Si intitola "Strade forestali. Riflessioni tra utilità, impatto e normativa" il convegno-dibattito che il Passo Giusto organizza per venerdì 5 dicembre alle 17,30 a Tolmezzo, presso l'Albergo Roma in piazza 20 settembre, 14.
Questo il programma:
Progettazione e uso appropriato della viabilità forestale, di Rino Gubiani (docente di Meccanizzazione agricola e forestale all'Università di Udine)
L'impatto delle strade forestali sulla stabilità dei versanti in relazione ai cambiamenti climatici, di Dario Tosoni (geologo)
Criticità dei finanziamenti pubblici finalizzati alla realizzazione di viabilità forestale, di Mario Di Gallo (già commissario del Corpo forestale regionale)
Modera Anna Pugliese (giornalista, collaboratrice de L'AltraMontagna)
Come il turismo sta cambiando il volto dei nostri territori? Quali ricadute su commercio e lavoro, e quali impatti negativi sulla vivibilità degli spazi urbani? Quali azioni si possono mettere in campo?
Il Patto per l'Autonomia e Adesso Trieste organizzano martedì 2 dicembre alle ore 18 al Knulp un incontro per parlare di turismo: la nuova legge regionale, le proposte accolte e quelle bocciate, la recente audizione sulle crociere con associazioni ambientaliste, Arpa, Autorità portuale, TTP. Ma soprattutto verrà dato spazio a domande, interventi e riflessioni sul futuro del turismo e del territorio.
Interverranno Giulia Massolino, consigliera regionale Patto per l’Autonomia, Giancarlo Galasso, gruppo Turismo Adesso Trieste e Marco Slavich, assemblea Ecologia Adesso Trieste.
Link all'evento facebook https://fb.me/e/7dPgb7Bbr
Nel 40° anniversario dalla scomparsa di Loris Fortuna, un appuntamento, organizzato dal Gruppo consiliare regionale del Patto per l’Autonomia – Civica FVG, ne ricorderà la persona, l’attività, il ruolo nella storia contemporanea del Friuli e nel panorama politico e sociale italiano. L’incontro “Loris Fortuna. Un patrimonio per il Friuli” si terrà mercoledì 3 dicembre, alle ore 17.30, nella Sala Pasolini della sede della Regione a Udine, in via Sabbadini 31. L’iniziativa prende atto dell’attuale lacuna storiografica e nella memoria pubblica rispetto all’attività di Fortuna, nonostante la rilevanza che le sue battaglie ebbero nella storia politica e socio-culturale dell’Italia repubblicana.
L’incontro sarà aperto dai saluti di Federico Pirone, componente del consiglio direttivo del Patto per l’Autonomia, e di Stefano Nazzi, segretario provinciale del Partito Socialista Italiano. Interverranno Michele Mioni, ricercatore dell’Università Cà Foscari di Venezia, e Roberta Nunin, professoressa ordinaria di Diritto del lavoro dell’Università di Trieste e presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Udine. Le conclusioni saranno affidate a Massimo Moretuzzo, presidente del Gruppo consiliare regionale Patto per l’Autonomia – Civica FVG.
«Sebbene Fortuna sia giustamente noto anzitutto per le tematiche dei diritti civili e della laicità, che ne fanno probabilmente il parlamentare friulano più conosciuto e rilevante in assoluto, la sua figura fu importante anche per la politica regionale – spiega Pirone –. Partigiano e deportato durante la guerra, nel dopoguerra partecipò a momenti significativi e determinanti che segnarono la politica e la società friulana: dalla difesa dei braccianti delle lotte del Cormôr alle questioni della definizione dello Statuto speciale e degli obiettivi assegnati alla nascente Regione, dalla programmazione economica alla tutela delle minoranze, per seguirne poi l’attività contribuendo all’idea di una “regione-ponte” con l’Est e la Mitteleuropa, e poi nel grande impegno della ricostruzione post sisma. La carenza di lavori storico-biografici, di un archivio documentario e di un dibattito pubblico su Fortuna, complice la fine della cosiddetta Prima Repubblica, impongono di ricordarne il percorso intellettuale e politico, riferimento ed esempio per gli impegni culturali e politici del domani, e di riconoscere il posto che merita tra coloro che hanno costruito, con visione e coraggio, il Friuli di oggi».
«Quanto accaduto in via di Campanelle è l’ennesima dimostrazione di un sistema che non funziona: un parapetto che cede, una strada chiusa, autobus deviati, famiglie e studenti bloccati. E tutto questo non a causa di un evento eccezionale, ma perché per anni non si è fatta nemmeno la manutenzione ordinaria».
Queste le parole della consigliera regionale Giulia Massolino (Patto per l’Autonomia - Civica FVG) dopo il blocco totale del ponticello ferroviario all’altezza del civico 138 di via di Campanelle a Trieste.
«La cosa più grave — prosegue Massolino — è leggere sui giornali che il problema era noto, evidenziato da tempo, ma ostaggio di un rimpallo di competenze tra Comune e Regione che ha paralizzato ogni intervento. La politica non può nascondersi dietro i cavilli mentre le infrastrutture si degradano e i cittadini subiscono le conseguenze. È surreale: viviamo in una città in cui si bloccano opere pubbliche per progettare opere fantasmagoriche, costosissime e controverse, come la famigerata ovovia, ma poi non si riesce a garantire la cosa più basilare: far stare in piedi un parapetto. È il simbolo di una gestione che punta agli effetti speciali mentre trascura ciò che serve davvero».
Massolino annuncia un’interrogazione alla Giunta regionale: «Chiederò conto delle responsabilità, delle mancate manutenzioni e delle tempistiche di ripristino. È necessario capire chi doveva intervenire, perché non l’ha fatto e come si intende evitare che un simile rimpallo si ripeta. Le cittadine e i cittadini di Trieste non meritano di essere ostaggi della burocrazia. Serve serietà, trasparenza e manutenzione quotidiana, non grandi opere di propaganda».
«Esprimiamo preoccupazione e amarezza per il clima politico che, ancora una volta, tende a minimizzare o a distorcere la natura profonda di un fenomeno che in Italia riguarda una donna su tre, come certificato dall’Istat - così interviene Giulia Massolino, consigliera regionale del Patto per l’Autonomia - Civica FVG, in vista della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne che cade domani, martedì 25 novembre -. Le recenti dichiarazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio, secondo cui il dominio maschile affonderebbe le sue radici nella “genetica”, e quelle della ministra della Famiglia Eugenia Roccella, che ritiene irrilevante l’educazione nelle scuole per prevenire la violenza, non solo risultano fuorvianti, ma contribuiscono a spostare l’attenzione dal nodo centrale: la violenza maschile sulle donne è un fenomeno culturale, non biologico. Si alimenta di ruoli di potere, stereotipi, educazione carente, del mancato riconoscimento della parità reale tra donne e uomini, ed è insita nei modelli culturali che apprendiamo, riproduciamo e trasmettiamo».
«L’ultimo rapporto di ActionAid evidenzia come oltre il 55% dei giovani della Generazione Z ritenga normale controllare il/la partner - prosegue Massolino -. È un campanello d’allarme che non può essere ignorato e che dimostra che stiamo regredendo anziché progredire. Da anni chiediamo interventi concreti nella nostra regione: programmi stabili di educazione all’affettività e alle relazioni, strutturati insieme alle scuole, alle famiglie e ai servizi territoriali, come inserito anche nel Piano annuale 2026 della Commissione Regionale Pari Opportunità; consultori familiari realmente aperti, potenziati e accessibili, non depotenziati o chiusi come avvenuto negli scorsi anni; percorsi di prevenzione primaria, perché la violenza si contrasta prima che esploda, non solo dopo. Eppure, a fronte di un problema immenso che colpisce migliaia di donne – e sempre più giovani – le nostre proposte non sono mai state accolte. Ogni anno si ripetono dichiarazioni di circostanza, ma ciò che serve davvero, da parte delle istituzioni, sono scelte politiche coerenti, investimenti nei servizi e una strategia culturale di lungo periodo».
«La violenza contro le donne non è un destino biologico. Prevenirla è una responsabilità collettiva - conclude la consigliera -. Ed è una responsabilità politica. Che continuiamo ad assumerci, anche quando altri scelgono di mistificare, minimizzare o voltarsi dall’altra parte».
«Letti nei corridoi, stanze da dieci persone, assenza di adeguata assistenza sanitaria: le condizioni che ho potuto verificare all’interno del carcere di Trieste sono inumane e degradanti e non consentono il carattere rieducativo della pena». Così Giulia Massolino consigliera regionale del gruppo Patto per l’Autonomia - Civica FVG si esprime in seguito alla nuova visita alla Casa Circondariale di Trieste, effettuata insieme alla Garante comunale Elisabetta Burla e al Garante regionale Enrico Sbriglia .
«Rendersi conto in prima persona delle condizioni in cui vivono le persone private della libertà è un’esperienza scioccante: dovremmo provare tutte e tutti profonda vergogna - ha dichiarato la consigliera all'uscita della struttura di via Coroneo a Trieste -. Dei 150 posti di capienza 33 posti sono inutilizzabili perché in ristrutturazione, ma attualmente nel nostro carcere sono recluse 240 persone, più del doppio. Tante le problematicità presenti che non possono essere ignorate. La Regione ha un ruolo fondamentale sulla salute mentale e sulla continuità assistenziale di detenute e detenuti, e troviamo inaccettabile il silenzio assordante della Giunta Fedriga in merito. Ci stiamo avvicinando al secondo anniversario della mia richiesta di audizione in commissione, che, nonostante i numerosi solleciti via PEC inviati anche al Presidente del Consiglio, continua a rimanere senza alcuna risposta in palese violazione del regolamento del Consiglio, oltre ad aver bocciato tutte le mie proposte nei ricchi bilanci regionali: un atteggiamento punitivo. Nel frattempo ci sono stati disordini interni, vittime e un clima di tensione altissima. A fronte delle ulteriori difficoltà emerse, che riguardano anche inadempienze lato sanitario, oltre all’assenza di acqua calda nel carcere di Tolmezzo, ho depositato un’ulteriore richiesta: è intollerabile che ci venga negata la possibilità anche solo di parlare in Consiglio di carcere, come se fosse un corpo estraneo che non riguarda il nostro territorio».
«Il problema del sovraffollamento non si risolverà costruendo carceri più grandi, ma facendo in modo che ci siano meno persone recluse, lavorando in primis sulla prevenzione e in secondo luogo garantendo da parte del territorio la piena reintegrazione di coloro che hanno portato a termine il percorso rieducativo - conclude Massolino -. Bisogna investire nel carattere riabilitativo delle pene, evitando di cadere in logiche repressive».
