Candidati, sostenitori, simpatizzanti… a loro, che in tantissimi hanno raggiunto l’8 maggio San Marco di Mereto di Tomba, è andato il grazie sentito del Segretario regionale del Patto per l’Autonomia, Massimo Moretuzzo. Grazie «per il personale contributo di ciascuno, che ci ha permesso di ottenere un risultato straordinario alle elezioni regionali e grazie al nostro candidato presidente Sergio Cecotti». Per lui, applausi e standing ovation. L’ingresso in Consiglio regionale di due rappresentanti del Patto (Moretuzzo e Giampaolo Bidoli) «non è un punto di arrivo – ha detto Moretuzzo –, ma la prima tappa di un percorso lungo, affatto facile, che va nella direzione del radicamento e della strutturazione di un movimento territoriale, che vuole dare voce e rappresentanza a tutti i territori e a tutte le comunità del Friuli-Venezia Giulia».

«Avevamo fatto una promessa agli elettori: i nostri consiglieri, se ne avessimo avuti, di fronte ad una legge sciagurata come quelle che abbiamo visto passare negli ultimi dieci anni, alzeranno la mano e denunceranno il fatto che quella legge porterà disastri sul territorio. E non abbasseranno la mano, finché la giunta non darà risposte. Manterremo quella promessa». È la prima dichiarazione del candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia Sergio Cecotti dopo l’esito delle elezioni regionali che ha visto il partito autonomista, con il 4,09% delle preferenze, ottenere due seggi in Consiglio regionale. «I nostri consiglieri lavoreranno per portare razionalità nella legislazione regionale – afferma Cecotti –, una legislazione che negli ultimi dieci anni è stata fatta non con i piedi, ma con la suola delle scarpe. Questo sarà il nostro impegno».

Con il 4,09% delle preferenze, il Patto per l’Autonomia ottiene almeno un seggio in Consiglio regionale. «Enorme la soddisfazione per il risultato acquisito – è il commento congiunto del presidente del Patto per l’Autonomia, Markus Maurmair, e del segretario Massimo Moretuzzo –. Il movimento si è costituito il 30 dicembre scorso, ha partecipato alle Politiche conseguendo un risultato che molti consideravano già una condanna, la chiusura del nostro progetto, invece alle Regionali siamo riusciti a ottenere oltre il 4% delle preferenze, affatto scontato visto l’esito elettorale degli altri partiti. Il nostro progetto autonomista, fondato sull’impegno diretto in favore del territorio e delle sue comunità, avrà in Consiglio regionale un proprio rappresentante, davvero libero da qualsiasi vincolo con i partiti italiani e che avrà la grande responsabilità di controllare che tutti i provvedimenti dell’assise regionale siano al servizio dei cittadini del Friuli-Venezia Giulia». Il risultato ottenuto, continuano Maurmair e Moretuzzo, «lo dobbiamo al grandissimo lavoro di tutti i nostri candidati, ancor più importante considerato che non eravamo presenti a Trieste con una lista, e al nostro candidato governatore Sergio Cecotti, che si è “sacrificato” per questa causa. I nostri temi – in primis l’autonomia, la difesa della specialità regionale – hanno caratterizzato tutto il dibattito elettorale. Non c’è candidato presidente che non ne abbia parlato e chi non l’ha fatto – i 5 Stelle – è stato punito dagli elettori».  

