IL GRANDE DEMOLITORE

Ieri sulla stampa è stato dato risalto, ad un elenco di importanti aziende della nostra Regione, in cui risulta subito evidente una mancanza: quella della più grande impresa di demolizioni.

Con sede e quartier generale a Martignacco, in quella ex provincia di Udine che continua ad esistere solo per la retribuzione del suo presidente, l’impresa in oggetto, viene ingiustamente snobbata.
Il suo titolare, conosciuto come il “grande demolitore”, coordina con impegno e passione un evidente tentativo di “suicidio politico”. Capacità ed esperienza non contano, l’obiettivo è individuare candidati incapaci di autonomia decisionale e condizionabili dalla fortuna di aver vinto la lotteria del “totocandidati”.
FS (che non significa Ferrovie dello Stato), il “grande demolitore”, ancora una volta scompagina un’alleanza tenuta insieme da convenienze di gestione del potere e non certamente da un programma comune e condiviso.

Il Friuli-Venezia Giulia ancora una volta diventa terra di opportunismo, terreno di scontro e di spartizione territoriale, con candidati inseriti e tolti dagli elenchi, non in base alle loro competenze o alle loro capacità di rappresentare il territorio, ma semplicemente perché meno pericolosi per i grandi manovratori occulti e lontanissimi da noi.

Il cosiddetto centrosinistra ha manovratori romani che nei 5 anni appena passati hanno devastato la Regione.
I grillini (o dimaini, o pentastellati o chissà cos’altro) hanno manovratori genovesi che fortunatamente possono devastare poco, perché poco hanno prodotto.
Il centrodestra invece, ha manovratori milanesi, che passano i comandi al delegato locale alla devastazione.

Esempi fin troppo evidenti di come praticano l’autonomia i partiti centralisti romani, genovesi e milanesi.

L’insonne

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Le prossime sfide per il 2018: un commento di Massimo Moretuzzo

Il dado è tratto.

Il Patto per l’Autonomia si è costituito in Movimento Politico e parteciperà alle prossime competizioni elettorali.
E’ una scelta sicuramente azzardata, in tanti penseranno che siamo dei pazzi e che la sfida sia troppo difficile da vincere.
Siamo convinti però che ci siano dei momenti nella vita in cui il cuore deve essere gettato oltre l’ostacolo, in cui dobbiamo rivendicare con forza il diritto di sognare.
Il nostro sogno è quello di un Friuli capace di diventare un luogo in cui l’economia e il lavoro tornino al servizio delle persone e non della finanza internazionale, in cui i beni comuni siano gestiti dalle comunità e non privatizzati, in cui la nostra Storia fatta di tante diversità che convivono da secoli sia una traccia per l’Europa dei popoli che non può più aspettare. In cui la scuola insegni storia, geografia, valori e lingue del mondo ma anche della nostra terra: e i nostri giovani riscoprano la bellezza e l’orgoglio di vivere qui.

Aiutarli a costruire il proprio futuro è un imperativo per chi come noi si è fatto le ossa nei municipi conoscendo ed affrontando giornalmente le emergenze, le sfide e i problemi che la crisi ci ha posto davanti. Una crisi che in Friuli – Venezia Giulia ha picchiato più duro, perché negli ultimi anni lo Stato centrale ha operato prelievi straordinari per un totale di 7 miliardi di euro, sotto forma di contributi per un federalismo fiscale che non si è mai realizzato e per l’abbattimento del debito pubblico che a Roma invece è continuato a crescere. Sono i patti Tondo-Tremonti e Padoan-Serracchiani, due accordi suicidi che i governi regionali hanno firmato per compiacere i leader romani dei partiti che sostengono.

Tutelare i cittadini di questa regione è un’altra cosa, e per farlo ci vuole un’altra forza politica indipendente da coloro che hanno deluso negli ultimi dieci anni le aspettative dei loro elettori: non basta starsene a casa a protestare magari dietro a una tastiera. Serve tornare protagonisti: e potete cominciare con un piccolo ma importante gesto, con una firma che ci permetterà di essere presenti alle elezioni politiche del prossimo 4 marzo per rappresentare gli interessi della nostra gente. I vostri interessi.

A giorni inizieremo la raccolta delle firme per presentarci sia in tutti i collegi del Friuli – Venezia Giulia. Avremo solo un mese di tempo poi per farci conoscere sui territori e vi chiediamo di aiutarci a diffondere i nostri messaggi e organizzare incontri nei vostri paesi. Siamo abituati ad ascoltare i nostri concittadini, e la campagna per le politiche servirà anche come sollecitazione e prova generale per la madre di tutte le sfide: le elezioni regionali. Questa Regione non può permettersi un’altra legislatura come le due precedenti: e per cambiarla abbiamo bisogno dell’aiuto di persone come voi!

