Accordo Padoan – Serracchiani, siamo al bis di un accordo che non porta vantaggi economici ai cittadini del Friuli Venezia Giulia

La sottoscrizione in piena campagna elettorale e a fine mandato vincola il bilancio della Regione fino al 2019 e temiamo impegni la futura amministrazione a non poter ricorrere contro eventuali provvedimenti discriminatori in materia di trasferimenti a danno dei nostri interessi: non proprio un gran affare se non forse per Serracchiani che pensa di aver costruito un percorso a spot dall’evidente finalità di propaganda elettorale per la sua fuga dalla nostra Regione.

Di fatto, le rinnovate concessioni ottenute con il cappello in mano, altro che “risultato strategico e Autonomia premiata”, lasciano nel bilancio regionale le cifre inalterate, come anticipato alcune settimane fa dallo stesso assessore regionale Peroni, poiché i famosi 120 milioni di euro in più non sono altro che una ripetizione dello sconto, di circa il 10 percento, che ci è stato elargito a partire dal 2014 con il primo accordo Padoan – Serracchiani, a fronte di una compartecipazione di oltre 1,2 miliardi di euro all’indebitamento nazionale. La conferma nei dati della Corte dei Conti. Infatti nella sua relazione sullo stato del bilancio regionale 2016, si veda l’allegata tabella, si evince che la nostra Regione, al netto dello sconto praticato, versa annualmente allo Stato centrale 1,1 miliardi di euro per compartecipare alla riduzione del debito nazionale che, paradossalmente, continua a crescere, anche perché la sensazione che abbiamo è che i nostri soldi servano a ben altro.

Pertanto, se nel bilancio regionale sono previste uscite di compartecipazione per 370 milioni, fissi e immutati, la riduzione per due anni dovrebbe portare giovamento ma è da comprendere fino a che punto.

Il primo dubbio sorge rispetto all’opportunità del passaggio al “maturato”, in sostituzione del “riscosso”, con la riduzione delle aliquote di compartecipazione, ad esempio, su un tributo solido e certo come l’IVA, passando dal 91 al 59 percento, in cambio dell’estensione della compartecipazione a un maggior numero di tassazioni cui attingere. Ne vale la pena soprattutto quando sono sempre incombenti gli effetti delle clausole di salvaguardia con i probabili aumenti delle aliquote dell’IVA?

Secondariamente, la soluzione del “maturato” dovrebbe avvantaggiare la Regione ma si omette il fatto che nella stessa finanziaria dello Stato sono state introdotte l’eliminazione di alcune leggi esistenti di contribuzione dello Stato verso enti regionali onde preservare questa parità: è il caso della legge che prevedeva il rimborso dello Stato per l’IMU sulla prima casa abrogata.

E naturalmente l’incubo dei 370 milioni incombe sempre dal 2020 all’eternità ed è questo il motivo per cui continuiamo ad avanzare la nostra proposta di partito territoriale. Il Patto per l’Autonomia nasce per valorizzare la nostra Regione a statuto speciale e per difendere i suoi cittadini dall’ingiustizia di continuare a contribuire al risanamento dello Stato in maniera più che proporzionale rispetto la sua popolazione che rappresenta il 2 percento del totale nazionale a fronte di un esborso di 1,1 miliardi pari a un 4,4 percento del totale di contribuzione richiesto alle regioni per la riduzione dell’indebitamento di 25 miliardi di euro l’anno.

Markus Maurmair

CONFERME INCORAGGIANTI E NUMERI IMPORTANTI…

Seconda uscita di presentazione dei candidati del Patto per l’Autonomia, questa volta in provincia di Udine a San Marco di Mereto di Tomba.