Pubblichiamo qui una nota inviata oggi al Corriere della Sera. Nell'edizione di oggi viene dedicato ampio spazio alle elezioni regionali, senza mai citare il Patto per L'autonomia e il candidato Cecotti. Dalla lettura della pagina si ricava che i candidati sono tre, come indicato nella colonna di sinistra. Ci chiediamo se sia corretto da parte di un quotidiano di tale importanza, fornire agli elettori informazioni tanto parziali a un giorno dal voto.   In relazione alla pagina “Primo piano” comparsa oggi, sabato 28 aprile, sul Corriere della Sera, sulle elezioni regionali in Friuli-Venezia Giulia, con articoli a firma di Marco Cremonesi e Marco Imarisio, il Patto per l’Autonomia ritiene doveroso fare alcune precisazioni. Il Patto per l’Autonomia è una forza trasversale nata dall’iniziativa di sindaci e amministratori, apertasi poi a molti esponenti della società civile, che vuol difendere e rilanciare la specialità del Friuli-Venezia Giulia rispondendo alle esigenze di autogoverno delle comunità regionali. Corre alle prossime elezioni Regionali con il candidato presidente Sergio Cecotti – già presidente della Regione e sindaco di Udine per 2 mandati – e con una propria lista. Di questa realtà non c’è traccia nell’intera pagina del Corriere della Sera, in particolare nel colonnino in cui vengono indicati gli aspiranti governatori. Pur consapevoli che nessuna disposizione particolare disciplina l’informazione su carta stampata nei periodi di campagna elettorale, si confida, però, nella correttezza del giornalista, chiamato, secondo la deontologia professionale, a fornire una informazione completa. In questo senso, nel rispetto della libertà intellettuale del giornalista, certamente riteniamo che il servizio in questione non sia all’altezza di una testata come il Corriere della Sera, che si è sempre distinta per autorevolezza e prestigio. Chiediamo, dunque, di integrare nell’edizione di domani le informazioni mancanti nella pagina odierna, presentando ai lettori il quadro completo dei candidati presidenti e delle liste di appoggio, altrimenti dovremmo pensare che questa fama sia immeritata.   Massimo Moretuzzo, segretario del Patto per l’Autonomia  

Pieno sostegno al Patto per l’Autonomia arriva dall’Efa, European Free Alliance, in vista delle prossime elezioni Regionali in Friuli-Venezia Giulia. «Il Patto per l’Autonomia sostiene il principio di autodeterminazione e l’impegno per la salvaguardia e la valorizzazione del pluralismo culturale e linguistico – si legge nella nota diffusa dalla confederazione dei movimenti identitari nel Parlamento Europeo –. “L’autonomia è un modo per capire la democrazia”, afferma il Patto e noi siamo pienamente d’accordo». L’appoggio dell’Efa è «il risultato di un percorso lungo 5 anni durante i quali siamo riusciti a far accreditare un’organizzazione friulana in questa associazione di movimenti autonomisti e indipendentisti d’Europa», spiega Federico Simeoni, candidato al Consiglio regionale per il Patto per l’Autonomia e segretario politico di Patrie Furlane, il movimento autonomista che, dal marzo del 2017, è entrato a far parte dell’Efa per rappresentare, nelle istituzioni europee, le istanze del popolo friulano. Patrie Furlane, alla fine del 2017, ha aderito al Patto per l’Autonomia. «Nell’Assemblea dell’Efa che si è tenuta la settimana scorsa in Baviera, si è parlato del coinvolgimento della nostra comunità alle prossime elezioni europee, in programma nella primavera del 2019 – afferma Simeoni –. Con un buon risultato alle Regionali, possiamo pensare di presentare le nostre donne e i nostri uomini alle elezioni europee del prossimo anno».

