Dopo l’esperienza della precedente giunta “renzianissima” che ha abolito le provincie in tempo di record partorendo il pasticcio UTI, ora è il turno della Lega, che si cimenta con ricette che sembrano essere il frutto casuale di un lancio di dadi.

In entrambi i casi assistiamo all’applicazione del metodo classico dei partiti nazionali: calare le riforme dall’alto, senza nessun coinvolgimento dei territori e delle comunità.

I Patto per l’Autonomia ritiene che gli Enti Locali siano fondamentali per la costruzione della Regione e dell’intero paese, e che sia quindi giunto il momento di dire basta alle riforme costruite a tavolino nelle segrete stanze dei partiti. Riforme sì, ma con il coinvolgimento e la partecipazione delle comunità sulle quali le stesse producono effetti che possono essere devastanti se ci si basa sull’improvvisazione.

Posto che sarebbe meglio poter commentare un documento ufficiale, o almeno ufficioso, invece delle boutades che arrivano ormai quotidianamente, ci sono delle questioni che ci suonano davvero strane.
Fra queste il ritorno alle Province come ente elettivo di secondo livello: siano tre o quattro, ci sembra una scelta davvero anacronistica, volta al passato e non al futuro, più voluta per fame di posti di potere da occupare sull’onda del successo elettorale che come soluzione dei problemi.
Progetto FVG non vuole essere da meno, e lancia l’ipotesi della provincia Isontino – Giuliana senza porsi il problema di cosa ne pensano cittadini del Friuli Orientale, tanto da generare un immediato movimento spontaneo sui territori di senso opposto.
È evidente che non ci sono ricette facili, però crediamo che una riforma degli Enti Locali debba necessariamente partire da una analisi seria che metta in chiaro le priorità, le strategie e gli obiettivi che ci poniamo. A partire dalla prima riforma necessaria: quella di un ente Regione che è diventato gigantesco e centralista e da una definizione di aree vaste che parta dall'ascolto vero dei territori, della loro storia e del modello di sviluppo economico e sociale che si intende perseguire.
Sulla base di questi presupposti ci impegneremo nei prossimi mesi partendo dal confronto con i territori e le comunità.

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