«Chi si nasconde dietro lettere anonime non ha il coraggio delle sue azioni», commenta il capogruppo del Patto per l’Autonomia – Civica FVG Massimo Moretuzzo alla notizia della missiva attraverso la quale sono state rivolte frasi diffamatorie e ingiuriose verso il consigliere regionale Massimo Mentil.
«Questi attacchi personali sono la risposta vigliacca a una situazione che il consigliere Mentil, e noi con lui, ha denunciato in modo chiaro: chi ha parlato di tunnel tra la Valle del But e la Carinzia come cosa fatta, ha raccontato delle frottole – continua Moretuzzo, esprimendo solidarietà a Mentil a nome dell’intero Gruppo consiliare–. La propaganda, prima o poi, viene smascherata, e non saranno certamente le lettere anonime a fermare la verità e la necessità di trovare soluzioni realistiche per sostenere le comunità della Valle del But e della Carnia».
«Non deve passare in silenzio il caso degli incendi che si stanno verificando in Porto Vecchio, lì dove l’amministrazione comunale fa finta che non vivano delle persone abbandonate dal nostro sistema di accoglienza, confinate da una politica che si fa crudele sui più deboli. È necessario si faccia al più presto piena chiarezza».
Interviene così Giulia Massolino consigliera regionale del gruppo Patto per l’Autonomia - Civica FVG a seguito della richiesta di indagini accurate avanzata dalle volontarie e dai volontari che aiutano i migranti a Trieste sugli incendi in Porto Vecchio.
«Le associazioni che si prendono cura delle persone che vivono i magazzini del Porto Vecchio hanno denunciato ieri che l’origine di questi incendi non è così chiara come si potrebbe pensare. Testimonianze dirette, infatti, sembrano indicare invece un’origine dolosa, da persone esterne. Riteniamo doveroso che questa ipotesi venga verificata con attenzione e sollecitudine. In questi incendi le persone che lì abitano, oltre a rischiare ancora la propria vita, perdono le poche cose che hanno per vivere e riscaldarsi la notte: se davvero dovesse essere confermato che qualcuno ha appiccato i fuochi con l’intento di nuocere loro ci aspettiamo che la solidarietà sia piena e vera da parte di tutti. Ma anche se l’origine fosse legata a un tentativo di riscaldarsi con mezzi di fortuna, sarebbe comunque l’evidenza di una situazione pericolosa e intollerabile: va al più presto trovata una soluzione sicura e dignitosa».
«La nostra vicinanza e solidarietà vanno innanzitutto alle persone, alle famiglie e ai territori colpiti dalle alluvioni che stanno interessando in queste ore il Friuli-Venezia Giulia». Lo dichiarano le consigliere e i consiglieri del Patto per l’Autonomia - Civica FVG, esprimendo «gratitudine alle volontarie e ai volontari, ai Vigili del fuoco, alle amministratrici e amministratori locali impegnate senza sosta nelle operazioni di soccorso e messa in sicurezza».
«Eventi estremi di questa intensità e frequenza non possono più essere considerati eccezioni, ma l’esito sempre più evidente della crisi climatica in corso – dichiara il capogruppo Moretuzzo –. Da anni chiediamo politiche più coraggiose e strutturali sul fronte della prevenzione e dell’adattamento climatico: investimenti costanti nella manutenzione del territorio, nel potenziamento dei sistemi di allerta, nella tutela del suolo e nella decarbonizzazione. I disastri sempre più frequenti impongono un cambiamento, servono scelte nette e lungimiranti per proteggere le nostre comunità. Il Friuli-Venezia Giulia ha sempre dimostrato capacità di reazione e di solidarietà nei momenti più difficili. Oggi, in questo momento storico così delicato, serve la volontà politica di affrontare le cause profonde di questi eventi estremi. Non c’è più tempo da perdere».
«Esprimo la mia solidarietà ai sindaci e alle popolazioni più colpite dal maltempo. Ora non è tempo di polemiche: ci si concentri per limitare i danni. Per questo esprimiamo la massima vicinanza agli amministratori pubblici (con i quali ho condiviso lunghi anni al servizio della comunità), ai soccorritori, ai volontari e ai cittadini», conclude Enrico Bullian, consigliere regionale del Patto per l’Autonomia - Civica FVG proveniente dai territori colpiti.
«Esprimiamo sconcerto e profonda preoccupazione per quanto avvenuto in Piazza Unità d’Italia a Trieste, dove nell’ambito della “Settimana del Cappello Alpino” bambine e bambini sono stati fatti salire su un carro armato, muniti di elmetto, tra video e simulazioni di esercitazioni militari». Così Giulia Massolino, consigliera regionale del Patto per l'Autonomia - Civica FVG, annuncia il deposito di un'interrogazione in Consiglio regionale.
«Sul sito di PromoturismoFVG si parla di “eventi culturali e formativi”: quindi - chiede la consigliera -formiamo bambine e bambini alla guerra? . Riteniamo inquietante che, nel cuore della nostra città e in un contesto rivolto alle famiglie, si promuova una normalizzazione della cultura bellica, trasformando strumenti di morte in attrazioni ludiche. In un mondo attraversato da oltre 90 conflitti attivi, questo tipo di messaggi è non solo fuori luogo, ma profondamente pericoloso. Trieste merita un modello educativo fondato sulla pace, sulla cooperazione e sulla memoria critica, non sulla spettacolarizzazione della guerra. Le istituzioni locali non possono rimanere indifferenti davanti a un’iniziativa che banalizza l’uso delle armi e introduce i più piccoli a un immaginario militarizzato».
«Trieste è città di confine, di dialogo e di pluralità: continuiamo a credere che debba essere anche città di pace» conclude Massolino.
«L’approvazione della Legge quadro sul commercio e turismo rappresenta sicuramente una svolta importante per questi settori, ma per quanto riguarda la giustizia ambientale e sociale il percorso è appena iniziato – dichiara la consigliera regionale del Patto per l’Autonomia - Civica FVG Giulia Massolino al termine della votazione del DdL 61 –. Sono anni che insistiamo sulla costruzione di consapevolezza rispetto ai rischi dell’overtourism in termini di qualità della vita delle comunità residenti, e sulla necessità di avere dati certi sugli impatti economici e occupazionali del turismo sul territorio per poter basare le scelte su ragionamenti costi/benefici. Su alcuni temi abbiamo finalmente trovato un’apertura verso le nostre proposte, ma continueremo a portare avanti quelli che invece ancora non sono ancora entrati in agenda».
«Avevamo proposto che tra le funzioni del neocostituito Osservatorio sul turismo, che da tempo chiedevamo e che finalmente è nero e su bianco in Legge, ci fosse anche quella di monitorare come il turismo influisce sul mercato immobiliare e sull’aumento dei canoni d’affitto, e analizzasse condizioni lavorative, salari e stabilità occupazionale - spiega Massolino -. L’emendamento non è stato approvato, ma l’istanza è stata accolta come indirizzo, sulla cui attuazione vigileremo. Allo stesso modo avevamo richiesto che i vari incentivi sul turismo fossero subordinati a principi di sostenibilità ambientale e sociale, prevedendo anche forme di premialità per i comportamenti particolarmente virtuosi, sia da parte degli operatori che dei visitatori e anche questa sollecitazione è stata accolta con l’ordine del giorno.
«L’attenzione che la nuova legge dedica allo sviluppo di forme di turismo lento e accessibile, ambiti in forte crescita e con grande opportunità di valorizzazione sostenibile per il nostro territorio, su cui eravamo più volte intervenuti, è sicuramente in tale senso un aspetto positivo - prosegue la consigliera -. Purtroppo però, anche in questa occasione, alcune proposte sul turismo lento e accessibile a cui teniamo particolarmente e che, infatti, avevamo presentato anche in sede di manovra finanziaria, non hanno trovato accoglimento ma non mancheremo di ripresentarle a breve: la rete di accoglienza per i cammini, l’acquisto e il noleggio di biciclette inclusive o propulsori per sedie a ruote da utilizzare sulle ciclovie, le informative fisiche e virtuali rispetto all’accessibilità, i contabici sui percorsi cicloturistici».
Massolino evidenzia però anche alcune criticità: «Manca ancora un vero intervento che contribuisca a ridistribuire i vantaggi del turismo alla cittadinanza e contemporaneamente ne prevenga o mitighi gli impatti negativi – sottolinea la consigliera –. Per questo, tra le proposte correttive, abbiamo inserito un emendamento per rivedere la destinazione dei proventi della tassa di soggiorno, affinché diventino uno strumento non solo di promozione turistica, ma anche di compensazione per la cittadinanza nelle aree più esposte al turismo di massa, anche prevedendo, come fanno le Hawaii, di destinarne una quota a mitigazione, adattamento e contrasto ai cambiamenti climatici. Questa proposta è stata purtroppo bocciata sia come emendamento che all’interno dell’ordine del giorno, un altro tema su cui torneremo a sollecitare l’attenzione dell’esecutivo».
«Abbiamo ribadito inoltre la nostra contrarietà ai sussidi ambientalmente dannosi, come l’incentivo di 10 euro per ogni biglietto aereo o le Frecce Tricolore: un evidente controsenso rispetto agli obiettivi di sostenibilità. Abbiamo invece proposto che nella FVGcard venga introdotto anche il trasporto pubblico, per incentivare l’utilizzo del treno, degli autobus o della micromobilità in sharing, proposta purtroppo non accolta. La crisi climatica – conclude Massolino – mostra ogni giorno i suoi effetti sul nostro territorio: non possiamo continuare a incentivarne le cause. Senza ambiente non c’è turismo, e solo un modello fondato sulla tutela del patrimonio naturale e culturale può garantire un futuro al settore e alle nostre comunità».
Gli esercizi commerciali che vendono prodotti tipici locali facendo leva sulle lingue minoritarie del territorio potranno accedere a contributi stanziati dalla Regione per effetto dell’emendamento al nuovo Codice regionale del commercio e turismo proposto dal capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica FVG Massimo Moretuzzo e approvato oggi dall’Aula.
«Le specificità linguistiche e culturali delle minoranze non costituiscono solo un patrimonio culturale, ma rappresentano anche una risorsa economica e una opportunità di sviluppo per le stesse comunità. Lo sostengono gli esperti di marketing e lo confermano numerose esperienze in Italia e in Europa. Per questa ragione – spiega Moretuzzo – ho presentato un emendamento che introduce criteri premiali per l’accesso ai contributi a favore delle attività di vendita di prodotti locali tipici la cui promozione ed etichettatura avvenga anche tramite l’utilizzo di una o più lingue minoritarie regionali. Una scelta vincente, poiché, come dimostrano anche studi dell’Università di Udine, nonché diversi esempi in contesti minoritari europei, le lingue minoritarie hanno una rilevanza economica: oltre a identificare un territorio, servono a vendere in maniera più efficace prodotti ed esperienze, facendo leva sulla loro particolarità e unicità. L’utilizzo delle lingue del territorio aiuta a creare una maggiore connessione con consumatrici e consumatori locali, e richiama visitatrici e visitatori interessati a esperienze più autentiche rispondendo alle richieste del mercato, sempre più attratto dalle specificità linguistiche e culturali».
