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Patto per l'Autonomia | Pat pe Autonomie | Pakt za Avtonomijo | Pakt für die Autonomie

Avevamo capito ed eravamo orgogliosamente malfidenti: per questo abbiamo votato no

07 Dicembre 2017
Ad un anno di distanza dal referendum costituzionale Salvatore Spitaleri intervenendo sul Messaggero Veneto del 5 dicembre 2017 si chiede se “quegli saputi” di autonomisti abbiano capito il grande errore fatto allora e se quella scelta fu dovuta al “non aver capito o all’essere in malafede”. Poiché nel corso del 2016 mi sono trovato a guidare il comitato “Sono Speciale Voto No” e ad espandere il pensiero dei molti cittadini regionali che avevano annusato la truffa per anziani denominata “Carta di Udine”, mi pare doveroso interpretare le affermazioni di Spitaleri che, magari così non fosse, rappresentano con ogni probabilità un residuo pensiero di quell’area politica PD che ai contenuti di quel referendum aveva creduto. Se effettivamente molti della sua parte politica la pensano in questo modo mi pare rappresentino una pericolosità sociale da esorcizzare. Al di là di alcune considerazioni che vorrebbero mettere in conflitto la esperienza della specialità del F-VG con quelle delle regioni ordinarie che oggi hanno cominciato a ribellarsi alla centralizzazione, mi stimola l’affermazione testuale che “oggi è certo più complesso attivare percorsi per nuove e più aggiornate competenze e soprattutto il rapporto tra Regione e Stato è rimasto un impari braccio di ferro”, peraltro da non lasciare alle “irose manine di bambini beccati in fallo” che “sbattono pugni sui tavoli romani”. Che tali appunto sono gli autonomisti. Dice lo Spitaleri: vi avevamo proposto un bel po’ di modifiche della Costituzione che avrebbero risolto tutti i problemi fondamentali dello stato italiano, dalla governabilità alla messa in riga delle dissipatrici autonomie locali, e voi le avete rifiutate. Oggi a causa del NO andiamo di male in peggio e tutti i problemi sono rimasti in piedi, compreso quello di salvaguardare e allargare l’autonomia speciale del F-VG. Dovreste, voi autonomisti del Friuli, cospargervi di cenere e dichiarare di non aver capito la bontà del prodotto e pentirvi di non averlo comprato. A queste argomentazioni rispondo: “errare è umano, perseverare è diabolico!” Hanno cercato di venderci una “patacca” per sostituire con norme raffazzonate e contraddittorie un impianto che arrancava per mancanza di manutenzione, ed oggi ci vengono a dire che abbiamo fatto male a sbattere la porta in faccia al piazzista. E nel frattempo i proprietari-concessionari dell’impianto hanno continuato a distruggerlo a martellate come è avvenuto con il “rosatellum”. Mi limito alla questione dei rapporti tra stato centrale e territori. La proposta referendaria del 2016 era una pietra tombale ad ogni reale autonomia delle regioni in generale ed una ambigua norma transitoria rimandava al futuro le procedure di revisione delle specialità, attizzando ancor più il clima generale che voleva farne piazza pulita. Spitaleri forse non ha capito che i “friulanisti” non si battevano solo per la loro specialità, da ridefinire, ampliare e riscrivere, ma in difesa dell’intero Titolo V della Costituzione e della sua applicazione, devastata da 15 anni di governi nemici dell’autonomia regionale e locale così come definita nel 2001. Un vento impetuoso da nord ha cambiato il clima. Il referendum dell’ottobre 2017 in Veneto ha fatto piazza pulita della volontà centralizzatrice delle modifiche costituzionali del 2016 ed ha aperto una fase nuova di ricontrattazione tra territori e stato per la ripartizione dei poteri di competenza. Il referendum veneto non ha distrutto le specialità ma ha fatto diventare la specialità un obiettivo generale. Se abbiamo delle carte da giocare, il voto del Veneto permette al F-VG ed alle altre speciali di uscire dalla dannazione in cui erano state cacciate da una “pubblica opinione” deviata. Chi ha a cuore il futuro dell’autonomia speciale del F-VG non è preoccupato per quanto riuscirà a strappare il Veneto al Governo ed al Parlamento, ma piuttosto dalla incapacità delle forze politiche, che in Regione F-VG si collegano al sistema politico italiano, di interpretare adeguatamente la rinnovata specialità di cui ha bisogno il Friuli - Venezia Giulia. Negli ultimi anni il F-VG ha subito un salasso di risorse finanziarie che oggi tagliano il bilancio regionale del 25%, 1,2 miliardi su 5, ha visto il governo distruggere molte leggi approvate in regione contestandone la legittimità di competenza, e praticamente non ha portato a casa uno straccio di norma di attuazione che ampliasse il suo spazio di azione. Forse come dice Spitaleri non abbiamo avuto sufficienti  “bambini che sbattessero i pugni sui tavoli romani”, ma ci siamo affidati a puri legami politici di sudditanza. Un consiglio a quanti condividono quanto dice Spitaleri. Quando viene a mancare una cosa a cui eravamo affezionati dispiace, ma prima o poi ce ne facciamo una ragione. Ad un anno di distanza mi pare che il PD non abbia ancora rielaborato il lutto del 4 dicembre 2016. E appellarsi alla “macumba” è un po’ da primitivi. Giorgio Cavallo

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