e poi, quando l’ha vista, non l’ha contrastata. In una prima fase cioè, diciamo fino al 2011, l’ha rimossa (l’obiettivo principale era ridurre il debito regionale e non tanto rilanciare l’economia). Poi, dal 2011, ha accettato, senza fiatare, le pesanti contribuzioni che i governi nazionali, a vario titolo, le hanno imposto e che ne hanno decurtato, di diversi miliardi, la capacità di spesa (si vedano i dati presentati, nel convegno AFE del 3 marzo 2017, dall’ex consigliere regionale G. Cavallo e disponibili in rete, ma anche quanto sostiene, nel suo sito web, G. Moretton, già vicepresidente della Regione FVG nella Giunta Illy). La Regione, cioè, pur sapendo che la crisi imperversava, non l’ha contrastata! E non l’ha fatto perché ha “dovuto” contribuire (sembra in misura doppia rispetto a quanto le sarebbe spettato di dare), al risanamento del debito pubblico nazionale. Doveva farlo? E proprio in quella misura? E contro gli interessi della regione? Una risposta ora non risolverà i danni prodotti negli anni ma almeno chiarirà che, dietro i nostri problemi di oggi, non c’è un destino cinico e baro ma ci sono colpe politiche e personali ben precise che potevano essere assolutamente evitate. La conclusione è che, quel differenziale di emergenza demografica e socioeconomica e di ritardo nell’uscita dalla crisi di cui si è detto sopra, sono dovuti ad una mancata risposta, alla crisi, nei tempi e nei modi dovuti, da parte di chi ha governato la Regione Autonoma FVG. Con che diritto, quindi, le maggioranze di centro-destra e di centro-sinistra, responsabili di questo “decennio perduto”, parlano di Autonomia, se non l’hanno usata per contrastare la crisi in atto? Con che diritto propongono nuove politiche di sviluppo (da “fabbrica 4.0”, alla salvifica “nuova via della seta”; dal rilancio della filiera turistica a quella agroalimentare ecc.) se, prima di tutto, non si chiedono perché siamo andati peggio della media nazionale e perché stiamo uscendo tardi e male dalla crisi? Senza risposta a queste domande ogni proposta pre-elettorale sulle nuove politiche socioeconomiche regionali va rigettata perché evasiva o salottiera. Poniamo, invece, noi queste domande ai prossimi candidati alla presidenza della Regione e imponiamo noi una nostra agenda politico-economica credibile. L’unico serio programma di fuoriuscita dalla crisi è quello che: a. prima di tutto ristabilisce la verità delle cose e chiarisce perché oggi il FVG non può vantare performance simili a quelle del Trentino AA; b. si pone seriamente il problema di ripristinare in pochi anni (per evitare la cronicizzazione dei problemi) le necessarie condizioni di base –in primis demografiche e di coesione sociale e territoriale- per ripartire. A tal fine, un massiccio e tempestivo piano straordinario di investimenti (da finanziare fermando l’emorragia finanziaria verso lo stato, richiedendo indietro almeno parte del maltolto e attivando tutte le risorse pubbliche e private che si possono attivare) destinato a rendere più sicuro, efficiente e attrattivo, il nostro territorio, può generare migliaia di nuovi posti di lavoro per giovani, donne e disoccupati. E’ una proposta, per la prossima legislatura regionale, concreta e fattibile e che solo il Patto può credibilmente fare.

prof. Sandro Fabbro

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Per la prima volta nella storia puoi mandare in Parlamento un partito del territorio: come fare?