Di fronte a un pubblico di quasi 300 persone e alla presenza di Tullio Avoledo, Angelo Floramo e Sergio Cecotti è stata ufficializzata la candidatura alla Camera dei Deputati, di Massimo Moretuzzo, sindaco di Mereto di Tomba, ed esponente del Patto per l’Autonomia. Pur avendo mandato solamente qualche e-mail e un po’ di messaggi, senza allargare troppo gli inviti, il risultato è andato ben oltre ogni aspettativa.
Sala strapiena, persone entusiaste, interessate, emozionate, pronte a mettersi in gioco con il Patto per l’Autonomia. Ringraziamo davvero tutti e ci scusiamo con chi non è riuscito ad entrare o avrebbe voluto esserci.

È stato il secondo di una lunga serie di incontri che ci porterà prima alla tornata del 4 marzo e poi a quella del 29 aprile.
Noi ci siamo. Perché nessuno disponga di noi senza di noi.

#PattoPerLautonomia #MassimoMoretuzzo #SonoSpecialeVotoilPatto
#AngeloFloramo #TullioAvoledo #SergioCecotti

IL GRANDE DEMOLITORE

Ieri sulla stampa è stato dato risalto, ad un elenco di importanti aziende della nostra Regione, in cui risulta subito evidente una mancanza: quella della più grande impresa di demolizioni.

Con sede e quartier generale a Martignacco, in quella ex provincia di Udine che continua ad esistere solo per la retribuzione del suo presidente, l’impresa in oggetto, viene ingiustamente snobbata.
Il suo titolare, conosciuto come il “grande demolitore”, coordina con impegno e passione un evidente tentativo di “suicidio politico”. Capacità ed esperienza non contano, l’obiettivo è individuare candidati incapaci di autonomia decisionale e condizionabili dalla fortuna di aver vinto la lotteria del “totocandidati”.
FS (che non significa Ferrovie dello Stato), il “grande demolitore”, ancora una volta scompagina un’alleanza tenuta insieme da convenienze di gestione del potere e non certamente da un programma comune e condiviso.

Il Friuli-Venezia Giulia ancora una volta diventa terra di opportunismo, terreno di scontro e di spartizione territoriale, con candidati inseriti e tolti dagli elenchi, non in base alle loro competenze o alle loro capacità di rappresentare il territorio, ma semplicemente perché meno pericolosi per i grandi manovratori occulti e lontanissimi da noi.

Il cosiddetto centrosinistra ha manovratori romani che nei 5 anni appena passati hanno devastato la Regione.
I grillini (o dimaini, o pentastellati o chissà cos’altro) hanno manovratori genovesi che fortunatamente possono devastare poco, perché poco hanno prodotto.
Il centrodestra invece, ha manovratori milanesi, che passano i comandi al delegato locale alla devastazione.

Esempi fin troppo evidenti di come praticano l’autonomia i partiti centralisti romani, genovesi e milanesi.

L’insonne

#PattoPerlAutonomia #linsonne #LaRubricaDellInsonne #IlGrandeDemolitore #IoSonoSpecialeVotoIlPatto

CHI BEN COMINCIA…

Prima uscita di presentazione dei candidati del Patto per l’Autonomia, in provincia di Pordenone.
Martedì sera, di fronte a un pubblico di oltre 300 persone, è stata ufficializzata la candidatura alla Camera dei Deputati, di Markus Maurmair, sindaco di Valvasone Arzene, ed esponente del Patto per l’Autonomia.
Il crescente interesse nei confronti del nostro progetto, dimostrato anche dall’imprenditore che ha messo a disposizione le strutture della sua azienda, ci da forza e convinzione.
…è per le aziende, il lavoro e la nostra gente che noi ci batteremo in Parlamento!

CHIEDIAMO IL COPYRIGHT!

Evidentemente il Partito Democratico è a corto di slogan, ma soprattutto di idee…
Dopo che il candidato #Bolzonello – a corto di tempo per affrontare in modo serio il tema nei 5 anni in cui ha fatto il vicepresidente della Giunta Regionale – ha lanciato il “PATTO per il lavoro”, ora la candidata (in fuga) #Serracchiani, dopo aver fatto per 5 anni la PresidenteSSA di una Regione che si trova al penultimo posto in Italia per crescita naturale della popolazione e ha un tasso di invecchiamento doppio rispetto alla media europea, lancia il “PATTO per la natalità”.