Noi ci crediamo, se ci crediamo in tanti la sfida si può vincere!

Massimo Moretuzzo

La drammatica messa in mora del sistema democratico

Come Patto per l’Autonomia denunciamo l’assenza di qualsiasi forma di trasparenza poiché a, verosimilmente 10 giorni dal deposito dei simboli dei partiti che concorreranno alle prossime elezioni politiche (e il condizionale sui termini è d’obbligo), il Ministero dell’Interno non ha ancora reso noto le procedure per predisporre le istanze di candidatura a coloro che vogliono partecipare alla tornata elettorale.

È del tutto evidente che non si intende dare spazio a nuove democratiche forme di partecipazione popolare.

“Come Patto per l’Autonomia ringraziamo i funzionari locali delle Prefetture che, su nostra sollecitazione, si sono prodigati (anche nei giorni di festa) nel cercare di darci delle risposte. L’amara constatazione a poco più di una settimana dal deposito obbligatorio dei simboli elettorali e a meno di 30 giorni dalla presentazione delle liste con le firme da raccogliere, la realtà è che non si sa come preparare la documentazione. I partiti che hanno esponenti in Parlamento dormono sonni tranquilli. Le nuove formazioni politiche rischiano invece di essere escluse per l’inadempienza a una legge che non è ancora stata dettagliata dal Ministero degli Interni. È un fatto di inaudita gravità che dimostra ancora una volta come si voglia allontanare i cittadini dalla politica riservando il potere nelle mani di una oligarchia incarnata dalle segreterie di partito.

Tutto ciò ci spinge ancor di più a impegnarci per fare in modo che il Patto per l’Autonomia, slegato da lacci e ricatti delle segreterie di partito, diventi il primo e unico baluardo a difesa degli interessi dei cittadini del Friuli Venezia Giulia.

Clicca sul video qui sotto e diffondete il video, condividetelo e aiutateci a fare pressione sul Ministero.

Elezioni regionali e politiche: conferenza stampa domattina a Udine

Domani, Sabato 30 dicembre alle ore 11.30 al Caffè Caucigh in Via Gemona a Udine, si svolgerà una conferenza stampa in cui il Patto Per l’Autonomia renderà note le proprie determinazioni a proposito delle future consultazioni elettorali, dalle elezioni politiche a quelle regionali.

Per approfondire questi nuovi scenari prenderanno parte all’incontro:

  • Massimo Moretuzzo, sindaco di Mereto di Tomba – Patto per l’Autonomia 
  • Federico Simeoni, consigliere provinciale di Udine e segretario di Patrie Furlane
  • Rosario Di Maggio, portavoce dei Manovali per l’Autonomia
  • Markus Maurmair, sindaco di Valvasone Arzene – Patto per l’Autonomia.

L’intervista de Il Piccolo a Sergio Cecotti

Pubblichiamo qui sotto il testo integrale dell’articolo-intervista di oggi a Sergio Cecotti, pubblicato nel giornale “Il Piccolo” (a cura di Marco Ballico).  Purtroppo il titolo dato all’intervista non rende bene l’idea di Sergio Cecotti, anzi la distorce. Non fatevi fuorviare dal titolo malizioso: se si leggerà in modo completo il domanda-risposta si comprenderà come l’attestato di stima è sulla oggettiva superiorità politica di Riccardo Illy rispetto agli attuali due competitor di centrosinistra e centrodestra: Bolzonello e Riccardi.

 