Un organismo pagatore autonomo nuovo, più vicino al territorio e alle imprese. E ancora, studiare l’operato di altre Regioni che si sono dimostrate più efficienti ed efficaci nell’attivazione e gestione dei fondi PSR, Piano di sviluppo rurale, per dare a questo potente strumento la possibilità di sostenere realmente lo sviluppo del territorio; valorizzare le eccellenze regionali e creare una sottozona del Montasio Dop Friuli (il Montasio è l’unico prodotto Dop che valga sul mercato meno dei prodotti non Dop). Sono alcune delle linee di lavoro del Patto per l’Autonomia, in tema di agricoltura, espresse dal suo candidato alla presidenza della Regione, Sergio Cecotti, che oggi, giovedì 26 aprile, ha incontrato i vertici di Coldiretti Friuli-Venezia Giulia nella sede regionale della Federazione a Udine. Cecotti ha firmato il documento-proposta di Coldiretti Fvg in vista delle elezioni regionali. Il candidato del Patto per l’Autonomia si è impegnato a sostenere le istanze della Federazione che, con il presidente Dario Ermacora, ha ribadito, tra l’altro, l’urgenza di un cambio di rotta in tema di consumo del suolo, la valorizzazione della risorsa acqua, l’assessorato unico per le politiche del cibo e la ristrutturazione della cooperazione, la prevenzione rispetto ai danni da selvaggina. Il Patto per l’Autonomia lamenta l’assenza di una vera politica agricola regionale, sostituita dal tentativo, più o meno riuscito, di spendere i fondi europei, senza avere una strategia di lungo periodo, imprescindibile in agricoltura e nella gestione delle risorse naturali. Nel suo programma, il Patto propone anche il rafforzamento delle filiere locali per l’imbottigliamento delle uve prodotte in Friuli-Venezia Giulia (Pinot grigio, Prosecco, Glera, Ribolla gialla) che oggi vengono prevalentemente valorizzate fuori Regione; l’attivazione di altri Distretti Agroalimentari oltre al Parco alimentare di San Daniele poiché è indispensabile attirare risorse per le zone di eccellenza, quale San Giorgio della Richinvelda per il vino ed il vivaismo viticolo, oppure Pedemontana per la frutticoltura di qualità in forte ripresa o per valorizzare le straordinarie qualità del Collio; il sostegno al credito agevolato e a lungo termine per gli investimenti agricoli in alternativa agli interventi a fondo perduto e il supporto all’agricoltura biologica, usata per qualificare prodotti, territori e competenze. Non ultimo, è importante attivare iniziative di reale ri-qualificazione del legname del Friuli–Venezia Giulia: oggi una buona parte del legno ricavato dai nostri boschi viene esportato, lavorato e commercializzato in Austria. Si tratta di strutturare una vera filiera locale, capace di trovare i volumi sufficienti per le necessarie economie di scala e per trattenere sul territorio il valore che viene prodotto.  

Si chiuderà venerdì 27 aprile, a Udine, la campagna elettorale per le Regionali e Comunali 2018 del Patto per l’Autonomia. Sarà Piazza XX Settembre, alle 18, ad ospitare la festa organizzata dall’unica formazione in campo autonoma anche nei fatti, poiché slegata da qualsiasi forma di condizionamento dei partiti nazionali italiani. A stringersi attorno ai candidati al Consiglio regionale e al Consiglio comunale di Udine, guidati da Sergio Cecotti – candidato alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia – e Andrea Valcic – candidato a sindaco di Udine – ci saranno alcuni amici: rappresentanti del mondo della cultura, della musica e del teatro friulani che sostengono il progetto del Patto per l’Autonomia, alcuni di loro fin dall’inizio. Al microfono si succederanno i cantautori Lino Straulino e Silvia Michelotti, Leo Virgili, polistrumentista eclettico e direttore artistico del festival “SunsEurope”, e il Teatro Incerto. Interverrà anche il professor Angelo Floramo, insegnante, scrittore, consulente culturale e scientifico della Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli. «Ci siamo presentati alle Politiche e ora stiamo correndo per le Regionali. Siamo all’inizio di un percorso che parte dal basso, dall’iniziativa di un gruppo di cittadini e amministratori locali convinti della necessità di un impegno diretto in favore del territorio e delle comunità nell’effettivo esercizio e rivendicazione di autonomia, di autogoverno delle comunità del Friuli-Venezia Giulia – spiega il segretario del Patto per l’Autonomia, Massimo Moretuzzo –. Siamo partiti da Pordenone con la presentazione dei nostri candidati alle Regionali e ora chiudiamo la campagna a Udine, dopo aver attraversato tutta la regione, incontrando e ascoltando le istanze dei cittadini e presentando loro il nostro progetto, perché il Patto per l’Autonomia è un movimento che vuole ricostruire un patto tra i territori di questa regione che si compone di tante anime, tante identità, tante appartenenze, tante differenze linguistiche e culturali, valore aggiunto della nostra terra. Chiudiamo una campagna elettorale di 4 mesi assieme a musicisti, artisti e intellettuali, che stimiamo e la cui presenza è per noi motivo di orgoglio. E lo facciamo a Udine, città che è stata governata per due mandati dal nostro candidato presidente Sergio Cecotti–quintessenza del buongoverno –, rivendicando la competenza amministrativa di Cecotti e di tutto il gruppo del Patto per l’Autonomia».