CHIEDIAMO IL COPYRIGHT E I DIRITTI D’AUTORE! Non a scopo di lucro ovviamente, ma perché considerando la pochezza di idee espresse dai dirigenti congedanti, siamo sicuri che pescheranno ancora nei nostri programmi e siccome la campagna elettorale ce la stiamo totalmente autofinanziando, magari con i diritti d’autore le nostre tasche respiranno un po’.

Visto che siamo stati i primi, in tempi non sospetti, a dire che per ricostruire questa Regione serve un PATTO fra i territori del F-VG che si riconoscono nella sua specialità, ci sentiamo in dovere di proporre, al PD e alle altre forze politiche che si contendono il panorama italiano e regionale, una serie di altri patti che potrebbero fare al caso loro:
– un Patto per la riabilitazione del Renzismo (necessario dopo le ultime batoste subite e soprattutto per quelle che arriveranno).
– un Patto per la tutela della razza padana (necessario al varesotto Fontana e più che mai utile per aiutare i leghisti disorientati dalla svolta salviniana).
– un Patto per la detassazione della chirurgia estetica (necessario dopo le recenti apparizioni televisive di Silvio e che devono essergli costate un patrimonio).
– un Patto per il trasferimento online degli uffici di collocamento (necessario agli aspiranti candidati 5 stelle, alias grillini, per non fare confusione con gli sportelli).

Massimo Moretuzzo

#PattoPerLautonomia #MassimoMoretuzzo

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

NOI NON VOGLIAMO LA MACROREGIONE CON VENETO E TRENTINO ALTO ADIGE!

26730816_1380804132030573_2074324507405674320_nLo diciamo forte, così che capiscano tutti.
Lo diciamo il giorno dopo che l’on. Roberto Morassut del PD ribadisce che il suo partito vuole le macroregioni.
Lo diciamo rileggendo la proposta di legge 862 del Gruppo Parlamentare di Forza Italia.
Lo diciamo ricordando le ondivaghe dichiarazioni di Salvini e dei Grillini (alias 5 stelle) su questo tema.
L’autonomia, vera, speciale, del F
riuli – Venezia Giulia è il presupposto indispensabile per immaginare un futuro migliore per le nostre Comunità, per ricostruire spazi di autogoverno, per riportare l’economia al servizio delle persone e non della finanza globale.
Lo dice la nostra Storia, lo dicono le lingue che si parlano nei nostri territori, lo dicono i risultati straordinari che abbiamo ottenuto, ad esempio, nella gestione della Sanità e della Protezione civile; poi è arrivato il doppio renzismo di Tondo (Renzo) e di Serracchiani (vice Renzi) e rischiamo di mettere tutto in discussione.
C’è un’unica strada per difendere con certezza la nostra Specialità e si chiama Patto per l’Autonomia.
Tutto il resto è noia.

Le prossime sfide per il 2018: un commento di Massimo Moretuzzo

Il dado è tratto.

Il Patto per l’Autonomia si è costituito in Movimento Politico e parteciperà alle prossime competizioni elettorali.
E’ una scelta sicuramente azzardata, in tanti penseranno che siamo dei pazzi e che la sfida sia troppo difficile da vincere.
Siamo convinti però che ci siano dei momenti nella vita in cui il cuore deve essere gettato oltre l’ostacolo, in cui dobbiamo rivendicare con forza il diritto di sognare.
Il nostro sogno è quello di un Friuli capace di diventare un luogo in cui l’economia e il lavoro tornino al servizio delle persone e non della finanza internazionale, in cui i beni comuni siano gestiti dalle comunità e non privatizzati, in cui la nostra Storia fatta di tante diversità che convivono da secoli sia una traccia per l’Europa dei popoli che non può più aspettare. In cui la scuola insegni storia, geografia, valori e lingue del mondo ma anche della nostra terra: e i nostri giovani riscoprano la bellezza e l’orgoglio di vivere qui.

