CONFERME INCORAGGIANTI E NUMERI IMPORTANTI…

Seconda uscita di presentazione dei candidati del Patto per l’Autonomia, questa volta in provincia di Udine a San Marco di Mereto di Tomba.

Di fronte a un pubblico di quasi 300 persone e alla presenza di Tullio Avoledo, Angelo Floramo e Sergio Cecotti è stata ufficializzata la candidatura alla Camera dei Deputati, di Massimo Moretuzzo, sindaco di Mereto di Tomba, ed esponente del Patto per l’Autonomia. Pur avendo mandato solamente qualche e-mail e un po’ di messaggi, senza allargare troppo gli inviti, il risultato è andato ben oltre ogni aspettativa.
Sala strapiena, persone entusiaste, interessate, emozionate, pronte a mettersi in gioco con il Patto per l’Autonomia. Ringraziamo davvero tutti e ci scusiamo con chi non è riuscito ad entrare o avrebbe voluto esserci.

È stato il secondo di una lunga serie di incontri che ci porterà prima alla tornata del 4 marzo e poi a quella del 29 aprile.
Noi ci siamo. Perché nessuno disponga di noi senza di noi.

#PattoPerLautonomia #MassimoMoretuzzo #SonoSpecialeVotoilPatto
#AngeloFloramo #TullioAvoledo #SergioCecotti

IL GRANDE DEMOLITORE

Ieri sulla stampa è stato dato risalto, ad un elenco di importanti aziende della nostra Regione, in cui risulta subito evidente una mancanza: quella della più grande impresa di demolizioni.

Con sede e quartier generale a Martignacco, in quella ex provincia di Udine che continua ad esistere solo per la retribuzione del suo presidente, l’impresa in oggetto, viene ingiustamente snobbata.
Il suo titolare, conosciuto come il “grande demolitore”, coordina con impegno e passione un evidente tentativo di “suicidio politico”. Capacità ed esperienza non contano, l’obiettivo è individuare candidati incapaci di autonomia decisionale e condizionabili dalla fortuna di aver vinto la lotteria del “totocandidati”.
FS (che non significa Ferrovie dello Stato), il “grande demolitore”, ancora una volta scompagina un’alleanza tenuta insieme da convenienze di gestione del potere e non certamente da un programma comune e condiviso.

Il Friuli-Venezia Giulia ancora una volta diventa terra di opportunismo, terreno di scontro e di spartizione territoriale, con candidati inseriti e tolti dagli elenchi, non in base alle loro competenze o alle loro capacità di rappresentare il territorio, ma semplicemente perché meno pericolosi per i grandi manovratori occulti e lontanissimi da noi.

Il cosiddetto centrosinistra ha manovratori romani che nei 5 anni appena passati hanno devastato la Regione.
I grillini (o dimaini, o pentastellati o chissà cos’altro) hanno manovratori genovesi che fortunatamente possono devastare poco, perché poco hanno prodotto.
Il centrodestra invece, ha manovratori milanesi, che passano i comandi al delegato locale alla devastazione.

Esempi fin troppo evidenti di come praticano l’autonomia i partiti centralisti romani, genovesi e milanesi.

L’insonne

#PattoPerlAutonomia #linsonne #LaRubricaDellInsonne #IlGrandeDemolitore #IoSonoSpecialeVotoIlPatto

CHI BEN COMINCIA…

Prima uscita di presentazione dei candidati del Patto per l’Autonomia, in provincia di Pordenone.
Martedì sera, di fronte a un pubblico di oltre 300 persone, è stata ufficializzata la candidatura alla Camera dei Deputati, di Markus Maurmair, sindaco di Valvasone Arzene, ed esponente del Patto per l’Autonomia.
Il crescente interesse nei confronti del nostro progetto, dimostrato anche dall’imprenditore che ha messo a disposizione le strutture della sua azienda, ci da forza e convinzione.
…è per le aziende, il lavoro e la nostra gente che noi ci batteremo in Parlamento!

CHIEDIAMO IL COPYRIGHT!

