Pirone: «Contratto del Comparto unico, il Friuli-Venezia Giulia non rinunci alla propria specialità»
«La posizione della Corte dei Conti non può diventare il pretesto per mettere in discussione l’autonomia del Friuli-Venezia Giulia», questo il commento di Federico Pirone, responsabile Enti Locali del Patto per l’Autonomia in merito alla recente bocciatura da parte della Corte dei Conti del rinnovo contrattuale del Comparto unico.
«Difendere il rinnovo del contratto – prosegue Pirone – significa difendere un modello istituzionale che deve essere costruito sulle esigenze della nostra comunità, non sulle logiche di uniformità nazionale. La decisione della Corte dei Conti del Friuli-Venezia Giulia di non certificare la preintesa per il rinnovo del contratto 2022-2024 del Comparto unico riguarda circa 13 mila lavoratrici e lavoratori della Regione e degli enti locali. La conseguenza immediata è lo slittamento degli aumenti e degli arretrati previsti dall'accordo. La Corte ha sollevato questioni importanti, in particolare sulla sostenibilità finanziaria dell’operazione da parte dei Comuni e sull'incremento del divario retributivo rispetto al resto d'Italia. Sono rilievi che vanno affrontati con serietà, attraverso un confronto istituzionale e tecnico, non con slogan. Ma proprio per questo riteniamo necessario riportare la discussione al punto fondamentale: il Friuli-Venezia Giulia non è una Regione ordinaria e il suo sistema di autonomie locali non può essere valutato esclusivamente attraverso il metro dell'omologazione nazionale».
«Se abbiamo conquistato competenze, risorse e strumenti propri è perché la nostra comunità ha caratteristiche specifiche e perché riteniamo che le decisioni debbano essere assunte il più vicino possibile ai cittadini e alle esigenze del territorio. Questo vale per la sanità, per la scuola, per le infrastrutture, per le politiche linguistiche e territoriali. E vale anche per il personale che ogni giorno garantisce il funzionamento delle amministrazioni pubbliche».
«Il Patto per l'Autonomia – commenta ancora Pirone – non intende partecipare alla contrapposizione sterile che sembra delinearsi nel dibattito politico, fra chi difende tout court la Giunta regionale e chi utilizza la bocciatura della Corte dei Conti per denunciare gli errori dell’Amministrazione regionale. Non siamo interessati alla gara a chi riesce a intestarsi la difesa dei lavoratori o, al contrario, a chi usa la pronuncia della Corte come argomento per mettere sotto accusa l'intero impianto del Comparto unico. Qui non dovrebbe esserci una partita di parte. C'è una questione di interesse generale per il Friuli-Venezia Giulia. La nostra posizione è chiara: le persone che lavorano nel Comparto devono ricevere un contratto adeguato, gli enti locali devono avere garanzie finanziarie certe e la Regione deve assumersi fino in fondo la responsabilità politica delle proprie scelte. Ma soprattutto bisogna evitare che, ancora una volta, la specialità venga utilizzata soltanto quando conviene e dimenticata quando comporta l'assunzione di responsabilità. Se il Friuli-Venezia Giulia rivendica maggiore autonomia, deve anche essere disposto a costruire regole proprie, sostenibili e coerenti con la propria realtà, invece di considerare automaticamente ogni differenza rispetto al resto d'Italia come qualcosa da correggere.
Il Comparto unico non è soltanto una questione salariale. È uno degli strumenti attraverso cui la Regione dovrebbe costruire un sistema amministrativo integrato tra Regione ed enti locali. Ed è proprio su questo punto che serve una riflessione politica più ampia: di quale pubblica amministrazione ha bisogno il Friuli-Venezia Giulia per esercitare davvero la propria autonomia? Se vogliamo Comuni capaci di progettare, gestire servizi, intercettare risorse e affrontare le trasformazioni demografiche, sociali, tecnologiche dobbiamo essere in grado di attrarre e trattenere professionalità. Un'amministrazione sottodimensionata, poco attrattiva e costretta a competere sul mercato del lavoro senza strumenti adeguati non rafforza l'autonomia: la indebolisce. Questo è il punto politico che non possiamo perdere e su questo la Giunta regionale ha gravi responsabilità politiche, visto che in 8 anni di governo non ha fatto nulla per migliorare la situazione.
Difendere il rinnovo contrattuale non significa sostenere che ogni voce dell'accordo sia intoccabile. Significa chiedere che eventuali correzioni siano fatte rilanciando l'impianto del Comparto unico e riconoscendo la specificità del Friuli-Venezia Giulia. Se esistono problemi di copertura finanziaria per alcuni Comuni, vanno affrontati. Se alcune disposizioni devono essere riscritte, si riscrivano. Ma non accettiamo l'idea che la soluzione sia semplicemente riportare tutto dentro una logica uniforme. La specialità non può ridursi a un elenco di competenze da rivendicare nei confronti di Roma. Deve tradursi nella capacità concreta di governare diversamente, quando le condizioni del nostro territorio lo richiedono. E questo vale anche per il lavoro pubblico.
È per questo che chiediamo alla Regione di riaprire immediatamente il confronto con la Corte, le organizzazioni sindacali e con gli enti locali, mettendo sul tavolo una soluzione che tenga insieme diritti delle persone che lavorano, sostenibilità dei bilanci e rafforzamento dell'autonomia. Alla Corte dei Conti spetta il proprio ruolo di controllo. Alla politica spetta invece quello di assumersi la responsabilità delle scelte. E alla politica regionale spetta soprattutto una responsabilità in più: difendere e rendere concreta la specialità del Friuli-Venezia Giulia. Non servono battaglie di bandiera. Non serve intestarsi una vertenza per ragioni elettorali. Non serve nemmeno utilizzare la pronuncia della Corte per alimentare una contrapposizione ideologica».
«Serve – conclude Pirone – una posizione autonoma, coerente e nell'interesse della nostra comunità. Il Patto per l'Autonomia continuerà a sostenere il rafforzamento del Comparto unico e il riconoscimento del lavoro pubblico regionale, chiedendo però trasparenza, sostenibilità e responsabilità. Perché la specialità del Friuli-Venezia Giulia non è una concessione da difendere ogni tanto: è una responsabilità da esercitare ogni giorno»
