Skip to main content

Patto per l'Autonomia | Pat pe Autonomie | Pakt za Avtonomijo | Pakt für die Autonomie

Intimidazione strategica

24 Ottobre 2017
Alcune menti eccelse del PD hanno dichiarato che il referendum lombardo-veneto sulla autonomia è stato inutile, e che lo stesso risultato si sarebbe ottenuto, con minor spesa, proponendo un negoziato al Governo centrale, come ha fatto il presidente dell’Emilia-Romagna. Chiediamoci: qual è la differenza tra mobilitare milioni di elettori, come hanno fatto i presidenti di Lombardia e Veneto, e intavolare un negoziato col Governo nelle segrete stanze, come hanno fatto Tondo (con Tremonti) e la sua gemella Serracchiani (con Padoan)? La differenza tra i due approcci è presto detta: il primo implica una intimidazione strategica del territorio verso il Governo centrale e i partiti e poteri (più o meno puliti) che lo sostengono. Il secondo implica una intimidazione politica del Governo centrale sui rappresentanti del territorio, rappresentanti minacciati nelle loro personali prospettive di carriera se non si adeguano alle logiche centraliste. Ho più volte ricordato come l’intimidazione strategica rappresenti l’unica prassi politica capace di limitare la rapacità del centralismo romano. I risultati parlano da soli; tutti sappiamo cosa hanno ottenuto i gemelli Tondo-Serracchiani col loro approccio “responsabile”: un fracco di legnate (non per i gemelli, per i cittadini del Friuli Venezia Giulia). Al contrario, il messaggio del referendum lombardo-veneto è arrivato a Roma forte e chiaro: il Governo e i suoi sottopancia hanno immediatamente capito che in una parte importante del Paese il PD, squalificato dalle sue posizioni iper-centraliste, è ormai sulla soglia della irrilevanza assoluta. Il Governo ha subito abbozzato, perché sente minacciata la sopravvivenza stessa del suo potere, l’unica cosa a cui tenga realmente. La concomitante crisi catalana insegna a tutti, perfino ai caporioni PD, che è meglio non sottovalutare milioni di cittadini che si mobilitano in difesa dell’autonomia del proprio territorio, perché altrimenti si rischia la delegittimazione totale del Governo centrale come è capitato a MR. Questi referendum autonomisti sono il secondo tempo del referendum costituzionale del 4 dicembre. Gli sconfitti sono gli stessi di allora. Il PD e i suoi tirapiedi l’hanno presa nei denti una seconda volta: ben gli sta! MR voleva uno Stato super-centralizzato a propria immagine e somiglianza, uno Stato che era la negazione dello spirito profondo del Paese. E' stato sonoramente bocciato dal popolo sovrano. Tuttavia il senso del pericolo che noi tutti abbiamo corso in quella occasione, e il timore che il PD, nella sua protervia, ritorni alla carica, ha prodotto per reazione una nuova consapevolezza del valore fondamentale delle autonomie, e ha mobilitato il popolo nella battaglia per un nuova Repubblica, basata sulla democrazia autentica e le autonomie, non sul becerume PD. E' sintomatico che MR non abbia commentato i risultati dei referendum. MR sa bene di essere il grande sconfitto. Come ha scritto Giorgio Cavallo, questo autunno ha segnato l’esplosione dell’idea autonomista. Paradossalmente, di questo dobbiamo essere grati a un centralista esasperato come MR che l’ha fatta talmente fuori dal vaso da costringere alla mobilitazione tutte le coscienze democratiche. (Ma chi sarà questo MR? Matteo Renzi? Mariano Rajoy? Boh?). Il risultato è stato particolarmente rotondo in Veneto e, all’interno del Veneto, nella Provincia di Treviso. Questo è interessante in vista delle prossime elezioni regionali del Friuli-Venezia Giulia. Come è noto la sociologia elettorale della (ex)Provincia di Pordenone è perfettamente sovrapponibile a quella della contermine Provincia di Treviso. Dai risultati del referendum possiamo desumere che la percentuale elettorale del PD nel Pordenonese sia oggi molto (ma proprio molto) inferiore al 10%. A Udine, forse vale qualche “zero virgola” in più, ma non chissà cosa. Un dato emerge con chiarezza assoluta: nella prossima legislatura regionale il Friuli Venezia Giulia dovrà esercitare l’intimidazione strategica verso il Governo centrale con la massima intensità, se vorrà riprendersi dal tracollo provocato dai gemelli Tondo-Serracchiani. Speriamo solo che non ci tocchi il terzo gemello!! Sarebbe la fine. Sergio Cecotti

Prossimi appuntamenti

Non ci sono eventi futuri