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Un’occasione persa per tutelare le donne vittime di violenza

27 Luglio 2021

Malisan: « Ha vinto l’ideologia politica». Mestroni: «Scelta della maggioranza sminuente e fuorviante»
Critiche delle esponenti del Patto per l’Autonomia  alla proposta di legge antiviolenza e antidiscriminazione discussa ieri in Aula.

«Negli ultimi anni molto si è fatto sulle tematiche delle pari opportunità e della violenza di genere, ma siamo ancora lontani dal raggiungere l’obiettivo di una società dove sia pienamente radicata una cultura dell’uguaglianza e del rispetto: lo testimonia il persistere di cronache di femminicidi e violenze sulle donne, nonché di diseguaglianze e disparità in ambito lavorativo, familiare e sociale», osserva Rossella Malisan del direttivo del Patto per l’Autonomia all’indomani dell’approvazione della proposta di legge in materia di antiviolenza e antidiscriminazione con i soli voti della maggioranza.

Una legge che «doveva essere un testo unico degli interventi per la tutela delle donne vittime di violenza, che ha preso le mosse dalla consapevolezza che se è vero che ogni violenza è ingiustificabile, ce ne sono talune che per caratteristiche, modalità e frequenza hanno bisogno di un’attenzione e interventi declinati in maniera specifica, ma che invece è diventata l’ennesimo atto che si piega sotto il peso di una certa ideologia politica, a discapito di una vera azione di tutela dei più deboli. Perché – continua Malisan – per togliere i riferimenti alle “vittime di discriminazione in ragione del loro orientamento sessuale e della loro identità di genere”, come ha ben chiarito il capogruppo della Lega, si è scelta la formula di indirizzare la legge alle persone discriminate per “origine etnica, credo religioso, nazionalità, sesso, orientamento sessuale, disabilità” allargando in maniera così aspecifica la platea dei destinatari tanto da annacquare, di fatto, le possibili azioni che dovranno essere messe in campo. E lo si vede chiaramente nel testo andato in discussione, dove al di là dei principi enunciati, non si prevedono provvedimenti specifici per le categorie di persone che si dichiara di voler tutelare. Eppure le moltissime associazioni che si occupano della tutela delle donne, delle vittime, dei più deboli, di parità di genere, avevano ben espresso la loro posizione di perplessità fino alla contrarietà dell’approvazione della legge nella sua ultima versione e si sono prodigate per aiutare a presentare emendamenti migliorativi ad un testo che presenta molte lacune».

«È senz’altro positivo il coinvolgimento di un’ampia rete di soggetti e dei servizi sociali dei Comuni, ma qualcuno ha verificato davvero la presenza delle competenze e dei mezzi necessari per farvi fronte – si chiede Corinna Mestroni, consigliera comunale del Comune di Rive d’Arcano con delega alle pari opportunità, impegnata da tempo sui temi della violenza contro le donne e della discriminazione di genere –? Prendersi in carico le vittime di violenza proponendo un percorso condiviso e personalizzato è cosa auspicabile, ma certamente impegnativo e difficile senza adeguate formazione e dotazioni economiche e finanziarie. In generale, servono fondi, strutture e competenze per la necessaria operatività».

«Questo testo – continua Malisan – doveva essere una base per un impegno chiaro, da parte della Regione, nell’affrontare le problematiche legate alla violenza per genere, a partire dalla prevenzione dei comportamenti violenti. Poteva essere una buona occasione per mettere in atto una formazione programmata e duratura di educazione al rispetto attraverso interventi coordinati, universali, metodici e duraturi nel tempo e invece ancora, ad esempio, si lascia alla decisione delle singole istituzioni scolastiche se mettere o meno in atto progetti di sensibilizzazione per la prevenzione dei fenomeni di violenza».

«Nel testo non si affronta come meriterebbe il tema della prevenzione – le fa eco Mestroni –. Si citano misure senza specificare come saranno messe concretamente in pratica. Non basta parlare per principi, bisogna agire su più fronti e coinvolgere i Comuni che sono gli enti più vicini ai cittadini, comprese le vittime di violenze e quelle potenziali, e che ne conoscono i bisogni meglio di tutti».

«“Una legge sulla violenza contro le donne è necessaria”, ha ricordato ieri in Aula il vicepresidente della Regione, invitando a superare almeno su alcuni punti la legittima differenza di idee. A fronte di queste premesse – prosegue Malisan –, ci saremmo aspettati un maggiore ascolto dei tecnici che lavorano ogni giorno con le vittime di violenza e che hanno a gran voce sostenuto la necessità di migliorare molti aspetti del testo. Invece, ancora una volta, l’ideologia ha travalicato l’auspicata “sintesi comune” tanto che il testo portato al voto dalla Giunta all’articolo 1 dei suoi principi neppure le cita le donne». «Una scelta sminuente, fuorviante e fuori luogo, pur nel rispetto di tutte le vittime di discriminazioni», conclude Mestroni.


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