Evidentemente il Partito Democratico è a corto di slogan, ma soprattutto di idee…
Dopo che il candidato #Bolzonello – a corto di tempo per affrontare in modo serio il tema nei 5 anni in cui ha fatto il vicepresidente della Giunta Regionale – ha lanciato il “PATTO per il lavoro”, ora la candidata (in fuga) #Serracchiani, dopo aver fatto per 5 anni la PresidenteSSA di una Regione che si trova al penultimo posto in Italia per crescita naturale della popolazione e ha un tasso di invecchiamento doppio rispetto alla media europea, lancia il “PATTO per la natalità”.

CHIEDIAMO IL COPYRIGHT E I DIRITTI D’AUTORE! Non a scopo di lucro ovviamente, ma perché considerando la pochezza di idee espresse dai dirigenti congedanti, siamo sicuri che pescheranno ancora nei nostri programmi e siccome la campagna elettorale ce la stiamo totalmente autofinanziando, magari con i diritti d’autore le nostre tasche respiranno un po’.

Visto che siamo stati i primi, in tempi non sospetti, a dire che per ricostruire questa Regione serve un PATTO fra i territori del F-VG che si riconoscono nella sua specialità, ci sentiamo in dovere di proporre, al PD e alle altre forze politiche che si contendono il panorama italiano e regionale, una serie di altri patti che potrebbero fare al caso loro:
– un Patto per la riabilitazione del Renzismo (necessario dopo le ultime batoste subite e soprattutto per quelle che arriveranno).
– un Patto per la tutela della razza padana (necessario al varesotto Fontana e più che mai utile per aiutare i leghisti disorientati dalla svolta salviniana).
– un Patto per la detassazione della chirurgia estetica (necessario dopo le recenti apparizioni televisive di Silvio e che devono essergli costate un patrimonio).
– un Patto per il trasferimento online degli uffici di collocamento (necessario agli aspiranti candidati 5 stelle, alias grillini, per non fare confusione con gli sportelli).

Massimo Moretuzzo

#PattoPerLautonomia #MassimoMoretuzzo

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

LA PROGRAMMAZIONE DELLE UTI. MA DOV’È LA RIFORMA?

Qualche anno fa ho sostenuto che le Unioni Territoriali Intercomunali (le famose UTI), per come erano nate e per come erano configurate, non costituivano un nuovo e utile livello di governo del territorio. Il recente piano di investimenti triennale (cfr. MV del 9 gennaio 2018) mi conferma tale ipotesi.

L’Intesa di qualche giorno fa, tra Regione e UTI, per 147 milioni di euro in tre anni, permette infatti di fare una prima valutazione dell’utilità delle UTI dal punto di vista programmatico. Si tratta di ben 265 interventi per una media di 120 euro/abitante, 550mila euro a intervento (costo, per capirsi, di una rotatoria stradale), 680mila euro per Comune (costo di una rotatoria un po’ più grande), 8ml per ciascuna UTI. Le dotazioni medie unitarie non sono quindi significative ma potevano comunque innescare una riqualificazione della spesa regionale sul territorio. Se si guarda al tipo di interventi ed alla loro dimensione reale, si scopre, invece, che si tratta di interventi -tutti magari utili-, ma che potevano essere realizzati benissimo dai Comuni (con gli opportuni supporti di personale tecnico, eventualmente). Gli interventi previsti sono, infatti, più numerosi dei Comuni e, per la gran parte, puntiformi: rotatorie e incroci sulla viabilità ordinaria; manutenzioni straordinarie, ristrutturazioni di edifici comunali, riqualificazioni di impianti sportivi, sempre comunali; piccoli percorsi ciclopedonali; recuperi di singoli edifici storici. All’apparenza, nulla di negativo, certo. Ma dov’è l’area vasta? Solo nel “Friuli centrale”, in quella della Carnia e in quella delle Dolomiti friulane, si nota qualche timida intenzionalità di intervento più ampio e sistematico. Per il resto le proposte sono tutte di scala esclusivamente comunale. Le poste più consistenti si trovano naturalmente nelle opere viarie (rotatorie e incroci) e su alcuni interventi di sistemazione idrogeologica (5ml a per un tratto di costa a Muggia) o sugli impianti sportivi (4ml per un intervento nella “Bassa friulana”). Ma si tratta sempre di opere di interesse strettamente comunale.

