AMBIENTE

La crisi climatica sta già cambiando il Friuli-Venezia Giulia: ondate di calore, siccità, precipitazioni concentrate, alluvioni e dissesto idrogeologico impongono di ripensare il modo in cui gestiamo città, montagne, foreste e corsi d’acqua. Tutela dell’ambiente e adattamento climatico devono diventare criteri trasversali di tutte le politiche regionali, dalla pianificazione urbanistica alle infrastrutture, dall’agricoltura al turismo.
1. La montagna non è un parco giochi
Le politiche per la montagna devono partire dalle comunità che la abitano. Contrastare lo spopolamento significa garantire servizi, mobilità, scuola, sanità, abitazioni e opportunità economiche, sostenendo agricoltura, artigianato e forme di turismo diffuse e sostenibili. La montagna non può essere ridotta a luogo di consumo turistico attraverso opere e investimenti concentrati quasi esclusivamente sui poli sciistici.
Investire cifre sempre più ingenti in nuovi impianti sciistici significa ignorare la realtà della crisi climatica. In Friuli-Venezia Giulia la linea di affidabilità della neve è ormai salita sopra i 1.500 metri mentre gran parte degli impianti sciistici resta al di sotto di quella soglia. Continuare a costruire piste e impianti a quote non più adatte allo sci significa destinare risorse pubbliche a infrastrutture ormai insostenibili anche a livello economico.
Nel 2026 abbiamo denunciato una programmazione regionale per gli impianti sciistici cresciuta da 36 milioni di euro nel 2021 a 190 milioni nel 2025, anche perché stagioni sempre più brevi rendono necessario ricorrere massicciamente all’innevamento artificiale con un notevole innalzamento dei costi.
Ma è un sistema costoso anche dal punto di vista ambientale, perché consuma grandi quantità di energia e di acqua: spesso il sistema di innevamento è costretto ad attingere l’acqua dai torrenti, facendoli rimanere in secca in stagioni già caratterizzate da precipitazioni molto inferiori alla media. Occorre cambiare direzione, investendo risorse nella riconversione dell’economia montana e in un turismo capace di funzionare tutto l’anno: è urgente diversificare l’offerta, incentivare il turismo lento e le attività capaci di mantenere vive le comunità durante tutto l’anno.
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2. Tagliamento bene comune
Il Tagliamento è considerato l’ultimo grande fiume in Europa che ha conservato una morfologia naturale, senza l’impatto di argini artificiali invasivi per gran parte del suo percorso.
La sicurezza delle comunità deve essere garantita attraverso soluzioni fondate sulla conoscenza scientifica e sul funzionamento naturale del fiume, evitando di considerare grandi opere invasive come unica risposta possibile.
Abbiamo contrastato il progetto della traversa di Dignano e chiesto di valutare alternative coerenti con la Nature Restoration Law: recupero delle aree di espansione naturale, rinaturalizzazione e acquisizione di terreni vicini all’alveo per restituire spazio al fiume durante le piene.
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3. Adattarsi al cambiamento climatico: più natura nelle città
Con il cambiamento climatico in corso ormai non possiamo più limitarci a mitigare le emissioni: dobbiamo adattare città e territori a un clima che provoca eventi estremi sempre più frequenti. Ma per fare fronte adeguatamente a queste necessità, non possiamo agire attraverso interventi puntuali e improvvisati, dobbiamo programmare azioni su larga scala e coordinati tra loro.
Una regione particolarmente esposta agli effetti della crisi climatica e della perdita di biodiversità dovrebbe dotarsi di un piano per attuare interventi di rinaturalizzazione dei corsi d'acqua, ripristino degli ecosistemi degradati, tutela delle zone umide e delle aree costiere, recupero di habitat naturali e rafforzamento della resilienza del territorio.
Recependo la Nature Restoration Law europea avremmo l’occasione per fare un salto di qualità: recuperare ecosistemi degradati, zone umide e corsi d’acqua, aumentare il verde urbano e rendere il territorio più resistente al clima che cambia. Per questo abbiamo chiesto alla Regione di presentare progetti concreti al Piano nazionale di ripristino della natura, in particolare sugli ecosistemi urbani.
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Soprattutto negli ambienti urbani, gli alberi abbassano le temperature, creano ombra, migliorano la qualità dell’aria; i terreni permeabili assorbono l’acqua durante le piogge intense e riducono gli effetti delle isole di calore. Sono dunque elementi essenziali per rendere le nostre città vivibili.
Per questo occorre incrementare la copertura arborea, tutelare gli alberi maturi e rendere i suoli permeabili attraverso interventi di depaving, rimuovendo asfalto e cemento dove non sono necessari per restituire spazio al terreno e alla vegetazione. La Regione dovrebbe finanziare i Comuni che si dotano di piani strategici del verde per programmare interventi specifici contro le isole di calore.
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4. Le foreste: un patrimonio da gestire e proteggere
Le foreste coprono circa il 40% del territorio regionale e sono una delle nostre più importanti infrastrutture naturali: proteggono il suolo e i versanti, regolano il ciclo dell’acqua e il clima, assorbono carbonio e custodiscono biodiversità. Per questo la loro tutela deve diventare una priorità, soprattutto di fronte agli effetti sempre più evidenti della crisi climatica.
Il grande incendio del Monte Amariana dell’agosto 2026 mostra quanto sia urgente investire nella prevenzione. Eventi estremi, siccità e temperature elevate rendono i boschi sempre più vulnerabili, mentre la presenza di grandi quantità di legname schiantato e non rimosso può rendere molto più difficili le operazioni di spegnimento. La risposta non può limitarsi all’emergenza: servono cura continuativa del territorio, manutenzione, monitoraggio e un Corpo Forestale Regionale più forte, presente sul territorio e dotato di tutte le risorse necessarie per svolgere attività di prevenzione, vigilanza e tutela ambientale.
Tutela non significa però lasciare semplicemente il bosco a sé stesso. È necessaria una gestione forestale attiva, sostenibile e pianificata, che tenga insieme conservazione della biodiversità, sicurezza del territorio, produzione di legname e diritti delle comunità locali. È il principio che abbiamo sostenuto anche nel confronto sulla Foresta di Tarvisio e sui diritti di legnatico della Valcanale, chiedendo trasparenza nella pianificazione, coinvolgimento delle comunità e una gestione che non sia ridotta né al solo prelievo di legname né alla sola conservazione, ma garantisca il patrimonio forestale anche alle generazioni future.
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Un capitolo particolarmente delicato riguarda le strade forestali. Sono infrastrutture necessarie quando servono realmente alla gestione boschiva, alla prevenzione degli incendi e alla difesa del suolo, ma negli ultimi anni alcuni interventi hanno assunto dimensioni e caratteristiche difficilmente compatibili con queste finalità, spingendosi su versanti fragili, provocando dissesti e sottraendo superficie al bosco. Vogliamo dunque censire la rete esistente, programmare la nuova viabilità su scala territoriale e finanziare le opere solo quando rispondono a effettive necessità forestali. Non servono “autostrade forestali” costruite senza una chiara utilità gestionale: ogni nuova strada deve essere giustificata, proporzionata e valutata anche per il suo impatto ambientale e per i successivi costi di manutenzione.
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La nostra idea di tutela ambientale parte da un principio semplice: lavorare con la natura, non contro di essa. Proteggere gli ecosistemi, ridurre il consumo di suolo e preparare i territori alla crisi climatica significa anche renderli più sicuri, vivibili e capaci di avere un futuro.
Per approfondire i temi legati all’ambiente, leggi il documento programmatico Politiche per la montagna e Politiche forestali