E' in distribuzione nel numero di Aprile di "Il Paîs" con uno speciale dedicato alle elezioni regionali. Pubblichiamo uno stralcio dell'intervista a Sergio Cecotti. Un ritorno in campo in difesa degli interessi del territorio. Per questo motivo, Sergio Cecotti, quello che ancora per molti oggi è il sindic, ha deciso di candidarsi. “Questo è il senso della mia candidatura, con l’aggiunta di una sottolineatura: negli ultimi dieci anni gli interessi del territorio sono stati traditi e venduti da Tondo e Serracchiani per “farsi belli” agli occhi dei rispettivi capi-partito romani e fare carriera a spese dei cittadini del Friuli Venezia Giulia. Penso, in particolare, ai Patti Tondo-Tremonti e Serracchiani-Padoan che hanno sottratto dalle tasche dei friulani qualcosa come sette miliardi di euro”. Secondo lei quali sono stati i peggiori difetti dell’amministrazione Serracchiani? “L’autoreferenzialità, l’arroganza, il capriccio, la poca conoscenza del territorio, e la saccenza che le hanno impedito di confrontarsi con gli interlocutori per sbagliare un po’ di meno. Il risultato sono state due de-forme, quella della sanità e quella delle UTI, che hanno prodotto danni pesantissimi. La situazione della sanità, in particolare, è drammatica. Secondo lo studio CREA, la sanità del FVG, che tre anni fa era la seconda in Italia per performance, adesso è al 20-esimo posto su 21, molto indietro rispetto a Regioni come la Calabria o la Basilicata”. Uno dei temi cardine del vostro programma è l’autonomia e la difesa della specialità della regione. Secondo lei che ruolo si merita il Fvg in futuro? “Cominciamo da quello che iil FVG non si merita. Non si merita di avere la peggiore sanità d’Italia, non si merita di essere classificata dalla UE come Regione “in contrazione” dove calano reddito, capitale umano e capitale territoriale. I cittadini di questa Regione si meritano di ritrovare quell’orgoglio che abbiamo sentito negli anni della ricostruzione: essere  cittadini di una delle Regioni più dinamiche d’Europa, una Regione che produce qualità di vita per i suoi abitanti”. Per leggere l'intervista completa scarica il PDF: [download id="1244"]  

Le prime misure: Uti facoltative, penalizzare le Uti che non fanno sistema, decentrare la Regione, poteri effettivi alle Comunità linguistiche «La legge di riforma degli enti locali ha lacerato la coesione istituzionale e territoriale della nostra Regione. Come molte riforme “renziane”, si tratta di una riforma astratta che non tiene conto della realtà del Friuli-Venezia Giulia, composto da una pluralità di identità territoriali, linguistiche e storiche che non è lecito raggruppare “a caso” con scelte calate dall’alto – commenta il candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia, Sergio Cecotti –. Il percorso di ricostruzione regionale dovrà partire da un nuovo accordo, esplicito e trasparente, di interpretazione del ruolo della Regione e delle sue componenti territoriali e sociali che veda protagoniste le diverse Comunità, realtà locali e specificità linguistiche che vivono nell’intero Friuli-Venezia Giulia. Questo in una logica di rete e di riconoscimento delle specifiche funzioni e vocazioni, escludendo ogni prevaricazione gerarchica. L’unico aspetto positivo della riforma – continua Cecotti – è l’istituzione delle 3 Comunità linguistiche come organismi di rappresentanza delle minoranze friulana, slovena e tedesca, ma anche qui la soluzione trovata è molto debole. Io intendo conferire alle tre Comunità poteri reali. Penso al modello belga delle Comunità linguistiche come Istituzioni rappresentative delle nazionalità costitutive la Regione, dotate di propri poteri effettivi e forti (per esempio nell’istruzione e nella cultura). Questa soluzione ci permetterebbe di tenere assieme le diverse ragioni dei territori e delle identità che compongono la Regione».   Quali i primi provvedimenti da prendere? «Rendere facoltativa la partecipazione alle Uti; la possibilità di fusioni tra Uti; lasciare alla libera autodeterminazione dei Comuni l’individuazione delle aggregazioni; invertire il meccanismo di penalizzazione finanziaria, penalizzando le Uti che non riescono a fare sistema locale, non i Comuni che (legittimamente) ritengono di non aderirvi, poiché giudicano l’Uti non interessante per i propri cittadini. Ma il cuore del riassetto istituzionale del Friuli-Venezia Giulia – sottolinea Cecotti – consiste nella riforma della Regione stessa, che deve smetterla di essere una Regione “qualunque” e adempiere alla sua missione di Istituzione che costruisce il futuro in un’area europea ricca di storie, culture e vocazioni diverse. Eliminate le Province (effetto di un’altra legge “renzianissima”), la Regione deve decentrarsi e lavorare con il territorio e per il territorio».

