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Regione FVG, autonomia e riforma delle Camere di Commercio

14 Dicembre 2017
Come volevasi dimostrare, a suon di abdicare all’esercizio dell’autonomia si finisce per credere che lo Stato abbia ragione anche quando l’ultima parola spetterebbe a noi. E’ la triste conclusione a cui si giunge dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale che in merito alla riforma delle Camere di Commercio ha sancito l’illegittimità procedurale dell’iter seguito dal Mise nel decretare gli accorpamenti degli enti camerali. Andava sentita la Regione, ma il Governo non lo ha fatto. E la Regione non ha voluto nemmeno resistere in giudizio, dando per scontata la sconfitta. Il Friuli Venezia Giulia ha voluto essere più realista del re e mentre altre Regioni (non solo guidate dal centrodestra) reclamavano il diritto di essere consultate, la nostra taceva. Con l’aggravante che le ricorrenti sono Regioni a Statuto ordinario, mentre la nostra è a Statuto speciale e su questo terreno aveva ed ha precisi doveri nei confronti del sistema camerale e dei cittadini. Le imprese hanno diritto a un punto di riferimento efficiente e vicino e il sistema imprenditoriale pordenonese: e la collettività ha diritto ad avere personale politico che difende le prerogative della sua Regione, soprattutto quando il sistema territoriale glielo chiede. Lo abbiamo già detto: se c’è la volontà politica di farlo, gestire in forma autonoma la materia delle Camere di Commercio si può. Due sono le strade percorribili. Lo evidenzia ciò che già è stato attuato in Trentino Alto Adige che ha richiesto e ottenuto competenza primaria su questi temi. Primo, è necessario chiedere l'attribuzione della competenza legislativa primaria in materia, da inserire nell'art. 4 del nostro Statuto: in questo caso la richiesta nella legge-voto non può che essere "secca", con l'eventuale accompagnamento della clausola per cui la Regione si accolla gli oneri derivanti dalla nuova attribuzione. Secondo, nel frattempo serve utilizzare le norme di attuazione per ottenere almeno le competenze amministrativa in materia: in questo caso si fa leva sul norme già presenti nel nostro Statuto nel senso che la delega dell'esercizio delle funzioni amministrative statali alla Regione può essere fatta anche con norme di attuazione che, formalmente, sono una fonte statale (decreto legislativo). Quanto al contenuto, la Regione è titolata a chiederle perché trattasi di una "materia" che, sebbene assente dagli elenchi dello Statuto, è comunque riconducibile all'agricoltura, industria e commercio e artigianato, che invece ci sono (restano ovviamente esclusi i profili civilistici e tributari). Dal punto di vista della realizzabilità in concreto, si tratterebbe di una strada più percorribile. E il fatto che la Consulta sostenga la necessità dell’intesa Stato-Regione mostra che gli spiragli per ottenere queste competenze ci sono. Quindi, anziché dipendere dalla volontà centrale dello Stato, in una logica di reale valorizzazione della nostra Autonomia, slegandosi dagli obblighi conseguenti dai partiti nazionali, si può rivendicare la competenza sulle Camere di commercio e decidere noi stessi sul loro destino. Personalmente sono poi convinto che ci sono tutti i presupposti di salvaguardare le tre camere attualmente esistenti, e in particolare quella di Pordenone: ma ciò lo si potrà fare solo dopo aver fatto un reale esercizio della nostra Autonomia Speciale attraverso il Consiglio Regionale. Markus Maurmair   Qui sotto l'articolo de Il Gazzettino:

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