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Politiche per la famiglia, elezioni e bonus bebé

09 Gennaio 2018
Pubblichiamo nel nostro blog un'interessante nota di Rosario Di Maggio sul tema delle politiche per la famiglia, il lavoro e il bonus bebè. Anche recentemente il Presidente della nostra Regione, Debora Serracchiani, è intervenuta nel dibattito sulla difesa demografica dei nostri territori. In campagna elettorale, quasi sempre, sia per lei che per gli altri contendenti, questo significa, in soldoni, lanciare la promessa di qualche bonus economico, pensando che questo possa essere risolutivo. E, specialmente, sufficientemente appetibile a recuperare consensi. Ma come stanno veramente le cose in Italia, ce lo spiega l'Ispettorato Nazionale del Lavoro, nel suo annuale report. Le dimissioni volontarie per genitori con figli fino a 3 anni d’età sono state 37.738, di cui 29.879 donne. Di queste quasi 30.000 lavoratrici, appena 5.261 sono passate ad altra azienda, mentre tutte le altre (24.618) hanno specificato motivazioni legate alla difficoltà di assistere il bambino, per i costi elevati e mancanza di nidi, e/o alla difficoltà di conciliare lavoro e famiglia. Per inciso, per gli uomini la situazione è capovolta: su 7.859 papà che hanno lasciato il lavoro, 5.609 sono passaggi ad altra azienda e solo gli altri hanno deciso di farlo per difficoltà familiari. I dati, lo ripetiamo, si riferiscono al 2016, i più recenti a disposizione per redigere il rapporto. A titolo esemplificativo, in Lombardia, tra le donne dimesse dal lavoro (6.767 in tutto), quasi la metà si sono licenziate per mancato accoglimento al nido, per mancanza di parenti di supporto e per l'elevata incidenza dei costi di assistenza. Analizzando la qualifica delle donne che lasciano l'impiego, le statistiche indicano chiaramente come esista una relazione diretta tra bassi salari e dimissioni. Tra operaie e impiegate si arriva a 28.102 licenziamenti, mentre dirigenti e quadri ammontano a sole 680 unità. Se si assume infatti, come ipotesi, un tipico stipendio da bassa qualifica (attorno ai 1.000 Euro), sottraendo in media 500 euro per baby sitter e asilo, dai 500 euro rimanenti è necessario comunque scomputare anche i costi base (ad esempio i pannolini). Resta talmente tanto poco da indurre alla scelta di restare a casa per dedicarsi solo ai figli. Peraltro, peggiorando la situazione, perché le dimissioni comportano l'automatica esclusione di altri piccoli benefici, come il Bonus baby sitter. Questa è la fotografia reale della situazione. Altro che bonus bebè elettorale.

#quicedalavorare

Rosario Di MaggioClicca qui per scaricare il rapporto integrale

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