Aiutarli a costruire il proprio futuro è un imperativo per chi come noi si è fatto le ossa nei municipi conoscendo ed affrontando giornalmente le emergenze, le sfide e i problemi che la crisi ci ha posto davanti. Una crisi che in Friuli – Venezia Giulia ha picchiato più duro, perché negli ultimi anni lo Stato centrale ha operato prelievi straordinari per un totale di 7 miliardi di euro, sotto forma di contributi per un federalismo fiscale che non si è mai realizzato e per l’abbattimento del debito pubblico che a Roma invece è continuato a crescere. Sono i patti Tondo-Tremonti e Padoan-Serracchiani, due accordi suicidi che i governi regionali hanno firmato per compiacere i leader romani dei partiti che sostengono.

Tutelare i cittadini di questa regione è un’altra cosa, e per farlo ci vuole un’altra forza politica indipendente da coloro che hanno deluso negli ultimi dieci anni le aspettative dei loro elettori: non basta starsene a casa a protestare magari dietro a una tastiera. Serve tornare protagonisti: e potete cominciare con un piccolo ma importante gesto, con una firma che ci permetterà di essere presenti alle elezioni politiche del prossimo 4 marzo per rappresentare gli interessi della nostra gente. I vostri interessi.

A giorni inizieremo la raccolta delle firme per presentarci sia in tutti i collegi del Friuli – Venezia Giulia. Avremo solo un mese di tempo poi per farci conoscere sui territori e vi chiediamo di aiutarci a diffondere i nostri messaggi e organizzare incontri nei vostri paesi. Siamo abituati ad ascoltare i nostri concittadini, e la campagna per le politiche servirà anche come sollecitazione e prova generale per la madre di tutte le sfide: le elezioni regionali. Questa Regione non può permettersi un’altra legislatura come le due precedenti: e per cambiarla abbiamo bisogno dell’aiuto di persone come voi!

Noi ci crediamo, se ci crediamo in tanti la sfida si può vincere!

Massimo Moretuzzo

La drammatica messa in mora del sistema democratico

Come Patto per l’Autonomia denunciamo l’assenza di qualsiasi forma di trasparenza poiché a, verosimilmente 10 giorni dal deposito dei simboli dei partiti che concorreranno alle prossime elezioni politiche (e il condizionale sui termini è d’obbligo), il Ministero dell’Interno non ha ancora reso noto le procedure per predisporre le istanze di candidatura a coloro che vogliono partecipare alla tornata elettorale.

È del tutto evidente che non si intende dare spazio a nuove democratiche forme di partecipazione popolare.

“Come Patto per l’Autonomia ringraziamo i funzionari locali delle Prefetture che, su nostra sollecitazione, si sono prodigati (anche nei giorni di festa) nel cercare di darci delle risposte. L’amara constatazione a poco più di una settimana dal deposito obbligatorio dei simboli elettorali e a meno di 30 giorni dalla presentazione delle liste con le firme da raccogliere, la realtà è che non si sa come preparare la documentazione. I partiti che hanno esponenti in Parlamento dormono sonni tranquilli. Le nuove formazioni politiche rischiano invece di essere escluse per l’inadempienza a una legge che non è ancora stata dettagliata dal Ministero degli Interni. È un fatto di inaudita gravità che dimostra ancora una volta come si voglia allontanare i cittadini dalla politica riservando il potere nelle mani di una oligarchia incarnata dalle segreterie di partito.

Tutto ciò ci spinge ancor di più a impegnarci per fare in modo che il Patto per l’Autonomia, slegato da lacci e ricatti delle segreterie di partito, diventi il primo e unico baluardo a difesa degli interessi dei cittadini del Friuli Venezia Giulia.

Clicca sul video qui sotto e diffondete il video, condividetelo e aiutateci a fare pressione sul Ministero.

Politiche per la famiglia, elezioni e bonus bebé

Pubblichiamo nel nostro blog un’interessante nota di Rosario Di Maggio sul tema delle politiche per la famiglia, il lavoro e il bonus bebè.

