Cannabis light. Massolino: «Emendamento assurdo e dannoso, sono in ballo migliaia di posti di lavoro. Avevamo presentato un ordine del giorno accolto dalla Giunta, ora la Regione faccia pressione a livello nazionale perché si torni indietro»
«Un emendamento assurdo e dannoso quello proposto dal Governo e approvato ieri in commissione che vieta la coltivazione e la vendita di infiorescenze, resine e oli derivati dalla cannabis sativa - dichiara Giulia Massolino, consigliera regionale del Patto per l’Autonomia prima firmataria di un ordine del giorno in merito, sostenuto anche dai colleghi del gruppo Moretuzzo e Bullian e da altre colleghe e colleghi di opposizione, e accolto dalla Giunta nella seduta di Assestamento estiva -. Finora le varietà di canapa iscritte nel catalogo delle specie agricole non rientravano nel campo di applicazione del Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope poiché hanno un contenuto di THC pari o inferiore allo 0,2%. E, infatti, ne era consentita la coltivazione senza necessità di autorizzazione, richiesta invece per la coltivazione di canapa ad alto contenuto di THC. Gli usi sono i più disparati: alimenti, cosmetici, semilavorati come fibra, canapulo, polveri, cippato e olio carburanti per l'industria e l'artigianato, per la bioingegneria e bioedilizia, per la fitodepurazione di siti inquinati, coltivazioni per attività didattiche, dimostrative e di ricerca da parte di istituti pubblici o privati e coltivazioni destinate al florovivaismo. Secondo Coldiretti, nel giro di cinque anni sono aumentati di dieci volte i terreni coltivati con canapa, dai 400 ettari del 2013 a quasi 4.000 nel 2018 e l’Associazione Imprenditori Canapa Italia stima che attualmente l’industria legata alla canapa impieghi nel nostro paese circa 30 mila persone, con 3 mila aziende che producono un fatturato annuo intorno ai 500 milioni di euro. Forte preoccupazione, all’annuncio della previsione normativa nazionale, era stata espressa dalla Confederazione Agricoltori Italiani (CIA), poiché tale misura penalizzerebbe fortemente gli agricoltori che nel corso degli anni hanno investito in una cultura legale e ad alto valore aggiunto, con pesanti ricadute sulle filiere agro industriali di eccellenza come la cosmesi, il florovivaismo, gli integratori alimentari, il settore dell’erboristeria. Tutti ambiti che poco hanno a che fare con le sostanze stupefacenti. Peraltro è evidentemente che ormai sono temi ampiamente sdoganati da un punto di vista sociale e scientifico, e molti altri Paesi stanno andando in direzione opposta, ampliando le legalizzazioni».
«La Giunta regionale aveva accolto il nostro ordine del giorno la scorsa settimana durante l’assestamento estivo, condividendo la nostra preoccupazione e impegnandosi ad avviare un tavolo di confronto con i portatori di interesse - prosegue Massolino -. La Regione Friuli-Venezia Giulia dovrebbe ora far sentire la propria voce affinché questo emendamento retrogrado e immotivato non passi in Camera e in Senato».