Un’altra scemenza renziana nella pattumiera della storia
Ve le ricordate le leggi “renzianissime”?
Sono le leggi che il PD ha approvato sul presupposto (errato) che la de-forma costituzionale Renzi-Boschi sarebbe stata “ovviamente” approvata dal popolo sovrano. Lo scopo delle leggi “renzianissime” era allineare la legislazione dei singoli settori al nuovo modello di Stato iper-centralizzato e totalmente renzianizzato. Per definizione, si tratta di leggi in palese contraddizione con lo spirito e la lettera della Costituzione vigente, leggi fondate sulla presunzione che il Senato e le Province sarebbero state soppresse e sostituite dal dominio personale del Signore di Palazzo Chigi. Per far felici i gonzi, le leggi “renzianissime” erano state presentate come provvedimenti utili ad accrescere “l’efficienza” delle Istituzioni, ma nella realtà erano unicamente finalizzate a blindare la presa del Giglio Magico sui gangli vitali del Potere: sul piano degli effetti concreti sul sistema-Paese erano norme disastrose, autentiche scemenze. Il popolo sovrano ha spazzato via la de-forma costituzionale Renzi-Boschi, mandando gambe all’aria il disegno autoritario. Ma, purtroppo, le leggi “renzianissime” ci sono rimaste sul groppone, a mo’ di punizione per non esserci piegati ai voleri del Signore.
Le leggi “renzianissime” fondamentali erano tre: la legge elettorale Italicum (un plebiscito peronista che presupponeva l’assenza di una seconda Camera), la de-forma Del Rio delle Autonomie Locali, e la legge Madia di “riordino” della Pubblica Amministrazione. L’Italicum è stato dichiarato incostituzionale e sconfessato dagli stessi renziani che lo hanno sostituito con un’altra legge elettorale tarocca, il Rosatellum. A suo tempo Renzi aveva proclamato che tutta Europa ci invidiava l’Italicum, e che presto tutti i Paesi l’avrebbero adottato. Meno di due anni dopo lo stesso Renzi ha gettato la sua geniale de-forma nella pattumiera. La de-forma Del Rio si è arenata nelle sue insanabili contraddizioni, e ha già raggiunto l’Italicum nel contenitore dei rifiuti non più riciclabili.
Il terzo testo “renzianissimo”, la legge Madia, è una raccolta davvero completa di tutte le assurdità e scemenze che si possono dire e fare nella Pubblica Amministrazione. L’avessero intitolata “I 1001 errori da non compiere mai”, sarebbe stata un utile catalogo dei provvedimenti da evitare; invece i renziani hanno preteso di implementarla. Male gliene incorse, a loro e a questo disgraziato Paese.
Un riassunto sommario delle assurdità della Madia richiederebbe decine di pagine. Per brevità mi limito a quella all’attenzione delle cronache di questi giorni. Tra le varie norme “renzianissime” vi è il “riordino” delle Camere di Commercio. Nella sostanza, la norma cancella il principio della coincidenza territoriale tra Camera di Commercio e Provincia, sul presupposto (rivelatosi poi infondato) dell’eliminazione della stessa Provincia dal novero degli Enti costituzionalmente necessari. Risultato: alcune Camere di Commercio venivano soppresse per essere accorpate ad altre. Con quale criterio? “Con quello dell’efficienza” – rispondono i renziani. “Ma come dell’efficienza” – risponde chi conosce la materia – “Sopprimete la Camera di Pordenone che è tra le più efficienti d’Italia (basta vedere l’andamento delle esportazioni), e tenete in piedi indegni baracconi clientelari”. Evidentemente i criteri di “efficienza” della Madia sono diversi dagli indicatori di
performance economica (e imperscrutabili).
Alcune Regioni ordinarie (Lombardia, Liguria, e Puglia) hanno presentato ricorso alla Corte Costituzionale contro questo uso fazioso e centralista del Potere. Le Regioni hanno lamentato che il provvedimento “renzianissimo” viola la loro autonomia. Sottolineo che si tratta di Regioni a Statuto ordinario, le cui competenze in materia di economia e ordinamento della Pubblica Amministrazione sono infinitamente inferiori a quelle della Regione a Statuto speciale Friuli Venezia Giulia. Se la legge Madia viola le loro scarse competenze ordinarie, significa che è un autentico stupro di quelle speciali della nostra Regione. Ma la Giunta del FVG si è guardata bene dal ricorrere alla Consulta in difesa della nostra Autonomia speciale. Come sempre, la Giunta Serracchiani è rimasta in ginocchio, in muta adorazione dell’Idolo di Rignano sull’Arno.
Il ricorso delle Regioni ordinarie è stato accolto. La legge Madia, come le sue sorelle “renzianissime” è stata ufficialmente dichiarata incostituzionale (in parte quo). I caporioni della nostra Regione hanno commentato più o meno con queste parole – “è andata come si voleva. Avete visto che abbiamo fatto bene e restarcene zitti e in ginocchio?”. È una buona notizia. A onta del nulla che occupa le Poltrone della nostra Regione, la realtà si è imposta sul delirio di onnipotenza renziano: il popolo sovrano ha bocciato il progetto del PD e la Corte costituzionale cancella le de-forme “renzianissime”. A questo punto tutto il “pensiero politico” e l’intera “opera storica” del renzismo sono stati archiviati nella famosa pattumiera.
Ottimo, ma c’è un rammarico. A livello statale, il popolo sovrano ha avuto la possibilità di esprimersi e urlare in faccia a Renzi: “vonde monadis”. A livello regionale, dove si è data la stura a molte nefande de-forme “renzianissime”, è stato negato il diritto di parola al popolo sovrano, proibendo i referendum sulla de-forma delle UTI e su quella della sanità, pur richiesti dai comitati. La maggioranza del Consiglio regionale, ovvero l’autore stesso dei misfatti “renzianissimi”, ha arrogantemente tappato la bocca agli elettori. Dite quello che volete, ma non mi convincerete mai del contrario: la de-forma delle UTI è stata prima di tutto una rivolta dell’élite casualmente al Potere contro il principio stesso della sovranità popolare. Renzi, almeno, a questo non è mai arrivato.
Sergio Cecotti (C) Riproduzione riservata
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