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Grignano, dai pini promessi ai parcheggi: storia di una mobilitazione

14 Ottobre 2026
Presidio 13 ottobre 2026

Nel 2021 la Regione Friuli Venezia Giulia annuncia un intervento da 7,5 milioni di euro per ripristinare l’area demaniale del porticciolo di Grignano. La promessa è conservare le alberature con soluzioni tecniche capaci di conciliare radici e pavimentazioni, sul modello di Lignano. Nella parte sud (a ridosso del Parco di Miramare) il progetto prevede aree pedonali e una zona di svago e relax. La tutela dei pini viene ribadita all’apertura del cantiere nel 2024. Intanto, dal 2023, il Gruppo Riva Massimiliano e Carlotta si mobilita per la riapertura del percorso costiero tra Grignano 1 e Grignano 2, tutt’ora chiuso,  e l’accesso libero al mare. Il consigliere Riccardo Laterza di Adesso Trieste presenta un’interrogazione nel 2025. La risposta arriva 15 mesi dopo: gli uffici stanno accertando e verificando.

Prima dell’intervento, parte nord

Il 13 febbraio 2025 vengono però abbattuti tutti i 12 pini della zona nord. Il giorno seguente Giulia Massolino, consigliera del Patto per l’Autonomia, presenta un’interrogazione. La risposta dell’assessora Cristina Amirante – pervenuta a fine luglio – attribuisce i tagli alla scoperta di radici sopra una soletta di cemento da demolire. Ma rivela anche l’intenzione di rimuovere anche i pini a sud, subito dopo la Barcolana. Ad agosto Massolino chiede accesso agli atti e alternative ai tagli.

Abbattimenti febbraio 2025, parte nord

Nell’estate 2025 il Gruppo Riva Massimiliano e Carlotta promuove una petizione, sostenuta da Legambiente, WWF, LIPU, ISDE e Triestebella: salvare i pini, riaprire il percorso pedonale tra Grignano 1 e 2, e installare una scaletta sulla scogliera per l’accesso al mare. Il 25 settembre vengono consegnate al Consiglio regionale 588 firme cartacee, oltre a più di 1300 online. Il 30 settembre un flash mob offre ai consiglieri che entrano in aula una scelta simbolica: un rametto di pino se intendono supportare la mobilitazione o un sacchetto di segatura per ignorarla. 

Dopo i lavori, parte nord

Dopo l’estate la battaglia si sposta sui documenti. Il comitato e Legambiente diffidano la Regione dal procedere con altri tagli. Il 29 settembre Francesco Russo del PD presenta un’interrogazione immediata; il 10 ottobre un ordine del giorno di Massolino per tutelare i pini viene respinto dalla maggioranza. Il 22 ottobre il comitato e Legambiente, insieme a Massolino e Russo, illustrano le incongruenze emerse: nonostante gli annunci, il progetto conservava soltanto 4 pini su 12 a nord e 6 su 12 a sud; ma nella parte nord in realtà erano stati eliminati tutti. Le associazioni contestano le autorizzazioni e richiamano la salute e la stabilità degli alberi, come rilevate dalle relazioni tecniche del progetto.

A febbraio 2026 arriva la variante per la zona sud: al posto dell’area prevalentemente pedonale e ricreativa, la variante prevede di realizzare 62 posti auto e 18 posti moto, con l’eliminazione di tutti i pini ancora in piedi. Il 13 febbraio Massolino e Russo convocano una conferenza stampa con il comitato, Legambiente, WWF, LIPU e ISDE. Le associazioni organizzano il flash mob “Smascheriamoli”, con maschere da albero, e presentano una memoria per la Conferenza dei servizi del 16 febbraio. Chiedono conservazione delle alberature, rispetto del paesaggio e verifica delle ragioni della variante, denunciando un coinvolgimento tardivo. La variante ottiene comunque il via libera.

Il 7 maggio Legambiente, Gruppo Riva Massimiliano e Carlotta e Costituzione32 illustrano l’esposto depositato alla Procura della Repubblica, con il sostegno di Massolino, Russo e Furio Honsell di Open Sinistra FVG. Chiedono di verificare eventuali reati: tagli non previsti, possibili carenze nelle autorizzazioni paesaggistiche, difformità progettuali e dubbi sulla legittimità della variante. L’opposizione sollecita di ripensare il progetto e valutare l’effettiva necessità dei parcheggi.

Il 9 ottobre le associazioni presentano un esposto alla Corte dei conti per eventuali danni erariali. La perizia allegata stima 185.196 euro per i 12 pini già tagliati e un danno patrimoniale potenziale complessivo di 370.392 euro, oltre alla perdita dei servizi ecosistemici. Sono 17 i pini minacciati nella zona sud, compresi gli alberi che fanno ombra al ristorante adiacente.

Appena conclusa la Barcolana, il 12 ottobre 2026, compaiono le transenne attorno agli alberi superstiti. Massolino e Laterza denunciano la scelta di privilegiare i parcheggi. Legambiente convoca per il 13 ottobre un presidio a Grignano: un nuovo appello per fermare i tagli e salvare la baia.

È in fase di preparazione avanzata un’integrazione dell’esposto già depositato alla Procura della Repubblica.

Quanto ci costa questo assurdo progetto?

Anche i costi nel frattempo sono lievitati. Nel dicembre 2019 la Giunta aveva approvato l’aggiornamento del progetto di fattibilità per un importo complessivo di 4,5 milioni di euro. A marzo 2023, con l’approvazione del progetto definitivo, il quadro economico sale a 7 milioni, per raggiungere i 7,43 milioni nel maggio 2024. In meno di cinque anni l’importo aumenta quindi di 2,93 milioni di euro, pari al 65%: una crescita consistente della spesa pubblica, mentre le promesse di tutela del verde vengono progressivamente disattese.

Prima dell’intervento, nell’area del porticciolo di Grignano erano presenti circa 140 posti auto, alcuni dei quali non accessibili per l’asfalto sconnesso. Dopo gli abbattimenti e i lavori, nella parte nord ci sono attualmente 63 posti auto e 20 posti moto. Con la variante, a sud, alla fine ci saranno 62 posti auto e 18 posti moto, per un totale di 125 posti auto e 38 moto.

Valeva la pena far diventare la baia di Grignano un’enorme isola di calore e abbattere tutti gli alberi per questi numeri?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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