SERGIO CECOTTI CANDIDATO PRESIDENTE PER LA REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA

PREMESSA
IL SENSO DI UNA PRESENZA POLITICA ALLE ELEZIONI DEL 29 APRILE

Ricostruire la Regione Autonoma per renderla “di nuovo” capace di dare una prospettiva di futuro alle sue Comunità ed ai suoi cittadini.

Questo è il messaggio centrale del progetto del Patto per l’Autonomia. A partire dalla considerazione che nel corso di questi anni la trasformazione del sistema economico finanziario globale ed il sistema politico italiano, con i suoi partiti e le sue ricette obsolete, non sono più in grado di dare le risposte cui il Friuli Venezia Giulia ha bisogno in particolare in termini di sicurezza e lavoro. Così come non sono in grado di coglierne la complessità e le differenze interne.

Per questo dobbiamo rimboccarci le maniche e cercare di (ri)costruire una Regione  Autonoma agente di innovazione istituzionale ed economica, capace di progettare e implementare un “modello” di futuro per il territorio.

In questo senso, quattro elementi risultano ineludibili:

1- Ricostruire un interesse politico democratico. In un periodo storico di generale disorientamento e di disaffezione per gli strumenti di gestione della cosa pubblica è necessario “ricostruire” un interesse democratico per la politica a partire dal territorio e dalle esigenze che esso esprime in una Regione complessa e caratterizzata da molte diversità come il Friuli-Venezia Giulia.  La politica non va intesa come scontro per la conquista del potere nelle sedi istituzionali ma come pratica di ogni giorno per trovare le soluzioni più adeguate ai problemi dei cittadini e delle Comunità in una logica di collaborazione, di solidarietà e di fratellanza. La coesione sociale è il primo presupposto di ogni modello territoriale di successo.

2- La crisi  ed il crollo istituzionale, sociale ed economico della Regione. La Regione Friuli-Venezia Giulia non è più l’istituzione “di successo” di un tempo:

  • Ha perso capacità di pianificazione e intervento nonché autonomia decisionale;
  • ha perso e/o ceduto troppe risorse finanziarie (del proprio bilancio come del sistema degli Enti Locali);
  • settori strategici dei servizi pubblici, come quello della sanità, sono precipitati in una crisi gravissima;
  • non ha saputo affrontare adeguatamente la crisi economica e del lavoro iniziata nel 2008 (ma i cui segnali già prima erano avvertibili);
  • ha fallito nel governo di percorsi di immigrazione incontrollati e malamente gestiti.

3- Ricostruire l’autonomia speciale della Regione. Per ripartire con una sostanziale ricostruzione dell’autonomia speciale è necessario che una forza politica espressione della volontà collettiva del territorio, e perciò “autonoma” dal sistema dei partiti politici italiani (preda di profonde contraddizioni storiche, e ormai orientati solo alla conquista del potere), si faccia carico di tale percorso. Una “coalizione territoriale” che deve essere volta a valorizzare tutte le disponibilità umane che vi possono collaborare, senza avere “nemici” a priori ma nella disponibilità a momenti dialettici di confronto con tutti coloro che, in buona fede, onestà e intelligenza, vogliono lavorare per il bene comune. Il Patto per l’Autonomia è nato in questa prospettiva.

4- Un nuovo patto tra i territori che compongono la Regione. Il Patto per l’Autonomia ritiene che la mal concepita (e peggio realizzata) “riforma delle UTI” abbia lacerato la coesione istituzionale e territoriale della Regione, privando i poteri pubblici della capacità di lavorare a progetti condivisi e quindi di realizzare un futuro comune per il territorio. Ne consegue che il percorso di ricostruzione regionale deve partire da un nuovo accordo, esplicito e trasparente, di interpretazione del ruolo della Regione e delle sue componenti territoriali e sociali che veda protagoniste le diverse Comunità, realtà locali e specificità linguistiche che vivono nell’intera Regione Friuli Venezia Giulia. Questo in una logica di rete e di riconoscimento delle specifiche funzioni e vocazioni, escludendo ogni prevaricazione gerarchica.