«A volte succede che sei costretto a partire anche tu». Non è il «mi candido» della scorsa estate, ma pare comunque un altro segnale: Sergio Cecotti è pronto a candidarsi alle regionali alla guida del Patto per l’Autonomia. Ma l’ex presidente del Friuli Venezia Giulia e sindaco di Udine, in vista del 2018, aggiunge un clamoroso endorsement a favore di Riccardo Illy: una possibile soluzione per il dopo Tondo-Serracchiani.
Cecotti, come procede il percorso verso le regionali del Patto?
Sta lavorando bene: lasciano ad altri la politica chiacchierata e si concentrano sul mettere radici profonde nel territorio e nella società, ambiti lasciti sguarniti dal ceto politico. Il tema però ha carattere storico, non elettorale. Questa regione vuole la discontinuità col decennio Tondo-Serracchiani, oppure è già rassegnata a una terza legislatura all’insegna di un declino sempre più rapido?
Che cosa auspica?
L’unità di tutti quelli che vogliono archiviare questo desolante decennio. Non parlo solo dei soggetti politici, ma anche sociali, sindacali, professionali, culturali, territoriali. L’intera coscienza civile del Friuli Venezia Giulia.
Perché è sempre così critico verso Tondo e Serracchiani?
(Sorride). A suo tempo sono stato critico verso la giunta Illy. Dopo averlo comparato ai successori, oggi Illy mi appare un gigante illuminato d’immenso.
Sarebbe un buon candidato presidente?
Non ho né titolo né velleità di suggerire candidature. Ma è vero che oggi Illy gode di una forte carica simbolica: è il presidente precedente al decennio maledetto, rappresenta la continuità con la Regione com’era prima di venire dirottata su un binario morto. Verrebbe vissuto da molti come la prova provata che il decennio 2008-2018 è stato rimosso come errore della storia.
Quali sono i punti programmatici che lei ha suggerito al Patto?
Più che suggerire, ho orecchiato il loro dibattito. La lista dei temi da affrontare è lunga e impegnativa. Ricostruire la sanità pubblica che è stata terremotata. Ricucire la coesione sociale e territoriale che è stata lacerata. Bloccare le leggi “renzianissime”, come la soppressione della Camera di commercio di Pordenone, una delle più efficienti d’Italia. Farsi restituire dallo Stato i soldi che Tondo-Serracchiani gli hanno indebitamente regalato. Ridare alla Regione la funzione per cui era nata: essere il luogo istituzionale dove si elabora un progetto di futuro per il territorio e si governano i processi con coerenza per trasformare quel futuro in realtà. Si è lasciato il processo ingovernato, col risultato che siamo tra i sistemi territoriali maggiormente penalizzati dalla globalizzazione.
Le porte sono chiuse a qualsiasi intesa? L’hanno cercata centrodestra o Pd per aprire una trattativa?
Credo che i dirigenti del Patto parlino con tutti quelli che hanno qualcosa da dire in buona fede. Per quanto riguarda me, non mi ha cercato né il centrodestra né il Pd. Del resto, perché mai dovrebbero farlo?
È pronto a guidare il Patto alle regionali?
Egoisticamente, mi piacerebbe poter dire ai tanti che vogliono rompere col Tondo-Serracchianismo: “armiamoci e partite”. Ma a volte succede che poi sei costretto a partire anche tu.
Pd, sinistra, centrodestra, M5S. Qual è il male minore?
Non ha senso disquisire su chi sia il male minore tra il clone di Tondo e il clone della Serracchiani. La lista di sinistra non sembra competitiva per il governo, ma ha il merito di denunciare il Tondo-Serracchianismo. Sul M5S mi mancano alcuni dati cruciali per esprimere un giudizio: vogliono la discontinuità con questi dieci anni o no? Sono disposti a impegnarsi per impedire la terza legislatura del declino? Intendono mettere in campo una proposta competitiva di governo, o si accontentano di presentare una lista per assicurarsi un certo numero di consiglieri d’opposizione?
Che ne pensa di Honsell federatore della sinistra?
Vedi alla voce Pisapia.
Il suo ex vicesindaco Martines può continuare la serie di vittorie del centrosinistra a Udine?
Io penso che la città sia profondamente insoddisfatta di come è stata governata dal Pd. A Martines ho detto che può sperare di vincere solo se tutti gli altri si suicidano. Confortato dai precedenti, lui ci spera; ma è spes contra spem.
Come giudica l’addio di Serracchiani dopo un solo mandato?
Non mi permetto di esprimere giudizi, posso solo riferire l’impressione che ne ho ricevuto. Mi è sembrata una triplice fuga: dal giudizio degli elettori, dalle responsabilità delle scelte fatte e dalla realtà. Verrebbe da dirle: cara presidente, se sei tanto convinta di aver governato bene, perché non resti a prenderti gli applausi dei cittadini? D’altra parte, se non ne è convinta lei, perché dovremmo esserne convinti noi elettori?

 

Dopo il voto: l’intervista a Sergio Cecotti

Cecotti, guardando i risultati elettorali in Sicilia e a Ostia si direbbe che la sua “profezia” sull’evaporazione del PD si stia avverando. Lei cosa ne pensa?
Sul risultato del PD ho poco da dire. Mi riconosco appieno nel giudizio dato dal coordinatore della segreteria nazionale del PD, Lorenzo Guerini: “sconfitta devastante, ma ampiamente prevista”. Prevista da osservatori ben più autorevoli di me. Il risultato del PD non presenta nessuna sorpresa; sappiamo tutti che, con l’eccezione della Toscana e dell’Emilia-Romagna, il PD renziano viaggia su quelle percentuali lì: a riprova, il PD ha preso il 13% tanto in Sicilia come a Ostia. Questo però non significa che il voto siciliano non fornisca indicazioni interessanti: vi sono un paio di lezioni che sarebbe bene non sottovalutare.