In visita a Sappada – il 29 aprile al voto, per la prima volta, per le elezioni del Friuli-Venezia Giulia dopo il passaggio dal Veneto –, Sergio Cecotti, candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione, ha incontrato i cittadini nel corso di una giornata densa di impegni nella montagna friulana. «Abbiamo discusso i problemi della transizione e toccato con mano il fatto che la burocrazia regionale in questi mesi non ha adempiuto al proprio dovere di facilitare il trasferimento delle varie funzioni dalla Regione Veneto alla Regione Friuli-Venezia Giulia. In particolare, i sappadini non hanno ancora la tessera sanitaria del servizio del Friuli-Venezia Giulia e questo la dice lunga sull’inefficienza della nostra sanità regionale». Il candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione si è espresso anche sulle altre comunità che aspirano a passare, come Sappada, al Friuli-Venezia Giulia, «alcune delle quali friulane da sempre, anche dal punto di vista linguistico come Cinto Caomaggiore». «Se lo desiderano – ha detto Cecotti –, noi del Patto, che sosteniamo il principio di autodeterminazione, siamo favorevoli, ma dobbiamo dare il benvenuto a questi Comuni creando condizioni positive: passare al Friuli­-Venezia Giulia deve essere effettivamente un vantaggio per loro e questo lo si ottiene rendendo l’autonomia speciale un valore, usandola per migliorare la qualità della vita dei cittadini». Nel giorno della firma dell’accordo tra gli esponenti di centrodestra del Nord Fedriga, Zaia, Fontana e Toti, «sarebbe un paradosso – ha concluso Cecotti, rivolgendosi agli amici sappadini – se, dopo anni e anni di battaglie per ritornare nella Regione di origine e appartenere così a una Regione a statuto speciale, venissimo tutti conglobati nella macroregione del Veneto e, voi con noi, perdessimo sia la specialità sia l’esistenza stessa della Regione».

