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Fedriga a Mattino5: prima le fabbriche, poi le scuole

27 Febbraio 2021

Malisan e Targhetta: «Non conosce il modello Friuli che si compiace di seguire»

«Forse il Presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia dovrebbe studiare meglio la storia della regione che governa». È il commento di Rossella Malisan e Chiara Targhetta del Patto per l’Autonomia alle dichiarazioni del governatore Fedriga, ieri (26 febbraio, ndr), alla trasmissione Mattino5: «L’emergenza Covid19 va gestita individuando un ordine di priorità. Prendiamo esempio dal modello Friuli del ‘76: “Prima le fabbriche, poi le case, infine le chiese”».

«Nella più buona delle ipotesi è quantomeno irrispettoso compiacersi di seguire un modello che evidentemente non si ha compreso – continuano Malisan e Targhetta –. Nell’agosto del 1976, prima che l’anno scolastico iniziasse, pur in una situazione drammatica come quella del post-terremoto, la Regione si era premurata di intervenire sull’edilizia scolastica e sui trasporti degli alunni. I report di un ispettore tecnico incaricato di organizzare il funzionamento delle scuole per i bambini e i ragazzi sfollati a Grado e Lignano confermano che gli istituti furono resi funzionali già ad inizio anno scolastico, impostando doppi turni per non far perdere lezioni ai frequentanti e convertendo in sedi scolastiche alcuni edifici esistenti. Non ci si vanti, dunque, di affermare che la scuola può essere messa in coda agli interventi in tempo di pandemia. Non in questa regione dove è attiva l’unica Università italiana – quella di Udine – nata su volontà del popolo friulano, evidentemente ben consapevole del valore dell’istruzione».

Malisan e Targhetta si chiedono inoltre «sulla base di quali dati si scelgono interventi di chiusura così generalizzati in un contesto sociale, quello scolastico, tra i più monitorati, certamente non quello con il più alto rischio di contagio del virus. I focolai scolastici sono facilmente identificabili. Possiamo dire altrettanto per quelli che hanno origine in un locale aperto al pubblico? Il Patto per l’Autonomia – ricordano – ha sollecitato più volte, in Consiglio regionale, l’attivazione di azioni di monitoraggio all’interno delle scuole per intervenire solo laddove è davvero necessario, senza chiusure indiscriminate, come pare si intenda fare ora in cui si nota una ripresa dei casi di positività del virus Covid19. Ma si è pensato che per legge i minori (sicuramente quelli con meno di 14 anni) non possono rimanere a casa da soli? Per stare con loro, i genitori dovranno smettere di lavorare? Con quali permessi? Quali conseguenze? O si intende basare tutta la struttura salva-economia sui nonni? Pretendiamo una soluzione ragionata tanto quanto per qualsiasi altra attività “produttiva”, a meno che il Presidente Fedriga non pensi che la “produttività” sia legata al solo manifatturiero negando il progresso e lo sviluppo che l’istruzione può portare alle comunità e al territorio».


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