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Dibattito su nucleare e centrale di Krško. Massolino e Moretuzzo: «La democrazia non si calpesta, la scienza non si ignora»

25 Giugno 2026

«Le dichiarazioni secondo cui bisognerebbe impedire ai cittadini di esprimersi sul nucleare perché i referendum sarebbero stati una “disgrazia” sono gravi e rivelano un approccio profondamente antidemocratico. Così come è grave e scientificamente inaccettabile sostenere che “il rischio sismico non esiste”, contravvenendo a ogni principio di comunicazione del rischio e discreditando i numerosi studi scientifici che dimostrano il contrario. Se la maggioranza di centrodestra ha cambiato idea rispetto alla nostra mozione di contrarietà al raddoppio della centrale di Krško, approvata all’unanimità nella passata legislatura, ha il dovere di dirlo chiaramente e aprire un confronto democratico su questo tema». Così intervengono Giulia Massolino e Massimo Moretuzzo, consiglieri del Patto per l’Autonomia-Civica FVG, rispetto al dibattito che ha visto intervenire nei giorni scorsi diversi rappresentanti del mondo economico e politico.

«Ancora una volta si cerca di vendere il nucleare come una soluzione semplice, economica e imminente, quando la realtà racconta l'esatto contrario. Il nucleare non è praticabile come strumento per affrontare le sfide energetiche che abbiamo davanti oggi. I tempi di realizzazione delle nuove centrali in Europa sono sistematicamente superiori alle previsioni iniziali, con ritardi pluriennali e costi esplosi ben oltre quelli preventivati, come dimostrato dal caso del terzo reattore della centrale di Flamville, la cui costruzione avviata nel 2007 si è conclusa solo nel 2024 con oltre 23 miliardi di euro a fronte dei 3,3 stimati, o di Hinkley Point nel Regno Unito, che doveva entrare in funzione nel 2025 con un costo preventivato di 18 miliardi e non sarà invece attiva prima del 2030, con un costo di oltre 35 miliardi. Senza contare il bisogno d’acqua: è proprio di ieri la notizia della chiusura per almeno una settimana di una centrale nucleare in Francia, a cui forse dovranno seguire molte altre, a causa delle temperature troppo elevate dell’acqua del fiume. Uno scenario sempre più frequente e impattante visti i cambiamenti climatici in corso, che impedisce la produzione di energia proprio durante i picchi di consumo per i condizionatori nelle drammatiche ondate di calore che stiamo vivendo. I SMRs (Small Modular Reactors), di cui spesso abbiamo sentito parlare a sproposito anche da esponenti del Consiglio regionale, non sono certo una robetta da tenere in giardino: posto che al momento ci sono solo prototipi, si parla comunque di una dimensione di circa un terzo di un reattore tradizionale, e la produzione di materiale radioattivo (scorie) per assurdo può essere addirittura maggiore. Basterebbe questo bagno di realtà per capire che non si tratta di una strada da percorrere, senza neanche parlare dei temi del deposito delle scorie e della sicurezza. Ma proprio sulla sicurezza, le affermazioni secondo cui il rischio sismico nell'area di Krško “non esiste” lascia increduli e sconcertati. L’area è classificata come sismicamente attiva e proprio la presenza di tale rischio è stata oggetto di dibattito e approfondimento tecnico per decenni. Affermare che il rischio non esista significa negare la realtà geologica del territorio e tutti gli studi scientifici effettuati. Le tecnologie possono mitigare i rischi, non cancellare l'esistenza dei fenomeni naturali, e fare certe affermazioni è un atto di grave irresponsabilità».

Secondo Massolino «la vera questione è che il nucleare continua a essere utilizzato come una promessa per il futuro, mentre le soluzioni disponibili ed efficaci da subito vengono sistematicamente trascurate, rallentando la vera transizione. Efficienza energetica, accumuli, reti intelligenti, comunità energetiche e fonti rinnovabili sono tecnologie già disponibili, installabili in tempi brevi e in grado di ridurre rapidamente la dipendenza dalle fonti fossili, senza sostituirla con una nuova dipendenza da elementi chimici non disponibili in Europa, con tutte le conseguenze geopolitiche ed economiche che questo comporta. Mentre il resto d'Europa accelera sulle tecnologie che possono entrare in funzione nei prossimi mesi e anni, c'è chi continua a inseguire un miraggio che richiede decenni, enormi investimenti pubblici e che lascia irrisolti i problemi delle scorie radioattive e dei costi finali per cittadinanza e imprese».

«La Regione Friuli-Venezia Giulia farebbe bene a concentrarsi su come ridurre le bollette e aumentare l’autonomia energetica del territorio oggi, non a inseguire fantasie nucleari che, come ammettono gli stessi promotori, probabilmente non vedremo realizzate nemmeno nel prossimo decennio. E, soprattutto, dovrebbe rispettare le scelte democratiche della cittadinanza, invece di considerarle un ostacolo da aggirare, oltre che le scelte del Consiglio regionale stesso. Nel mandato scorso era stata approvata all’unanimità una nostra mozione che impegnava la Giunta Fedriga a ufficializzare la contrarietà all’espansione della centrale di Krško, considerate le criticità tecniche e di sicurezza, richiedendo l’avvio di un percorso di VIA transfrontaliera – ricorda Moretuzzo –: ci aspettiamo che quell’impegno venga rispettato. Il futuro energetico dell'Europa si costruisce aumentando l’autonomia delle comunità e dei territori, non moltiplicando i rischi legati al nucleare».