Forze di opposizione in Consiglio regionale e comunale di Trieste: «Sulla gestione delle migrazioni servono risposte strutturali e coordinate. Avviati approfondimenti e interlocuzioni»
Le forze di opposizione presenti in Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia e in Consiglio comunale a Trieste (Partito Democratico, Patto per l’Autonomia - Civica FVG, Open Sinistra FVG, Alleanza Verdi Sinistra, Movimento 5 Stelle, Adesso Trieste, Punto Franco) hanno organizzato una conferenza stampa in Piazza Libertà, in quello che definiscono “emblema del fallimento delle politiche del centrodestra”. I partiti informano di aver avviato, nei mesi scorsi, una serie di approfondimenti e interlocuzioni sul tema della gestione dei flussi migratori lungo la cosiddetta rotta balcanica. Una delegazione di consigliere e consiglieri ha, infatti, incontrato, oltre alle associazioni, il Prefetto e la Questora di Trieste, con l’obiettivo di approfondire criticità e possibili soluzioni rispetto a una situazione che continua a presentare elementi di forte complessità. Nel corso di questi confronti – nel rispetto della natura istituzionale e riservata degli incontri – è emersa con chiarezza la necessità di affrontare il tema con strumenti adeguati, superando approcci emergenziali e frammentati.
In particolare, le opposizioni hanno posto con forza la necessità di rappresentare al Governo nazionale la specificità della situazione di Trieste, punto di ingresso peculiare lungo la rotta balcanica, e l’urgenza quindi di rafforzare ulteriormente i trasferimenti per garantire soluzioni di accoglienza dignitose. Per fare questo è necessario individuare, in collaborazione tra istituzioni e realtà associative, soluzioni di accoglienza temporanea a bassa soglia e ad alta rotazione, ad esempio nell’ex mercato di via Gioia, inutilizzato e di proprietà comunale, per garantire condizioni dignitose alle persone in attesa di formalizzare la richiesta di asilo e al contempo ridurre situazioni di marginalità e tensione sul territorio. Infine, è di fondamentale importanza disporre di dati aggiornati e strumenti di monitoraggio efficaci, utili a programmare gli interventi in modo più razionale e trasparente. In questo senso, un contributo potrebbe arrivare dal cosiddetto “prenota facile”, chiamato formalmente SIPA - Sistema Informatico di Prenotazione richiesta Asilo, che sarebbe dovuto partire verso la metà di gennaio, poi rimandato nella risposta dell’Assessore Roberti a un’interrogazione a inizio maggio, mentre non risulta ancora operativo per, pare, criticità tecniche e operative, che richiedono un rapido superamento.
«È molto grave che la piattaforma non sia ancora partita - dichiarano le consigliere e i consiglieri Massolino, Honsell, Pellegrino, Russo, Barbo, Altin, Richetti, Kakovic, che hanno partecipato alle interlocuzioni in rappresentanza dei rispettivi gruppi consiliari regionali e comunali -: siamo consapevoli che il sistema di per sé non offrirebbe una soluzione al problema dell’accoglienza, che comunque va perseguito in modo dignitoso, ma sarebbe un buon punto di partenza per avere una solida base di dati da presentare al Governo, chiedendo di aumentare il numero di trasferimenti settimanali e di rafforzare il personale a disposizione della Questura per i servizi di fotosegnalazione e richiesta asilo, oggi sottoposti a una pressione molto elevata. La scelta nazionale di concentrare nuove risorse sul presidio del confine, in un contesto in cui gli ingressi lungo la rotta balcanica proseguono, sottrae infatti risorse preziose ai servizi territoriali e amministrativi necessari a governare concretamente la situazione. Nel frattempo, a causa delle limitate risorse assegnate alle strutture territoriali, le code fuori dalla Questura toccano le 150 persone, con richiedenti asilo costretti a ripresentarsi più volte e attendere ore anche con meteo avverso. L’attesa media per formalizzare la richiesta è di 25 giorni, il che ritarda l’accesso al sistema di accoglienza, abbandonando dunque le persone in strada, talvolta con esito tragico come nel caso delle morti avvenute in regione lo scorso inverno. E i trasferimenti straordinari dal Porto Vecchio, come quello di ieri [giovedì 21 maggio], dovrebbero coinvolgere le associazioni che quotidianamente si occupano delle istituzioni, colmando un abbandono istituzionale ingiustificabile e per le quali vengono invece quotidianamente attaccate dalla politica. Le scelte del Governo nazionale, regionale e locale risultano evidentemente insufficienti ad affrontare la situazione: un fenomeno complesso non si affronta con la propaganda, e questo va rammentato alla politica a ogni livello. Misure inefficaci e costose come la folle recinzione di piazza della Libertà che pesa per 1,2 milioni sulle tasche della cittadinanza non risolverebbe nulla, se non spostare il problema: intenderanno recintare tutte le piazze? In realtà la destra non ha alcun interesse e volontà di risolvere il problema, perché è funzionale alle loro sceneggiate, di cui gli annunciati recinti fanno da scenografia. Servono invece risposte strutturali e coordinate, capaci di tutelare sia le persone migranti sia le e i residenti che vivono con crescente preoccupazione le ricadute sul territorio: la cittadinanza è stufa di continui slogan che non risolvono nulla. Inoltre va dichiarato con chiarezza che i migranti richiedenti asilo o titolari di forme di protezione possono lavorare, e lo fanno, ma troppo spesso in condizioni non tutelate, ricadendo in circoli viziosi di ricattabilità e marginalità. Serve occuparsi di tutta la filiera».
«La gestione dei flussi migratori a Trieste – dichiarano le opposizioni – non può essere lasciata a scelte politiche improvvisate o scaricata sui territori e sulle associazioni, che poi vengono addirittura accusate quando accade qualche episodio violento. Servono responsabilità condivise tra tutti i livelli istituzionali e risposte strutturali, che tengano insieme sicurezza, diritti e coesione sociale».
Le forze di opposizione ribadiscono la propria disponibilità a proseguire il confronto con tutte le istituzioni coinvolte, nella convinzione che solo attraverso un lavoro coordinato e continuo sia possibile affrontare una sfida complessa come quella rappresentata dalla gestione dei flussi migratori.