«2000 posti di lavoro con investimenti adeguati». Il Patto per l’Autonomia incontra gli imprenditori della Delegazione di Tolmezzo di Confindustria Se è vero che una “questione montagna” esiste, è altrettanto vero che essa va posta in maniera diversa dal passato: della montagna occorre occuparsi non per assisterla, ma per far sì che il suo valore, le sue specificità, i suoi tanti talenti siano valorizzati e messi in circuito, a beneficio della montagna stessa e della regione nel suo complesso. Agli imprenditori del territorio montano – guidati dal Coordinatore della Delegazione di Tolmezzo e Vice Presidente di Confindustria Udine Vittorio Di Marco –, che lo hanno incontrato giovedì 19 aprile, presso la Delegazione di Tolmezzo di Confindustria, il candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia, Sergio Cecotti, ha sottolineato l’urgenza di un cambio di passo, condivisa dai partecipanti all’incontro. Cecotti ha sottolineato la necessità di partire da un piano straordinario di investimenti «per ricostituire quel capitale territoriale che è stato disperso negli ultimi 10 anni. Si tratta di una azione massiccia per il risparmio energetico, per la sicurezza intrinseca del territorio (dalla antisismicità degli edifici agli interventi di cura rispetto alle acque ed alle questioni idrogeologiche), che deve contemporaneamente sapersi confrontare con il tema del consumo di suolo, del recupero del costruito e della definizione degli equilibri tra zone antropizzate e rurali o naturali». Viviamo un mutamento di paradigma che coinvolge l’economia di tutto il mondo occidentale; nel nuovo paradigma, territori svantaggiati nella precedente fase partono con un vantaggio che non va assolutamente disperso. Ecco allora l’importanza di sviluppare su basi nuove il turismo in montagna e di fare in modo che le risorse e i beni comuni che appartengono a tutti, come l’acqua, «vengano gestiti a beneficio delle comunità nelle quali le risorse si trovano». E a fronte di una «confusione normativa» tra le diverse normative di tutela, come il Piano delle acque, quello delle attività estrattive o quello paesaggistico, generata da una «Regione che non è stata capace di interpretare correttamente le esigenze del territorio», in caso di elezione, Cecotti si è impegnato ad intervenire per sanare la situazione. All’incontro a Tolmezzo è intervenuto anche Domenico Romano, presidente del Bim, il Bacino Imbrifero Montano, candidato al Consiglio regionale con il Patto per l’Autonomia nella circoscrizione di Tolmezzo (nella medesima si presentano per il Patto anche Olga Passera e Gianpietro Zanni). Romano ha condiviso la necessità espressa dagli imprenditori presenti di investire nella diffusione della banda ultra larga anche nei paesi di montagna. Nonostante gli impegni presi a livello istituzionale – è stato detto –, il sistema di connessione presenta evidenti disfunzioni e vi sono gravi ritardi nelle possibilità di accesso alla banda ultra larga. In materia di idroelettrico, «ci vuole una legge regionale per regolamentare il rilascio di nuove concessioni, per togliere le piccole derivazioni che stanno solo prosciugando fiumi, torrenti e ruscelli, e gestire direttamente le rimanenti derivazioni principali, per restituire le risorse ai territori, prevedendo – ha spiegato Romano – che per ogni kw prodotto, come fanno il Trentino e l’Alto Adige, possa essere messo a disposizione delle industrie, delle case di cura, delle case di riposo, degli hotel del territorio, un quantitativo energetico a costo zero. Una misura a ristoro dei danni subiti dal territorio». Nel settore legno, «oggi una buona parte della materia prima ricavata dai nostri boschi viene esportata, lavorata e commercializzata in Austria. Serve una legislazione che supporti e valorizzi la filiera foresta-legno locale, dal taglio alla lavorazione dei materiali con un alto valore aggiunto: avremo una potenzialità di mercato con un marchio nostro, che potrebbe creare, con un investimento adeguato, 2000 posti di lavoro in un anno». Infine, «si dovrà costruire una politica di sostegno alle attività edilizie, pesantemente compromesse dalla crisi economica, e, coordinandosi con le scuole e gli istituti professionali, formare il personale addetto garantendo manodopera a medio e lungo periodo, e sburocratizzare, rendendole più celeri, le gare d’appalto».

Duro il giudizio del candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia, Sergio Cecotti, sull’annunciato asse tra governatori di centrodestra del Nord. Sabato 21 aprile, a Trieste, la firma dell’accordo tra Massimiliano Fedriga, Luca Zaia, Attilio Fontana e Giovanni Toti. «È una minestra riscaldata – commenta Cecotti –, un film già visto. Si tratta di una manfrina elettorale che il centrodestra ripete a ogni elezione regionale come il “contratto con gli italiani” di Berlusconi da Vespa. Il 16 febbraio 2013 l’allora presidente del Friuli-Venezia Giulia Renzo Tondo firmò un identico patto con Zaia, Maroni e Cota, che fu presentato dai firmatari come “patto per la macroregione del nord”. Sappiamo tutti che i patti firmati da Tondo sono stati una autentica tragedia per questa Regione. Evidentemente il centrodestra non impara nulla dai propri errori, e torna a ripeterli sempre uguali. Si dice che la storia si ripete sempre due volte: la prima volta in forma di tragedia, la seconda in forma di farsa. Tondo è stata la tragedia…»