Dunque, qual è la ratio di questo piano di investimenti triennali di “area vasta” visto che si tratta di opere al 90% minuscole e di interesse comunale? Dove sono, per esempio, l’autosufficienza energetica, la gestione dell’acqua a fini idroelettrici, la mobilità sostenibile ed il trasferimento modale dall’auto al trasporto pubblico, i servizi alle famiglie e soprattutto alla residenzialità di anziani e giovani, la riqualificazione delle aree degradate o abbandonate, gli interventi per la sicurezza idrogeologica e l’adattamento al cambiamento climatico, e, perché no, le nuove opportunità di lavoro e occupazione che ne possono derivare? Mi si dirà: “ma i 265 interventi comporteranno anche numerosi cantieri”. Certo! Ma sono cantieri che potevano essere aperti anche dai Comuni (assicurando, ai più piccoli, le strutture tecniche per poterlo fare). Quindi, dov’è la riforma delle UTI se i Comuni sono stati espropriati di proprie “naturali” competenze che potevano esercitare da soli?

La conclusione che si potrebbe trarre da questa prima analisi è che, in questa programmazione, non si vede alcuna riforma della spesa pubblica regionale sul territorio e non si vede neppure un “progetto di territorio” da parte della Regione. Come sostenevo qualche anno fa : ”Le 18 UTI della legge regionale 26/2014 non sono né aggregazioni dal basso (anche se la maggioranza dei Comuni vi ha aderito senza particolari resistenze) né aree vaste strutturate per politiche di sviluppo territoriale” perché sono troppe e perché “alcune Unioni includono comuni “esterni” al sistema locale e altre escludono comuni da sempre “interni” al sistema locale. I Comuni si sentono inoltre “espropriati” di loro competenze, a vantaggio delle Unioni, mentre la Regione, di suo, ci ha messo molto poco. L’idea di territorio che emerge da queste UTI è, quindi, quella di un territorio fatto di comunità locali un po’ artificiali, destinate a gestire servizi comunali in riduzione e senza alcuna capacità di incidere sul futuro dei territori” (MV del 21/12/2015). L’analisi fatta in precedenza conferma questa posizione espressa in tempi non sospetti.
Per la prossima legislatura bisognerà pensare ad una drastica revisione delle UTI. È oggetto di discussione se rendere facoltativa l’adesione. Ma, in ogni caso, bisognerà ridurle di numero, modificarne, dove non funziona, la composizione e soprattutto rivederne a fondo la missione, nella direzione, in primis, di restituzione di funzioni (e adeguate capacità operative) ai Comuni e di forte trasferimento, alle UTI, di poteri e competenze oggi accentrati nella Regione.

Sandro Fabbro

http://webgis.simfvg.it/maps/consultazione_web_dati_uti

#PattoPerLautonomia #utifvg #SandroFabbro

NOI NON VOGLIAMO LA MACROREGIONE CON VENETO E TRENTINO ALTO ADIGE!

26730816_1380804132030573_2074324507405674320_nLo diciamo forte, così che capiscano tutti.
Lo diciamo il giorno dopo che l’on. Roberto Morassut del PD ribadisce che il suo partito vuole le macroregioni.
Lo diciamo rileggendo la proposta di legge 862 del Gruppo Parlamentare di Forza Italia.
Lo diciamo ricordando le ondivaghe dichiarazioni di Salvini e dei Grillini (alias 5 stelle) su questo tema.
L’autonomia, vera, speciale, del F
riuli – Venezia Giulia è il presupposto indispensabile per immaginare un futuro migliore per le nostre Comunità, per ricostruire spazi di autogoverno, per riportare l’economia al servizio delle persone e non della finanza globale.
Lo dice la nostra Storia, lo dicono le lingue che si parlano nei nostri territori, lo dicono i risultati straordinari che abbiamo ottenuto, ad esempio, nella gestione della Sanità e della Protezione civile; poi è arrivato il doppio renzismo di Tondo (Renzo) e di Serracchiani (vice Renzi) e rischiamo di mettere tutto in discussione.
C’è un’unica strada per difendere con certezza la nostra Specialità e si chiama Patto per l’Autonomia.
Tutto il resto è noia.

IL NUOVO ART. 49 DELLO STATUTO REGIONALE E LA “VARIAZIONE DI BILANCIO ELETTORALE” DI DEBORA SERRACCHIANI.