Quest’anno con la legge elettorale in ogni collegio, sia alla CAMERA che al SENATO, voti la PERSONA attraverso il voto uninominale: come accade per i sindaci dei comuni sotto i 15.000 abitanti. Senza doppio turno, è eletto il primo in classifica, anche se rispetto agli altri ha preso un solo voto in più. Con il tuo voto puoi mandare in Parlamento PER LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA e DIRETTAMENTE un rappresentante del tuo territorio, di un movimento che farà gli interessi del territorio: il Patto per l’Autonomia. I voti vengono poi distribuiti nella quota proporzionale a seconda del simbolo che traccerai sotto il nome del candidato uninominale*. E per quanto riguarda il proporzionale c’è una cosa che non vi dicono chiaramente: per accedere alla quota non si deve avere il 3% in tutta Italia. Quello vale per chi si presenta dappertutto. E se votate le NOSTRE PERSONE all’uninominale, accedervi sarà la logica conseguenza. Quindi dipende solo da te sfidare i partiti di Milano e Roma! LogoPattoSchedaElettoraleX-150x150 *Il voto per il Patto, che non fa alleanze con altri partiti, è ancora più semplice: con una croce nel nostro simbolo, voti sia il nostro candidato presente nel collegio, sia per la quota proporzionale. “X” SUL PATTO e via: curtis e che si tocjin.  
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Facciamo qualcosa per la Montagna friulana e FACCIAMOLO SUBITO!

27908397_1403066726470980_8618464108404096512_oLa cartina sopra riportata rende l’idea di come la nostra montagna si stia progressivamente spopolando. Si capisce anche che questo non è un destino inevitabile, perché in altre zone alpine questo problema non è così grave o addirittura non c’è. Con le persone che in montagna vivono e lavorano, con le associazioni e le imprese, con gli amministratori e gli operatori sociali dobbiamo darci da fare per dare un futuro alle Comunità della Carnia, della Val Canale e di tutto il territorio montano. Dobbiamo recuperare le risorse che ci spettano e costruire assieme un Piano Straordinario per il Lavoro, facendo gli investimenti nella manutenzione idrogeologica, nel recupero dei centri storici, nelle infrastrutture a basso impatto ambientale necessarie per lo sviluppo di filiere locali di qualità.
Dobbiamo dire con forza che l’acqua e l’energia idroelettrica della nostra montagna non possono essere sfruttate a dismisura per portare i profitti nelle casse di imprese private che nulla hanno a che fare con il Friuli-Venezia Giulia, con la complicità dei “sorestants” che finora ci hanno governati. È una delle priorità del Patto per l’Autonomia. Per questo abbiamo bisogno dell’aiuto di quanti credono in un futuro migliore per la nostra montagna e per tutto il Friuli – Venezia Giulia. Massimo Moretuzzo #PattoPerlAutonomia #MassimoMoretuzzo #IoSonoSpecialeVotoIlPatto #UnPattoPerLaMontagna
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Quale futuro per il credito in Friuli – Venezia Giulia?

Apprendiamo oggi dalla stampa una notizia che era nell’aria da tempo: le insegne della Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia saranno ammainate e lasceranno il posto a un marchio unico del Gruppo Intesa. Assistiamo quindi ad un’altra scontata tappa del processo di impoverimento del panorama del credito regionale, alla certificazione, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che la direzione dei grandi gruppi bancari va in direzione contraria al riconoscimento delle nostre specificità locali. Sparisce così un altro pezzo di biodiversità bancaria, per volontà e mandato di un sistema finanziario globale che risponde agli interessi di pochi a danno dei diritti di molti. E chi osa resistere, magari in nome di un credito davvero legato ai territori, alle loro imprese e a loro cittadini, viene quasi deriso. Per non parlare di quei “giurassici” che addirittura si intestardiscono a difendere i sistemi cooperativi e la tradizione – vera, nei fatti – delle Casse Rurali e Artigiane che hanno fatto la Storia del Friuli. A questi novelli Don Chisciotte i burocrati della BCE al soldo del finanzcapitalismo globale e i Draghi italici loro compari hanno rifilato una serie di imposizioni camuffate da autoriforme. Se poi la difesa di un sistema di credito locale, come quello della grande maggioranza delle nostre BCC, decide che la nostra linea del Piave ci porta a Trento, dove la rete della Casse rurali ha una forza che ci potrebbe permettere di resistere all’onda d’urto della centralizzazione bancaria, ci pensa la Giunta regionale a correggere la rotta. E lo fa in modo esplicito, cedendo le quote di quel che rimane di Mediocredito a ICCREA, la rete di Bcc che fa capo a Roma e che i nostri renziani hanno deciso di sostenere a spada tratta. Con buona pace di chi ancora crede che la finanza deve ritornare al servizio dei territori e delle comunità, che la nostra economia non può essere solo quella del villaggio globale, che il credito sia una cosa e la speculazione un’altra. A questi signori diciamo che questa stagione si sta chiudendo. E’ tempo che la buona politica riprenda il suo posto e consegni al passato i misfatti compiuti.