Giù le mani dalle Camere di Commercio. Siano esse a decidere del loro destino, come essere organizzate e chi le rappresenta, la politica non si intrometta. Così Sergio Cecotti, il candidato alla Presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia, oggi, lunedì 16 aprile, nel corso del primo di quattro incontri con gli aspiranti governatori del Friuli-Venezia Giulia organizzati dalla Camera di Commercio di Udine nella sede dell’ente camerale. «Le Camere di Commercio sono un ente di autonomia funzionale e rappresentano l’autonomia del sistema imprenditoriale e del sistema economico e anche un organo di rappresentanza collettiva del sistema economico e delle varie categorie nei confronti degli altri soggetti e della politica in primo luogo – ha spiegato Cecotti –. Da questo punto di vista, l’elemento centrale dell’ordinamento delle Camere di Commercio dovrebbe essere l’autodeterminazione del sistema imprenditoriale. Non deve essere la politica, il governo, Renzi o la Madia a definire l’ordinamento, se non i principi generali e astratti, ma deve essere la base del sistema imprenditoriale». Rispetto alla riforma della legge Madia, che ha fissato i criteri per il riordino delle Camere di Commercio, «sono molto perplesso, per non dire contrariato, per il fatto che si è voluto imporre una riforma dall’alto. Nel momento in cui viene meno o si comprime l’autonomia del sistema imprenditoriale, alle Camere di Commercio restano funzioni amministrative, di coordinamento, che sono importanti, ma perdono quella primaria: essere la rappresentanza del sistema economico ai tavoli dove si decide il modello complessivo di sviluppo di un territorio. E un organo di rappresentanza è tanto più valido quanto più si sentono effettivamente rappresentati coloro che devono essere rappresentati, in questo caso le imprese del territorio su cui le Cciaa hanno competenza. Mi pare ci siano parecchi dubbi che la riforma Madia vada in questa direzione: è la tipica riforma renziana, ne abbiamo viste molte, nessuna delle quali ha prodotto – a mio giudizio – risultati positivi ed è consistita sempre in una semplificazione concettualmente burocratica, è la burocrazia la stella polare del Pd. La realtà non è una burocrazia, ma le persone, le imprese che lavorano sul territorio, che producono, che costruiscono ricchezza per il territorio, le relazioni, i commerci, tutte cose che sono estranee alle corde di questa riforma», ha aggiunto Cecotti. Nella logica della necessaria autorganizzazione va collocato anche il tema dell’accorpamento delle Camere di Commercio. «Non sono né contrario né favorevole in linea di principio, sono per il fatto che sia la base, siano le imprese a decidere se, per esse, per la loro efficienza, sia più utile una conformazione o un’altra, non deve essere la politica a imporla dall’alto», ha chiarito il candidato presidente del Patto per l’Autonomia alla platea formata dai rappresentanti camerali e delle categorie economiche, guidata dal presidente dell’ente camerale, Giovanni Da Pozzo. Tanti i temi toccati nel corso dell’incontro, moderato dal direttore del Messaggero Veneto Omar Monestier: dalla sanità regionale («Tre anni fa era la seconda in Italia per qualità ed efficienza, adesso è al ventesimo posto su 21, dobbiamo riportarla ai livelli di eccellenza del passato») alla richiesta allo Stato di competenze nuove per la Regione, dalla necessità di aumentare i centri di ricerca e i parchi tecnologici («Altro che doppioni! Ce ne sono troppo pochi, dobbiamo fare massa critica») alle carenze di Insiel (che Cecotti ha definito «l’agenzia di ritardo tecnologico del Friuli-Venezia Giulia»). In caso di elezione, ha assicurato infine Cecotti, «sicuramente faremo tutto quello che serve per accompagnare lo sviluppo del territorio e per programmarlo, tenendo presente che quello sviluppo significa coinvolgere le forze vive della società e dell’economia, senza chiedere permesso al potente di turno».