L’approvazione del Bilancio dello Stato con la Legge 205/2017 ha di fatto chiuso la partita finanziaria attuale con la Regione autonoma F-VG modificando l’art.49 dello Statuto di autonomia e mantenendo in piedi tutta la normativa che impone alla regione contribuzioni per il risanamento dei conti pubblici e per la riduzione del debito pubblico superiori al miliardo di euro.
L’attenzione della pubblica opinione regionale è attualmente rivolta alla interpretazione del significato dei commi dal 817 al 827 dell’art.1 della Legge 205/2017 che stabiliscono la nuova platea di partecipazione regionale alle entrate erariali, il cambiamento della modalità di riscossione su IRPEF, IVA e IRES passando dal riscosso al “maturato” nel territorio regionale, nonché l’abrogazione di alcune leggi di contribuzione dello Stato a Regione ed Enti Locali a compensazione del maggior prevedibile introito della Regione sulla base del “maturato”. Qualche forte dubbio rimane sull’effetto futuro delle nuove aliquote di compartecipazione e dell’universo delle tasse contemplate. In un momento dove tutti parlano di ridurre il peso fiscale generale e in previsione di una crescita economica ridurre l’entrata regionale IVA (che è quindi l’unica gettito che dovrebbe aumentare) dal 91% al 59% non sembra il massimo della vita.

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Comunque per ora cambia tutto ma i totali per il 2018 dovrebbero essere invariati. A questo si aggiunge un “dono” apparente di 120 milioni di euro quale sconto dei versamenti regionali per il 2018 e 2019 sul Patto Tremonti-Tondo poi Padoan-Serracchiani originariamente di 370 milioni, poi diventati 250-270 negli anni 2015-2017 e ritornati 370 nel 2018 per mancanza di trattativa di rinnovo dello sconto. Il giro sembra vorticoso ma parliamo sempre della stessa cifra.
Tra i commi citati c’è però un elemento turbativo. Per poter applicare i nuovi parametri di partecipazione erariale e la nuova serie di entrate fiscali è necessaria la predisposizione da parte del Governo di un Decreto Legislativo delegato (ai sensi dell’art.65 dello statuto regionale) che definisca i criteri con cui si valuta il “maturato” al posto del riscosso per alcune tasse già citate. Questa norma di attuazione è necessaria per i nuovi calcoli che comportano un esubero di esborso dello stato rispetto al modello di calcolo in vigore fino al 2017 (la cifra indicata è di 88,3 milioni di euro). La legge 205/ 2017 prevede che questa norma di attuazione debba entrare in vigore entro il 2018.
E’ evidente quindi che la definitiva legge di Bilancio per il 2018 della Regione F-VG si potrà fare solo a norma di attuazione entrata in vigore. Nel frattempo si potrebbe comunque fare una variazione di Bilancio per utilizzare i 120 milioni dello sconto ma non si potrebbe dimenticare di inserire anche le minori entrate di almeno 88,3 milioni di euro determinata dalle norme statali di perequazione rispetto alla previsione del maturato e già entrate in vigore anch’esse a seguito della L. 205/2017.
Se vuol fare una bella variante elettorale di spesa Debora Serracchiani deve perciò rapidamente far approvare da un Governo in ordinaria amministrazione il Decreto Legislativo della norma di attuazione relativa ai criteri di calcolo del “maturato” ed è evidente che, se per caso ci fosse qualche elemento utile più alla regione che allo Stato, meglio subire e portare a casa il tutto che regalare la variante al futuri “padroni” della Regione.
La frittata per questo anno è fatta e mangiarla calda o fredda non cambierà molto. Ma non sarebbe male evitare di farci abbindolare dallo specchietto per le allodole dei 120 milioni e far capire a Roma che il clima dei rapporti tra Stato e Regione non potrà in futuro avere il senso di sudditanza distruttiva di questo decennio.

Giorgio Cavallo, gennaio 2018

Il “PATTO PER IL LAVORO”, perché Bolzonello non l’ha lanciato prima?