Ferma condanna del grave episodio di violenza che si è verificato ieri a Udine arriva dal consigliere regionale di Patto per l’Autonomia – Civica FVG Massimo Moretuzzo. «Quanto accaduto conferma l’urgenza di lavorare sulla prevenzione della criminalità, un obiettivo che ci dovrebbe vedere tutte e tutti uniti – afferma, preoccupato, Moretuzzo –. Invece anche in queste ore assistiamo alle solite strumentalizzazioni degli esponenti del centrodestra che alimentano paure e insicurezze nelle persone: un atteggiamento politicamente irresponsabile. Perché i consiglieri regionali di maggioranza, che in queste ore parlano di degrado a Udine – città evidentemente colpevole di non essere politicamente allineata –, non hanno detto una parola dopo la recente pubblicazione dei dati sull’indice di criminalità in Italia da parte del Sole 24 ore che vedono Trieste tra le prime città per numero di reati? La smettano con lo sciacallaggio politico e chiedano piuttosto un impegno concreto al ministero dell’Interno in termini di fondi e rafforzamento delle forze dell’ordine. Le istituzioni devono lavorare per affrontare il tema della sicurezza senza accendere i riflettori solo sulle situazioni che fanno comodo».
Una proposta di legge regionale sulle cooperative di comunità, che ne riconosca il valore sociale ed economico e ne disciplini il funzionamento, le modalità di costituzione, i criteri di riconoscimento e gli strumenti di sostegno. La chiede il capogruppo del Patto per l’Autonomia – Civica FVG Massimo Moretuzzo con un ordine del giorno al nuovo Codice regionale del commercio e turismo, di cui è promotore assieme ad altri.
«Le cooperative di comunità sono strumenti innovativi di sviluppo locale che promuovono la partecipazione attiva dei cittadini, valorizzano le comunità territoriali e ne rafforzano l’autonomia. Svolgono un ruolo chiave nel contrastare lo spopolamento, favorire l’inclusione sociale e creare servizi essenziali, generando benefici economici e sociali attraverso la co-produzione e co-gestione di beni e servizi – afferma Moretuzzo –. Per questa ragione, pensiamo sia necessario adottare a breve uno strumento normativo che le riconosca, sostenga e promuova, sull’esempio di altre regioni italiane. Un passo necessario anche alla luce delle numerose esperienze virtuose realizzate in Friuli-Venezia Giulia che meritano di essere valorizzate e sostenute attraverso un quadro normativo chiaro e dedicato».
«Il disegno di legge su commercio e turismo ha l’obiettivo di disciplinare ambiti molto diversi tra loro e semplificare un quadro normativo stratificato al termine di un confronto positivo che ha permesso di inserire nel testo anche diverse proposte formulate in passato da parte dell’opposizione. L’auspicio è che il confronto in aula porti a un’azione forte e condivisa su negozi di vicinato e turismo sostenibile». Così il capogruppo del Patto per l’Autonomia – Civica FVG Massimo Moretuzzo è intervenuto sul nuovo Codice regionale del commercio e turismo, oggetto dei lavori d'Aula iniziati oggi (11 novembre, ndr) e che lo vede tra i relatori di minoranza.
Moretuzzo ha espresso apprezzamento per l’attenzione agli esercizi di vicinato, che «non rappresentano solo un’attività economica o una prestazione di servizi, ma in alcuni contesti sono un vero e proprio presidio di welfare. Bene quindi che si individuino gli strumenti per sostenerli e bene che si riconosca l’importanza delle Cooperative di comunità come soggetti che prioritariamente possono agire in contesti particolarmente difficili, in cui le dinamiche di mercato soffocano le normali iniziative commerciali private. Ma la cooperazione di comunità non può limitarsi al tema dei negozi di prossimità e sarà necessario sviluppare a breve uno strumento normativo che affronti in modo organico questa tematica».
Un altro elemento interessante è quello del turismo lento e accessibile. «Apprezziamo le misure volte a favorire esperienze di viaggio inclusive e rispettose dell’ambiente, e intendiamo intervenire con proposte integrative che mirino a rafforzare l’intersezione tra turismo accessibile e mobilità dolce – ha spiegato Moretuzzo –. È stato importante il recepimento delle richieste avanzate in sede di Commissione consiliare rispetto all’istituzione di un Osservatorio regionale sul turismo che possa raccogliere dati, analizzare i trend e indirizzare le politiche turistiche verso un modello realmente sostenibile».
Rispetto al sistema di accoglienza, «vogliamo sottolineare l’importanza dei provvedimenti sulle unità abitative ammobiliate a uso turistico, che possono rappresentare un punto di forza per un territorio sempre più caratterizzato da soggiorni mediamente brevi e da un turismo diffuso su più località. Tuttavia, nelle città, la loro diffusione rischia di ridurre l’accessibilità alla casa per i residenti, soprattutto giovani, per cui serve una riformulazione di alcuni passaggi della norma».
«Senza ambiente e senza comunità, non c’è turismo che tenga». Con queste parole Giulia Massolino, consigliera regionale del Patto per l’Autonomia, è intervenuta oggi in Aula durante la discussione sulla legge regionale in materia di commercio e turismo, esprimendo soddisfazione per l’accoglimento della proposta di istituire un Osservatorio regionale sul turismo, uno strumento a lungo richiesto e finalmente riconosciuto come necessario per una gestione sostenibile del settore.
«La conoscenza dei fenomeni e la capacità di leggerli e monitorarli sono la precondizione per governarli: solo con dati aggiornati e analisi indipendenti possiamo indirizzare le decisioni e prevenire le distorsioni che già vediamo in molte città europee e, sempre più spesso, anche nel nostro territorio – ha dichiarato la consigliera –. Se oggi ne parliamo, è grazie a tutte le volte in cui abbiamo insistito perché il tema entrasse nell’agenda politica, e per il grande lavoro che abbiamo portato avanti negli ultimi sei anni per aprire un dibattito pubblico critico e consapevole sul tema».
«L’iperturistificazione erode la qualità della vita dei residenti, alza i costi abitativi e snatura i quartieri - prosegue la consigliera -. Ribadiamo la necessità di un modello turistico equo, sostenibile e condiviso. Guardiamo con favore anche all’accoglimento in norma della proposta avanzata lo scorso anno in merito alla creazione di una rete di ospitalità legata ai cammini e ai percorsi cicloturistici. Resta, tuttavia, ancora molto da fare sul piano della giustizia ambientale e sociale, e per questo abbiamo presentato una serie di emendamenti che mirano a rafforzare la legge sotto il profilo della sostenibilità e dell’equità. In primis, è necessario orientare la tassa di soggiorno non solo alla promozione turistica, ma anche al miglioramento dei servizi per le e i residenti e a interventi di mitigazione ambientale. Proponiamo poi di migliorare la connessione tra turismo lento e turismo accessibile, per rendere la fruizione del tempo libero più inclusiva, oltre a meccanismi volti a premiare i comportamenti virtuosi e le forme di ospitalità rispettose dell’ambiente, delle persone e del territorio. Auspichiamo che queste proposte trovino accoglimento nell’articolato con le votazioni che ci apprestiamo ad affrontare».
«Il turismo può e deve restare una risorsa – ha concluso Massolino – ma solo se gestito con equilibrio e lungimiranza. Guardiamo con favore ai passi avanti compiuti, ma continueremo a insistere perché questa legge diventi davvero uno strumento capace di governare, e non di subire, i fenomeni che investono le nostre città. Il turismo è – o dovrebbe essere – un incontro tra chi arriva e chi resta, un patto tra abitanti e ospiti: sta a noi decidere se vogliamo che sia e resti un incontro felice o diventi, presto, uno scontro di convivenze impossibili».
Le consigliere e i consiglieri regionali del gruppo consiliare Patto per l'Autonomia - Civica FVG esprimono la loro ferma condanna nei confronti delle gravi minacce ricevute dal vicesindaco di Udine Alessandro Venanzi e dall’assessore Ivano Marchiol, come reso noto dal sindaco Alberto Felice De Toni. «Le intimidazioni rivolte a chi esercita con responsabilità il proprio mandato istituzionale - dichiara il Presidente del gruppo consiliare Massimo Moretuzzo - sono atti inaccettabili, che colpiscono non solo le persone direttamente coinvolte, ma la loro rete personale e l’intera comunità. Al vicesindaco Venanzi, all’assessore Marchiol e a tutta la giunta comunale va la nostra piena solidarietà e vicinanza» . «Ribadiamo - commentano le e i rappresentanti del gruppo - l’importanza di un confronto politico rispettoso, che rifiuti ogni forma di violenza verbale e fisica ma basato sul dialogo e sulla civiltà, respingendo con forza ogni deriva di odio e intolleranza» .
«La sentenza della Corte Costituzionale era attesa e ribadisce un principio fondamentale: la democrazia ha bisogno di contrappesi e il limite dei mandati è necessario per riequilibrare la concentrazione di potere determinata dalla elezione diretta del Presidente della Regione. Questo principio è ancora più evidente in un momento storico in cui chi governa procede a colpi di modifica dello Statuto regionale che ha rango costituzionale eliminando un altro dispositivo volto a garantire gli equilibri democratici come quello del referendum consultivo sulle norme elettorali, che evidentemente non possono essere determinate esclusivamente da una parte». È il commento del capogruppo del Patto per l’Autonomia – Civica FVG Massimo Moretuzzo alla notizia che la Corte Costituzionale ha stabilito che il principio del divieto del terzo mandato consecutivo si applica anche ai Presidenti delle Regioni a statuto speciale eletti direttamente dai cittadini, come il Friuli-Venezia Giulia, oltre che ai Presidenti delle Province autonome, come quella di Trento.
«Sarà interessante vedere come la sentenza della Corte impatterà sui rapporti interni alla maggioranza di centrodestra visto che nelle ultime settimane gli scontri tra Fratelli di Italia e la Lega e all'interno della Lega stessa si sono intensificati, come dimostrano le polemiche su Tagliamento, Fincantieri e i migranti messi sui treni dall’onorevole Cisint», aggiunge Moretuzzo.