Il Patto per l'Autonomia è un progetto politico giovane, ma con radici solide. Di identità, cultura e territorio ci parla in questo video Angelo Floramo che abbiamo incontrato nella sua San Daniele. Floramo: "l'identità non è un reperto, una sorta di cianfrusaglia da tenere in un museo, ma deve essere un principio dinamico speso sul territorio e inclusivo. [...] Viviamo in una terra che da sempre mastica molte lingue [...] ed è anche capace di trasformare la cultura del Mediterraneo in maniera incredibilmente innovativa. Chi nasce qui e condivide il senso di questa identità non può che essere una persona di mentalità aperta e di grandi prospettive" Cecotti: "la cultura è elemento di verità. La verità è rivoluzionaria ed è sempre progressista, nel senso che è l'unico modo in cui puoi costruire il tuo futuro e il futuro collettivo."

"Il patto per l'ambiente parte dal riconoscimento che i beni comuni come acqua, energia e paesaggio non possano essere gestiti a beneficio di pochi, ma devono essere gestiti a beneficio delle comunità e dei territori. Questo per noi è un punto irrinunciabile. Da qui passa la nostra visione di Autonomia. Autonomia significa che le risorse e i beni comuni che appartengono a tutti devono essere gestiti a beneficio delle comunità nelle quali le risorse si trovano. Noi proponiamo la società pubblica regionale in cui comuni e comunità possano dire la loro per gestire la produzione di energia. Proponiamo una moratoria sulla costruzione indiscriminata delle centraline, perchè il tema della tutela ambientale è irrinunciabile." Questa la sintesi di Massimo Moretuzzo nel video registrato sulle rive del Lago di Cavazzo con il candidato del Patto Domenico Romano (presidente del BIM) e Franceschino Barazzutti, storico sindaco di Cavazzo e attivista per le battaglie sulla tutela del territorio e dell'ambiente.

«La coscienza di avere una grande storia è uno stimolo per costruire un futuro degno di quella storia. La nostra generazione deve consegnare alle generazioni future un Friuli ricco di valori come quello che è stato consegnato a noi e invece negli ultimi dieci anni abbiamo avuto la sensazione che questa continuità di sviluppo storico e di crescita culturale, sociale ed economica si sia smorzata. Dobbiamo riprendere il senso e il coraggio di costruire un futuro per il Friuli». Così Sergio Cecotti, candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia, a margine delle celebrazioni ufficiali per la Fieste de Patrie dal Friûl, che si sono svolte domenica 8 aprile, a Valvasone Arzene, a 941 anni dalla nascita dello Stato patriarcale friulano. Una festa – questo il concetto ribadito nei discorsi ufficiali –, con cui si vuole riconoscere e diffondere il messaggio che l’identità e la cultura friulane appartengono alla regione intera, nel suo complesso e con le sue diversità. Una festa che è un’importante occasione di riflessione, di conoscenza e di condivisione per ragionare del Friuli di oggi e di domani, della sua pluralità linguistica e culturale, della sua tradizione di autogoverno, della sua vocazione a mettersi in relazione con il resto dell’Europa e del mondo. Un patrimonio da trasmettere ai più giovani. È quello che hanno fatto i Comuni di Valvasone Arzene, Casarsa della Delizia e San Giorgio della Richinvelda che, come primo atto delle celebrazioni della Fieste, hanno consegnato le bandiere del Friuli alle classi delle terze medie dei tre comuni. «È stato un modo per far conoscere la storia del Friuli ai ragazzi, perché un popolo che dimentica la sua storia e la sua lingua è destinato a scomparire – afferma Markus Maurmair, sindaco di Valvasone Arzene e presidente del Patto per l’Autonomia –. In un mondo sempre più liquido, avere una identità aiuta a essere persone che hanno un futuro, è una possibilità in più per i nostri giovani. Partiamo dal passato per guardare al domani». Prima di partecipare alla Fieste de Patrie dal Friûl a Valvasone Arzene, Sergio Cecotti è intervenuto, presso le carceri di via Spalato a Udine, alla cerimonia in memoria della strage compiuta dalle SS di Hitler che nell’aprile del 1945 massacrarono 29 partigiani garibaldini e osovani.