Sergio Bolzonello, vicepresidente della Giunta Serracchiani e candidato del PD alle prossime elezioni regionali, lancia, in extremis, un “Patto per il Lavoro”.
Bella scoperta! Noi del Patto per l’Autonomia lo diciamo da tempo che la prossima Giunta regionale dovrà necessariamente lanciare un grande piano di investimenti e mettere al centro del suo programma il lavoro, con un’attenzione particolare per i giovani. Ma non si capisce perché Bolzonello dica questo, dopo aver sostenuto che “le politiche economiche della sua giunta hanno prodotto un aumento del PIL e dell’occupazione, dati questi che nessuno può smontare» (Comunicato stampa del 7 ottobre dell’assessore Peroni) e che, quindi, dopo questi straordinari risultati si può, secondo lui, finalmente guardare radiosamente al futuro.

Se, ora invece, Bolzonello ha un’altra opinione rispetto a quella della sua Giunta, e riconosce che al F-VG serve una terapia da cavallo che lui con una parola, che chissà dove ha preso, chiama “Patto per il lavoro”, significa che condivide con noi un’analisi e una diagnosi non proprio giulive della regione che si appresta a lasciare. Ma se è così, dobbiamo chiedergli anche cosa ha fatto lui, da vicepresidente, per contrastare in tempo lo stato negativo dell’economia regionale.
Per esempio, gli chiediamo cos’ha fatto per:
– Evitare di veder partire i giovani talenti all’estero (la nuova emigrazione AIRE – Anagrafe Italiana Residenti Estero – in FVG è pari al doppio della media italiana)?
– Evitare di continuare a essere la regione del nord Italia che perde più PIL dal 2008 (-8,2% in FVG a fronte di -6,8% in Italia, fatta eccezione per il Trentino Alto Adige che è cresciuto invece di quasi del 3%)?
– Evitare di continuare a bruciare (anche durante il suo mandato) centinaia di imprese ogni anno (e non si dica, con spocchia salottiera, che erano tutte impresa da buttare)?
– Evitare di veder crollare gli investimenti pubblici sul territorio (dal 2005 al 2015 la riduzione è stata del 51%, a fronte di una media nazionale del 23%)? Un crollo quantificato in 1 miliardo di euro (come certifica la CGIA di Mestre) che avrebbero potuto attivare altri 2 o 3 miliardi di investimenti privati?

Da ultimo il lavoro. Bolzonello dice che dal 2013 i posti di lavoro in FVG sono aumentati passando da 495.000 a 510.00. Vero, ma dimentica dettagli fondamentali. A parte la questione della qualità del lavoro e del monte ore lavorate, entrambe in costante diminuzione, non dice che la ripresa dell’occupazione è, in FVG, più lenta che nel resto d’Italia. Com’è stata utilizzata, allora, la Specialità regionale?
Con gli strumenti dell’Autonomia avremmo potuto recuperare più in fretta, invece siamo finiti peggio della media nazionale e stiamo risalendo anche più lentamente.
Perché tutto ciò?
Forse era distratto e allora glielo spieghiamo noi.
Nel periodo 2011-2017, vi è stata una contrazione della spesa pubblica di tutti gli enti locali del F-VG (Regione compresa) pari a, mediamente oltre 1,4 miliardi l’anno! Soldi, in un modo o nell’altro, trattenuti o trasferiti allo Stato per risanare il debito pubblico, ma trattenuti in misura doppia rispetto a quanto dovuto in base alla nostra dimensione demografica!
È una spesa pubblica sottratta al territorio e al rilancio dell’economia regionale pari a circa 10 miliardi di euro, che avrebbero potuto mobilitarne altrettanti di privati.
Lo sa Bolzonello?
Se non lo sa, ci chiediamo cosa stava a fare in Giunta. E se lo sa ci chiediamo perché non ha denunciato per tempo questo stato di cose, quando cioè si potevano ancora tentare operazioni di contrasto alla crisi.
Lui, quindi, l’occasione per lanciare un “Patto per il lavoro”, con gli strumenti dell’autonomia, l’ha già avuta e l’ha sprecata. Ora lasci spazio ad altri.

Federico Simeoni

#PattoPerLautonomia #FedericoSimeoni #UnPattoPerIlLavoro

Le prossime sfide per il 2018: un commento di Massimo Moretuzzo

Il dado è tratto.

