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Approvata la proposta di legge per la riabilitazione dei fusilâts di Cercivento

18 Maggio 2021

Moretuzzo: «Sanata un’ingiustizia profonda ed evidente»

«Questa legge contribuisce a sanare un’ingiustizia profonda ed evidente, che ha ferito la nostra terra forse più di altre». È quanto afferma il capogruppo del Patto per l’Autonomia, Massimo Moretuzzo, che ha sottoscritto assieme agli altri capigruppo consiliari la proposta di legge regionale – approvata oggi (18 maggio, ndr) dall’Aula all’unanimità – per riabilitare la memoria di Silvio Gaetano Ortis, Giovanni Battista Coradazzi, Basilio Matiz e Angelo Primo Massaro, fucilati “per l’esempio” negli anni terribili della Grande Guerra, vittime del militarismo ottuso.

«Bene ha fatto il Consiglio regionale ad attivarsi per restituire l’onore ai fusilâts di Cercivento, facendosi carico del sentimento popolare che ne ha tenuto vivo il ricordo, dimostrando il coraggio e la tenacia che su questa vicenda il Parlamento italiano non ha avuto», evidenzia Moretuzzo, ringraziando quanti, negli anni, si sono impegnati per una soluzione di giustizia. Nella scorsa e nella presente legislatura numerosi sono stati i progetti di legge presentati da vari parlamentari, anche della regione, ma gli iter di questi progetti si sono sempre arenati prima del traguardo finale. «Il non voler trovare una soluzione condivisa a livello italiano per la riabilitazione storica e morale dei fucilati e di tutte le altre vittime condannate a morte su sentenza dei tribunali militari durante la prima guerra mondiale, abbandonate all’oblio, è un fatto gravissimo – afferma il capogruppo del Patto per l’Autonomia –. L’approvazione di una legge di costruzione di una memoria senza ombre, basata sulla verità storica, è indispensabile e si inserisce nel necessario percorso di rilettura dell’“inutile strage” che ha investito anche la nostra terra oltre un secolo fa, rispetto alla quale lo Stato italiano continua evidentemente a non voler fare i conti».

E proprio sull’analisi del contesto storico che ha determinato l’episodio della fucilazione di Cercivento, e più in generale la pratica delle fucilazioni e delle decimazioni nel Regio Esercito durante la prima guerra mondiale, Moretuzzo si è soffermato durante il suo intervento in aula evidenziando «l’assurdità di una guerra che vittoriosa, come sostengono alcuni, non lo è stata di certo». «La nostra terra è stata divisa da confini che nulla avevano a che fare con la nostra storia e le nostre identità. Dal Friuli si partiva militari su entrambi i fronti, sotto bandiere e con uniformi diverse. Come si può parlare di vittoria di fronte agli oltre 48 mila bambini (solo della provincia di Udine) deportati fuori dai confini della regione, molti dei quali mai più reclamati perché orfani? O di fronte alle violenze nei confronti delle donne per “far valere la qualità della nostra razza”, come spronava a fare il generale Piacentini, comandante della seconda armata il 9 agosto del 1916 nel corso della battaglia di Gorizia? Avrebbero parlato di vittoria gli “ultimi” di padre David Maria Turoldo, la maggior parte delle donne e degli uomini che abitavano questa terra in quel periodo che faceva fatica a sopravvivere con un’economia di sussistenza?».

Con l’approvazione odierna della legge, sottoscritta anche dal consigliere del Patto per l’Autonomia Giampaolo Bidoli, «il Consiglio regionale si fa carico della necessità, storica e sociale, di riabilitare la memoria dei fusilâts e riconoscere la volontà di un popolo che vede in questa memoria un elemento della propria appartenenza ad una terra che troppe volte è stata violata dalla barbarie della guerra e dal cinismo di chi quelle guerre ha voluto e gestito. I manuali scolastici in adozione nelle scuole di ogni ordine e grado non ne parlano, mentre sarebbe fondamentale dare alle nostre studentesse e ai nostri studenti gli strumenti utili per conoscere ed orientarsi in una terra che ha vissuto con maggiore intensità e drammaticità di altre gli eventi del “secolo breve”, una terra di frontiera, plurale e complessa, come la sua storia, che auspichiamo possa essere insegnata presto anche a scuola», conclude Moretuzzo.


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