Il Patto per l’Autonomia ritiene che il soggetto istituzionale Regione Friuli-Venezia Giulia ad autonomia speciale deve essere difeso e rafforzato contro ogni tentativo di farlo scomparire od annegare in un mare più grande.

 

I CARDINI DI UNA VISIONE ATTUALE E FUTURA PER LA REGIONE FRIULI-VENEZIA GIULIA

La Regione a statuto speciale F-VG è lo spazio geografico in cui possiamo realisticamente e concretamente inquadrare la nostra pratica di autogoverno politico e amministrativo.

Questa Regione deve rappresentare non solo una articolazione amministrativa dello Stato ma, in una logica rivolta al fare, deve essere considerata una vera e propria agenzia di sviluppo del territorio. Oggi questo ruolo strategico sembra dimenticato ed è alla base di una crescente percezione popolare di indifferenza verso la stessa autonomia.

La storia della Regione è stata caratterizzata da luci ed ombre, ma oggi essa è la unica certezza istituzionale in una fase di sbandamento dello Stato nel rapporto tra centralismo e autonomie. Dobbiamo difenderla dimostrando fermezza rispetto alle stesse incertezze del sistema dei partiti politici italiani. Ma dobbiamo anche definire le caratteristiche del ruolo propulsore che la Regione deve svolgere e gli strumenti che devono essere attivati:

 

  1. Identificazione della Regione come spazio che lega l’Italia all’Europa.

Se questa è una prospettiva di definizione credibile del futuro del ruolo politico, sociale ed economico del Friuli-Venezia Giulia, si aprono alcuni spazi di azione in cui la stessa Regione può qualificarsi come “agente di promozione” di iniziative internazionali e di integrazione europea. Gli ambiti da indicare possono così essere riassunti:

  • il mantenimento di una specializzazione produttiva rivolta ai mercati internazionali e la contemporanea capacità di valorizzazione delle economie territoriali in una prospettiva anti-ciclica di sostenibilità;
  • la gestione intelligente delle funzioni logistiche plurime (in funzione del sistema produttivo interno, per l’attraversamento dei traffici da e per l’Italia, per l’intercettamento e la possibile trasformazione dei transiti estero per estero);
  • la integrazione anche istituzionale delle aree trans-frontaliere con l’utilizzo e la sperimentazione avanzata di strumenti disponibili nell’ambito della legislazione europea (GECT, Cluster, Euroregione);
  • consapevole partecipazione alla definizione della Regione come snodo geografico che intercetta tre politiche macro regionali della Unione Europea: Alpina, Adriatico-Ionica e Danubiana-(Balcanica).

 

  1. Interpretazione della Regione Friuli-Venezia Giulia, anche al suo interno, come luogo di “transizione” tra e da spazi comprensibili solo nelle loro “varietà e diversità”.

Ne derivano queste principali caratteristiche:

  • l’esistenza di minoranze linguistiche distribuite in maniera anche non omogenea all’interno del territorio regionale, con una maggioranza friulanofona in fase di consolidamento identitario, una presenza slovena fortemente rapportata alla vicinanza dello Stato nazione di riferimento, ed una minoranza tedesca piccola ma diversificata;
  • una geografia profondamente variegata (Alpi, mare, lagune, “green belt”, lembo orientale della pianura padana) con spiccate variazioni anche meteorologiche e una presenza di ambienti e di biodiversità di transizione eccezionalmente ricca;
  • analoga pluralità delle caratteristiche insediative con la presenza di modelli diversi di rapporto tra centri urbani e ruralità: città-porto, città sistemi territoriali, cittadine storiche di riferimento locale, aree di ruralità prevalente e aree di accentuato spopolamento.

A questa identificazione della Regione come spazio plurale di transizione non può essere applicato un sistema amministrativo di tipo gerarchico, ma deve potersi sviluppare un sistema a “rete” fatto di nodi e di relazioni. La base di questo tessuto civile è l’ente più vicino ai cittadini, il Comune. Questo sistema deve trovare proprio nella dimensione istituzionale regionale gli opportuni equilibri e le possibilità di modificare in maniera sufficientemente elastica le scelte di organizzazione delle relazioni territoriali.