I Verdi del Friuli-Venezia Giulia, che non saranno presenti alle prossime elezioni regionali con il loro simbolo, attraverso un comunicato sottoscritto dai commissari regionali Rossano Bibalo e Antonio Cattarini, suggeriscono agli elettori di votare il Patto per l’Autonomia. «Nella candidatura del Patto per l’Autonomia, più indirizzata sulla partecipazione locale, sulla multiculturalità e sulla valorizzazione delle peculiarità del territorio senza imposizioni verticistiche, ci riconosciamo meglio – si legge nella nota diffusa –. Per questo motivo, suggeriamo il voto al candidato prof. Cecotti e ai candidati della lista del Patto per l’Autonomia. Un voto idealista e di testimonianza forse, ma sicuramente pulito e senza compromessi per il nostro futuro». Analoga posizione è stata espressa in occasione della serata di presentazione della lista del Patto a Gorizia da parte di Renato Fiorelli, presidente dei Verdi a Gorizia.

Cecotti al Comitato 482: «Friulano in Rai, governo inadempiente, una Regione seria l’avrebbe portato in tribunale. Sì a una struttura autonoma a Udine» «Le minoranze linguistiche sono il primo motivo per cui la nostra Regione è autonoma e speciale e la natura propria del Friuli-Venezia Giulia è quella di essere quadrilingue», afferma il candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia Sergio Cecotti. In tutte le situazioni dove è stata avviata una seria e democratica politica linguistica, questa ha messo all’opera saperi, competenze e processi di innovazione che hanno migliorato la situazione economica nel suo complesso. Ne è profondamente convinto Cecotti, che ha accolto l’invito del Comitato 482 (che aggrega oltre una ventina di realtà espressione delle comunità friulana, slovena e germanica della regione) a rispondere a una serie di quesiti elaborati a partire dalle conclusioni e dalle richieste scaturite a dicembre dalla Conferenza regionale di verifica e proposta sulla lingua friulana riguardo alla presenza del friulano nella scuola, nei media, nella pubblica amministrazione e nella pianificazione linguistica. Unico a non esprimersi – i quesiti erano rivolti agli aspiranti governatori del Friuli-Venezia Giulia – è stato il candidato della coalizione di centrodestra, il leghista Massimiliano Fedriga, che si è sottratto spesso al confronto in questa campagna elettorale per le Regionali 2018. Cecotti – condividendo una posizione comune a tutto il Patto per l’Autonomia – si è espresso chiaramente a favore del rafforzamento delle competenze regionali in materia di tutela delle minoranze e di promozione delle loro lingue, della certificazione e valorizzazione delle competenze dei docenti di friulano, della formazione nelle lingue minoritarie per i dipendenti della pubblica amministrazione e della competenza linguistica in friulano, sloveno e tedesco almeno come requisito accessorio per l’accesso al pubblico impiego. Sì alla carta di identità bilingue anche in friulano, a riconoscimento del fatto che le comunità del territorio sono plurilingui. Imprescindibile per il candidato del Patto per l’Autonomia è l’attribuzione alla Regione della competenza primaria, e conseguenti risorse, nel campo dell’istruzione (uno dei punti principali del programma del Patto per l’Autonomia). «Una volta ottenute dallo Stato, la Regione dovrebbe trasferire le competenze sull’istruzione, per gli aspetti legati all’”immersione linguistica”, alle Comunità linguistiche che devono diventare le istituzioni rappresentative delle identità del territorio». In merito alla programmazione Rai in friulano, Cecotti condivide concretamente la proposta formulata nel documento del Comitato 482 di una struttura autonoma stabile con sede a Udine, sottolineando le inadempienze del governo statale in questo ambito: «Una Regione seria – scrive – lo avrebbe già portato in tribunale».