«Auspichiamo che gli interessi di parte e quelli personali vengano messi in secondo piano rispetto all’interesse generale di chi ha a cuore il Friuli-Venezia Giulia, che non dipende sicuramente dal numero di mandati consecutivi che un Presidente può esercitare».
È stata approvata alla Camera la proposta di legge costituzionale di modifica allo Statuto del Friuli-Venezia Giulia che reintroduce le Province elettive. All’indomani del via libera, in attesa dell’ultimo passaggio al Senato, il capogruppo del Patto per l’Autonomia – Civica FVG Massimo Moretuzzo esprime sconcerto e preoccupazione: «Nel nuovo Statuto regionale sono state eliminate le garanzie costituzionali sulla partecipazione dei cittadini alle modifiche della forma di governo della Regione attraverso lo strumento del referendum – spiega –. Al loro posto, si rinvia a una futura, incerta legge regionale, che potrà essere approvata a semplice maggioranza. Il rinvio a una legge regionale non è affatto un esercizio di autonomia, come sostiene la maggioranza anche in queste ore, ma un modo per svuotare le garanzie costituzionali e ridurre il potere di controllo dei cittadini sulle istituzioni. Non si tratta di un rafforzamento dell’autonomia regionale, ma di una sua distorsione. Con la nuova norma, le maggioranze regionali potranno decidere se e quando coinvolgere i cittadini indebolendo i contrappesi democratici. Chi ha votato questa riforma ha avvallato un restringimento clamoroso degli spazi di partecipazione e dato carta bianca a chi intende curvare le regole democratiche in base a interessi di parte».
Importante confronto quello di oggi in Commissione, cui hanno partecipato i consiglieri di Patto per l’Autonomia-Civica FVG Massimo Moretuzzo, Marco Putto e Giulia Massolino.
«L’audizione di oggi ha dimostrato ancora una volta – dichiarano Moretuzzo, Putto e Massolino – che la posizione assunta fino ad oggi dalla Giunta Fedriga, che da oltre un anno e mezzo si è schierata a sostegno della traversa laminante di Dignano, con luci mobili e paratoie piane, come unica possibilità per affrontare il tema del rischio idraulico del Tagliamento, è una posizione sbagliata, un tentativo di dare una risposta unica e definitiva a un tema complesso».
«Tutti i tecnici auditi, a parte il Direttore dell’Autorità di bacino che evidentemente doveva difendere quanto previsto finora, hanno sostenuto che allo stato attuale è un errore immaginare e progettare opere impattanti senza avere il quadro complessivo della situazione, che grazie alle conoscenze tecniche e scientifiche oggi disponibili, deve necessariamente essere aggiornato. In particolare il Prof. Andrea Rinaldo, cui lo stesso Assessore ha affidato un incarico per definire il perimetro entro il quale gli interventi per la mitigazione del rischio devono essere ripensati, ha detto in modo inequivocabile che “non devono essere fatti dei passi irreversibili nella distruzione del capitale naturale”. Questa posizione fa il paio con quella espressa pochi giorni fa da Fratelli d’Italia in conferenza stampa, che ha parlato esplicitamente di necessità di individuare delle alternative all’ipotesi di ponte-traversa che tengano conto della cornice normativa europea sulla rigenerazione della natura».
«Purtroppo, pare ancora confusa la posizione della Giunta regionale, che stretta da un lato tra la conflittualità interna tra Lega e Fratelli d’Italia sulla paternità della regia dell’opera, e dall’altro il desiderio di non inimicarsi i sindaci e i territori trasversalmente contrari ad opere impattanti calate dall’alto, ha dimostrato ancora una volta di voler prendere tempo senza assumersi la responsabilità di decidere».
«Dagli interventi ascoltati in aula quest’oggi è risultato evidente che il percorso da intraprendere è quello di perseguire la mitigazione del rischio idraulico per le popolazioni rivierasche attraverso interventi che devono prioritariamente essere realizzati senza impatti irreversibili sul corso naturale del fiume. È quanto stiamo sostenendo da tempo, fin da quando abbiamo chiesto che il Tagliamento sia riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco, e ci auguriamo che finalmente gli studi e le analisi progettuali della Regione vadano in questa direzione, senza ulteriori indugi».
«Cosa ne pensano il Vicepresidente Anzil e la maggioranza di centrodestra sui dati pubblicati dal Sole 24 sull’indice di criminalità in regione e in particolare sulla situazione di Trieste?». Questa la domanda che il capogruppo di Patto per l’Autonomia-Civica FVG Massimo Moretuzzo e la consigliera Giulia Massolino fanno alla maggioranza dopo la pubblicazione dei dati sull’Indice di criminalità in Italia da parte del Sole 24 ore.
«Leggere che Trieste è fra le prime città in Italia per numero di reati – aggiungono Moretuzzo e Massolino – è un elemento di preoccupazione per coloro che hanno a cuore la situazione delle città del Friuli-Venezia Giulia e riteniamo che i diversi livelli istituzionali debbano interrogarsi per capire come agire per invertire la tendenza e lavorare sulla prevenzione di questi fenomeni. Ci auguriamo che la pubblicazione dei dati di oggi sul Sole 24 ore sia l’occasione per riflettere da parte di coloro che nei mesi scorsi si sono scagliati contro l’amministrazione comunale di Udine, che agli occhi della Giunta Fedriga e della sua maggioranza ha evidentemente la colpa principale di non essere politicamente allineata, mentre non hanno mai detto una sola parola sulla situazione di Trieste e sul governo della città. Ancora una volta è importante ribadire che le strumentalizzazioni politiche che soffiano sulle paure e sul sentimento di insicurezza delle persone sono sbagliate e politicamente irresponsabili».
La Presidente della Commissione Biblioteca a margine dell'inaugurazione della mostra ricorda la lettura a più voci del libro di Pimpa registrata nelle ultime sedute del Consiglio
Trieste, 31 novembre 2024 | «Oggi la nostra Regione celebra, come ogni ultimo venerdì di ottobre, la Giornata regionale della Lettura “Un Libro Lungo Un Giorno”. Come rappresentanti della cittadinanza in Consiglio regionale abbiamo voluto lasciare la nostra testimonianza in questo senso: tante e tanti di noi sono all’interno della mostra fotografica che è stata inaugurata questa mattina al Magazzino delle Idee “LeggiAMO! Ritratti di una regione che cresce leggendo”, con gli scatti di persone con un libro per loro significativo, foto realizzate anche durante la recente Commissione consiliare dedicata a LeggiAmo 0-18 FVG. Io per l'occasione avevo scelto il libro “Quale Europa - capire, discutere, scegliere” proprio perché ritengo sia fondamentale dare nuova linfa al sogno europeo con cui, come molti miei coetanei, sono cresciuta».
Così Giulia Massolino, consigliera regionale del gruppo Patto per l’Autonomia-CivicaFVG e presidente della commissione consiliare Biblioteca, a margine dell'inaugurazione della mostra a Trieste, a cui ha partecipato.
«Su iniziativa della Commissione della Biblioteca regionale che presiedo, durante le ultime sedute del Consiglio abbiamo registrato con molte consigliere e consiglieri una piccola staffetta di lettura, che sarà pubblicata sui canali social del Consiglio, leggendo a più voci il libro di Pimpa “Confini” di Altan con l'intenzione di farne un audiolibro fruibile per persone cieche. La pubblicazione speciale celebra Gorizia-Nova Gorica Capitale Europea della Cultura ma anche i cinquant'anni del personaggio creato dal nostro corregionale. I libri sono un patrimonio essenziale, danno voce e corpo ai nostri pensieri, alle nostre idee, alla memoria e al futuro, e il fatto che un’istituzione come il Consiglio regionale, che unisce tutti i territori della nostra bellissima regione, abbia voluto dedicare attenzione a questa giornata è un bel segno, una speranza di crescita per tutti noi».
«Già dall’illustrazione del provvedimento avevamo sollevato tre temi cruciali su cui abbiamo presentato proposte integrative nell’articolato: la mobilità sui percorsi casa-lavoro e casa-scuola, le mense e la diffusione del modello dei Ricreatori triestini sul resto del territorio regionale. Sebbene la bocciatura degli emendamenti relativi alla mobilità ci continua a sembrare una grave mancanza, apprezziamo invece l’apertura a intraprendere un percorso sulle altre due questioni sollevate, per le quali garantiamo tutta la nostra collaborazione», dichiara Giulia Massolino, Consigliera regionale del Patto per l’Autonomia-Civica FVG a margine della discussione sul disegno di legge regionale sullo sviluppo e l’innovazione sociale discusso ieri in Consiglio regionale.
«L’esperienza triestina dei ricreatori comunali è un esempio virtuoso di servizio pubblico che andrebbe esteso al resto del territorio regionale - spiega la consigliera -. I ricreatori infatti offrono a bambine, bambini e adolescenti spazi sicuri e stimolanti dove crescere, socializzare e sviluppare competenze, in sinergia con la scuola e le famiglie. Diffondere questo modello, attraverso progetti pilota adattati alle diverse realtà locali, vuol dire investire nel lungo periodo in benessere, socialità, coesione e inclusione, contribuendo anche alla prevenzione del disagio e della povertà educativa. Con educatrici ed educatori assunti direttamente dagli enti locali, i ricreatori rappresentano una risorsa preziosa anche per contrastare la dispersione scolastica e sostenere la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro delle famiglie. Si tratta di un investimento nel futuro delle nostre e dei nostri giovani e nella forza delle nostre comunità»
«È fondamentale che, nei casi in cui venga disposta l’estensione dell’orario scolastico o l’attivazione di servizi post-scuola, sia previsto anche un servizio mensa accessibile, sostenibile e di qualità - aggiunge Massolino -. Prolungare la permanenza di bambine e bambini a scuola o nei servizi comunali senza garantire un pasto adeguato significa trasferire sulle famiglie, e spesso sulle madri, un carico organizzativo ed economico aggiuntivo, vanificando, almeno in parte, l’obiettivo di favorire la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro. La mensa scolastica non è soltanto un servizio di supporto, ma rappresenta un momento educativo e di socialità: consente di promuovere comportamenti alimentari sani, orientare al consumo critico e consapevole, diffondere valori di sostenibilità ambientale e giustizia sociale, e sostenere le economie locali attraverso l’utilizzo di prodotti biologici, di stagione e a chilometro zero. Dovrebbero essere previsti anche investimenti adeguati per la realizzazione di nuove mense, perché anche l’ambiente fisico in cui si mangia ha un impatto fondamentale sull’educazione a stare a tavola, insieme, mentre molto spesso le bambine e i bambini sono costretti a mangiare in mense pollaio in cui non si può nemmeno parlare».
