La Corsica dimenticata
Sulla Catalogna è calato il silenzio, vietato parlare, guai ricordare le battaglie democratiche di quel popolo. Sul 56% degli indipendentisti Corsi silenzio totale, guai ricordare che l’Europa possibile è sempre più quella dei popoli e non quella dei fallimentari "stati nazione" attuali. La conquista di 41 seggi su 63 ovvero della maggioranza assoluta da parte degli indipendentisti non ha diritto di essere ricordata come una affermazione di autonomia dalla Francia. Il figlio di un combattente storico del movimento indipendentista (Edmond Simeoni) Gilles Simeoni assieme a Guy Talamoni storico indipendentista in una coalizione "pé a Corsica" hanno dimostrato che senza dimenticare o rinnegare il passato si può democraticamente e civilmente proporre un progetto di rinnovamento che vada oltre la semplice richiesta di autonomia. Hanno vinto con una proposta rassicurante di riaffermazione della propria identità ma soprattutto con un progetto di ricostruzione e recupero del territorio.
Pensando alla Corsica mi ritorna in mente un menu di un ristorante di quell’isola, che alla fine riportava la dicitura “buchi” e il prezzo di riferimento, certificava uno strano modo di festeggiare le ricorrenze, sparare sul soffitto. Contemporaneamente a quel ricordo mi venne in mente la frase pronunciata durante un incontro a Roma dall’allora ministro per gli affari regionali, durante un incontro con i rappresentanti Friulani che rivendicavano i loro diritti, dicendo: ma voi non siete come i SudTirolesi, non siete pericolosi per l’integrità dello stato, che tradotto voleva dire voi non mettete bombe non siete pericolosi quindi le vostre richieste possono essere disattese. Strano concetto di democrazia, ma a pensarci bene è il fattore unificante di tutte le democrazie centraliste. Certo i baschi avevano scelto la lotta armata e quindi la loro pericolosità implicava una concessione di maggiore autonomia e diritti conseguenti. I Catalani avendo scelto la via pacifica si possono reprimere con la violenza.
Semplici ricordi di chi ha avuto la fortuna di incontrare persone che avevano dedicato la loro vita alla difesa del loro popolo, nessuna giustificazione della violenza ma una semplice considerazione per capire i risultati ottenuti in quei paesi e i conseguenti successi elettorali.
Il coraggio è il filo conduttore, non il coraggio di usare la violenza, ma il coraggio di difendere le proprie idee fino in fondo. Come possiamo rivendicare diritti e autonomia se ai nostri figli diciamo che la coerenza è meno importante della convenienza, se ci preoccupiamo della loro voglia di cambiare chiedendogli di lottare per i loro diritti, ma in maniera morbida accontentando tutti ovvero non scontentando nessuno, “no si sa mai di cui ca si a bisugna”.
Come possiamo pretendere maggiore autonomia senza rompere gli schemi classici delle rivendicazioni autonomiste locali, preoccupati della difesa di un passato e incapaci di un progetto per il futuro.
Tradizione e novità devono e possono coesistere in un progetto che superi i personalismi.
La paura di chiedere, la paura di rivendicare i diritti, la discrezione che ci fa chiedere meno di quello che ci serve è il vero handicap da superare, e il vero coraggio come sappiamo non è non avere paura, ma superarla.
Roberto Visentin
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