Sergio Cecotti ha incontrato in Alto Friuli un gruppo di agricoltori e allevatori montani, organizzatosi attorno alla figura di Renato Gonano, che ha voluto ospitare il professore presso una stalla in Comune di Enemonzo. La struttura si è resa testimone del grande disagio vissuto oggi dalla categoria, che si descrive sospesa tra le fatiche di sempre - distribuite tra i giorni di un calendario che non conosce riposo - e l’insostenibile sistema delle incombenze burocratico-amministrative di oggi, in balia di ostacoli e ritardi che minano seriamente la tenuta di un presidio fondamentale per i territori marginali. Gli agricoltori montani di vecchie e nuove generazioni, in una Carnia in continuo spopolamento, segnata da fatti come l’esito drammatico della crisi Coopca, confidano si possa ripartire dal recupero reale dell’autonomia speciale di questa Regione, garantendo semplificazioni e defiscalizzazioni che consentano di mettere in sicurezza e rafforzare le aziende del settore primario. Chiedono di essere ascoltati e non abbandonati, di avere interlocutori autorevoli che possano favorire buone pratiche, semplici e ben definite; certezza di reddito a fronte di un lavoro che va ben oltre la mera produttività, consapevoli che la cura dell’ambiente montano è un patrimonio di cui può beneficiare l’intera comunità regionale, riconoscendo ad agricoltori e allevatori il ruolo di sentinelle e manutentori del territorio.

Creare le condizioni, gli strumenti per far lavorare le imprese del territorio. Lo hanno chiesto a gran voce al candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia Sergio Cecotti, i vertici dell’Ance, Associazione nazionale costruttori edili del Friuli-Venezia Giulia, incontrati oggi, martedì 24 aprile, nella sede di Ance Udine. E Cecotti non si è sottratto alla domanda, portando l’esempio da seguire. «La Regione Autonoma Trentino-Alto Adige ha ottenuto recentemente una norma di attuazione dello Statuto speciale che le consente di scrivere, con legge regionale, il suo codice di appalti, in difformità da quello che è il codice degli appalti generale, che vale su tutto il territorio dello Stato. Il Friuli-Venezia Giulia può fare altrettanto – ha spiegato Cecotti –, ottenendo che una quota significativa delle opere venga affidata alle imprese della regione che pagano le tasse qui e permettono di far riaffluire una parte delle risorse spese nel bilancio regionale. Le Giunte che si sono susseguite in questi anni non hanno attuato questa possibilità, ma per noi autonomisti è la strada da percorrere». Altra priorità: disincagliare i molti fondi bloccati dalla burocrazia regionale o locale, «perché seppur scarse, le risorse ci sono e potrebbero consentire un buon rilancio del settore se solo non venissero frenate in modo scandaloso». All’incontro erano presenti Andrea Comar, presidente di Ance Friuli-Venezia Giulia; l’ex presidente Valerio Pontarolo; Roberto Contessi, presidente di Ance Udine; Fabio Millevoi e Massimo Del Mistro, rispettivamente direttore e revisore dei conti di Ance Friuli-Venezia Giulia; Aurelio Di Giovanna, segretario di Ance Udine.