La Serracchiani però dice che si è trattato di un voto locale.
Ha assolutamente ragione. Il voto in Sicilia era connotato da tre elementi locali che non hanno parallelo nel resto del Paese, e tanto meno in Friuli Venezia Giulia. Li elenco: 1) in Sicilia il PD godeva dell’“effetto Orlando”, capace solo pochi mesi fa di stravincere le comunali al primo turno. E’ un serbatoio di voti aggiuntivi che il PD non ha nel resto del Paese; 2) la Sicilia è il bastione elettorale del principale alleato del PD, Alfano, che qui ha (nonostante la pesante débacle) percentuali cinque volte superiori a quelle medie: altri voti che mancheranno al PD in FVG; 3) come è noto, la lista fiancheggiatrice del PD “Gattopardi & Affini” ha in Sicilia un radicamento sconosciuto nel resto del Paese. Nel loro insieme, questi tre fattori locali hanno apportato alla coalizione del PD un valore aggiunto del 12,4%. Perciò la Serracchiani fa benissimo a mettere in guardia i suoi colleghi di partito dal lasciarsi prendere da facili entusiasmi sull’onda del risultato siciliano. La Governatrice sa che nel PD regionale qualcuno coltiva l’illusione che le liste Honsel e Tesolat apporteranno il 12,4%, e provvede a disilluderli, prima che
vadano a sbattere.

Lei parlava di lezioni dal voto siciliano. Quali sono?
Forse per deformazione professionale, a me piace estrarre dai risultati elettorali regole aritmetiche più che fumose considerazioni politologiche che, alla fine, lasciano il tempo che trovano. La prima lezione aritmetica riguarda il partito di Alfano.

Cosa dice l’aritmetica sul ministro degli esteri?
In passato la Sicilia era la roccaforte elettorale di quel partito con percentuali complessive del 10%, e punte in provincia di Agrigento del 40%. Nelle loro strategie, la Sicilia avrebbe dovuto essere il granaio di voti che garantiva al partito di superare la soglia del 3% a livello nazionale, compensando gli “zero virgola” in molte parti del Paese. Ma il partito del ministro degli esteri è sul 4% nello stesso asserito granaio. A questo punto, il raggiungimento della soglia a livello nazionale è matematicamente impossibile. Per entrare in parlamento, gli alfaniani dovranno pietire posti in lista dal PD che, con questi chiari di luna, non avrà molti seggi da regalare a terzi.

Veniamo alla seconda lezione.
La seconda lezione è più interessante perché è un lemma aritmetico di carattere universale, che si applica a tutti i partiti e a tutte le elezioni regolate da una legge maggioritaria a turno unico.

Anche alle elezioni regionali del FVG?
Soprattutto alle nostre regionali, ma vediamo di formulare il principio aritmetico in termini generali. In una elezione regionale, il candidato-presidente che parte con lo sfavore dei sondaggi si pone il problema di ridurre il divario con il front runner. Per raggiungere l’obiettivo, spesso non sa far di meglio che “allargare la coalizione” cioè, nel concreto, costruire in laboratorio una pletora di liste di appoggio — una di finta-sinistra, una di finto-centro, una finto-autonomista, etc. — riempiendole di tutti gli ascari che riesce a raccattare.

Forse non sarà un metodo elegantissimo, ma è pur sempre una strategia razionale. Non crede?
Vediamo cosa dice l’aritmetica. Per mera semplicità di esposizione, uso il PD come esempio. Il punto centrale è che gli ascari prendono pochi voti, ma qualcuno lo prendono. Il meccanismo è semplice: un elettore convinto che il renzismo sia cosa buona vota direttamente PD, mentre uno che ne pensa tutto il male possibile non vota certo gli ascari del PD. Gli ascari però prendono il voto degli elettori filo-renziani a cui i candidati delle liste collegate stanno più simpatici di quelli ufficiali del PD. Con questo meccanismo, ciascuna lista collegata prende pochi voti, ma poiché le liste sono tante, la somma complessiva dei loro voti è comunque un numero apprezzabile. Al 90% sono voti che, in assenza di liste artificiose, sarebbero andati direttamente al PD.
Risultato aritmetico: in Sicilia il PD ha preso il 13% guadagnando 11 seggi, “Sicilia Futura” il 6% con 2 seggi, AP il 4,2% con zero seggi e “Arcipelago” il 2,2% con zero seggi. Se le liste collaterali non ci fossero state, nella divisione dei seggi il PD avrebbe pesato per il 25% (o poco meno) non per il 13%, e lo schieramento di “centro-sinistra” avrebbe ottenuto 4 o 5 seggi in più. Seggi del PD che sono stati regalati a centro-destra e MS5. Il paradosso aritmetico è che il centro-destra col 39,9% non avrebbe avuto la maggioranza assoluta nell’Assemblea regionale senza questo grazioso omaggio del PD. La maggioranza assoluta è stata letteralmente regalata a Musumeci dagli strateghi PD. E le pare che una simile strategia possa definirsi razionale?