 

  1. Esistono e vanno attentamente contrattati con lo Stato gli strumenti di gestione dell’autonomia speciale del F-VG in grado di dare una risposta alle esigenze di interpretazione e di governo della realtà attuale della Regione:
  • lo Statuto di A La riscrittura o la modifica sostanziale dello statuto di specialità del Friuli-Venezia Giulia rimane una prospettiva di riferimento per interpretare quanto oggi può valorizzare il ruolo della stessa Regione sia con riferimento all’Italia che alla Unione Europea. Ma accanto ad esso vi sono altri strumenti la cui utilizzabilità è meno problematica e possono determinare in tempi più rapidi risultati concreti;
  • l’art. 49 dello Statuto di A Questo articolo prevede la possibilità di modificare i rapporti finanziari tra Stato e Regione con le leggi ordinarie di Bilancio dello Stato attraverso una procedura di “conoscenza” (quindi non proprio di consenso). L’applicazione di questa norma può essere ribaltata ed attraverso essa si potrà definire un percorso crescente di “autonomia finanziaria” della Regione;
  • norme di attuazione dello Statuto. Gli ultimi anni hanno visto una faticosa e quasi nulla applicazione di questo strumento che si concretizza con Decreti legislativi del governo a seguito di un dibattimento nel Comitato paritetico Stato-Regione. Le procedure vanno riviste ma questo deve ridiventare uno strumento ordinario di definizione di intese tra Stato e Regione su molte questioni di importanza decisiva: tra queste la chiarificazione dei diversi gradi di potestà legislativa previste dallo Statuto che 50 anni di evoluzione hanno reso incerte;
  • attuazione delle previsioni del Titolo V della Costituzione. La mancata modifica costituzionale del 2016 e i referendum consultivi Veneto e Lombardo del 2017 hanno dato spazio a trattative tra Stato e regioni ordinarie su temi e materie che possono essere di interesse anche per il Friuli Venezia Giulia. Anche questo è uno spazio che non deve essere trascurato per gli obiettivi di ricostruzione di una efficace azione di intervento in Friuli Venezia Giulia.

 

 

ELEMENTI PROGRAMMATICI CHE DELINEANO GLI OBIETTIVI IMMEDIATI E CHE DANNO UNA POSIZIONE CARATTERIZZANTE IL PATTO PER L’AUTONOMIA SU ALCUNI TEMI DIRIMENTI.

 

Se il compito del Patto per l’Autonomia è ricostruire la Regione per renderla “di nuovo” capace di dare sicurezza e lavoro alle sue Comunità ed ai suoi cittadini, è necessario dare gambe a questa affermazione con obiettivi definiti e concreti che possano essere perseguiti fin da subito.

Sicurezza e lavoro non sono due semplici settori di intervento amministrativo. Rappresentano due emergenze che coinvolgono la vita di ogni famiglia, che rendono troppo incerto e insicuro il futuro personale e collettivo, e che coinvolgono aspetti diversi dell’attività pubblica e dei comportamenti sociali e privati.

La sicurezza non significa solo essere al riparo dai furti nelle proprie case, ma anche essere sicuri di potersi curare bene in caso di malattia, di poter ricevere aiuto in caso di bisogno, di gestire il territorio sapendo prevenire le calamità naturali ed il cambiamento del clima, di essere garantiti della qualità del cibo che mangiamo.

Il diritto al lavoro, in forme e qualità che rispettino la dignità dell’uomo e ne esaltino le capacità creative, è il tratto distintivo di una società giusta che costruisce e valorizza le competenze. Nella società post-moderna il lavoro sta cambiando, nascono opportunità e contemporaneamente distorsioni ed esclusioni. Il lavoro, nelle pur diverse forme che può assumere, è condizione necessaria per il rispetto della persona e deve essere l’obiettivo dell’economia, non una sua dipendenza facoltativa. E’ su questo tema che si deve giocare il ruolo della Regione Friuli Venezia Giulia come agenzia di sviluppo.