Il Patto per l’Autonomia si è costituito in Movimento Politico e parteciperà alle prossime competizioni elettorali.
E’ una scelta sicuramente azzardata, in tanti penseranno che siamo dei pazzi e che la sfida sia troppo difficile da vincere.
Siamo convinti però che ci siano dei momenti nella vita in cui il cuore deve essere gettato oltre l’ostacolo, in cui dobbiamo rivendicare con forza il diritto di sognare.
Il nostro sogno è quello di un Friuli capace di diventare un luogo in cui l’economia e il lavoro tornino al servizio delle persone e non della finanza internazionale, in cui i beni comuni siano gestiti dalle comunità e non privatizzati, in cui la nostra Storia fatta di tante diversità che convivono da secoli sia una traccia per l’Europa dei popoli che non può più aspettare. In cui la scuola insegni storia, geografia, valori e lingue del mondo ma anche della nostra terra: e i nostri giovani riscoprano la bellezza e l’orgoglio di vivere qui.

Aiutarli a costruire il proprio futuro è un imperativo per chi come noi si è fatto le ossa nei municipi conoscendo ed affrontando giornalmente le emergenze, le sfide e i problemi che la crisi ci ha posto davanti. Una crisi che in Friuli – Venezia Giulia ha picchiato più duro, perché negli ultimi anni lo Stato centrale ha operato prelievi straordinari per un totale di 7 miliardi di euro, sotto forma di contributi per un federalismo fiscale che non si è mai realizzato e per l’abbattimento del debito pubblico che a Roma invece è continuato a crescere. Sono i patti Tondo-Tremonti e Padoan-Serracchiani, due accordi suicidi che i governi regionali hanno firmato per compiacere i leader romani dei partiti che sostengono.

Tutelare i cittadini di questa regione è un’altra cosa, e per farlo ci vuole un’altra forza politica indipendente da coloro che hanno deluso negli ultimi dieci anni le aspettative dei loro elettori: non basta starsene a casa a protestare magari dietro a una tastiera. Serve tornare protagonisti: e potete cominciare con un piccolo ma importante gesto, con una firma che ci permetterà di essere presenti alle elezioni politiche del prossimo 4 marzo per rappresentare gli interessi della nostra gente. I vostri interessi.

A giorni inizieremo la raccolta delle firme per presentarci sia in tutti i collegi del Friuli – Venezia Giulia. Avremo solo un mese di tempo poi per farci conoscere sui territori e vi chiediamo di aiutarci a diffondere i nostri messaggi e organizzare incontri nei vostri paesi. Siamo abituati ad ascoltare i nostri concittadini, e la campagna per le politiche servirà anche come sollecitazione e prova generale per la madre di tutte le sfide: le elezioni regionali. Questa Regione non può permettersi un’altra legislatura come le due precedenti: e per cambiarla abbiamo bisogno dell’aiuto di persone come voi!

Noi ci crediamo, se ci crediamo in tanti la sfida si può vincere!

Massimo Moretuzzo

L’intervista de Il Piccolo a Sergio Cecotti

Pubblichiamo qui sotto il testo integrale dell’articolo-intervista di oggi a Sergio Cecotti, pubblicato nel giornale “Il Piccolo” (a cura di Marco Ballico).  Purtroppo il titolo dato all’intervista non rende bene l’idea di Sergio Cecotti, anzi la distorce. Non fatevi fuorviare dal titolo malizioso: se si leggerà in modo completo il domanda-risposta si comprenderà come l’attestato di stima è sulla oggettiva superiorità politica di Riccardo Illy rispetto agli attuali due competitor di centrosinistra e centrodestra: Bolzonello e Riccardi.

 

