Due facce della stessa medaglia
Non molto tempo fa potevamo leggere sulla stampa come una maestra avesse sostituito la parola Gesù con Perù in una canzone di Natale, oggi leggiamo che Salvini giura sul Vangelo. Due episodi apparentemente scollegati che in realtà appartengono allo stesso fenomeno generale. Nel primo caso si cambia la forma per paura di offendere qualcuno, nel secondo caso un eccesso di forma serve solamente a contrapporsi ai musulmani, in entrambi i casi si privano parole e simboli del loro contenuto originale, trasformandoli in vuoti slogan. Indipendentemente dalla spiritualità del singolo, usare libri e simboli come armi di convenienza per attaccare o non essere attaccati è una sconfitta culturale. Così una maestra che dovrebbe stimolare i suoi studenti a ragionare e confrontarsi sceglie la via più semplice, e la meno elegante; mentre Salvini (che evidentemente non sa che si giura sulla Bibbia non sui Vangeli, ma forse i vangeli adoperati sono quelli apocrifi) sfoggia ancora una volta un inqualificabile opportunismo. Forse non molti ricordano i passati rituali al “Dio Po” che è già una mezza bestemmia , o gli ordini del giorno nei comuni per rimuovere i crocifissi dai luoghi pubblici, ma d’altronde cavalcare l’onda del momento è un mestiere difficile, ma per farlo basta una faccia di bronzo e la speranza che nessuno ricordi cosa hai detto e fatto ieri. Togliere il nome Nord dal simbolo non è sufficiente per far dimenticare il passato, così come il bacio di Di Maio all’ampolla di San Gennaro non può nascondere la palese incoerenza del suo movimento.
L'Insonne