«Spiace invece constatare che si sia persa l’occasione di integrare le politiche regionali di innovazione sociale con misure concrete per incentivare la mobilità sostenibile, attiva, sicura sui percorsi casa-scuola e casa-lavoro - prosegue la consigliera -, che riteniamo che debba essere riconosciuta come una componente essenziale del welfare territoriale e un fattore determinante per la qualità della vita, l’attrattività e la permanenza regionale, essendo rilevante fattore di scelta in un possibile spostamento lavorativo. In altre parti d’Italia le Regioni compartecipano al costo degli abbonamenti TPL, per le e i dipendenti pubblici di ogni ente pubblico o insieme alle aziende private, sostengono progetti di infrastrutturazione adatti al bike to work nei luoghi di lavoro (spogliatoi, stalli coperti sicuri, prese di ricarica per e-bike) o di incentivazione degli spostamenti in bici con contributo chilometrico, nonché sostengono percorsi di pedibus, o piattaforme di car pooling o car sharing. La possibilità di raggiungere in modo sicuro, economico e sostenibile il luogo di lavoro o di studio incide direttamente sulla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, sulla partecipazione sociale e sulla riduzione delle disuguaglianze. Inoltre, una misura del genere ha un impatto anche sulla riduzione degli scontri stradali, e del relativo costo umano, sociale ed economico».
«Anche altri nostri emendamenti non hanno purtroppo trovato spazio nel provvedimento, su cui infatti come gruppo consiliare ci siamo astenuti - conclude Massolino -. Avevamo proposto di dare priorità agli interventi di welfare a carattere universalistico, valorizzando quelle esperienze virtuose in cui le imprese aprono le proprie iniziative di welfare all’intera comunità, e non solo alle lavoratrici e ai lavoratori dipendenti. Queste pratiche rappresentano un esempio concreto di responsabilità sociale d’impresa e contribuiscono alla costruzione di un vero welfare territoriale, inclusivo e accessibile, mentre le misure esclusivamente aziendali restano inevitabilmente limitate alle realtà economiche di maggiori dimensioni. E infine sulla digitalizzazione, continueremo a spingere affinché le piattaforme digitali integrate raccolgano e rendano accessibili informazioni sull’offerta dei servizi alla cittadinanza forniti da Enti locali, Istituzioni ed Enti del Terzo Settore, favorendo così una rete informativa unica, chiara e condivisa tra pubblico, privato e società civile».
«La transizione energetica deve essere pianificata, condivisa e integrata con il paesaggio e le esigenze delle comunità, non lasciata alle scelte unilaterali di operatori privati mossi da logiche speculative. Siamo convintamente favorevoli allo sviluppo delle energie rinnovabili, necessarie per affrontare la transizione ecologica e la decarbonizzazione, ma riteniamo che ciò non possa avvenire senza una chiara guida pubblica e senza il pieno coinvolgimento dei territori». Così Moretuzzo, Massolino e Liguori esprimono il sostegno del Gruppo Patto per l’Autonomia - Civica FVG alla petizione regionale “Opposizione al progetto di un impianto eolico denominato Pulfar”, consegnata in data odierna alla Presidenza del Consiglio e che solleva questioni rilevanti di pianificazione, tutela del paesaggio e coinvolgimento delle comunità locali.
«È indispensabile che la Regione garantisca equilibrio tra produzione energetica, tutela ambientale e accettabilità sociale - spiegano i consiglieri -. Va inoltre ricordato che l’eolico non è nemmeno citato nel Piano Energetico Regionale approvato appena lo scorso anno: la Giunta ha dunque il dovere di avviare una riflessione pubblica e partecipata prima di consentire interventi di questo tipo. Il vento è un bene comune e non può essere regalato al primo privato che voglia specularci, bensì deve diventare un’occasione di governo del territorio al cui centro stiano le politiche per le aree interne e di partecipazione di pubblica nonché di decarbonizzazione, per una transizione che sia giusta sia dal punto ambientale che sociale».
«L’audizione di oggi è stata un passo fondamentale per aprire un dibattito critico sul tema del traffico crocieristico, nel quale abbiamo ricevuto anche importanti aperture da parte degli organi coinvolti. Un punto di partenza per offrire alla cittadinanza strumenti di consapevolezza e vigilanza sul fenomeno, nonché alla parte politica elementi per indirizzare scelte future».
Lo afferma la consigliera regionale Giulia Massolino (Patto per l’Autonomia – Civica FVG), in occasione dell’audizione di esperte, esperti, istituzioni e associazioni sul tema dell’impatto ambientale delle navi da crociera e mercantili sulla qualità dell’aria a Trieste, da lei richiesta a ottobre 2023 dopo che il ricercatore Axel Friedrich, già componente della Commissione trasporti dell’Agenzia federale tedesca per la protezione dell’ambiente, aveva diffuso i dati delle sue rilevazioni sull’inquinamento eseguite a Trieste a settembre 2023, supportato da Cittadini per l’Aria e dalle associazioni ambientaliste locali.
«Le associazioni hanno sottolineato la necessità di interventi strutturali per garantire la tutela della salute della cittadinanza e una reale coesistenza tra porto e città, partendo da dati trasparenti e accessibili sulle concentrazioni di polveri ultrafini, black carbon e biossido di azoto, i cui impatti sulla salute sono conclamati da ampia letteratura scientifica non solo riguardo l’apparato cardio-respiratorio ma anche riguardo tumori, diabete, asma e disturbi neurologici quali demenze precoci o compromesso sviluppo neurocognitivo nell’infanzia – continua Massolino –. Le associazioni hanno denunciato come le centraline di rilevamento siano insufficienti, non correttamente posizionate e soprattutto come i dati relativi sia alle misure ambientali che agli attracchi siano poco trasparenti e accessibili. Ma ci hanno tenuto anche a delineare un quadro di possibili azioni da intraprendere: campagne di rilevazione e aumento delle centraline da collocare in posizioni strategiche, anticipando gli obblighi europei che a breve imporranno un abbassamento delle soglie minime di concentrazione, con dati accessibili in tempo reale; divieto di attracco o tariffe maggiorate per le navi che non si allaccino alle banchine quando saranno finalmente elettrificate, prima dell’obbligo normativo del 2030; monitoraggio dei fumi con l'uso di droni in collaborazione con EMSA, progetto già discusso sotto la Presidenza D’Agostino e che vedrebbe Trieste prima in Italia; divieto di utilizzo nell’area portuale degli scrubber, sistemi che vengono utilizzati dagli armatori per risparmiare sul costo di carburanti che consiste nel lavare i fumi delle navi scaricando però le acque di lavaggio - intrise di metalli, idrocarburi policiclici aromatici, black carbon - in mare, danneggiando gravemente l’ecosistema marino; intensificazione dei controlli sulle navi da parte della Capitaneria; l’elettrificazione delle tratte brevi come quella Trieste-Grado. Trieste può e deve ambire a diventare un’eccellenza e un modello nelle misure applicate per ridurre l’impatto delle attività portuali sulla città».
«Ci fa piacere sapere che anche l’assessore regionale Fabio Scoccimarro abbia riconosciuto che l’attuale collocazione delle navi da crociera di fronte a piazza Unità è totalmente inadeguata, perché causa innumerevoli disagi alla cittadinanza, per le concentrazioni localizzate di inquinanti, per il traffico indotto: ci aspettiamo quindi che si faccia parte attiva affinché vengano spostate – conclude Massolino –. Accogliamo altresì con favore le aperture fatte da organi e istituzioni preposti in merito a ulteriori adempimenti per la tutela dell’ambiente e della salute. Per instaurare un rapporto di collaborazione e dialogo con la cittadinanza, anche nelle sue forme organizzate, è necessario partire da una maggiore trasparenza e accessibilità dei dati, che possano anche indirizzare scelte politiche necessarie per il futuro della città e per il benessere della cittadinanza. In tal senso, reputiamo quantomai urgente, come abbiamo più volte proposto anche in sede di manovra finanziaria, un osservatorio permanente che possa monitorare, informare e definire possibili scenari».
Le associazioni: «Incongruenze nel progetto e dubbi sulle autorizzazioni, abbiamo diffidato la Regione dal procedere con i lavori»
«È necessario fare chiarezza una volta per tutte sui pini abbattuti e di quelli che si intende abbattere nell’ambito del progetto di riqualificazione della baia di Grignano» - affermano Giulia Massolino e Francesco Russo alla conferenza stampa convocata stamani [22 ottobre] dal Patto per l’Autonomia - Civica FVG e dal Partito Democratico, a cui hanno preso parte il Gruppo Riva Massimiliano e Carlotta e il Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste.
«La vicenda è iniziata a febbraio 2025, quando 12 pini nella parte Nord del porticciolo sono stati improvvisamente abbattuti, nonostante la Giunta avesse più volte dichiarato che gli alberi sarebbero stati salvaguardati con tecniche innovative già usate in altre parti della regione - ricorda Massolino -. Uno scempio intollerabile, su cui ho subito presentato un’interrogazione, attraverso la quale abbiamo appreso dell’intenzione di abbattere in autunno anche quelli rimanenti sul lato sud. Abbiamo quindi proceduto a una richiesta di accesso agli atti in merito al progetto e alle sue varianti, così come hanno fatto anche le Associazioni qui presenti che si sono attivate con una petizione che in meno di un mese ha raccolto migliaia di sottoscrizioni e che è stata portata all’attenzione del Consiglio a fine settembre».
«Alla prima occasione utile ho quindi presentato un’interrogazione a risposta immediata, chiedendo se la Giunta intendesse dare ascolto alla petizione e adoperarsi per salvaguardare gli alberi rimanenti - prosegue Russo -. La Giunta Fedriga in tutta risposta ha fornito dati sbagliati sul numero di alberi abbattuti e sui parcheggi, che sembrano la sua unica ossessione».
«Nel frattempo, noi stavamo analizzando il riscontro alla nostra richiesta di accesso agli atti, in cui abbiamo riscontrato notevoli incongruenze - spiegano Enza Pagano e Gertrud Prugger, portavoce del Gruppo Riva Massimiliano e Carlotta - . Abbiamo scoperto che già nel progetto iniziale era previsto l’abbattimento di oltre la metà degli alberi, anche se nessuno l’aveva mai detto esplicitamente: a nord ne dovevano rimanere 4 su 12, mentre a sud dovevano essere conservati 6 pini su 12. Ma poi nella zona nord si è deciso di abbattere tutti gli alberi a causa della presenza di una “soletta di calcestruzzo” che avrebbe dovuto essere demolita e su cui posavano le radici. Allora come è possibile che in fase esecutiva non si fosse trovata una soluzione alternativa per evitare gli abbattimenti, in linea all’autorizzazione paesaggistica? Ora ci viene detto che "nell’ottica di dare continuità e omogeneità progettuale, la medesima soluzione potrà essere considerata anche per la parte dei parcheggi a sud”. Secondo le prove di stabilità tutti i pini hanno un apparato radicale esteso e proporzionato alla chioma, quindi non c’è nessun rischio di caduta. Nonostante ciò li si condanna a morte con una decisione del tutto arbitraria presa da una giunta regionale che non vuole riconoscere agli alberi la loro funzione benefica per l’ambiente».