«A volte succede che sei costretto a partire anche tu». Non è il «mi candido» della scorsa estate, ma pare comunque un altro segnale: Sergio Cecotti è pronto a candidarsi alle regionali alla guida del Patto per l’Autonomia. Ma l’ex presidente del Friuli Venezia Giulia e sindaco di Udine, in vista del 2018, aggiunge un clamoroso endorsement a favore di Riccardo Illy: una possibile soluzione per il dopo Tondo-Serracchiani.
Cecotti, come procede il percorso verso le regionali del Patto?
Sta lavorando bene: lasciano ad altri la politica chiacchierata e si concentrano sul mettere radici profonde nel territorio e nella società, ambiti lasciti sguarniti dal ceto politico. Il tema però ha carattere storico, non elettorale. Questa regione vuole la discontinuità col decennio Tondo-Serracchiani, oppure è già rassegnata a una terza legislatura all’insegna di un declino sempre più rapido?
Che cosa auspica?
L’unità di tutti quelli che vogliono archiviare questo desolante decennio. Non parlo solo dei soggetti politici, ma anche sociali, sindacali, professionali, culturali, territoriali. L’intera coscienza civile del Friuli Venezia Giulia.
Perché è sempre così critico verso Tondo e Serracchiani?
(Sorride). A suo tempo sono stato critico verso la giunta Illy. Dopo averlo comparato ai successori, oggi Illy mi appare un gigante illuminato d’immenso.
Sarebbe un buon candidato presidente?
Non ho né titolo né velleità di suggerire candidature. Ma è vero che oggi Illy gode di una forte carica simbolica: è il presidente precedente al decennio maledetto, rappresenta la continuità con la Regione com’era prima di venire dirottata su un binario morto. Verrebbe vissuto da molti come la prova provata che il decennio 2008-2018 è stato rimosso come errore della storia.
Quali sono i punti programmatici che lei ha suggerito al Patto?
Più che suggerire, ho orecchiato il loro dibattito. La lista dei temi da affrontare è lunga e impegnativa. Ricostruire la sanità pubblica che è stata terremotata. Ricucire la coesione sociale e territoriale che è stata lacerata. Bloccare le leggi “renzianissime”, come la soppressione della Camera di commercio di Pordenone, una delle più efficienti d’Italia. Farsi restituire dallo Stato i soldi che Tondo-Serracchiani gli hanno indebitamente regalato. Ridare alla Regione la funzione per cui era nata: essere il luogo istituzionale dove si elabora un progetto di futuro per il territorio e si governano i processi con coerenza per trasformare quel futuro in realtà. Si è lasciato il processo ingovernato, col risultato che siamo tra i sistemi territoriali maggiormente penalizzati dalla globalizzazione.
Le porte sono chiuse a qualsiasi intesa? L’hanno cercata centrodestra o Pd per aprire una trattativa?
Credo che i dirigenti del Patto parlino con tutti quelli che hanno qualcosa da dire in buona fede. Per quanto riguarda me, non mi ha cercato né il centrodestra né il Pd. Del resto, perché mai dovrebbero farlo?
È pronto a guidare il Patto alle regionali?
Egoisticamente, mi piacerebbe poter dire ai tanti che vogliono rompere col Tondo-Serracchianismo: “armiamoci e partite”. Ma a volte succede che poi sei costretto a partire anche tu.
Pd, sinistra, centrodestra, M5S. Qual è il male minore?
Non ha senso disquisire su chi sia il male minore tra il clone di Tondo e il clone della Serracchiani. La lista di sinistra non sembra competitiva per il governo, ma ha il merito di denunciare il Tondo-Serracchianismo. Sul M5S mi mancano alcuni dati cruciali per esprimere un giudizio: vogliono la discontinuità con questi dieci anni o no? Sono disposti a impegnarsi per impedire la terza legislatura del declino? Intendono mettere in campo una proposta competitiva di governo, o si accontentano di presentare una lista per assicurarsi un certo numero di consiglieri d’opposizione?
Che ne pensa di Honsell federatore della sinistra?
Vedi alla voce Pisapia.
Il suo ex vicesindaco Martines può continuare la serie di vittorie del centrosinistra a Udine?
Io penso che la città sia profondamente insoddisfatta di come è stata governata dal Pd. A Martines ho detto che può sperare di vincere solo se tutti gli altri si suicidano. Confortato dai precedenti, lui ci spera; ma è spes contra spem.
Come giudica l’addio di Serracchiani dopo un solo mandato?
Non mi permetto di esprimere giudizi, posso solo riferire l’impressione che ne ho ricevuto. Mi è sembrata una triplice fuga: dal giudizio degli elettori, dalle responsabilità delle scelte fatte e dalla realtà. Verrebbe da dirle: cara presidente, se sei tanto convinta di aver governato bene, perché non resti a prenderti gli applausi dei cittadini? D’altra parte, se non ne è convinta lei, perché dovremmo esserne convinti noi elettori?