Anche recentemente il Presidente della nostra Regione, Debora Serracchiani, è intervenuta nel dibattito sulla difesa demografica dei nostri territori. In campagna elettorale, quasi sempre, sia per lei che per gli altri contendenti, questo significa, in soldoni, lanciare la promessa di qualche bonus economico, pensando che questo possa essere risolutivo. E, specialmente, sufficientemente appetibile a recuperare consensi.

Ma come stanno veramente le cose in Italia, ce lo spiega l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, nel suo annuale report. Le dimissioni volontarie per genitori con figli fino a 3 anni d’età sono state 37.738, di cui 29.879 donne. Di queste quasi 30.000 lavoratrici, appena 5.261 sono passate ad altra azienda, mentre tutte le altre (24.618) hanno specificato motivazioni legate alla difficoltà di assistere il bambino, per i costi elevati e mancanza di nidi, e/o alla difficoltà di conciliare lavoro e famiglia.

Per inciso, per gli uomini la situazione è capovolta: su 7.859 papà che hanno lasciato il lavoro, 5.609 sono passaggi ad altra azienda e solo gli altri hanno deciso di farlo per difficoltà familiari. I dati, lo ripetiamo, si riferiscono al 2016, i più recenti a disposizione per redigere il rapporto.

A titolo esemplificativo, in Lombardia, tra le donne dimesse dal lavoro (6.767 in tutto), quasi la metà si sono licenziate per mancato accoglimento al nido, per mancanza di parenti di supporto e per l’elevata incidenza dei costi di assistenza. Analizzando la qualifica delle donne che lasciano l’impiego, le statistiche indicano chiaramente come esista una relazione diretta tra bassi salari e dimissioni. Tra operaie e impiegate si arriva a 28.102 licenziamenti, mentre dirigenti e quadri ammontano a sole 680 unità.

Se si assume infatti, come ipotesi, un tipico stipendio da bassa qualifica (attorno ai 1.000 Euro), sottraendo in media 500 euro per baby sitter e asilo, dai 500 euro rimanenti è necessario comunque scomputare anche i costi base (ad esempio i pannolini). Resta talmente tanto poco da indurre alla scelta di restare a casa per dedicarsi solo ai figli. Peraltro, peggiorando la situazione, perché le dimissioni comportano l’automatica esclusione di altri piccoli benefici, come il Bonus baby sitter.

Questa è la fotografia reale della situazione. Altro che bonus bebè elettorale.

#quicedalavorare

Rosario Di MaggioClicca qui per scaricare il rapporto integrale

Simeoni: la memoria del terremoto sia patrimonio di tutti, non materia di propaganda elettorale

Università e Regione nascondono la vera essenza di un momento cardine della nostra storia: la sua custodia andrebbe eretta ad esempio nazionale, per far capire il valore del decentramento e della sussidiarietà. Inascoltati gli appelli dei sindaci e dei consiglieri protagonisti della ricostruzione.

La “lingua batte dove il dente duole”. Non c’è espressione più appropriata per spiegare le giravolte di Regione e Università di Udine sui temi, ancora scottanti, della ricostruzione post-terremoto e del “Modello Friuli”. Le due istituzioni, che dovrebbero esser aliene da logiche gerarchiche, autoritarie ed accentratrici nei confronti delle tematiche territoriali cercano ora, “in zona Cesarini” rispetto alle prossime scadenze elettorali, di recuperare il terreno perduto lisciando il pelo al territorio friulano con una “gestione della memoria” rielaborata ad hoc.