 Massimo Moretuzzo - candidato alla Camera per il Patto per l’Autonomia

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L’UOVO DEL SERPENTE

Dopo quanto accaduto ieri a Pordenone, nell’esprimere la massima solidarietà agli operatori sanitari traumatizzati dalla violenza che si è scatenata sul loro mezzo, ci inseriamo in un dibattito che sta assumendo toni fuori luogo. Lo facciamo innanzitutto per stigmatizzare il turpe sfruttamento bipartisan a fini elettorali della questione degli immigrati. Partendo dai drammatici fatti di cronaca, da destra si soffia pericolosamente sulle braci della crescente insofferenza popolare; dalla parte opposta si levano affermazioni scandalose come quella fatta dal segretario del PD, “noi investiamo su carabinieri e polizia”, quando è vero esattamente il contrario. Che in Italia ci sia un problema legato all’immigrazione è innegabile. Ma altrettanto innegabile è che altri paesi europei, con flussi migratori anche più ingenti del nostro, hanno saputo farvi fronte con competente efficienza. Il nostro paese sconta invece le scelte sbagliate a suo tempo fatte da governi di centrodestra, come la legge Bossi-Fini le cui lungaggini burocratiche, ibridandosi con la goffa gestione e coi tagli di risorse dei recenti governi di centrosinistra, hanno prodotto una situazione indegna di una comunità civile, un autentico cocktail esplosivo, per cui non devono sorprendere episodi intollerabili come quelli di Macerata: cercare il capro espiatorio è un comodo alibi per nascondere le proprie colpe, e per fare sporchissima raccolta di consensi elettorali. Che un problema di grave impatto sociale esista è innegabile, e il nostro territorio lo sta provando sulla propria pelle. Il punto è che lo Stato non fa nulla per regolare e controllare i flussi dell’immigrazione clandestina: come per tutte le problematiche che è incapace a gestire, le scarica sulle comunità locali e, tramite il sistema prefettizio, impone le presenze straniere sul territorio, finanziandole e quindi, di fatto, incentivandole. Nel contempo si tagliano le forze di sicurezza e si impedisce ai Comuni di dotarsi di idonei strumenti di controllo e di prevenzione. Sul caos che si è così generato s’innestano anche gli interessi equivoci di chi sfrutta l’accoglienza e di chi ne ha fatto un business, suscitando il legittimo sdegno di una popolazione stremata da una grave crisi economica e morale. Come Patto per l’Autonomia crediamo che i partiti tradizionali, così come i governi da loro espressi, non siano la cura, bensì la causa del male. In un saggio del 1930 il sociologo tedesco Siegfried Kracauer descrisse una società molto simile alla nostra, una società di persone “spiritualmente senza tetto”, e quella società era la Repubblica di Weimar, era la società che incubava l’uovo di serpente del nazismo. Le