«Dall’acquisizione dei documenti progettuali si rilevano delle evidenti contraddizioni tra gli obiettivi del progetto e gli interventi eseguiti - aggiunge Renato La Rosa, referente per il verde del Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste -. Tutte le relazioni riconoscono il valore estetico e ambientale degli alberi, l’importanza di salvaguardarli: infatti nel decreto di approvazione del progetto esecutivo non è citata nessuna autorizzazione all’abbattimento, e anzi risulta che i pareri positivi siano stati dati alla prima versione del progetto che non prevedeva nessun abbattimento. Ricordiamo che la rimozione degli alberi contrasta la Nature Restoration Law, ogni abbattimento non necessario genera un “debito ecologico” difficile da compensare, soprattutto in vista degli obiettivi di decarbonizzazione fissati per il 2030».
«È una contraddizione doppiamente assurda - proseguono le associazioni - perché nella zona a sud (quella su cui bisogna ancora intervenire) non sono previsti posteggi, ma un’area pedonale e destinata ad attività ricreative. In questa zona di svago e relax, dove si poteva fare un’operazione di depaving, rimuovendo l’asfalto e ripristinando il suolo naturale, come in una normale pineta si compie una scelta del tutto irrazionale e assurda: si abbattono tutti gli alberi per trasformare l’area in un vero e proprio deserto che in estate raggiungerà temperature infuocate».
«Considerando che l’assessora Amirante aveva dichiarato, in risposta all’interrogazione, che si stavano valutando possibili soluzioni per la parte sud, abbiamo deciso di presentare anche un ordine del giorno alla manovra finanziaria discussa una decina di giorni fa, contando in un suo accoglimento - concludono la consigliera Massolino e il consigliere Russo -. Spiace constatare che la Giunta non abbia voluto accoglierlo e la maggioranza abbia votato compattamente contro lo stesso. Le associazioni avevano organizzato un flash mob in occasione del precedente Consiglio chiedendo a consigliere e consiglieri di scegliere se sostenere la causa, ricevendo un rametto di pino, o di non farlo, ricevendo un sacchetto di segatura: ora sappiamo chi ha scelto la segatura. Continueremo a batterci per impedire che un altro sfregio si aggiunga allo scempio già perpetrato ai danni della cittadinanza, del paesaggio e dell’ambiente».
«Esprimiamo la nostra adesione all’iniziativa promossa dal Tavolo nazionale per la scuola democratica, la rete di soggetti collettivi che opera nel mondo della scuola, dell’università, della ricerca, del terzo settore che oggi, anche nella nostra regione, si sta mobilitando in difesa di una scuola democratica, partecipata e inclusiva», afferma il segretario del Patto per l’Autonomia Massimo Moretuzzo.
«Il tavolo – spiega Moretuzzo – è nato per contrastare le Indicazioni nazionali 2025 per la scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado promosse dal ministro Valditara e la loro visione di scuola anacronistica. Con queste linee guida la scuola è ridotta a trasmissione di nozioni, cancellando il metodo critico, l’approccio interdisciplinare e partecipato. Il modello educativo proposto non solo è superato da decenni di pratiche didattiche, ricerca e riflessione pedagogica, ma esalta il nazionalismo italiano, il primato dell’Occidente, l’ordine e l’obbedienza, oltre a marginalizzare il tema della sostenibilità ambientale».
«Gli spazi per il confronto con gli operatori della scuola sono stati minimi e di facciata. E in ogni caso le richieste e le proposte avanzate da tante associazioni non sono state accolte in nessun modo. Da poco il Consiglio di Stato ha sospeso il parere sulle Nuove Indicazioni 2025, anche grazie alle denunce e mobilitazioni del Tavolo nazionale per la scuola democratica. Sosteniamo con convinzione il loro impegno per una scuola democratica, inclusiva, partecipata, aperta al mondo, al futuro, alla sostenibilità contro chi vorrebbe stravolgere la scuola pubblica e farla regredire a un passato che pensavamo superato».
«Le parole pronunciate oggi dall’Assessore Scoccimarro, dall’On. Ciriani e dal Consigliere Maurmair rappresentano un’importante – e positiva – novità nel dibattito sul futuro del Tagliamento. Di certo non manca lo stupore per una inversione di rotta rispetto a quanto finora sostenuto dall’Assessore e dalla maggioranza sulla volontà di procedere con traverse più o meno mobili e altre opere invasive e decisamente impattanti». È il commento del capogruppo del Patto per l’Autonomia – Civica FVG Massimo Moretuzzo alla notizia della valutazione di alternative progettuali all’attuale piano di gestione del rischio alluvionale del fiume Tagliamento.
«Evidentemente le valutazioni e le obiezioni ai progetti presentati finora da tanta parte della Comunità scientifica nel corso degli ultimi mesi, accanto alla straordinaria mobilitazione di migliaia di persone che hanno a cuore il fiume friulano e il futuro della loro terra, hanno scalfito certezze che sembravano granitiche e che in realtà tanto solide non erano», afferma Moretuzzo.
«Leggere che, secondo gli esponenti di Fratelli d’Italia, “le proposte progettuali dovranno essere in linea con i principi della Nature Restoration Law” è sicuramente un dato positivo e ribadisce quello che abbiamo dichiarato da tempo e che abbiamo declinato in una nostra mozione depositata nello scorso mese di marzo in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua».
«L’ipotesi di acquistare dei terreni prossimi all’alveo per dare maggiore spazio al fiume in caso di necessità, intesa come ipotesi alternativa a quanto finora indicato come la soluzione più idonea – ovvero la traversa di Dignano e le opere connesse –, è un’idea interessante che ci auguriamo possa essere discussa prima possibile con tutti i portatori di interesse, a partire da quelle associazioni e istituti di ricerca che da tempo stanno ragionando su questo tema. Per parte nostra – conclude Moretuzzo – daremo il nostro contributo all’interno del Consiglio regionale per far sì che questo percorso si sviluppi nel modo migliore possibile e attendiamo che il Presidente Fedriga condivida questo nuovo corso del suo Assessore su un tema decisamente importante».
«Come consigliere e consiglieri regionali abbiamo ricevuto una lettera del Comune di Precenicco, scritta dal sindaco a seguito del tragico scontro costato la vita a una giovane studentessa, è un appello accorato che non può restare inascoltato – dichiara la consigliera regionale Giulia Massolino (Patto per l’Autonomia – Civica FVG) –. È la conferma di quanto da tempo denunciamo in Consiglio regionale: serve un cambio radicale nelle politiche per la sicurezza stradale, restituendo ai Comuni gli strumenti per prevenire e non solo per contare le vittime».
Massolino ricorda come il tema sia da tempo al centro del lavoro del Patto per l’Autonomia - Civica FVG, che ha portato in Consiglio regionale e nei Comuni di Udine, Gorizia e Trieste una serie di proposte per la mobilità sostenibile e la sicurezza urbana oltre ai tanti emendamenti proposti nei vari Bilanci di questi anni, tutti indirizzati verso un cambio di paradigma della viabilità urbana e tutti costantemente bocciati.
«Nella mozione Città 30, bocciata a inizio anno – prosegue Massolino – avevamo chiesto proprio ciò che oggi diversi amministratori locali, giustamente, domandano a gran voce: la possibilità di installare autovelox nei centri abitati, di realizzare interventi infrastrutturali per ridurre la velocità e di creare un tavolo regionale permanente sulla sicurezza stradale, come proposto dalla FIAB. Tutti strumenti che, se approvati, avrebbero reso le nostre strade più sicure e avrebbero potuto evitare alcune delle tragedie di cui purtroppo leggiamo costantemente sulla stampa».
La consigliera sottolinea come la limitazione della velocità sia «la misura più efficace e meno costosa per salvare vite umane».
«I dati parlano chiaro – aggiunge –: il 70% degli scontri avviene su strade urbane. Nel 2023 in Friuli Venezia Giulia si sono verificati oltre 3.000 incidenti, con 56 vittime e più di 4.000 feriti. È inaccettabile che, nonostante questi numeri, i Comuni non possano disporre di strumenti di controllo e deterrenza».
«La richiesta del Sindaco di Precenicco è la voce di tante amministrazioni locali che ogni giorno si trovano a gestire le conseguenze di scelte sbagliate e di un quadro normativo che limita l’autonomia dei territori – conclude Massolino –. Come Patto per l’Autonomia continueremo a batterci perché la Regione stia dalla parte giusta: quella della cittadinanza, delle sindache e dei sindaci e di chi vuole rendere le nostre comunità più sicure, vivibili e umane. È evidentemente un tema non rimandabile».
«Condanniamo con fermezza i disordini che si sono verificati e auspichiamo che le autorità competenti possano individuare e punire i responsabili, esprimiamo piena solidarietà ai giornalisti rimasti feriti durante gli scontri e ringraziamo le forze dell’ordine per il servizio prestato in condizioni complesse», commenta Massimo Moretuzzo, segretario del Patto per l’Autonomia e consigliere regionale, che aggiunge: «Il corteo tenutosi ieri a Udine, cui abbiamo preso parte insieme a migliaia di cittadini e cittadine, è partito come una manifestazione pacifica e partecipata, caratterizzata dalla forte presenza di giovani. Purtroppo, come accade troppo spesso, alcuni individui hanno cercato di rovinare tutto, di compromettere il significato profondo e il messaggio di pace espresso dalla stragrande maggioranza dei partecipanti a un’iniziativa che ha voluto esprimere con fermezza la preoccupazione e il dissenso rispetto alla drammatica realtà che ha vissuto e continua a vivere la popolazione palestinese: decine di migliaia di bambini e bambine uccisi sotto i bombardamenti, la devastazione di una terra in cui non ci sono più case per coloro che potrebbero ritornarvi in virtù di una tregua tanto necessaria quanto fragile».
«Da parte nostra – continua Moretuzzo –, ribadiamo il nostro impegno a promuovere spazi di confronto, dialogo e partecipazione sul tema della Pace. Rifiutiamo l’idea che la guerra e la corsa al riarmo possano essere gli unici strumenti di risoluzione dei conflitti».