La Regione, dopo aver mortificato la rappresentatività del territorio friulano, scopre, in campagna pre-elettorale, gli infiniti pregi del “Modello Friuli” e lancia, con una delibera del 14 dicembre 2017, la realizzazione di un “Archivio storico” per il recupero, studio, archiviazione, conservazione e valorizzazione della documentazione della ricostruzione. Benissimo! Ma perché lo fa in periodo pre-elettorale? E perché lo fa in questo modo? Con una Convenzione, cioè, che mette tutto in mano ad un singolo docente del Dipartimento Politecnico dell’Università di Udine, disattendendo così le richieste delle Associazioni dei sindaci e dei consiglieri regionali della ricostruzione che ancora più di un anno fa chiedevano la gestione dell’Archivio da parte di un Comitato scientifico autonomo e allargato? Nulla, ovviamente, contro il singolo docente. Ma la “ricostruzione della memoria” di un simile evento è questione troppo delicata per essere lasciata nelle mani di una singola persona! L’Università, dopo almeno due anni che se ne parla, lancia invece, sempre in questi giorni, non si capisce bene se un “centro” o una “rete di centri”, per lo studio di varie tematiche legate ai terremoti. Anche qui, benissimo! Ma perché promettere un centro (o rete di centri), che dovrà peraltro confluire nel famoso Cantiere Friuli lanciato dal Rettore, proprio sotto elezioni? E perché eliminare -con la chiusura, nel 2016, del Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura-, una struttura permanente che istituzionalmente avrebbe già dovuto fare quelle cose, per sostituirla con qualcosa che ancora non c’è e non si sa bene cosa sarà? Ma ciò che disturba di più -soprattutto perché abbiamo a che fare con la Regione, che è tra gli artefici della ricostruzione, e con l’Università di Udine -che è stata istituita con la legge di ricostruzione-, è il pressapochismo rispetto a una vicenda cardine della nostra storia.

Il “Modello Friuli” è un modello di ricostruzione endogeno ed altamente partecipato che nasce da una rottura profonda con i modelli precedenti dove lo Stato si era esercitato in sperimentazioni, spesso anche devastanti, sulla pelle dei sinistrati. Più recentemente, con la Protezione Civile nazionale nel ruolo di pianificatore e gestore della ricostruzione dopo il terremoto dell’Aquila e con l’istituzione di un Commissario alla Ricostruzione dopo i terremoti in Centro Italia, si sta purtroppo tornando a quel modello del tutto esogeno, autoritario e gerarchico di ricostruzione. Se si fa confusione su questo punto non si capisce il Modello Friuli e lo si annacqua! Non risulta, però, che la presidente Serracchiani, né nel corso del 2016, anno del quarantesimo del terremoto, né del 2017, anno della legge nazionale di ricostruzione (che attribuisce alla Regione la delega in materia di ricostruzione) abbia levato un monito, verso il Governo italiano, dicendo che i Commissari alla Ricostruzione, dopo il Modello Friuli, non possono più esistere!

Nella proposta dell’Università, si fa invece fatica a districarsi tra tante materie eterogenee, che vanno dalla sismica, alla prevenzione e gestione delle emergenze, all’ingegneria delle costruzioni, alla gestione sociale dei disastri e, financo alla “progettazione di altre rinascite”, da attribuire ad un unico centro studi. Mentre emergenze e normative antisismiche e per la sicurezza è giusto che siano materie prevalentemente statali -e che ci si augura che lo stato svolga bene e fino in fondo-, le ricostruzioni -ed il Modello Friuli, lo insegna-, vanno decise e gestite dai territori interessati! Se non è l’Università di Udine a tracciare questa chiara linea di demarcazione chi lo fa? E a non farlo si fa confusione storica, si confondono politiche di prevenzione, politiche di emergenza e politiche di ricostruzione e, forse non si aiuta neppure l’avanzamento scientifico in materia.

Basta, dunque, strumentalizzare il Modello Friuli e la sua memoria! Si faccia l’Archivio ma la Regione ascolti le Associazioni dei Sindaci e dei Consiglieri regionali della ricostruzione quando chiedono di porlo sotto l’egida di un Comitato scientifico autonomo. L’Università, da parte sua, crei una struttura multidisciplinare e di rilievo internazionale, su prevenzione e ricostruzioni, con un suo proprio Dipartimento ad hoc e lo chiami “Modello Friuli”. Questo ci convincerà che non si tratta di operazioni episodiche e un po’ propagandistiche, ma invece di un progetto istituzionalmente inscritto nell’art. 26 della L. 546/1977 che è quella che ha istituito l’Università di Udine.

Federico Simeoni