Schengen. Moretuzzo e Massolino: «Perfino Dipiazza arriva ad ammettere la farsa dei controlli ai confini: basta propaganda!»
«Finalmente anche il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza dice con chiarezza quello che sosteniamo da anni e che è evidente a chiunque: i controlli alla frontiera italo-slovena non servono a niente. Sarebbe ora che la maggioranza in Regione e al Governo la smetta di fare costosa propaganda con soldi pubblici». Così Massimo Moretuzzo e Giulia Massolino, capogruppo e consigliera del Patto per l'Autonomia-Civica FVG, intervengono sulle dichiarazioni del Sindaco di Trieste riportate oggi dalla stampa.
«Dipiazza nei fatti ha solo evidenziato quello che per tutte e tutti noi che viviamo sul territorio di confine è ovvio: solo pochi degli oltre 200 chilometri di frontiera sono presidiati. I controlli sono costosi, sottraggono personale al presidio del territorio e continuano a creare disagi alle migliaia di persone che ogni giorno attraversano il confine. Alla nostra interrogazione in Consiglio regionale la Giunta non è stata neppure in grado di fornire un quadro complessivo della spesa, che secondo gli organi di informazione supera i 20 milioni di euro. Quanto ai risultati, ci è stato indicato il dato di 280 arresti, un numero in linea con i dati precedenti al loro ripristino. Per contro, sarebbero 341 le unità di personale sottratte alle attività ordinarie di presidio del territorio che si vede in grave sottorganico, come denunciamo da tempo, mentre gli stessi promotori della misura continuano a descrivere una situazione di emergenza incompatibile con il decantato successo della stessa».
«Ma al di là dell’inefficacia, da sempre condanniamo il portato simbolico della misura - concludono Moretuzzo e Massolino -. Il Regolamento Schengen prevede i controlli alle frontiere interne come una misura di extrema ratio, giustificata da minacce gravi e concrete, motivo per cui l’Unione Europea ha già minacciato l’Italia di pesanti sanzioni. Per questo le parole del Sindaco della città di arrivo della Rotta Balcanica devono essere ascoltate: ora basta davvero. Se anche chi ha sostenuto a lungo questa politica riconosce che i controlli non servono, la Giunta regionale e il Governo devono fare finalmente un passo indietro e investire quelle risorse dove servono davvero: nel presidio delle città e dei territori, nella sicurezza delle persone, nella cooperazione transfrontaliera e in un'Europa unita. Schengen non è un problema da risolvere, ma una delle più importanti conquiste dell'integrazione europea da difendere».