«È oramai evidente che la Giunta Fedriga sta discriminando la città di Udine non solo nei finanziamenti delle opere maggiori, ma persino nei contributi legati alla manutenzione delle aree verdi urbane. Tale discriminazione è ancora più evidente se paragonata con i fondi che vengono stanziati a favore di Trieste, anche per situazioni praticamente identiche». Lo ha denunciato, oggi in aula, il capogruppo del Patto per l'Autonomia – Civica FVG Massimo Moretuzzo, che ha chiarito: «È il caso delle risorse richieste da Fratelli d’Italia, ben 50.000 euro, per la manutenzione del Parco della Rimembranza di Trieste in occasione del suo centenario. La stessa richiesta fatta con un emendamento identico a quello della maggioranza, ma destinando la stessa cifra al Parco della Rimembranza di Udine, è stata bocciata dalla maggioranza. Perché queste differenze? Perché il Parco di Trieste merita di essere valorizzato e quello di Udine no? La risposta non può essere quella data in aula dal Vicepresidente, che si è giustificato dicendo che il Parco di Udine è del 1924 e quindi il centenario è già passato. Se questo fosse il motivo allora mi chiedo perché non finanziare tutti i Parchi della Rimembranza realizzati nel 1926, da Madrisio a Roveredo in Piano, da Anduins a Passons? Perché l’unico degno di attenzione è quello di Trieste?».
«L’accanimento del Vicepresidente Anzil contro la Capitale del Friuli sta ormai diventando un’ossessione. Dopo le dichiarazioni totalmente fuori luogo sulla sicurezza, anche in quel caso ignorando il fatto che lo scorso anno gli accoltellamenti a Trieste sono aumentati del 30% rispetto all’anno precedente, ora il Vicepresidente nega persino i fondi per la manutenzione di un parco, pur di penalizzare la città di Udine».
«Sono curioso di sapere come giustificheranno questa scelta i sostenitori udinesi del Vicepresidente, che tanto hanno apprezzato le sue uscite sul tema della sicurezza in città. Confidiamo in un repentino cambio di direzione, tanto urgente quanto tardivo», conclude Moretuzzo.
«La riapertura sulle 24 ore del Centro di Salute Mentale di via Gambini, su cui più volte abbiamo presentato interrogazioni, è una notizia positiva, ma non può restare un’operazione simbolica: deve essere accompagnata da un reale potenziamento del personale e dei servizi. Gli operatori e le operatrici sono allo stremo, e questa situazione compromette la qualità dell’assistenza e la sicurezza dell’utenza e del personale stesso, talvolta con esiti tragici, come evidenziato dalla recente cronaca».
Lo afferma la consigliera regionale Giulia Massolino (Patto per l’Autonomia – Civica FVG), in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, presentando un ordine del giorno che chiede alla Giunta regionale di potenziare il personale dei Centri di Salute Mentale e di rafforzare la rete dei servizi territoriali.
«Negli ultimi anni – continua Massolino – la domanda di assistenza e supporto psicologico e psichiatrico è cresciuta in modo esponenziale, soprattutto tra le ragazze e i ragazzi. Disturbi d’ansia, depressione, disagio relazionale e dipendenze sono in aumento, ma le risposte del sistema restano insufficienti. È necessario investire risorse, formare nuovi professionisti e garantire continuità assistenziale, non solo aperture di facciata, per non abbandonare le famiglie in situazioni drammatiche».
L’ordine del giorno, presentato oggi in Consiglio regionale in occasione della manovra di assestamento, invita la Regione a intervenire urgentemente per rafforzare i servizi di salute mentale e assicurare condizioni di lavoro dignitose e sostenibili per chi se ne prende cura ogni giorno.
«Non possiamo permettere che il modello triestino, riconosciuto a livello internazionale, venga logorato dalla mancanza di personale e risorse. Un tema che dovrebbe essere trasversale, e considerando che anche esponenti della maggioranza si sono espressi in merito ci auguriamo che venga accolto. In questa Giornata Mondiale della Salute Mentale, ricordiamo che difendere la salute mentale significa difendere la dignità delle persone e la qualità del nostro sistema sanitario pubblico», conclude la consigliera.
«Abbiamo depositato un ordine del giorno per chiedere che la Regione Friuli-Venezia Giulia aderisca alla Marcia PerugiAssisi per la Pace e fraternità del 12 ottobre prossimo. Ordine del giorno che auspichiamo sia accolto favorevolmente dal Presidente Fedriga e dalla Giunta, visto che si tratta di una manifestazione che viene da lontano e che supera le diverse appartenenze». Così il capogruppo del Patto per l'Autonomia – Civica FVG Massimo Moretuzzo, oggi nel corso di una conferenza stampa a Trieste, ha annunciato la presentazione dell’ordine del giorno al disegno di legge Misure finanziarie multisettoriali. L’auspicio è stato condiviso anche dalla consigliera regionale Giulia Massolino: «In passato più volte sono stati presentati ordini del giorno sulla pace, ma sono sempre stati bocciati. Ci auguriamo che quello che abbiamo depositato venga accolto con responsabilità, perché il tema non è procrastinabile: richiede posizioni chiare».
Nello specifico, l’ordine del giorno accoglie l’invito del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani ad aderire al Comitato organizzatore della Marcia della Pace PerugiAssisi; a invitare cittadine e cittadini, associazioni e organizzazioni a partecipare all’iniziativa; a sostenere le scuole che intendono aderire al programma italiano di educazione civica per la formazione di giovani costruttori e costruttrici di pace; a valutare l’adesione al Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani.
«Crediamo che in questo momento storico sia importante prendere posizione rispetto a quello che sta succedendo a livello internazionale. La “terza guerra mondiale a pezzi” descritta da Papa Francesco si sta intensificando, e la drammatica situazione che si sta verificando in Palestina ci impone di non rimanere indifferenti davanti al baratro verso cui l’escalation militare sta conducendo l’umanità. Il Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia ha l’occasione per affermare l’importanza di impegnarsi per costruire un mondo di pace», hanno spiegato Massolino e Moretuzzo, che prenderanno parte alla Marcia PerugiAssisi di domenica 12 ottobre.
Il Patto per l’Autonomia parteciperà sia alla Marcia – ha organizzato due pullman, al completo – sia ai lavori dell’Assemblea dell’ONU dei Popoli che si svolgeranno nei giorni precedenti.
«Dobbiamo impegnarci tutti per la pace – ha commentato Flavio Lotti, Presidente della Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace, in collegamento da Perugia –. La politica ha smesso di lavorare per la pace, con la Marcia vogliamo richiamarla alla responsabilità, in difesa della legalità internazionale e dei diritti umani. È necessario costruire una cultura della pace che è una premessa per una politica della pace», ha insistito Lotti, che ha avuto parole di apprezzamento per l’iniziativa consiliare.
Anche la consigliera regionale Simona Liguori ha espresso l’auspicio che «l’ordine del giorno possa unire il Consiglio regionale attorno al tema della pace. Per parlare davvero di pace, è necessario assumere posizioni chiare e coerenti che la promuovano concretamente».
Alla conferenza stampa è intervenuto anche Federico Pirone, Assessore del Comune di Udine nonché responsabile degli enti locali per il Patto per l’Autonomia. «Quanto sta accadendo in Palestina in queste ore è anche frutto della mobilitazione trasversale da parte di tantissime persone che hanno preso posizione per la pace. La politica non può sottrarsi. In questo senso, l’ordine del giorno del Patto per l’Autonomia – Civica FVG è un passo importante che affonda le radici nella storia di questa terra: non un fortino chiuso, ma uno snodo aperto al dialogo, all’incontro e alla convivenza. Per questo cercheremo di diffondere l’ordine del giorno negli enti locali del territorio perché possa essere fatto proprio anche da molte altre amministrazioni locali».
«La norma multisettoriale che andrà in aula la prossima settimana dovrebbe essere in gran parte una norma che permette di utilizzare nel modo migliore le risorse che devono essere ancora impiegate da qui alla fine dell'anno. Non dovrebbe quindi prevedere scelte di medio o lungo periodo, che competono invece alla legge di stabilità che verrà votata a dicembre. In questo contesto lasciano stupefatti le parole dell'Assessore Callari che in Commissione ha dichiarato testualmente che a fronte di una serie di risparmi del suo assessorato ha deciso di stanziare 4,5 milioni di euro a Porto Vecchio di Trieste per eventuali spese impreviste. Ora, capiamo la grande disponibilità di risorse, ma questo non è un buon motivo per disperderle senza progettualità definite. Oltretutto per un'area per la quale sono già stati stanziati quasi 200 milioni». Così il capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica FVG Massimo Moretuzzo, a margine della seduta odierna della I Commissione consiliare chiamata a esaminare il disegno di legge Misure finanziarie multisettoriali.
«È davvero questo il modo migliore di gestire i fondi pubblici? Impegnando 4 milioni e mezzo per un singolo progetto senza delle necessità specifiche? Non crediamo sia così – conclude Moretuzzo –. Crediamo serva una gestione oculata e rispettosa dei bisogni di tutti i territori e le comunità della regione».
Il Patto per l'Autonomia ha aderito alla Marcia per la Pace di PerugiAssisi del 12 ottobre, condividendone convintamente motivazioni e obiettivi: la promozione della pace attraverso un impegno concreto contro tutte le guerre, per la centralità della persona e dei diritti umani, il sostegno alla diplomazia, alla giustizia sociale e ambientale. Per questa ragione ha organizzato un pullman per partecipare alla Marcia, che è già al completo.
«Abbiamo voluto organizzare un pullman per partecipare alla Marcia per la Pace perché crediamo che in questo momento storico sia importante prendere posizione rispetto a quello che sta succedendo a livello internazionale. La “terza guerra mondiale a pezzi” descritta da Papa Francesco si sta intensificando, e la drammatica situazione che si sta verificando in Palestina ci impone di non rimanere indifferenti davanti al baratro verso cui l’escalation militare sta conducendo l’umanità. Il multilateralismo, la cooperazione fra i popoli, il riconoscimento del ruolo delle istituzioni internazionali come le Nazioni Unite e i suoi organismi sono dei pilastri per costruire un mondo di pace», dichiarano i consiglieri regionali del Patto per l’Autonomia Massimo Moretuzzo e Giulia Massolino.
Per dare seguito a questi intendimenti, oltre che alla Marcia, il Patto per l’Autonomia parteciperà ai lavori dell’Assemblea dell’ONU dei Popoli che si svolgeranno nei giorni precedenti. In particolare il Segretario e consigliere regionale Massimo Moretuzzo parteciperà sabato 11 ottobre all’Assemblea degli enti locali per la Pace insieme a Federico Pirone, Assessore del Comune di Udine nonché responsabile degli enti locali per il Patto.