Per lavorare in questa direzione il Patto per l’Autonomia indica le seguenti linee d’azione da perseguirsi nella legislatura che si apre:

 

  1. Azzerare i patti finanziari Regione-Roma e, con il recupero delle risorse, finanziare un Piano straordinario per l’economia e il lavoro, per la qualità della vita e per la sicurezza intrinseca del territorio. Lo stato deve ritornarci in 5 anni almeno 2 miliardi di euro dei 7 miliardi sottratti al bilancio regionale dal 2011 al 2018. 100 milioni all’anno vanno usati per interventi pubblici di risanamento del territorio e 300 milioni all’anno devono servire per creare migliaia di posti di lavoro incentivando decine di migliaia di interventi privati per l’adeguamento del patrimonio edilizio. Prima la riqualificazione edilizia, poi quella urbanistica, paesaggistica e ambientale creano anche le condizioni per la creazione di nuovo modello di sviluppo.Il recupero del costruito e la riqualificazione energetica vanno intesi, cioè, come precondizione per qualsiasi scenario di sviluppo futuro.
  2. Il futuro dell’autonomia del F-VG dovrà caratterizzarsi su una nuova visione del rapporto tra territorio e Stato a partire dalla fiscalità. I Comuni e la loro organizzazione tramite la Regione sono il punto di partenza della sussidiarietà istituzionale e quindi devono diventare titolari della gestione della raccolta fiscale. E’ la traduzione moderna della democrazia “no taxation without representation”. In prima istanza per il Friuli Venezia Giulia ciò significa la costruzione di un percorso di autonomia fiscale per le attività economiche in applicazione dell’art. 4 dello Statuto di autonomia, per quanto riguarda materie su cui prevede l’applicazione di potestà legislativa esclusiva (industria e commercio, agricoltura, artigianato, turismo e industria alberghiera). La Regione richiede l’autonomia “fiscale esaustiva” (100% delle entrate) per quanto riguarda gli oneri che pesano sulle attività produttive con il potere di normare e graduare tali oneri nell’ambito del territorio regionale. Lo spazio finanziario per tale “riforma” va trovato nel ripristino “reale” delle entrate spettanti alla Regione e nel quadro della trattativa con lo Stato per l’applicazione del Titolo V della Costituzione (nuove competenze e trasferimento di risorse corrispondenti);
  3. Rendere nuovamente efficiente la Regione nel far funzionare uffici e servizi, in primo luogo nella sanità . La sanità è diventata l’emblema della stessa credibilità della Regione: un servizio di eccellenza del passato oggi viene considerato frustante da chi vi opera e insoddisfacente per i cittadini che vi accedono. L’ente di area vasta (UTI) va ripensato radicalmente a partire dal decentramento di competenze e personale della Regione e per attribuire compiti e funzioni sempre più vicini ai cittadini ed alle comunità. Le aree urbane, quelle di montagna, le cittadine del territorio e le aree rurali non possono essere curate con la medesima ricetta. La riorganizzazione funzionale della Regione (oggi sovraccaricata di personale proveniente dalle disciolte Province) può partire spostando 1000 dipendenti dalla Regione agli enti locali territoriali in un quadro di rilettura dell’intero sistema.
  4. Il sistema sanitario regionale va messo rapidamente in sicurezza e avviata una riforma che permetta di ricuperare i livelli di eccellenza che sono stati propri della nostra Regione dopo il tracollo determinato dalla nefanda gestione Serracchiani. Vedi le proposte operative qui di seguito;
  5. Una Regione “plurale” sa difendere e valorizzare le sue identità e diversità anche come spazio di sviluppo economico. Sono fondamentali le questioni relative alla istruzione e formazione, al plurilinguismo, alla valorizzazione territoriale ed ambientale anche in linea turistica, alla organizzazione delle logistiche, al rapporto territorio impresa. La pluralità linguistica, culturale e geografica della Regione va riconosciuta anche con l’attribuzione ad essa della competenza piena in materia scolastica e formativa nonché universitaria. Un altro segnale concreto ed immediato può avviarsi facendo sì che i concorsi pubblici (comuni, aziende sanitarie, etc.) siano riservati ai residenti in Regione (perlomeno per qualifiche non di vertice o specialistiche) e che si imponga la conoscenza della lingua friulana (o slovena dove presente la minoranza) acquisibile anche entro un limitato termine dopo l’espletamento del concorso.