forze politiche avrebbero il dovere morale, oltre che il compito istituzionale, di cercare una soluzione concordata e di buon senso a un problema assolutamente gestibile a patto che lo si voglia affrontare con la forza della ragione e non di un’emotività strumentalmente pilotata. Sempre Kracauer scrisse che “l’intelletto non è altro che lo strumento di distruzione di tutti i residui mitici che sono in noi e fuori di noi”. Residui mitici come il razzismo, nel nostro caso, o l’idea che tutti i mali del mondo vengano da fuori. Purtroppo risolvere i problemi sembra ormai un obiettivo fuori portata per i politici nazionali e per le loro marionette locali, che si limitano a sparate propagandistiche, infischiandosene del fatto che quelle sparate possano portare - come hanno già portato - a gesti estremi, a spari veri. Le leggi razziali e i campi di sterminio nacquero così, dal consenso o dall’acquiescenza al mito della “minaccia giudaica”. Non possiamo permettere che questo si ripeta. È intollerabile rinunciare all’uso della ragione, com’è altrettanto intollerabile accettare lezioni o prendere consigli da chi - a destra come a sinistra - ha dimostrato di aver perso il contatto con la realtà e di voler fare campagna elettorale sulla sofferenza e sulla paura, come certi biechi programmi televisivi. Come Patto per l’Autonomia crediamo nella concretezza e nella comunità. Così come nelle ormai quotidiane sciagure della montagna la colpa non è attribuibile alla neve ma all’imprudenza e all’incoscienza di certi sciatori, allo stesso modo le colpe di un’immigrazione fuori controllo ricadono sull’incapacità di un establishment politico tutto da rottamare, che non sa più gestire nemmeno il quotidiano, figuriamoci le emergenze. Come Patto per l’Autonomia condanniamo fermamente razzismo e intolleranza, così come qualsiasi uso della violenza, fisica come verbale. Ma condanniamo, nel contempo, anche l’incapacità degli ultimi governi di affrontare un problema concreto in modo degno di un Paese europeo. Ai cittadini chiediamo di non farsi guidare dall’emotività e di fidarsi della capacità progettuale e operativa di chi sempre più s’identifica nel Patto per l’Autonomia: in primo luogo gli amministratori locali, sui quali la gestione degli immigrati è stata di fatto scaricata e che l’affrontano ogni giorno in prima linea, con concretezza e impegno, ma soprattutto i cittadini – e sono tanti – che non hanno rinunciato a pensare e ad agire da esseri civili e responsabili. Come Patto per l’Autonomia vogliamo essere in Parlamento per portare la voce delle nostre comunità sulle quali sono state scaricate le conseguenze delle incapacità dei partiti italiani (di tutti i partiti italiani!), perché le scelte non passino ancora una volta sulle nostre teste e i problemi trovino finalmente la loro soluzione.  