Sergio Cecotti (Patto per l’Autonomia):  «Siamo solidali con i fratelli catalani che ai friulani hanno insegnato molto» Autonomisti friulani e triestini, insieme in piazza, in difesa dei diritti dei popoli d’Europa. C’era chi indossava una maglietta gialla, chi, sulla giacca, aveva appuntato un nastro della stessa tinta e chi aveva portato un fiore del colore simbolo della solidarietà con i catalani e i leader indipendentisti arrestati. Tutti stringevano tra le mani un foglio con la scritta “L’Europa dei popoli solidali”, che hanno sventolato al cielo assieme alle tante bandiere del Friuli e della Catalogna, e non solo, che, nella mattinata di sabato 7 aprile, hanno colorato piazza San Giacomo a Udine dove un centinaio di persone si è riunito per un flash mob a sostegno delle libertà civili e dei diritti democratici del popolo catalano e di tutti i popoli minorizzati d’Europa. L’iniziativa – che è stata organizzata dai Manovali per l’Autonomia, alla quale ha aderito Patrie Furlane e che ha visto la partecipazione di una delegazione di autonomisti triestini – ha tratto motivo dall’arresto, in Germania, del leader catalano Carles Puigdemont, rimesso in libertà su cauzione in attesa della decisione della Procura tedesca sulla sua estradizione in Spagna. «Una vicenda che segna un drammatico scollamento tra la volontà popolare dei catalani, chiaramente espressa anche nelle recenti elezioni, e le ragioni rigide e formali delle istituzioni – ha sottolineato Rosario Di Maggio, portavoce dei Manovali per l’Autonomia assieme a Luca Paviotti –. Le regole istituzionali sono al servizio del popolo o sono dei totem indiscutibili che, paradossalmente, in nome di un concetto astratto di democrazia finiscono per tacitare la volontà popolare? Quale democrazia vogliamo costruire per il futuro dell’Europa? Il flash mob è stata l’occasione per porre e ragionare su queste questioni, che interessano tutti i cittadini europei. È stata un’iniziativa in difesa delle istituzioni nella loro capacità di essere democratiche e contro le istituzioni nella loro tendenza a essere oppressive, limitative della nostra libertà». Al flash mob è intervenuto anche Sergio Cecotti, il candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia. «I friulani come popolo libero sono solidali con i fratelli catalani con cui abbiamo condiviso molte battaglie, molte esperienze – ha affermato Cecotti –. Per noi autonomisti friulani loro sono sempre stati come dei fratelli maggiori. Ci hanno insegnato molto e hanno indicato la strada, e oggi che sono sotto attacco in forma molto pesante da parte dello stato centralista spagnolo, che ne ha arrestati tanti e ne ha messo sotto processo tantissimi, vogliamo esprimere loro la nostra solidarietà e l’augurio che possano raggiungere gli obiettivi che si sono prefissati».

Oggi, venerdì 23 marzo, saremo presso il punto vendita "La Zebretta" a MARTIGNACCO, dalle 17:00 alle 18:00 circa, per la raccolta delle firme a sostegno di Patto per l'autonomia, oltre che a TRIESTE, presso la Libreria Giuffrè e il Caffè San Marco (dalle 17.30 alle 19.30). Prosegue anche la raccolta firme nei mercati: oggi ci troverete a CORMONS, dalle 9.30 alle 12.30. #raccoltafirme #elezioniregionali2018 #fvg

Sergio Cecotti, candidato alla presidenza della Regione con il Patto per l'Autonomia, questa sera sarà ospite del talk show in diretta su Telequattro: RING (Alta Tensione | ore 21:00 | Ch 10). In trasmissione sarà presentato il candidato presidente dei 5 Stelle e verranno ripresi alcuni spunti del programma annunciati ieri da Massimiliano Fedriga. In studio, ospiti di Ferdinando Avarino: Sergio Cecotti - Patto per l’Autonomia Danilo Slokar - Lega Nord Marcelo Medau - Fratelli d’Italia Silvia Caruso - Pd Giulio Bonivento - Cittadini per Bolzonello #PattoPerLautonomia #SergioCecotti #SergioCecottiPresidente

Domani, venerdì 23 marzo, saremo dalle 17:00 alle 18:00 circa, presso il punto vendita "La Zebretta" a Martignacco per la raccolta delle firme per Patto per l'autonomia. #raccoltafirme #elezioniregionali2018 #fvg