 

RECUPERARE L’ECCELLENZA DEL SISTEMA SANITARIO REGIONALE:

gli assi di intervento

 

  • Ricostruzione della Struttura Direzionale

La strutturazione risente del modello istituzionale verso il quale ci si orienta e dell’esistenza di EGAS (attualmente caricata anche di compiti forse non propri, per supplire al “deficit” indotto nella capacità di governo del sistema).

 

  • Revisione dell’assetto istituzionale

La necessità di cambiare è evidente e il cambiamento va fatto presto; tuttavia non ci si possono nascondere le implicazioni politiche. A seconda delle volontà prevalenti che dovessero emergere tra i consiglieri della futura maggioranza si potrà mettere maggiormente l’accento su un cambiamento sostanziale o su una evoluzione del sistema. Anche in relazione alle scelte possibili, andrebbero evitati nuovi scontri ideologici che già hanno caratterizzato, con danni palesi, la legislatura trascorsa. Di fatto sono possibili due strade principali, ciascuna delle quali appare molto più logica del sistema attuale:

  1. Unica azienda territoriale e 3 cluster ospedalieri Hub&Spoke che includano tutte le sedi (incluso il Burlo a Trieste ed il CRO ad Aviano) con la costituzione di Aziende Ospedaliero Universitarie IRCCS a Trieste , Ospedaliero Universitaria a Udine e Ospedaliera IRCCS a Pordenone
  2. 3 aziende di Area vasta integrate che includano territorio ed ospedali, nelle quali però vi sia un unico presidio ospedaliero (o ospedaliero universitario e/o IRCCS) che leghi ogni Hub agli ospedali di rete

In ogni caso è necessaria la presa d’atto di una verità sostanziale : esistenza di un unico Hub regionale, a fianco dei livelli Hub&Spoke di area vasta. Sarà necessario uno sforzo di intelligenza strategica politica per riuscire a orientare il sistema, valorizzando la strutturazione delle aziende di AV Giuliano-Isontina e Pordenonese (ospedaliere o integrate, secondo le scelte politiche più praticabili) senza precludere la possibilità di operare alcune scelte di concentrazione in Udine che sono nell’interesse di tutti pazienti della regione e dei cittadini che saranno pazienti domani.  La scelta di aziende ospedaliero-universitarie-IRCCS, potrebbe essere di aiuto.

  • Revisione sostanziale del Protocollo d’intesa Regione Università, che riconosca la centralità del Servizio Sanitario e la nobiltà delle funzioni svolte dall’Università costringendo chi le guida ad accogliere logiche di merito, efficienza e servizio. L’attuale documento risente della temporanea distorsione del potere politico generata dalla GR , ma non tutela la qualità delle scelte per il SSR né promuove la valorizzazione del merito all’interno dei Dipartimenti universitari.
  • Progetto di formazione degli operatori per ricostituire un patrimonio di professionisti preparati in grado di assumere gradualmente ruoli di responsabilità nel sistema dei prossimi anni (la gestione degli ultimi due lustri ha di fatto desertificato le sedi naturali di formazione ed ha se mai precostituito aree di apprendimento per imitazione di comportamenti negativi….). Su questo punto può essere attivata una collaborazione strutturata della Regione FVG con Istituzioni di eccellenza nazionali: i tempi su cui lavorare sono medi e lunghi, ma è necessario iniziare e si tratta, in ogni caso, di iniziative positive e facilmente leggibili come tali dalla popolazione aziendale sanitaria.

 

UN PROGRAMMA PER LA SOSTENIBILITA’, ASSE DI RIFERIMENTO PER LA SICUREZZA E IL LAVORO.  ALCUNE LINEE GUIDA PER AFFRONTARE LE QUESTIONI AMBIENTALI ED ECONOMICHE DEL F-VG

 

Non è di utilità pratica l’elencazione delle questioni ambientali che coinvolgono il F-VG: esse sono sufficientemente note, da quelle di carattere globale (ad es. il clima) a quelle di rilievo territoriale (ad es. aree protette e biodiversità, paesaggio). L’ambiente ed i suoi problemi non sono un problema in sé ma vivono di un intreccio profondo con l’insieme delle prospettive politiche che si vogliono perseguire.

