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Ennesimo femminicidio.

15 Giugno 2022

Ennesimo femminicidio.

Malisan: «La politica deve fare di più. Le norme in atto non tutelano le donne.

Serve un cambio di paradigma e massicci investimenti nella cultura del rispetto»

«Dall’inizio dell’anno 30 donne sono state uccise per la sola colpa di essere donne e non andare d’accordo con le aspettative che un uomo aveva su di loro. Donne madri che lasciano i loro figli orfani, vittime invisibili della violenza domestica, vittime anch’essi dell’idea di possesso maschile che non si riesce a scardinare. È ora di dire basta. Basta a questa cultura in cui gli uomini si sentono proprietari delle donne. Basta a questa cultura in cui se una donna denuncia “è un’esaltata, ha interpretato male, esagera, mente…”. Basta a questa cultura in cui “si stavano separando” diventa una scusante. Basta a questo accettare che “accada”. Non può più essere, non deve più essere». Sono le parole, a caldo, della vicesegretaria del Patto per l’Autonomia Rossella Malisan alla notizia dell’ennesimo femminicidio, questa volta a Codroipo dove una donna di 40 anni è stata uccisa dal marito nella notte.

«La politica deve fare di più. Le norme messe in atto non tutelano le donne. Che sono vittime delle violenze e quando denunciano sono spesso vittime di inascolto, inerzia, abbandono da parte della società, che invece dovrebbe far rete per proteggere loro e isolare e, dove possibile aiutare, i violenti incapaci di relazioni sane. È un’assicurazione sociale quella che dobbiamo mettere in campo, per evitare di trovarsi a reato compiuto, quando una donna non può più essere salvata e i pianti e il cordoglio non restituiscono una madre, una figlia, alla famiglia. Da anni e dopo numerosi interventi normativi, è sotto gli occhi di tutti che i risultati non sono adeguati». 

Che fare? «Bisogna cambiare paradigma e passare dalla sacrosanta tutela delle donne allo stop ai violenti e a massicci investimenti nella cultura del rispetto. Una donna che denuncia è sempre in ansia per il possibile ripetersi dell’accaduto. A lei l’onere di stare attenta, a lei il costo di spostarsi e rifarsi una vita, A lei la responsabilità di tutelare i figli, a lei insomma l’onere di prevenire un futuro avverarsi delle minacce. L’onere alla vittima. Mentre il violento ha l’obbligo di star lontano dalla donna (ed è un accadere che compete solo alla sua onestà) e spesso non subisce un distanziamento dalla società, la donna deve trovare il modo per preservarsi, cambiando notevolmente la qualità della sua vita. Esistono di certo le leggi, ma se un uomo violento le vìola, se si avvicina alla donna da cui dovrebbe star distante che accade? Quanto tempo prima che si intervenga? Basterà per salvarla? Quante denunce ripetute poi si concludono in maniera drammatica? Quante vengono riproposte? Allora è qui che si deve agire e con vigore: sui violenti. Ponendo in essere norme ed azioni che impediscano il reiterare della violenza. Che obblighino ad un percorso di recupero e che obblighino alla dimostrazione di essere cambiati. Le donne, di loro, già pagano troppo».

E, aggiunge Malisan, «c’è necessità urgente soprattutto di investire sulla cultura delle relazioni sane. Da subito, da piccoli, nelle scuole. Inserendo obbligatoriamente nei piani di formazione l’attenzione all’altro, alla affettività sana. Perché nessuna punizione, da sola, può essere un deterrente ad un reato. È molto più funzionale un cambio culturale, dove il reato non sia proprio concepito. Lo abbiamo chiesto proponendo una variazione dei programmi scolastici, lo abbiamo segnalato nel corso della discussione della norma regionale sugli “Interventi per la tutela delle donne vittime di violenza e per il contrasto e la prevenzione di atti violenti e discriminatori”. Facciamo in modo che gli intenti della legge trovino applicazione subito! Perché la raccolta dei frutti ha bisogno di un lungo tempo di maturazione, ma se non si inizia tutto rischia di rimanere solo su carta, e altre vittime saranno presenti nell’elenco di chi non c’è più», conclude Malisan invitando a «non banalizzare mai un discorso, una richiesta di aiuto, perché di solito sono necessari e i rapporti sani, in società, si costruiscono assieme: nessuno deve essere lasciato solo, men che meno le donne».


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