Cambio di passo per il rilancio della montagna. Legno, idroelettrico ed edilizia, le priorità.
«2000 posti di lavoro con investimenti adeguati». Il Patto per l’Autonomia incontra gli imprenditori della Delegazione di Tolmezzo di Confindustria
Se è vero che una “questione montagna” esiste, è altrettanto vero che essa va posta in maniera diversa dal passato: della montagna occorre occuparsi non per assisterla, ma per far sì che il suo valore, le sue specificità, i suoi tanti talenti siano valorizzati e messi in circuito, a beneficio della montagna stessa e della regione nel suo complesso. Agli imprenditori del territorio montano – guidati dal Coordinatore della Delegazione di Tolmezzo e Vice Presidente di Confindustria Udine Vittorio Di Marco –, che lo hanno incontrato giovedì 19 aprile, presso la Delegazione di Tolmezzo di Confindustria, il candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia, Sergio Cecotti, ha sottolineato l’urgenza di un cambio di passo, condivisa dai partecipanti all’incontro. Cecotti ha sottolineato la necessità di partire da un piano straordinario di investimenti «per ricostituire quel capitale territoriale che è stato disperso negli ultimi 10 anni. Si tratta di una azione massiccia per il risparmio energetico, per la sicurezza intrinseca del territorio (dalla antisismicità degli edifici agli interventi di cura rispetto alle acque ed alle questioni idrogeologiche), che deve contemporaneamente sapersi confrontare con il tema del consumo di suolo, del recupero del costruito e della definizione degli equilibri tra zone antropizzate e rurali o naturali». Viviamo un mutamento di paradigma che coinvolge l’economia di tutto il mondo occidentale; nel nuovo paradigma, territori svantaggiati nella precedente fase partono con un vantaggio che non va assolutamente disperso. Ecco allora l’importanza di sviluppare su basi nuove il turismo in montagna e di fare in modo che le risorse e i beni comuni che appartengono a tutti, come l’acqua, «vengano gestiti a beneficio delle comunità nelle quali le risorse si trovano». E a fronte di una «confusione normativa» tra le diverse normative di tutela, come il Piano delle acque, quello delle attività estrattive o quello paesaggistico, generata da una «Regione che non è stata capace di interpretare correttamente le esigenze del territorio», in caso di elezione, Cecotti si è impegnato ad intervenire per sanare la situazione. All’incontro a Tolmezzo è intervenuto anche Domenico Romano, presidente del Bim, il Bacino Imbrifero Montano, candidato al Consiglio regionale con il Patto per l’Autonomia nella circoscrizione di Tolmezzo (nella medesima si presentano per il Patto anche Olga Passera e Gianpietro Zanni). Romano ha condiviso la necessità espressa dagli imprenditori presenti di investire nella diffusione della banda ultra larga anche nei paesi di montagna. Nonostante gli impegni presi a livello istituzionale – è stato detto –, il sistema di connessione presenta evidenti disfunzioni e vi sono gravi ritardi nelle possibilità di accesso alla banda ultra larga. In materia di idroelettrico, «ci vuole una legge regionale per regolamentare il rilascio di nuove concessioni, per togliere le piccole derivazioni che stanno solo prosciugando fiumi, torrenti e ruscelli, e gestire direttamente le rimanenti derivazioni principali, per restituire le risorse ai territori, prevedendo – ha spiegato Romano – che per ogni kw prodotto, come fanno il Trentino e l’Alto Adige, possa essere messo a disposizione delle industrie, delle case di cura, delle case di riposo, degli hotel del territorio, un quantitativo energetico a costo zero. Una misura a ristoro dei danni subiti dal territorio». Nel settore legno, «oggi una buona parte della materia prima ricavata dai nostri boschi viene esportata, lavorata e commercializzata in Austria. Serve una legislazione che supporti e valorizzi la filiera foresta-legno locale, dal taglio alla lavorazione dei materiali con un alto valore aggiunto: avremo una potenzialità di mercato con un marchio nostro, che potrebbe creare, con un investimento adeguato, 2000 posti di lavoro in un anno». Infine, «si dovrà costruire una politica di sostegno alle attività edilizie, pesantemente compromesse dalla crisi economica, e, coordinandosi con le scuole e gli istituti professionali, formare il personale addetto garantendo manodopera a medio e lungo periodo, e sburocratizzare, rendendole più celeri, le gare d’appalto».Prossimi appuntamenti
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