Quindi la regola aritmetica generale è?
Se tu, candidato-presidente, e il tuo competitore siete spalla spalla, con uno 0,1% di scarto, allora aggrega tutte le liste fiancheggiatrici che puoi, perché ogni voto può fare la differenza. Ma al contrario, se sei indietro, non devi costruire liste d’appoggio perché il loro effetto sarà quello di regalare parte dei tuoi seggi agli avversari. Finiresti con l’ottenere risultati paradossali.

Quali paradossi?
Faccio un esempio pratico. Il sindaco di Udine, Honsell, ha dichiarato che alle regionali farà una lista fiancheggiatrice del PD con l’obiettivo, parol testuali, di “arginare la destra e i populisti”. Aritmeticamente, l’unico risultato della sua operazione sarà sottrarre uno, o anche due, seggi al PD per regalarli alla destra o ai “populisti”. La medesima prodezza è già riuscita al sindaco di Palermo. Un perfetto esempio di eterogenesi dei fini.

Sergio Cecotti (C) Riproduzione Riservata 

Il sole radioso della Sicilia illumina le prossime elezioni politiche

Innanzitutto Berlusconi c’è e il centro destra non avrà difficoltà a recuperare qualche seggio per governare la Sicilia, nel caso non bastasse il premio di maggioranza. Le conclusioni politiche sono ovvie e rispecchiano in pieno quanto tutte le elezioni amministrative del 2017 hanno raccontato.

Per il PD, non trattandosi di una casuale rotta di Caporetto ma di un continuo cedimento del fronte che rende sempre più improbabile una risalita a breve, si tratta di capire se il Renzismo troverà un Gran Consiglio pronto a tradire il padre nella speranza di trovare nuovi alleati e leader meno antipatici.

E’ ancora presto per un ragionamento tecnico che riesca a trovare informazioni nuove nelle elezioni siciliane da utilizzare per meglio interpretare le prossime politiche e regionali in Friuli-Venezia Giulia. Ma qualcosa c’è.

Malgrado le apparenze, il M5S è il vero sconfitto di queste elezioni. C’erano infatti tutte le condizioni oggettive per un voto di rottura con le tradizioni e le clientele, in nome di una purezza ormai consolidata da esperienze amministrative importanti. Ma la partecipazione al voto è stata la più bassa di sempre e quindi non è funzionato alcun richiamo alla novità. La percentuale di voto al partito è stata molto più bassa (- 8%) di quella relativa al candidato presidente Cancelleri. L’apporto principale di voti per questa differenza proviene dalle liste del PD e collegate che sembrano aver sistematicamente creduto nella sconfitta del proprio candidato ed aver puntato sulla vittoria del candidato del M5S (probabilmente per poi giocarsi l’alleanza in sede di giunta).

Peraltro proiettando i risultati di ieri sui futuri collegi uninominali del Rosatellum per il Parlamento, credo che ben poca polpa potrà rimanere sia per il PD che per i M5S. L’unità del centro destra, anche senza Alfano, sta sistematicamente intorno al 40% e sarà difficile fargli testa anche con accordi post milazziani.

E’ proprio questa la lezione da comprendere per il F-VG. Anche qui vi è presumibilmente una distribuzione para siciliana dei consensi ai partiti del sistema politico italiano, con magari qualche diversità all’interno del centro destra, ma con una disperazione dell’elettorato nel doversi confrontare con l’offerta generale che passa il convento.

Le motivazioni della presenza elettorale del Patto Per l’Autonomia risiedono nella costruzione di una prospettiva nuova per il F-VG dopo due decenni disastrosi per la stessa esistenza della autonomia speciale. E con essa si vuole marcare una diversità totale da quanto stanno oggi praticando i partiti sul mercato, nella convinzione che solo su queste basi si possa costruire una dimensione politica vera per tutti i cittadini e le comunità del F-VG.

Giorgio Cavallo