Tullio Avoledo e Markus Maurmair

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NON DISTURBATE L’ORCHESTRINA DEL TITANIC

Dopo la Corte Costituzionale, ora è la Corte dei Conti a mettere in discussione l’operato della Regione Friuli Venezia Giulia, osservando che “sia l’area della prevenzione che quella dell’appropriatezza e complessità dell’attività ospedaliera vedono il sistema sanitario regionale perdere posizioni, scendendo ancora nella graduatoria delle Regioni nelle specifiche classifiche nazionali”. La relazione della Corte dei Conti ha suscitato l’ira della governatrice uscente, che l’ha definita “generica, basata su dati incompleti e senza riferimenti precisi agli studi che dimostrerebbero performance negative, quando tutti i dati dicono che il Fvg ha una sanità in miglioramento”, aggiungendo che “la magistratura contabile esprime al meglio le sue competenze quando si muove sul terreno che le è proprio, ossia quando esamina conti e bilanci. Ci sono ambiti, come la salute, che richiedono specializzazioni diverse o ulteriori”. Drastico il suo giudizio finale: “La magistratura non deve fare politica” e “quanto accaduto è al limite dell’eversivo”. La prossima volta che il partito della governatrice uscente (o quello che ne resterà) dovesse aver di nuovo l’uzzolo di manomettere la Costituzione, si ricordi di abrogare o modificare anche l’art. 103, che stabilisce che la Corte dei Conti è giudice competente a valutare le responsabilità di chi ha la gestione del pubblico denaro. La Corte dei Conti ha essenzialmente lo scopo di responsabilizzare l’attività dei pubblici dipendenti nei confronti dei cittadini non solo e non tanto a fini ripristinatori di equilibri patrimoniali pubblici, ma soprattutto per scopi dissuasivi e a fini emendativi del cattivo esercizio del potere delle amministrazioni. Quindi, ad avviso del Patto per l’Autonomia, la competenza della Corte dei Conti in  questo caso non può assolutamente essere messa in discussione, soprattutto da chi è soggetto alla sua censura. Quanto alle “specializzazioni diverse o ulteriori” che stando alla governatrice sarebbero richieste per ambiti come la salute, non ci risulta che quelle dell’assessore uscente alla Salute Maria Sandra Telesca riguardino la sanità bensì, salvo errore, l’amministrazione e la gestione del personale. Nonostante i supposti “dati” genericamente evocati dalla governatrice uscente, la percezione che la sanità regionale sia in miglioramento non sembra condivisa né dagli utenti né da chi negli ospedali lavora e combatte ogni giorno contro le crescenti drammatiche carenze di mezzi e di organico. Bastano le cronache, anche di questi giorni, per smentire le buone condizioni di salute del servizio sanitario regionale vantate dalla signora Serracchiani: quando si rischia di morire su una barella per gli eccessivi tempi di attesa al pronto soccorso, la soluzione al problema non può essere la “stretta sulla qualità dei servizi” introdotta dalla delibera approvata ieri dalla Giunta regionale su proposta dell’assessore uscente Telesca, improntata essenzialmente - ancora una volta! - al risparmio di risorse. Anche su questa delibera sarebbe il caso che la signora Serracchiani aprisse da subito un capitolo di discussione con la Corte dei Conti, per evitare altre bacchettate in futuro: bacchettate che cadrebbero su mani diverse dalle sue. Imbarazzante, comunque, il fatto che a contrastare la relazione della Corte dei Conti venga prodotta una replica firmata dai direttori generali  delle aziende sanitarie regionali che mette in discussione le valutazioni negative sul servizio. Imbarazzante ma coerente: in effetti l'ultimo rapporto CREA che ha certificato il drammatico calo della nostra sanità nella classifica nazionale avrebbe visto il Friuli Venezia Giulia all’ultimo posto, nella percezione degli utenti e degli operatori sanitari. A tirarla su fino al penultimo è stato l’unico indicatore strapositivo: l’autovalutazione dei direttori generali sul proprio operato… D’altra parte il proverbio c’insegna che è inutile chiedere all’oste se il suo vino è buono. L’orchestrina del Titanic continuò diligentemente a fare il suo lavoro mentre la nave affondava, e probabilmente ritenne di aver fatto un buon lavoro, così come il capitano e gli ufficiali di bordo. Un po’ diversa, possiamo immaginare, sarà stata la percezione dei passeggeri e dei marinai. Come Patto per l’Autonomia riteniamo che la tutela della salute dei cittadini della nostra regione debba essere obiettivo prioritario, e che i costi per una sanità efficiente ed esemplare siano del tutto sostenibili, purché cessi una volta per tutte l’insensato drenaggio di risorse locali ad asserito sostegno di un  “risanamento del debito pubblico nazionale” di cui, ad onta di tutti i sacrifici impostici ben oltre il dovuto, sinora non s’è vista traccia. La tutela della salute è un diritto essenziale dei cittadini, rispetto alla quale i tagli e i risparmi fatti sulla nostra pelle sono un lusso che non possiamo permetterci: è questione, letteralmente, di vita o di morte. In un momento in cui i partiti tradizionali non fanno nulla per contrastare lo stato di degrado della sanità regionale, come Patto per l’Autonomia ringraziamo, a nome di tutti gli abitanti della nostra regione, la Corte dei Conti per una critica costruttiva da cui partiremo per ripensare la sanità regionale, una volta liquidata l’attuale infelice parentesi governativa, misericordiosamente giunta al termine. Tullio Avoledo  - candidato al Senato per il Patto per l’Autonomia
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