Di fatto ogni scelta politica incide su elementi di maggiore o minore sostenibilità ambientale, e spesso l’azione di chi è sensibile e competente nei confronti di questi temi è costretto, di fronte a scelte specifiche, ad azioni di contrapposizione a danni evidenti. Si tratta di punti di vista necessari che la storia di questi anni ha continuamente evidenziato. Citiamo solo tre casi esemplari, Gassificatore di Zaule, Elettrodotto Redipuglia-Udine, autostrada Cimpello-Gemona, ma non bastano queste battaglie per determinare un salto di qualità nel rapporto territorio ambiente.

La partita ambientale oltreché nell’impedire distruzioni inaccettabili, oggi si gioca sul piano delle azioni positive su terreni quali quello energetico, della mobilità, del consumo di risorse non rinnovabili, ma anche su quello del riconoscimento dei valori identitari materiali, geografici ed antropologici del territorio, della loro salvaguardia e valorizzazione. Ed è quindi evidente che ogni azione rivolta a consegnare alle future generazioni un pianeta “integro” (ed i singoli territori che lo costituiscono) è contemporaneamente un percorso verso la sicurezza ed una economia utili anche a chi oggi nel territorio vive.

Le azioni positive possono riguardare percorsi di educazione, formazione e ricerca, ma devono soprattutto tendere a promuovere il protagonismo delle comunità, dei cittadini e delle imprese nel produrre iniziative e comportamenti “tecnicamente e scientificamente” corretti e “condivisi”.

Questi sono gli assi su cui l’impegno del Patto diventa prioritario con l’obiettivo di lavorare per una sostenibilità ambientale, sociale ed economica del F-VG:

  1. la struttura portante è il piano straordinario per l’economia e il lavoro. Si tratta di una azione massiccia per il risparmio energetico, per la sicurezza intrinseca del territorio (dalla antisismicità degli edifici agli interventi di cura rispetto alle acque ed alle questioni idrogeologiche), che deve contemporaneamente sapersi confrontare con il tema del consumo di suolo, del recupero del costruito e della definizione degli equilibri tra zone antropizzate e rurali o naturali, nonché con la decisiva questione della mobilità.
  2. l’altra struttura portante è l’attenzione fondamentale che deve essere posta alle economie del territorio. Oggi queste economie possono essere inquadrate in più schemi, sia in relazione alla appetibilità delle produzioni alimentari caratteristiche ed alle potenzialità turistiche, sia nelle economie di comunità che vivono nel territorio e che possono avere logiche diverse. Si tratta di attività produttive a km 0., di recupero di proprietà collettive, di azioni di solidarietà, di ritorno all’uso di terre “marginali”, di fornitura solidale di servizi sociali e culturali. Nell’insieme queste attività costituiscono una rete di protezione anche dai cicli economici e permettono la presenza di “più economie” rispondenti ai bisogni dell’uomo e non solo di attività legate ai volumi globali di Accanto a ciò si deve dare per scontata, accompagnandola con opportune misure, la capacità del sistema produttivo legato al mercato globale di orientarsi sempre più, proprio nell’ambito della prospettiva 4.0, alla cosiddetta “green economy” ed alla “economia circolare” condizioni essenziali di competitività nello stesso mercato. A questa prospettiva deve mirare anche il Piano Straordinario per l’economia ed il lavoro di cui si è detto al precedente punto 1.
  3. fortemente legata al punto precedente è l’attenzione posta alle politiche insediative. Si tratta di un valore che spesso viene dimenticato. ma che ancora in Regione F-VG esiste: quello della esistenza di una struttura diffusa legata alla tradizione storica. Va salvaguardata la presenza di piccole e medie comunità in grado di trovare proprio nella loro dimensione una risposta ai problemi dell’oggi limitando i processi di concentrazione e alienazione urbana. Questa è una battaglia ambientale decisiva che si gioca su terreni diversi quali l’organizzazione dei servizi ai cittadini e la semplificazione amministrativa per le attività economiche e sociali.
  4. la transfrontalierità di molte politiche (ad es. quelle rivolte alle Alpi ed al nord Adriatico) deve determinare la disponibilità in capo alla Regione F-VG di poteri e competenze che permettano di incidere su queste politiche, spesso direttamente connesse alla legislazione europea. In termini di conoscenze ed esperienze non si parte da zero ma servono strumenti reali per potervi incidere. Dentro questo quadro di trans statualità vi sta anche il tema decisivo, nei suoi aspetti ambientali, della organizzazione della logistica delle merci (oltreché delle persone) nelle sue continue proposte e potenzialità di modifica e riorganizzazione.
  5. tutto ciò presuppone un sistema istituzionale territoriale regionale e comunale che funziona, nei rapporti tra soggetti profondamente diversi, e nell’accesso alle competenze spesso non elementari che connotano la dimensione ambientale dei problemi. La logica non può essere quella della catena di comando, ma quella del continuo scambio di processi di partecipazione tra comunità ed istituzioni. Di fondo quindi compete ad un nuovo modello organizzativo delle istituzioni territoriali guidare la ricerca di condivisione di obiettivi da parte del sistema politico, sociale ed economico produttivo verso una sostenibilità complessa.

