Ddl Assestamento. Approvato ordine del giorno per studi epidemiologici vicino alla SIOT e per l’inquinamento da PFAS Massolino e Moretuzzo: «Bene dare risposte alle preoccupazioni della cittadinanza in merito agli impatti sulla salute degli inquinanti»
Uno studio epidemiologico su base volontaria per verificare gli impatti da inquinamento in prossimità degli insediamenti della TAL-SIOT e da PFAS su tutto il territorio regionale. Questi gli impegni chiesti alla Giunta regionale dai consiglieri del Patto per l’Autonomia – Civica FVG Giulia Massolino e Massimo Moretuzzo con due ordini del giorno approvati ieri dall’Aula nel corso della discussione sull’assestamento di bilancio.
«Raccogliamo la grande preoccupazione delle e dei residenti per gli impatti sulla salute delle emissioni atmosferiche nelle aree limitrofe agli stabilimenti TAL-SIOT, aumentate a seguito dell’annuncio della volontà a costruire gli impianti di cogenerazione presso quattro stazioni di pompaggio (Comuni di Dolina, Reana del Rojale, Cavazzo Carnico e Paluzza) - dichiarano Massolino e Moretuzzo -. Con i nuovi impianti di cogenerazione verranno immesse in atmosfera ogni anno circa 28 mila tonnellate di anidride carbonica, 79 tonnellate di monossido di carbonio e 30 tonnellate di ossidi di zolfo, e queste ulteriori emissioni aggravano i rischi per la salute di chi vive in prossimità. In attesa dell’espressione della sentenza TAR in merito al ricorso delle associazioni ambientaliste, impegnare la Regione a procedere con lo studio è per noi fondamentale, vigileremo sull’attuazione dell’impegno della Giunta: è necessaria trasparenza e attenta valutazione.».
«La contaminazione da PFAS è ormai riconosciuta come un problema di natura globale che non può essere più ignorato – spiegano Massolino e Moretuzzo, in merito al secondo studio richiesto –. In Italia si registra il più grande inquinamento d’Europa da sostanze PFAS e dopo 10 anni non è stata ancora emanata una legge che salvaguardi la salute di cittadine e cittadini e dei territori. Le sostanze PFAS sono composti chimici industriali resistenti ai maggiori processi naturali di degradazione e ormai onnipresenti nell’ambiente, si accumulano nel corpo umano e sono considerati fattori di rischio per diverse malattie. La conoscenza della diffusione e degli effetti della contaminazione è ritardata da numerosi ostacoli, ma non possono più essere procrastinate soluzioni che affrontino sistematicamente questa emergenza ambientale a partire da prevenzione e monitoraggio: urgono prese di posizione da parte delle amministrazioni, dei rappresentanti politici, delle autorità di regolazione».