Moratoria sulla realizzazione di nuove centraline idroelettriche e costituzione di una società pubblica regionale per la produzione di energia, competenza piena per il governo del territorio Autonomia significa che le risorse e i beni comuni, come acqua, energia e paesaggio, che appartengono a tutti, devono essere gestiti a beneficio delle comunità e dei territori nelle quali quelle risorse si trovano. A partire da questo presupposto, il Patto per l’Autonomia, per bocca del suo segretario Massimo Moretuzzo, rivendica una moratoria sulla realizzazione di nuove centraline idroelettriche, che «rischiano di impoverire il paesaggio e di produrre scarsi benefici a fronte di impatti ambientali importanti» e pensa alla costituzione di una società pubblica regionale per la produzione dell’energia elettrica, «per far sì che i profitti generati dalla produzione di energia rimangono sul territorio e non finiscano ad arricchire società extraregionali». «La Regione non è stata in grado di modernizzare la strumentazione di governo del territorio, si è trovata a sovraordinare livelli di pianificazione senza una logica attendibile (e di fatto senza risultati) con piani di settore tra loro non coordinati, e nell’insieme ha accumulato ritardi incomprensibili, come nel caso del Piano di tutela delle acque – afferma il candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia Sergio Cecotti –. E va segnalato anche il fallimento nell’uso di strumenti di valutazione ambientale, quali la VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) e la VAS (Valutazione Ambientale Strategica), non più momenti partecipativi e pratiche efficaci su base scientifica, bensì ridotti a inutili passaggi burocratici. L’assenza di strumenti credibili di politica ambientale ha prodotto situazioni assurde come l’elettrodotto aereo Redipuglia-Udine Ovest». Lo stato di fatto si traduce per il Patto per l’Autonomia in una scelta coraggiosa e di responsabilità: quella di richiedere per la Regione Friuli-Venezia Giulia la competenza legislativa ed amministrativa piena nelle materie di governo del territorio, ambiente e paesaggio. «Solo una accresciuta coscienza ambientale dei cittadini e delle comunità accompagnata dalla diffusione di conoscenza può permettere l’attivazione di un percorso virtuoso – spiega Cecotti –. Ed è questo che la Regione Friuli-Venezia Giulia ed il sistema delle autonomie locali, ricostruiti nelle loro plurime identità e funzioni, devono saper garantire».  

Come si sostiene il tessuto imprenditoriale, come si crea occupazione? Per il candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia Sergio Cecotti «l’asse strategico è implementare un modello di sviluppo che interpreti i nuovi paradigmi (impresa 4.0, green economy, economia circolare) alla luce dei punti di forza competitivi che questa Regione può mettere in gioco, a partire dal nostro sistema della ricerca. Ma bisogna cambiare passo: da un territorio in cui hanno sede alcune istituzioni scientifiche d’eccellenza dobbiamo diventare un “ecosistema favorevole all’innovazione”. Le risorse di base le possediamo, ma manca una cultura di sistema e serve un “movimento di liberazione” dalle logiche burocratiche». E ancora, Cecotti pensa a un piano straordinario di investimenti pubblici per recuperare il gap di capitale territoriale prodotto dalla contrazione degli ultimi anni e finanziato attraverso il recupero di una parte dei 7 miliardi di euro sottratti alla Regione dallo Stato con gli accordi Tondo-Tremonti e Serracchiani-Padoan. E tra le azioni prioritarie, il candidato presidente del Patto per l’Autonomia propone  di «trasformare Friulia in un vero “fondo sovrano” regionale che entri nel capitale di rischio apportando all’impresa la filosofia del mondo 4.0; per aumentare la massa di risorse a sua disposizione, la nuova Friulia deve assorbire il Frie (Fondo di rotazione per le iniziative economiche del Friuli-Venezia Giulia). L’occupazione cresce creando imprese: la mia priorità è instaurare un sistema strutturato per la nascita di nuova impresa; i meccanismi tecnici per favorire la nascita di imprese esistono e funzionano, ma finora sono stati implementati su numeri irrisori: occorre un salto di scala».