Con quali strumenti legislativi ed amministrativi la Regione F-VG potrà affrontare le questioni elencate? Gli ultimi 20-25 anni di vita della Regione hanno dimostrato il sostanziale fallimento di politiche guidate da atti generali di pianificazione e da programmi attuativi degli stessi. A ciò hanno contribuito diversi fattori quali l’instabilità politica pur in un quadro di totale governabilità, la mancanza degli strumenti finanziari necessari ad attuare le pianificazioni, la genericità dei documenti stessi ed i tempi di elaborazione con mutamento degli scenari di riferimento, la incapacità di gestire adeguatamente gli strumenti di valutazione ambientale..

La Regione non è stata in grado di modernizzare la strumentazione di governo del territorio, si è trovata a sovraordinare livelli di pianificazione senza una logica attendibile (e di fatto senza risultati) con piani di settore tra loro non coordinati, e nell’insieme ha accumulato ritardi incomprensibili. Un esempio per tutti: il “Piano di tutela delle acque” nato da una direttiva europea del 2000 e che avrebbe dovuto conseguire i risultati positivi sui corsi d’acqua (da attuazione di opere ed interventi) entro il 2015, è solo attualmente in fase di definitiva approvazione. Alla fine, per quasi tutti i settori soggetti a pianificazione, si è imposta la logica della approvazione degli interventi caso per caso, con in molte situazioni la prevalenza di interessi segmentati rispetto ad una visione generale.

Si tratta quindi di mettere mano, in particolare per quanto riguarda gli interventi di trasformazione del territorio, a percorsi amministrativi diversi rispetto a quelli attualmente in vigore, dove alle perverse catene burocratiche della perfezione formale possibilmente a prova di TAR, si possa sostituire la sostanzialità degli obiettivi da perseguire attraverso atti cogenti di indirizzo ed una professionalità complessiva di una “burocrazia” in grado di esprimere autorevolezza. Ma soprattutto attraverso una integrazione continua dei percorsi amministrativi del l’intero sistema delle autonomie locali.

La Regione, intesa come macchina che produce atti pubblici, può diventare più leggera solo se saprà introdurre più intelligenza e più collaborazione con i territori e le macchine delle istituzioni che lo amministrano. Ma non è pensabile un Piano Straordinario per l’economia ed il lavoro con una Regione che funzioni ancora per assessorati e direzioni chiusi e separati e soffocata troppo spesso da regole e atteggiamenti eccessivamente burocratici. Bisognerà attivare uno strumento capace di dare una direzione unitaria ed efficace all’intero Piano. Si deve pensare a qualcosa di simile a quella Segreteria Generale Straordinaria che ha coordinato la ricostruzione del Friuli, ovviamente, adattata alle condizioni attuali.