ELEZIONI IN ITALIA. CON L’EUROPA O CONTRO L’EUROPA? Ovvero: PUO’ LA CATALOGNA SALVARE L’EUROPA
Le prossime elezioni politiche assomigliano sempre più ad un torneo di calcio: non ad una singola partita tra due squadre dove una vince e l’altra perde, magari dopo i rigori; ma ad una specie di girone di qualificazione in attesa di una ipotetica finale, successiva alle elezioni, per la designazione del futuro governo.
Le partite di qualificazione cominciano ad essere abbozzate, Berlusconi vuole giocare contro il M5S (non potendo farlo con Salvini), il PD preferisce lo scontro con la Lega, mentre il M5S spera di saltare il turno di qualificazione (per forfait degli avversari) e giocarsi direttamente la finale.
Ma quali sono i campi di gioco? Il centro destra predilige le tasse e l’immigrazione, il M5S non ha preferenze certe, l’importante è che tra i tifosi non ci sia gente che sa fare bene i conti, mentre, da poco, sia pure con tentennamenti vari, il PD ha scelto come proprio campo di casa quello dell’Unione Europea.
La mossa del PD non è stupida, forse non porterà molti voti adesso, ma sicuramente prenota la partita di finale dopo le elezioni.
Come ha ben analizzato Luca Ricolfi, gran parte di quelli che hanno deciso di votare lo fanno contro qualcuno e sono disposti ad ingoiare dosi massicce di demagogia con proposte palesemente false e impraticabili. E questi il PD non li può recuperare, neanche facendo concorrenza alle stesse proposte.
Ma ci sono anche fette di elettorato che vorrebbero votare contro la demagogia o l’aria fritta e credere in qualcosa di serio. Il PD, ogni volta che Renzi apre bocca, viene di fatto assimilato ai suoi “competitors”, sia per la poca credibilità di quello che dice ma soprattutto per il tono “fastidioso e petulante”. Giocare sul terreno dell’Europa, far tacere ogni tanto Renzi e dare più visibilità a Gentiloni e Padoan con meno Etruria e più Bruxelles, forse qualche voto il PD lo recupera.
L’arruolamento della Bonino ha ulteriormente favorito questa scelta.
Mi chiedo. Dietro c’è qualche sostanza o si tratta di pura tattica per rispondere agli accorati appelli di Fabbrini sul Sole 24 Ore (e in generale alla grande informazione) e poter essere accostati al binomio Macron-Merkel?
Il tutto viene chiarito dallo slogan: vogliamo costruire gli “Stati Uniti d’Europa”. Conteremo di più e impediremo che “sovranisti” e “euro scettici” distruggano il nostro futuro.
Qui casca l’asino perché questa idea governa già l’Europa di oggi: una Europa dove gli stati nazione invece di ritrarsi lottano tra di loro per gestire le egemonie possibili. Una Europa che tiene bordone alla Spagna contro la volontà popolare dei catalani, una Europa che continuerà a privilegiare gli oligopoli economici e finanziari in combutta con i governi dei singoli stati, una Europa dai diritti civili e sociali a geometria variabile fino a farne oggetto di dumping.
No. Non è questa l’Europa di cui i cittadini, le comunità, i territori hanno bisogno. La Catalogna non potrà aiutare l’Europa se non scompare la sovranità di Madrid. Le distruttive economie della finanza globalizzata continueranno ad avere via libera fintanto che non saranno costrette a confrontarsi con nuove “sovranità” dei territori. Lo stato sociale, vera identità europea, non potrà salvarsi fintanto che, qua e là, i Berlusconi e Salvini di turno potranno impunemente proporre flat tax e nuove privatizzazioni.
L’Europa di Westfalia e quella degli ottocenteschi stati nazione non ha futuro. Deve cominciare a germogliare una idea di fondo per una democrazia europea post nazionale che permetta di confrontarsi realmente con le dinamiche del mondo. Qualcuno, richiamandosi alle fondamenta greche della democrazia, ha iniziato a chiamare questa idea di Europa delle comunità e dei territori con il nome di Repubblica Europea (1), basata sul diritto dei cittadini ad avere una unica legge. Questa per ora è forse una utopia, peraltro molto più vicina all’Europa del Trattato di Roma di quanto lo siano gli “Stati Uniti d’Europa”.
Ma a passi successivi possiamo arrivarci. Si cominci a far saltare molte delle attuali incerte pretese di sovranità statali, lavoriamo per far scomparire non solo i confini fisici ma anche quelli mentali e iniziamo a capire che la rappresentanza politica deve potersi proiettare direttamente dai territori all’Europa senza l’interposizione di famelici intermediari statalisti.
Per queste elezioniIl il terreno di gioco dell’Europa è importante, ma le squadre che pensano di poterlo praticare sono del tutto inadeguate.
La idea di fondo si basa sul testo di “Ulrike Guérot, Warum Europa Eine Republik Werden Muss! - Verlag Dietz, Bonn 2017” e sul “Manifesto for the founding of a European Republic” di Ulrike Guérot e Robert Menasse pubblicato da Bernstein-Verlag, Siegburg 2017.
Giorgio Cavallo 22 gennaio 2018
#ElezioniPolitiche2018


Prossimi appuntamenti
Lug
21