«Tantissime persone hanno aderito alla nostra proposta di prendere parte alla Marcia, stiamo organizzando un secondo mezzo per rispondere a tutte le richieste che abbiamo avuto e a quelle che arriveranno», afferma Massolino.
Chi è interessato a partecipare può iscriversi compilando il modulo al seguente link https://forms.gle/pjF5mTDPPVgbxUXH9 (una risposta per ciascun partecipante) entro lunedì 6 ottobre. La partenza è prevista la sera dell’11 ottobre, il rientro il 12 ottobre, al termine della Marcia. Informazioni al numero 388.8594610 o scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Nella seduta del Consiglio regionale di ieri [1 ottobre] una delle interrogazioni a risposta immediata, depositata da Giulia Massolino, consigliera regionale del Patto per l’Autonomia - Civica FVG, riguardava il caldissimo tema dell’ovovia di Trieste, ma la risposta non è ancora arrivata. «Abbiamo atteso fino ad oggi per dare la possibilità all’Assessore di inoltrarci dovuta risposta scritta, ma ogni giorno che passa è sempre più evidente che l’argomento dell’ovovia per la maggioranza che regge il consiglio regionale ha la stessa funzione dell’aglio per i vampiri: li mette in fuga - commenta Massolino -. Ritengo però che sia necessario un atto di responsabilità ed evidentemente di coraggio per rispondere alla cittadinanza rispetto alla condotta tenuta fino ad oggi, e soprattutto sulla strada che vorranno seguire da oggi in avanti a seguito delle sentenze del Tar. La Regione, avremmo chiesto all’assessore Scoccimarro se ci avessero dato il tempo di farlo, ha intenzione di continuare ad appoggiare politicamente ciò che dal punto di vista amministrativo è già stato bocciato? Ha intenzione di continuare a investire risorse su un'infrastruttura inutile, impattante e insostenibile che è già stata bocciata dai cittadini, da due ministeri, dai tribunali e dall’Unione Europea?».
«L’aver evitato di affrontare le nostre domande non ci sorprende e non è nemmeno la prima volta. Attendiamo da un anno e mezzo la ripresa di un’audizione in merito all’ovovia e alle interrogazioni che ho posto in questi due anni l’assessore Scoccimarro ha sempre scaricato la patata bollente sull’amministrazione comunale di Trieste. Il Tar però ci mostra le responsabilità della Regione, che ha reso possibile la deroga al divieto di costruire sulla base di inesistenti “motivi di imperante interesse pubblico”. Oggi sappiamo che gli atti regionali sono stati sbugiardati, sia dal punto di vista ambientale che sanitario, e dunque annullati interamente dal Tribunale Amministrativo, ed è fondamentale che la Giunta Fedriga risponda al consiglio regionale e alla cittadinanza alla domanda: cosa volete fare adesso? Evidentemente non lo sanno ancora neppure loro: il futuro dell’ovovia non è legato alla logica o all’opportunità amministrativa o economica, bensì al confronto, o scontro, politico interno alla maggioranza, un gioco miliardario in mano a un sindaco fuori controllo».
«Per il vicepresidente della Regione il tema della sicurezza è un problema solo per la città di Udine, di cui, a suo dire, è responsabile l’attuale amministrazione, evidentemente – aggiungiamo noi – colpevole di non essere allineata politicamente alla Giunta Fedriga. Gravi fatti criminali si sono verificati dall’inizio dell’anno in diversi luoghi della regione, in particolare a Trieste e a Pordenone, eppure nulla ha detto in merito il vicepresidente». Non ci sta il capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica FVG Massimo Moretuzzo e, oggi in aula, alla richiesta di chiarimenti sulla disparità di trattamento riservata alle città della regione, formulata in una interrogazione, ha invitato Anzil a recuperare un minimo di decenza istituzionale.
«Le recenti dichiarazioni del vicepresidente sono assolutamente fuori luogo e indegne del ruolo che è chiamato a ricoprire. Quelle odierne sono ancora più sconcertanti. Come fa a dire “a mio giudizio” la situazione di Udine è fuori controllo? Come fa a invocare la “liberazione della città” da una Giunta che ritiene responsabile delle cause di insicurezza? Ha forse detto qualcosa della rissa davanti al municipio di Pordenone, solo per citare l’ultimo fatto di cronaca sulle rive del Noncello – ha chiesto Moretuzzo –? Chi ricopre un ruolo come quello di Anzil dovrebbe lavorare per sostenere tutte le comunità regionali, non per “liberare” le città da amministrazioni che sono state democraticamente elette e che hanno il torto di non essere della sua stessa parte politica. I massimi vertici dell’amministrazione Fedriga non perdono l’occasione per dimostrare uno scarso senso del proprio ruolo istituzionale e scadono nella più becera polemica politica. Bene farebbe il vicepresidente della Regione a impegnarsi seriamente per affrontare i problemi – e quelli sulla sicurezza necessitano di risposte immediate e decise a tutti i livelli –, non per alimentarli con dichiarazioni irresponsabili che condizionano l’opinione pubblica. Il senso di responsabilità dovrebbe determinare atteggiamenti cauti – vale anche per chi governa Roma da 3 anni e la Regione da 7 e mezzo! – così come il principio, sacrosanto, di lealtà istituzionale dovrebbe escludere le strumentalizzazioni politiche».
«Il Consiglio regionale oggi ha perso un’occasione per prendere una posizione netta rispetto alla situazione drammatica che si sta vivendo in Palestina. La maggioranza ha cercato di rifugiarsi in una mozione last minute basata sulle notizie che si stanno rincorrendo in queste ultime ore e rifiutandosi di posticiparne la votazione per trovare una posizione condivisa all’interno dell’aula», afferma il Capogruppo di Patto per l’Autonomia – Civica FVG Massimo Moretuzzo.
«La verità è che il Presidente Fedriga su questo tema ha tenuto una posizione indifendibile, resa manifesta dagli interventi degli stessi consiglieri di maggioranza che hanno ricordato le parole di condanna delle azioni israeliane espresse dal Governo italiano. Parole di condanna che invece dalla Giunta del Friuli-Venezia Giulia e dal suo Presidente non sono mai arrivate – continua Moretuzzo – Riteniamo sia corretto continuare a impegnarsi per sostenere la mobilitazione a favore del cessate il fuoco e di una pace giusta: noi continueremo a fare la nostra parte».
«Che senso ha una copia inutilizzabile di un reperto scientifico e storico? Soprattutto, perché la comunità triestina e regionale dovrebbe sostenere i costi di una copia perfetta di un batiscafo, che mai ha solcato né solcherà i mari? Anziché esplorare la fossa delle Marianne- come l’originale - il nuovo batiscafo esplorerà la fossa profondissima nelle idee nuove in campo culturale delle amministrazioni comunale e regionale».
Così Giulia Massolino, consigliera regionale del gruppo Patto per l’Autonomia - Civica FVG sull’arrivo in piazza Unità della copia 1:1 del batiscafo Trieste, costato circa 400 mila euro dei quali circa 230 mila stanziati dall’amministrazione regionale ed altri, a quanto pare, anche dal gettito della tassa di soggiorno turistica.
«Abbiamo presentato un’interrogazione già a marzo 2025 per capire chi avrebbe finanziato questa opera, visto che oltre alle dichiarazioni dell’assessore Rossi allora non esistevano atti che impegnassero la Regione direttamente. Non abbiamo ancora avuto risposta all’interrogazione, ma magicamente quattro mesi dopo in assestamento di Bilancio un emendamento integra un contributo straordinario al comune di Trieste per l’acquisizione di manufatti originali aventi rilevanza storica o culturale per la città portandolo a 230mila euro. Evidentemente dietro questa vaga possibilità di acquisizione si nasconde proprio l’aver commissionato questo lavoro, costoso, fondamentalmente inutile in quanto copia perfetta ma inutilizzabile, e soprattutto non si capisce commissionato da chi, visto che al Museo De Henriquez - che lo avrà in collezione - non esiste un direttore o un comitato scientifico. Un piano strategico avrebbe anche potuto e dovuto determinarne se fosse opportuno questo investimento e quale dovesse essere la giusta collocazione, ad esempio nel nuovo museo del mare».
«Questo aspetto della mancanza di una direzione scientifica non è secondario: come si possono impegnare cifre così importanti per completare una collezione museale senza che ci sia una progettualità ed una strategia scientifica, di ricerca, di valorizzazione e di tutela dei beni stessi? In questo modo un assessore si sostituisce a un direttore usando come metro il gusto personale? E cosa c’è di scientifico in questo? Oltre ad una copia apparentemente perfetta di un batiscafo ci troviamo così con la copia di una direzione museale, a Trieste però nulla è più autentico e funzionante».
«Giornate come questa ci ricordano che è importante non abbassare la guardia su diritti fondamentali acquisiti dopo anni di lotte - dichiara Giulia Massolino, consigliera regionale del Patto per l'Autonomia - Civica FVG, alla vigilia della Giornata internazionale per l'aborto libero e sicuro [domenica 28 settembre] -. La legge 194 va difesa, e bisogna vigilare sull'attuale possibilità di accedervi. Per questo abbiamo fatto una richiesta di accesso agli atti per conoscere i numeri nella nostra regione, che non vengono pubblicati da diversi anni: quanti obiettori, quante interruzioni volontarie di gravidanza e con quanti giorni di ricovero. Quest'ultimo dato, in particolare, è importante alla luce della campagna nazionale lanciata dall'Associazione Luca Coscioni per l'aborto farmacologico senza ricovero, che sosteniamo convintamente. La pratica dell'autosomministrazione della seconda compressa abortiva, dopo la prima assunta in regime ambulatoriale, è stata resa possibile dal 2020, ma a distanza di cinque anni solo due Regioni in Italia la attuano, Lazio ed Emilia Romagna. Tutte le altre costringono le donne a ricoveri non necessari, che sono uno spreco di risorse pubbliche sia economiche che professionali, oltre a costituire un rischio sanitario evitabile per la persona ricoverata. In FVG solo al Burlo è possibile l'aborto farmacologico a domicilio. Sul tema agiremo con atti consiliari perché la nostra Regione si adegui, in coerenza con le azioni che abbiamo portato avanti in opposizione alla chiusura dei consultori familiari e anzi per il loro potenziamento. Infatti, per consentire la pianificazione familiare, e dunque prevenire gravidanze indesiderate o accedere in extrema ratio all'IVG nei consultori, è necessario agevolare l'accesso a tali fondamentali presidi sociosanitari di prossimità. In tal senso continuiamo a condannare la decisione della Giunta di dimezzare il numero di consultori a Trieste, che va a colpire la salute sessuale, riproduttiva e psicologica di donne, coppie e famiglie».